L’amore segreto ai tempi della “famiglia tradizionale”

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Quando Angela si sposò non aveva neppure sedici anni. Lui ne aveva trenta, e già era una fortuna che non ne avesse quaranta. A quei tempi capitava di frequente vedere matrimoni tra uomini adulti e donne-bambine. La storia che sto per raccontarvi è passata di bocca in bocca, da una generazione all’altra, e risale ai primi anni del ‘900. Siamo in Sicilia, a quei tempi un’isola dura, con i campi aridi pieni di pietre pesanti e i contadini sfruttati dai feudatari. Angela sposò il fratello di una guaritrice. Una di quelle che a quei tempi aggiustavano le ossa e curavano certe malattie con la magia buona. Riti per togliere i “vermi” dalla pancia, per guarire il torcicollo, per alleviare dolori e pruriti. Se c’era di mezzo una malattia la gente chiamava il medico e la guaritrice, e non necessariamente in quest’ordine. Poi la premiavano con qualche uovo, un bicchiere di farina, a volte con niente.

Non era sposata, nessuno la voleva. Ne avevano paura o la consideravano troppo brutta, perché era zoppa e dichiarava spesso di non poter avere figli. Nessuno ha mai saputo se fosse solo una scusa per tenere lontani gli uomini o se davvero non potesse avere figli. Pare che in gioventù avesse avuto dei corteggiatori ma lei li aveva rifiutati. Perciò, dato che era una zitella e non poteva vivere da sola, aveva un posto in casa del fratello e della giovane moglie, Angela. Lui era un gran lavoratore. Faticava come un mulo per portare a casa un po’ di pane, della verdura, a volte chili di farina che Angela trasformava in pane, torte, pasta. Aveva però un difetto: era violento. Picchiava spesso Angela e lei doveva sperare che lui fosse abbastanza stanco da crollare a letto o sperava di essere incinta perché in quel caso lui non la toccava. Ebbe sei figli e la cognata diventò la sua più grande alleata. La confidente. L’amica. La sorella acquisita.

a54d4cd181f78f679fba7dd03156d630Quando lui la picchiava era la cognata a consolarla. A volte provò a difenderla ma il fratello fu molto chiaro: non permetteva a nessuno di intromettersi nel rapporto tra lui e sua moglie. Fu in quel periodo che i figli notarono un cambiamento. Con un pizzico di fortuna e il duro lavoro, il loro padre, era riuscito ad allargare la casa che prima era ridotta in due stanze. Troppo poco spazio per tutti. Due spazi per i figli, una stanza per la sorella, e il resto com’era prima. La stanza più frequentata era ovviamente la cucina, ed è lì che trovavi spesso Angela e la cognata a confabulare, ridere, stringersi la mano, accarezzarsi. Erano tenere, così le definirono i figli raccontando questa storia ai propri figli.

Quando Angela cominciò a dormire nella stanza della cognata per tutti fu una cosa naturale. Si rifugiava lì dopo le botte e poi continuò a farlo anche quando il marito smise di picchiarla perché i figli erano grandi e qualche volta la difesero. Lui morì che aveva sessanta anni. Angela rimase vedova a quarantaquattro. Aveva figli grandi e ancora piccoli. Aveva sua cognata e ricevette perfino qualche proposta di matrimonio, perché alla fine il marito le aveva lasciato la casa e un pezzo di terreno buono. Qualche vedovo con altri figli da accudire. Qualche scapolo che nessuna aveva voluto. Ma lei disse di no a tutti. Continuò a vivere in quella casa, a lavorare e a servire tutti, amata e riverita dai figli, e continuò anche a dormire con la cognata.

02304c52f9ef83f693208f06b47efd49I figli non seppero mai se tra di loro ci fosse qualcosa di più di una grande amicizia. Le videro abbracciate, e videro la madre stretta al corpo della cognata, quando dormivano insieme. Era normale, a quei tempi, vedere le sorelle dormire insieme. Si lasciava spazio alla cognata, alla cugina. Nessuno immaginava ci fosse qualcosa di male. Anzi. Così si pensava che quello fosse l’unico modo per lasciare intatta la purezza delle donne, e, in questo caso, di una madre.

Angela, ormai vedova, proprio perché non lasciò mai più entrare un uomo in quella casa, a parte i suoi figli e i nipoti, un po’ di tempo dopo, era considerata una donna santa, fedelissima al suo defunto marito, Una perfetta madre di famiglia rispettata da tutta la comunità. Quando la cognata morì Angela pianse tutte le sue lacrime. Pianse come mai aveva pianto dopo la morte del marito. Tenne il lutto più a lungo. Continuò a portare fiori al cimitero e prediligeva la tomba della cognata a quella del marito. Continuò a dormire nel “loro” letto per ricercarne l’odore. Solo i figli riuscivano talvolta a farla sorridere ma mai lei disse di che natura fosse quel rapporto.

6c25b9f8ca29279fc8a552d8a3401358Solo i figli dei figli, ascoltando questa storia, parlarono di una grande storia d’amore. Forse non fecero mai sesso. Forse si limitarono alle carezze, al contatto tra i corpi. Forse. Ma è fuor di dubbio che si amavano e che Angela e la cognata formavano una coppia, solida, tra donne alleate, complici, che insieme ai figli costituirono un antico modello di famiglia omogenitoriale. Quando i figli dei figli dei figli ne parlano pensano a loro come fossero ancora insieme, da qualche parte, a stringersi e accarezzarsi, a parlare di cose belle e a consolarsi di quel che il cattivo mondo dei padri o dei mariti non aveva mai saputo loro regalare.

Viene da chiedersi quante furono le coppie gay o lesbiche celate dietro grandi segreti. Quante volte uomini e donne si ritrovarono a dover vivere l’amore nella più totale segretezza, nel chiuso delle proprie case, senza mai tradirsi, con lo sguardo, un gesto troppo affettuoso, uno slancio passionale. Quando parliamo di famiglie omogenitoriali forse dovremmo parlare anche di quelle storie che, se conosciute, sarebbero finite in un solo modo: le donne come loro a quei tempi finivano in manicomio. I nazisti poi le rinchiusero nei campi. Perché l’amore fa paura, in certi casi. Allora si che vale la pena raccontarlo.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Una storia bellissima

  2. Commovente.

  3. cavolo…. in quelle condizioni….amore per disperazione direi!

  4. veramente bello. scritto con tenerezza. grazie

  5. Grazie di aver raccontato questa storia. E molti complimenti (sempre) per lo stile.
    Un saluto a tutt* voi.

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