Non sono un violentatore in quanto uomo

Lui scrive:

Cara Eretica,

ogni volta che leggo di una ragazza violentata, per quanto io possa essere solidale, non posso fare a meno di pensare alla mia esperienza. Lo so che non dovrei generalizzare e mi ritrovo perfettamente in quello che scrivi tu quando parli di cultura dello stupro. Io sono stato cresciuto da due genitori che mi hanno sempre insegnato a rispettare tutte le persone, donne incluse. Sono un uomo ma non per questo sono nato stupratore o con particolari appetiti sessuali. Anche quello è uno stereotipo e mi dispiace quando accorrono maschilisti a spiegare che gli uomini sono innocenti perché si deve tenere conto della sessualità diversa del maschio. Io non ho una sessualità “diversa”. Non nel senso che dicono loro. Non mi è mai venuto in mente di mettere una mano addosso a una ragazza, a meno che lei non lo volesse.

La mia sessualità cominciò nelle medie, con le mie seghe e i miei pensieri curiosi. Il primo bacio credo fu in prima liceo, con una ragazza che accettò di farsi toccare anche una tetta. All’epoca pensavo quello fosse un trofeo eccezionale. In seguito mi sono vergognato molto di averlo pensato. Generalmente ero timido, e giuro che attorno a me non c’era un branco di ragazzi sfrontati così come si vuol fare credere. Certi ragazzi di quell’età per molti aspetti si vergognano di se stessi. Non sempre, certo, ma a volte accade. Le mie compagne erano molto più sfacciate. Avevano le idee fin troppo chiare e non sto dicendo che erano zoccole ma semplicemente che a 14 anni io ero un cretino e le mie compagne pomiciavano con ragazzi più grandi. Credo sia una questione di ormoni o non lo so, e non voglio dire che loro sbagliavano a fare quello che volevano.

Ero invidioso dei loro spasimanti e mi sentivo inferiore a ciascuno di loro. Tra noi “bambini” non facevamo che parlare di quante toccate avremmo dato a questa o a quella ma alla fine eravamo un gruppo di sfigati che a malapena riuscivano a tenere in mano una rivista porno senza farsi scoprire dalla madre. Crescendo per me non cambiò niente. È vero che c’è una cultura che incoraggia uno stupratore. Spesso mi hanno detto che un no vuol dire si, o che a lei piace farlo in questo o in quell’altro modo. Ma erano le stesse cose che dicevano anche le compagne. Non facevano che battibeccarsi a chi era la più zoccola. Gelose, invidiose, in competizione. Si odiavano tra loro e poi se la prendevano con noi che eravamo degli emeriti imbecilli.

Ho conosciuto anche compagne, quando fui più grande, che venivano picchiate dai fidanzati. Ed una volta ne difesi una, da un manesco stronzo che poi, per fortuna, lei non incontrò più. Non era per farmi gli affari loro, e non era neppure perché speravo poi di poterle consolare. Non ero così viscido e ambiguo. Ho tante amiche e non le voglio scopare tutte quante. A volte mi atteggiavo a macho. La camminata. La maniera di parlare, ma in realtà molti della mia generazione non somigliavano a quelli della generazione precedente. Non fumavamo, niente canne, niente alcool. Come dicevo, eravamo dei perfetti imbecilli.

Arrivo, a 25 anni, da due storie intense. Una all’ultimo anno di liceo e l’altra per i successivi tre anni. Non sto insieme a nessuna da un po’, ma vivo la mia dose di avventure da una notte, una settimana, un mese. Penso a studiare, perché non posso perdere tempo. Voglio laurearmi presto e partire per andare in un altro paese. L’Italia mi sta stretta e mi sta stretta anche la cultura che per me resta incomprensibile sul rapporto tra i sessi. Non ho mai detto a una ragazza, per strada, che aveva un bel culo, anche se l’ho pensato. Non ho abbordato malamente una sola donna. Non ho mai fatto avance disturbanti e non ho mai perseguitato nessuno. Tutte le mie amiche mi conoscono come un “bravo ragazzo”, con la giusta dose di sex appeal e di strafottenza. Possono contare su di me. Mi conoscono come quello che le riaccompagna a casa sane e salve se sono ubriache. Mi importa di me ma quando faccio sesso mi importa più di farlo insieme, altrimenti non godo. Mi piace farla venire per il mio piacere. Lo so, sono un egoista, ma se a lei non piace non mi si rizza.

