No, non siete sporche se vi piace il sesso

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Sono sempre stata sporca, sessualmente parlando. Fin da bambina mi eccitava toccarmi. Scrivevo cose sporche sul mio diario, usando un codice inventato, perché di privacy a casa mia ce n’era zero. Quando mi ritrovavo sola con qualche compagna di giochi mi strusciavo su di lei. L’ho fatto anche con un mio cugino. La mamma, cattolicissima, ci beccò in salotto e disse che io ero figlia del demonio. Mio padre dunque era satana e così ho tentato di adeguarmi e meritarmi di appartenere a tale discendenza.

Da adolescente sognavo cose che mi vergognavo a rivelare. Solo le troie avrebbero detto o fatto quel che volevo dire e fare io. Non ero condizionata da nessuno e non c’era nessun passato di traumi e abusi a spiegare le mie tentazioni. Cercai notizie, molto presto, per sapere cosa farne del mio corpo, come eccitarmi per davvero, come eccitarmi da sola e in compagnia. A 14 anni fu il mio primo rapporto sessuale. Svelto, consensuale, sfrontato, e, lo confesso, senza grandi precauzioni. Più tardi mi fidanzai con uno che mi attraeva fisicamente. Il resto non mi interessava.

Volevo fare sesso e lo volevo fare a prescindere dal fatto che lui fosse uno con cui avrei potuto condividere altro o meno. A 16 anni cambiai ragazzo e mi trovai un uomo. Aveva 27 anni e il sesso con lui fu magnifico. Fu quello il mio primo, vero, amore. Mi innamorai delle sue carezze e della sua disponibilità ad ascoltare i miei desideri sporchi. Non giudicava, non era timido, non mi censurava e gli piacevo così com’ero. Poi lui partì per lavorare altrove e lo rividi solo in vacanza e poi la distanza fu letale per il nostro rapporto.

11230660_10153965564719525_3869145434359473078_nAll’università scopai con uomini e donne. Il piacere era lo stesso. E ancora c’era chi parlava di me come fossi una gran zoccola. Il mio atteggiamento, le mie movenze, la seduzione sensuale che usavo per conquistare qualcuno, intimidiva molte donne che non volevano avere nulla a che fare con me. A meno che non fossero disponibili a scopare. Altrimenti era un coro di insulti, giudizi estremi. Puttana, zoccola, troia, cagna. Perché la sessualità di una donna non è mai vista di buon grado. O sei una che fa sesso sempre e solo per amore oppure sei una zoccola. Tutto chiaro, no?

Cominciai a vendere servizi sessuali per caso. Un uomo mi pagò un viaggio, un week end, per stare con lui. Era sposato e in quel week end lui mi pagò ogni cosa, a me che ero solo una studentessa senza un soldo. Mi rivestì da capo a piedi. Comprò regali e poi, quando tornammo indietro, mi diede un po’ di soldi perché “così ti puoi concedere qualche sfizio”. Mi ritrovai con un week end appagante e soldi che non avrei mai immaginato di possedere. Così iniziò la mia avventura, incostante in realtà. Non sono una sex worker 24 ore su 24. Guadagno un po’, poi faccio altro. Io sono quella che accompagna gli uomini all’estero, o per i week end. Sono quella che finge di essere una fidanzata tenera e romantica. Realizzo desideri che vanno oltre la semplice prestazione sessuale.

12651181_10153965565699525_5744949871490780617_nMi piace farlo. È gratificante, oltre che remunerativo, e non mi è capitato mai niente di male tranne quella volta che un tizio trasgredì gli accordi – no agli ubriachi o alla droga – e venne a prendermi strafatto di sostanze. Appena mi resi conto del suo stato gli urlai di fermare la macchina, così lo abbandonai mentre lui sbraitava contro di me. Vivo la mia professione in contesti pieni di gente, alberghi, ristoranti, passeggiate e perfino appuntamenti in libreria. Così capisco chi sono, cosa vogliono, e poi ci accordiamo su quel che il cliente chiede.

