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Può il body shaming essere d’aiuto? [NO]

 

Lei scrive:

“Leggendo i commenti sulla tua pagina (a proposito di body shaming and so on) mi sta venendo il magone. Pensavo di scrivere qualcosa sulla mia esperienza di studentessa di medicina, obesa e vittima di grassofobia, ma mettere insieme le idee non solo faticoso, ma soprattutto doloroso. Ho anche frequentato un workshop tenuto da esperti in diabetologia e malattie dell’obesità, che, in base alle evidenze scientifiche, hanno ulteriormente smantellato il luogo comune dell’obeso-peccatore, pigro e incapace di autocontrollo.

Propongo perciò la visione di questo video che è riassuntivo e ricco di informazioni, e che smonta uno ad uno gli argomenti di chi ti dice: “si, ma non è salutare, te lo dico per il tuo bene”. Grazie per aver provato a parlare di questo argomento così caro per chi lo vive e considerato, invece, dalla maggioranza con tanta leggerezza e superficialità.

Il video è di ASAPscience e tratta, appunto, il body shaming. Non vale un “lo dico per il loro bene”.

Grazie a lei per la proposta e per la traduzione che ha voluto condividere con noi. Buona visione e buona lettura!

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Recentemente ci sono state polemiche su internet riguardo l’immagine dei corpi, in particolare il “body-shaming”. Ovviamente tutti noi abbiamo varie forme e dimensioni, ma la società, tramite gli standard di bellezza, mette molta pressione su tutti noi giudicando alcuni corpi sani ed altri no. Esamineremo il punto di vista scientifico su questa situazione per vedere se davvero il body-shaming è efficace o se è solo dannoso.

Prima di tutto: i pregiudizi sulla taglia e la discriminazione ponderale esistono davvero. Sono stati documentati nelle scuole, sul posto di lavoro e nelle strutture sanitarie. Gli studi inoltre mostrano che negli anni recenti questo tipo di discriminazione è in crescita.

Ovviamente la mentalità di chi tende a far vergognare qualcuno per il proprio corpo è quella di chi pensa che se lo fai stare male abbastanza, smetterà di attuare certi comportamenti e inizierà a vivere con uno stile di vita diverso.

Però gli studi hanno scoperto che le persone in sovrappeso tenderanno maggiormente ad assumere calorie dopo un’esperienza stigmatizzante.

Altri studi hanno scoperto che la discriminazione ponderale in realtà porta ad una diminuzione dell’interesse a fare esercizio fisico.

Un altro studio durato oltre quatto anni ha concluso che le persone sovrappeso che venivano discriminate per il loro peso avevano 2,5 probabilità in più di diventare obese entro il quarto anno, e quelle che erano già considerate obese avevano 3 volte la probabilità di restare obese rispetto a chi non aveva subito importanti discriminazioni.

Il fat-shaming può anche effettivamente influenzare le persone da un punto di vista fisiologico. Nel 2014 i ricercatori hanno scoperto che coloro i quali erano stati discriminati per la loro taglia avevano livelli più alti di Proteina C Reattiva. La PCR è un marker di infiammazione, ed è un fattore predittivo per malattie cardiovascolari e diabete. Livelli più alti di questa proteina sono stati trovati anche nelle persone di colore che avevano subito discriminazioni.

Sembra ovvio, ma chiaramente la discriminazione non è mai sana da una prospettiva fisiologica e non dovrebbe mai essere usata pensando possa dare luogo ad un ragionamento valido. In molti modi è simile al bullismo, che sappiamo essere direttamente correlato a diminuzione dell’autostima, depressione e, nei casi estremi, suicidio.

Nella società in cui viviamo c’è una fortissima pressione per perdere peso, infatti l’industria del dimagrimento nella sola America vale 58,6 miliardi di dollari all’anno. Nonostante siano spesi così tanti soldi, le persone che cercano di perdere peso trovano molto difficile mantenere questa perdita di peso sul lungo periodo, e far ciclicamente oscillare il proprio corpo tra pesi diversi può essere estremamente malsano e dannoso.

Uno studio riguardante l’efficacia di un programma che includeva promozione delle salute e complessiva accettazione di sé, anziché focalizzarsi sulla perdita di peso, ha osservato un gran miglioramento, in termini di salute, nei soggetti in esame: avevano migliori valori fisiologici quali pressione arteriosa e lipidi ematici, migliori abitudini alimentari e di esercizio, migliore successo psicosociale.

Sappiamo quanto importante sia l’autostima per la nostra salute, perciò forse è il momento che la società smetta di focalizzarsi soltanto sulla perdita di peso e assuma una visione complessiva del concetto di salute.

Alla fine si tratta di essere gentili con le persone, di essere compassionevoli, di cercare di empatizzare e di cercare di capire da che tipo di esperienza arrivano le persone.

Essere cattivi o volgari per far ridere è una cosa, ma quando ci comportiamo come se fosse un modo efficace per aiutare le persone a perdere peso, o sentirsi bene con se stesse o aiutarle per la loro salute, è una questione totalmente diversa. Se il tuo modo di far ridere è intenzionalmente offensivo, non te la puoi prendere quando la gente rimane offesa. Per esempio, quando i comici fanno battute sui gay certe volte mi sembrano divertenti e certe volte mi sembrano offensive; e quando credo siano offensive mi è permesso di sentirmi offeso e anche di spiegare perché questo mi ha offeso.

Infine, fatela finita di camuffare il vostro odio per le persone grasse con una genuina voglia di aiutare il prossimo. Se volete aiutare le persone che vi circondano ci sono tanti altri modi in cui potete farlo, è del tutto ipocrita comportarsi come se lo steste facendo solo perché avete a cuore le migliori intenzioni. Se fate brutte battute razziste, omofobe, sui ciccioni,… mi spiace ma il vostro umorismo si basa su pensieri che stanno dalla parte sbagliata della storia. Ecco tutto.

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