Partendo da questo presupposto svelo l’ultima parte del mio racconto. Un sabato sera usciamo con la comitiva. Una ragazza, nuova, mi stuzzica tutta la sera. Mi fa capire che vuole stare con me. Non lo dice ma sono sicuro che mi abbia fatto capire quello che ho capito. Saliamo in macchina per spostarci dal posto dell’appuntamento alla discoteca. Lei è sul sedile posteriore, con me. Le metto un braccio sulla spalla. Lei mi stringe la mano. È tranquilla e se non mi avesse stretto la mano non avrei neanche osato tentare di baciarla. Mi bacia anche lei. Pomiciamo e gli amici ci sfottono e dicono che probabilmente desideriamo restare da soli. Io dico no. Rido e comunque non mi piaceva l’idea di appartarmi a inizio serata. Volevo ballare e stare con i miei amici. Avrei rimandato a dopo tutto il resto.

Scendiamo dalla macchina, lei mi prende la mano, io la lascio, infastidito. Era stata appena una pomiciata. Non eravamo “fidanzati”. Non so che cosa si fosse messa in testa ma non le avevo promesso proprio niente. Da quel momento mi è stata distante e tentando di farmi ingelosire, a volte in modo anche ridicolo, facendosi notare da tutti, comincia il gioco di sguardi e di ripicche. Battute acide. Veleno sparso. Mi vede ballare con una tipa e si avvicina per dirle che poco prima avevo pomiciato con lei. La prendo da parte e le dico che ho fatto un grande sbaglio. Le chiedo perfino scusa, e lei mi dice che sono uno stronzo. Spero che la cosa finisca lì e invece il giorno dopo lei scrive uno status su facebook in cui dice che io l’ho illusa, che le ho rubato sesso in cambio di una specie di promessa. Dice che aveva fatto male a fidarsi e che le dispiaceva per le altre. Conclude dicendo che sopporterà di essere giudicata male ma dice quelle cose per avvisare le altre. Cioè: lei, la martire, si sacrificava per salvare le altre povere eventuali vittime.

Mi ha fatto terra bruciata attorno. Ha raccontato tante bugie a tutti e poi se l’è presa con amici e amiche che, conoscendomi, non le hanno dato ragione neanche per un attimo. Soprattutto gli amici che erano con me mentre pomiciavamo. Perché avevano visto come era andata. Da allora sono passati cinque anni. Io mi sono laureato. Lavoro e vivo all’estero. Lei continua a spargere fango su di me. Ogni volta che vede una sua conoscenza per caso discutere con me su facebook arriva a dire le solite balle. L’ho anche bannata ma non serve a niente. Allora ho dovuto creare un profilo nuovo, con un nome falso, per poter stare tranquillo. Ho invitato solo i miei amici e le mie amiche intime e così almeno non la leggo più.

Quando leggo di una ragazza che accusa un ragazzo di cose che mi sembrano solo frutto di reazioni puerili io mi immedesimo. Sicuramente qualche volta sbaglio, ma non mi pare giusto difendere le donne a priori, affermando che ogni volta che denunciano dicono la verità. Può capitare che raccontino cazzate e dire questo non significa favorire i casi e le situazioni in cui donne realmente violentate non vengono credute. Io non ho mai pronunciato la frase “se l’è cercata”. Non avevo bisogno di dire niente e ancora tremo pensando che lei avrebbe potuto trascinarmi in tribunale accusandomi di qualcosa. Mi hanno detto che se avevo la coscienza a posto non avrei dovuto temere niente. Come se a una persona con la coscienza pulita non fosse mai capitato di essere accusata di qualcosa. Non è delle donne che non mi fido, ma del sistema giudiziario che non credo restituisca giustizia a chi ha il diritto di chiedere che si verifichino le accuse, senza umiliare le denuncianti. Non avrei mai ricambiato con la stessa moneta. Non ho mai scritto pubblicamente quello che pensavo e lei diceva che proprio per questo, proprio perché non mi difendevo in pubblico allora ero colpevole. Ma qualunque cosa avessi detto sarei comunque risultato colpevole agli occhi di chi oggi ancora le crede.

