Patty Pravo: quando il body shaming si maschera da “diritto di critica”

patty pravo

di Alessandra

Queste parole nascono dalle mie riflessioni sulla delicata questione della libertà, o meglio ancora, di quella cosa che la gente spaccia per democrazia. È risaputo che il confine tra la giustificazione della cattiveria e la libertà di pensiero è talmente sottile da sfumare fino a scomparire.

La voglia di parlarne è nata stamattina quando, bevendo il caffè quotidiano, ho scorso con fare annoiato la bacheca di Facebook finché non mi sono bloccata su un post interessante (ora rimosso): una tizia, non so esattamente chi sia, ha iniziato un post al vetriolo sui numerosi interventi chirurgici di Patty Pravo.  Come c’era da aspettarsi, tutte l’hanno presa come bersaglio e qualcuna le ha addirittura dato dell’instabile mentale, della vecchia patetica e ridicola, and so on.

A questo punto mi sono intromessa, dicendo che quel body shaming mi sembrava improprio e fuori luogo in un gruppo nel quale ci si indigna – solitamente – per la violenza sulle donne.

I discorsi sono andati degenerando sempre più: qualcuno ha accusato i chirurghi di avidità, asserendo che dovrebbero “passarsi la mano sulla coscienza prima di operare”, qualcun altro ha controbattuto alle mie parole tirando fuori l’anoressia, osando dire – senza conoscermi – che io non ne sappia niente poiché difendo la scelta della cantante di ritoccare il SUO corpo e di come questa vada messa alla berlina perché viene presa a modello da ragazze ingenue. In ogni caso, ciò che mi ha lasciato più sgomenta è stato un commento che suonava più o meno così “la Pravo è libera di fare quello che vuole, come noi siamo libere di criticare.” Come noi siamo liber* di criticare. Voglio ripeterlo.

Cosa diavolo vuol dire, dannazione? Che la gente crede di avere il sacrosanto diritto di criticare, di nuocere, di affogare l’altro?

Che il diritto di parola, la democrazia, la libertà, si riduca a questo? Al poter dire “tu fai schifo perché… e ho anche tutto il diritto, se non persino il DOVERE, di dirtelo, di farti vergognare di ciò che sei, di ciò che fai, del pericolo che rappresenti per una frenetica società nella quale i modelli da seguire sorgono e tramontano in un sol giorno”?

E tutte queste donne che gridano per la libertà delle donne, che insultano a non finire musulmani e padripadroni vari, che creano  gruppi dove parlare soltanto di letteratura al femminile vantandosi di dare voce al sesso oppresso, opprimono loro stesse chi si muove in modo diverso, chi vive in modo diverso e accusano di vuotezza interiore chi vuol rendersi bell* con la chirurgia e usano parole forti come vecchiaccia patetica contro una donna che con la sua immagine ci lavora e ha deciso di farne ciò che vuole, quando ne vuole. E qua non si parla di gusti musicali, non mi interessa se la Pravo piaccia o non piaccia. Quel post poteva essere rivolto a me o a te o a chiunque altra donna. No, diciamoci la verità, queste donne che credono di avere il diritto di criticare lo hanno già fatto, lo fanno ogni giorno, contro me, contro te, contro chiunque altra.

E poi osano dire “povera musulmana”, con il naso storto in uno sprezzante razzismo imbellettato di buonismo, tanto per fare un esempio. Ma di esempi ce ne sono a migliaia.

Comments

  1. Sono d’accordo!

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