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Dopo l’abuso, riappropriarsi del piacere

coppia gayLa vita del piccolo Nino era più o meno regolata dal padre autoritario. La madre tentava di risparmiargli dei doveri, ma il padre non voleva sentire ragioni. Dopo la scuola lo portava a lavorare nei campi, e la domenica lo svegliava alle quattro del mattino per le stesse ragioni. Nino conosceva alcuni coetanei che giravano per il quartiere, ma aveva difficoltà a giocare con loro perché erano dei bulli. Aveva provato un paio di volte ma non gli era andata bene e a lui non piaceva essere umiliato.

Bulli per strada, un padre che voleva educarlo a essere macho, che lo schiaffeggiava se non obbediva agli ordini e lo umiliava se non si comportava sufficientemente da maschio. Un giorno Nino esce di casa, prende la bicicletta e va in una zona periferica, dove finisce la strada col cemento e inizia la trazzera piena di terra e pietre. Aveva compiuto dieci anni e aveva deciso di esplorare un rudere di una vecchia casa consumata dagli anni e dalle intemperie. Poco lontano notò un uomo curvo, vestito come alcuni anziani della zona. Un pantalone sporco e una giacca piena di buchi.

Quando il vecchio gli si avvicinò lui notò tardi che aveva il cazzo in vista. Moscio, la pelle rugosa, e lui che lo teneva in mano. Nino rimase paralizzato dalla paura, non si era mai trovato a fare una cosa del genere. Cosa avrebbe suggerito di fare il padre in quel caso? Restare impassibile, senza paura, quindi reagire o scappare? Nino non fece nessuna delle due cose. Era terrorizzato e non riusciva a muoversi. Il vecchio gli si avvicinò e gli prese la mano. Dopo una sega scappò via e Nino rimase lì, con la mano sporca di qualcosa che ancora non conosceva, senza sapere in che modo poter parlare di quello che gli era successo.

cute-gay-couple-vintage-photoArrivò a casa sudatissimo e con le guance rosse. Gli occhi verdi che sembravano lampi e quella mano ancora appiccicosa. La madre si accorse subito che qualcosa non andava, ma Nino non parlò. Dirlo poteva significare molte cose, e poi aveva paura di quel tizio. Più tardi, quando lui ebbe quattordici anni, qualcuno parlò del pedofilo, maniaco di paese, che girava in quella zona e a lui tornò tutto in mente. Disse agli altri, un paio di compagni di scuola con i quali si vedeva anche per giocare a pallone, che lo aveva personalmente conosciuto e, per non umiliarsi troppo, aggiunse che lo aveva visto con il cazzo in mano e lo aveva cacciato via, perché così si comporta un vero uomo.

Gli altri lo guardarono scettici e uno disse invece che lui era stato trattato un po’ male. Non specificò cosa e come ma fece capire che l’incontro non si era rivelato così bello. Quando Nino e questo ragazzo si ritrovarono da soli ebbero il coraggio di parlarsi e dirsi tutto. Qualche settimana dopo, forse per quella complicità già stabilita, forse perché qualcosa in loro univa il senso di vergogna ad una perversa eccitazione, o forse semplicemente perché volevano riappropriarsi di qualcosa e provare a scindere il piacere dal dolore, a riconoscerlo, senza sensi di colpa e per propria scelta, a superare l’imbarazzo, complice, che si era stabilito tra i due, allora gli adolescenti si masturbarono a vicenda e dopo quella volta non si videro più.

vintage-gay-couple-6Parlando con Nino, quando egli superò la terza superiore, difficilmente gli tiravi fuori qualche segreto o qualche battuta sulla sessualità o sull’attrazione per qualcuna. Non si univa mai ai cori sessisti di quelli che usavano termini come troia, frocio, puttana, e non perché fosse particolarmente studioso o timido, ma perché non gli interessava. A casa continuava a vivere in equilibrio precario tra la madre che lo difendeva e il padre che non era mai soddisfatto, qualunque cosa Nino facesse. All’università, poi, Nino conobbe un ragazzo. Divennero amici, poi anche coinquilini, perché all’università si fa così, se sei fuori sede. Finirono a letto, insieme, provando a improvvisare per darsi reciprocamente piacere. Poi Nino tenne a chiarire, a se stesso e agli altri, che quell’attrazione non derivava dall’abuso subito nell’infanzia. Le sue fantasie non si fermavano agli uomini. Lui amava anche le ragazze ma era più difficile innamorarsene. L’attrazione per gli altri ragazzi non c’entrava con la vergogna, con la mortificazione, non voleva affatto rivivere quel brutto momento e non gli piaceva essere sottomesso.

lEkYfQuando lo disse a sua madre lei rispose che comunque Nino restava figlio suo e lo amava più di ogni altra persona al mondo. Non capiva tutto quanto ma non le interessava con chi il figlio andasse a letto. Il padre, invece, gli disse che non gli avrebbe più pagato l’università e si sentì profondamente ferito da quella confessione. Lui, quello che aveva tentato di farne un uomo, ora vedeva il figlio come un prodotto mal riuscito impossibile da restituire alla bottega dei figli andati a male.

Nino cominciò a lavorare per mantenersi e più di tutto decise di farsi pagare per alcune prestazioni sessuali. Lo faceva solo ogni tanto, però era un bel ragazzo e gli uomini che lo desideravano avevano tutto quel che Nino potesse desiderare. Potè evitare di pagare l’affitto, i pasti, pranzi e cene, perfino gli abiti gli venivano regalati dai suoi amanti. C’era il cinquantenne che ne parlava come se Nino fosse il nipote, l’altro che diceva un’altra balla, perché in fondo era difficile anche per loro, economicamente indipendenti, dichiararsi e fare coming out.

Oggi Nino lavora, è riuscito a laurearsi, vive con il suo compagno. Non si è sposato all’estero né ha mai voluto dei figli. Il suo compagno però lo vuole, un figlio. E allora Nino chiede: “sono nato e cresciuto in una famiglia tradizionale, sono bisessuale, non sono convinto, ancora, di voler assumermi la responsabilità di un figlio, ma, com’è per le donne, dovrei essere libero di scegliere. Il fatto è che non ho questa libertà. Ti sembra giusto? Vi sembra giusto?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. In questo blog si parla tanto di donne che non desiderano figli o che non vogliono subire questa imposizione quando non si sentono pronte e credo che valga la stessa cosa per gli uomini: il fatto che alcune coppie omosessuali vogliano dei figli non implica che tutte debbano volerlo fare! Il tuo dilemma, però, mi sembra più di natura personale, affronta il discorso con il tuo compagno: digli che non ti senti pronto, se è così, o che non vorrai mai un figlio (se invece è così appunto) o che devi rifletterci, ma sii chiaro, non lasciare che il tuo compagno si crei delle false aspettative!
    Un abbraccio

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