Se quel processo, invece che su facebook, lei avesse voluto farlo in tribunale, come avrei potuto dimostrare la mia innocenza? Ma poi: colpevole di cosa? Ho sentito che i britannici discutono del diritto delle donne di accusare gli uomini per “frode”. Sesso ottenuto con promesse “false” (di impegnarsi seriamente o cose simili). Se in Italia fosse esistita una legge del genere io sarei potuto finire in carcere. Vi rendete conto? Ecco perché sono perplesso, un po’ scettico, prendo le notizie di cronaca con le pinze e non mi schiero in favore di chi accusa. Non mi schiero neanche in favore dell’accusato. Io non mi schiero e basta perché ho provato sulla mia pelle che a volte può capitare di essere accusati ingiustamente.

Ho scritto questa cosa su invito di Eretica che mi ha rimproverato il fatto di generalizzare quando si parla di vittime di stupro. Non le era piaciuto un mio commento ad una sua affermazione riguardo le donne stuprate che non vengono credute. Mi ha invitato a raccontare la mia storia, dal personale al politico, così come mi ha detto lei. La mia storia è questa e se può sembrare falsa a chi ha già deciso che le donne sono sempre vittime invece può sembrare vera a chi vorrebbe dire che tutte le donne sono bugiarde. Io non voglio essere strumentalizzato da nessuno ma questa è la mia storia e per quel che mi riguarda è la verità. Allora non posso dire che tutte le donne mentano, ma non posso neanche essere sicuro che dicano tutte la verità e così facendo io non mi reputo responsabile della diffusione della cultura dello stupro. So già che chi legge non mi crederà o mi crederà per principio. Io chiedo solo che si ammetta un possibile dubbio. Uno solo, anche piccolo, per me è abbastanza. Grazie di aver ascoltato.

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Comments

  1. Secondo me il problema è proprio questo, cercare di capire il confine esistente fra la verità e la menzogna di chi subisce una violenza e chi invece intavola una storia per una questione d’orgoglio. Credo che dovremmo adottare un comportamento oggettivo verso ogni storia che si venga a conoscenza, senza schierarsi con nessuno.

  2. Mi riconosco abbastanza in questo racconto anche se credo di aver probabilmente quasi il doppio dei suoi anni. Mi ritrovo molto col concetto del non schierarsi, specie a caldo, nei casi mediatici di cronaca. Non sopporto i processi mediatici e credo che anche la giustizia da tribunale sia spesso ingiusta e fallace. E credo nella bontà contrapposta alla cattiveria delle persone indipendentemente dal sesso. Ci sono degli uomini che sono dei perfetti stronzi così come anche certe donne. Mi auguro di non aver mai nulla a che fare con tutti loro perché il rischio concreto è sempre quello di trovarsi in queste spiacevoli situazioni.

  3. Io credo a quest’uomo. E gli credo in virtù di quello che ha raccontato, non per ‘partito preso’. Anche se ci sono alcune cose che ha scritto nel suo racconto che non mi trovano d’accordo. Ma il concetto ci sta. Non c’è differenza tra uomini e donne e se leggere di una violenza sessuale fatta da una donna ai danni di un uomo adulto è raro, è solo perchè le donne usano altri ‘metodi di violenza’. Non meno devastanti, a volte. Credo che una brutta persona, sia una brutta persona. Indipendentemente dal sesso a cui appartiene, dallo status sociale e/o da qualsiasi ‘categoria’ nella quale la si possa identificare.

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