Sembra incredibile ma è grazie alla mia professione che ho capito, in fondo, che non ero e non sono affatto sporca. Che piacersi e voler piacere è una cosa bella se corrisponde alle tue scelte. Il sesso per se’ e per altri è bello ed eccitarsi mentre metto in scena i desideri dei clienti non è una cosa anomala, perché mi piace il sesso, mi piacciono i corpi, la pelle, la bocca, la lingua, il pene, la vagina, mi piace tutto quello che posso toccare mentre aspetto una reazione. È pelle che si eccita al mio tocco. Orgasmi che arrivano grazie a quel che faccio, e questo mi regala una sensazione di potenza. Sono io che gestisco tutto e sono io che curo, riparo, eccito, corpi che si affidano a me completamente.

12661905_10153965565404525_2554751515830811791_nSe certe donne e certi uomini, moralisti, sapessero della mia vita, il mio passato e il mio presente, direbbero che troie si nasce. Che ero una zoccola e non potevo che diventarlo di mestiere. Perché una donna che ascolta il proprio corpo non va bene. Ma quel che voglio dire, a quelle che in parte o per intero hanno vissuto il sesso come l’ho vissuto io, è che non dovete vergognarvi di niente. Siate curiose, prudenti, consapevoli che senza il vostro consenso e senza attenzione per non restare incinte o non farvi contagiare da qualche malattia, non avete alcun obbligo, ma a voi spetta la scelta di fare sempre quel che diamine volete. Per voi, prima di tutto, perché meritate di sentirvi dire che la sessualità, il desiderio, la voglia di provare piacere è assolutamente normale e che reprimere tutto questo e sacrificarlo in nome delle convenzioni, delle norme sociali, è sbagliato perché farà di voi delle donne insoddisfatte che dipenderanno sempre da altri che vi obbligheranno a pensare che quel che piace a loro dovrà piacere a voi.

Siate libere, pensate che il corpo è vostro e lo gestite voi e che nessuno può dirvi quel che vi piace, quello che per voi è “normale” o no. Siete voi le uniche detentrici di un sapere che vi appartiene, fatto di ascolto per quel che circola nelle vostre vene, per quel che apprezza la vostra pelle, per le sensazioni a cui rimandano le vostre mani. Vi auguro una vita bella e piena di riconoscimenti e gratificazioni. Vi auguro di non sentirvi dire mai che eccitarvi significa che siete troie. Rivendicatelo. Urlatelo. Io, per esempio, sono troia e me ne vanto.

Ps. Questa è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Leggi anche (per approfondire sul sex working):

Comments

  1. …avrei voluto tutta la vita pensare al sesso così…
    con questa libertà e questo senso di leggerezza…

  2. Bellissimo. Io non sono una sex worker ma sono una “troia” perché mi prendo chi voglio quando voglio e mi piace gridarlo, se non al mondo, almeno al condominio intero. E me ne vanto. Perché mi piace.

  3. Vorrei solo commentare riguardo ad un paio di cose che ho letto.
    Io per anni ho utilizzato apetiteti come “troia” e “zoccola” e stavo iniziando anche con “cagna” quando ho iniziato a leggere questa pagina e questo blog e ho capito quando sbagliassi.
    Il punto però é che non usavo quei termini perché giudicavo la vita privata della altre persone, ma perché giudicavo la loro vita quando, in qualche modo, poteva danneggiare la mia.
    Mi spiego meglio: per me non é un problema se tu single ci provi con un uomo single, ma lo diventa se uno di voi due é impegnato perché potreste essere imoegnat* con me o con qualcuno a cui voglio bene. E se anche non lo conoscessi, la sua felicita varrebbe meno per me solo per questo?
    Io credo in un solo valore fondamentale: il rispetto. Per se stessi e per gli altri.
    Tralasciando il tuo lavoro, rispettabilissimo, ma parliamo di come hai iniziato.
    Tu sei stata con un uomo sposato. Gli hai permesso di pagarti un intero weekend fuori e dei vestiti.
    Io non li avrei mai accettati.
    Quesi soldi dovrebbero essere della sua famiglia da usare insieme, non suoi da usare con qualcun altro.
    Come donna, come persona, mi avrebbe fatto schifo lui e mi avrebbero fatto schifo i suoi soldi.
    I miei insulti si sarebbero basati su questo comportamento, non sul bigottismo.
    Sul rispetto per gli altri, che é diverso.

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