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No alle barricate basate sul peso dei corpi

Lei scrive:

Ciao Eretica!
Intanto grazie mille per lo spazio che hai creato e mantieni, come molt* hanno già detto prima di me è una boccata di ossigeno tra tutto lo smog tossico che gira sui social network.
Oggi ti scrivo perché mi farebbe piacere condividere questa mia esperienza. Perché body shaming e rapporto col corpo sono stati argomenti con cui mi sono scontrata/incontrata varie volte nella mia vita.

Sono sempre stata magra. Molto. A volte anche troppo. Lo stress che mi chiudeva lo stomaco, il metabolismo veloce, un disamore per il cibo causato da un sistema scolastico costrittivo anche all’orario dei pasti…le ragioni erano molte. E quasi tutt* coloro che mi giudicavano dalle apparenze, senza conoscermi, che si improvvisavano salutisti. Ma ci ero abituata, e non ascoltavo. Non amavo il mio corpo, o almeno non del tutto. Poco seno, poco sedere, e comunque un po’ di cellulite. A chi sarei mai potuta piacere?

Pian piano ho imparato ad accettarmi, ho migliorato il mio rapporto col cibo e ho capito che piacere a me stessa è la cosa che conta. Magra e senza seno, l’importante era essere felice. E poi il mio corpo mi ha giocato uno scherzetto.
Ho iniziato, circa un anno fa, ad ingrassare. All’inizio ero felicissima. Finalmente qualche chilo in più! Poi lo sono stata un po’ meno. Ho messo su panza, smagliature, cellulite. Ma sono la Mia Panza, le Mie Smagliature, la Mia Cellulite. E le rivendico. Vorrei perdere qualche chilo? Senza dubbio, ma senza perdere l’appetito che ho conquistato duramente in questi anni. E se questo vuol dire pesare due chili in più del mio “peso forma” pace. Non ho ancora accettato il mio “nuovo” corpo, ma spero di riuscire a farlo presto.

Ho lottato con e contro il mio corpo. E spesso solo perché qualcun* mi faceva presente che non rispondevo alle aspettative sociali. E questo mi è pesato talmente tanto che ho sempre avuto una cautela estrema nel parlare della fisicità altrui.
Circa un mese fa ho incontrato una conoscente che non vedevo da un po’. Eravamo sempre state in buoni rapporti, così abbiamo iniziato a parlare del più e del meno. È venuto fuori, chiaramente, l’argomento “peso”. Questa ragazza, purtroppo, non è mai stata soddisfatta della sua fisicità. E mi aveva sempre fatto pesare la mia magrezza. Perché, visto che lei non riusciva ad accettarsi, avrei dovuto farlo io? E via di consigli non richiesti su come metter su peso, su come “volermi bene”. Per fortuna non ci vedevamo spesso. Ha notato con piacere che ero ingrassata.

Ha detto che stavo “proprio bene, e con un paio di chili in meno perfetta!”. E poi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare di potermi dimenticare di anni di lotta femminista. Mi ha detto che finalmente potevo capire come si stava “dall’altra parte della barricata”.
Sarò io che sono tendenziosa, ma per me le barricate si montano solo per difendersi da chi ci vuole opprimere, schiacciare, e si abbattono proprio per rispondere agli attacchi, per riappropriarsi degli spazi. E invece scopro che c’è un invisibile barricata che divide persone “troppo” da persone “troppo poco”. Che nella sua ottica siamo sempre appartenute a fazioni opposte. Che una persona “grassa” e una “magra” non potranno mai provare empatia l’una per l’altra. E che quindi io dovrei essere divisa tra un “prima” e un “dopo”. Cambio squadra. Taglia diversa: parte diversa.

Le ho sorriso e l’ho salutata, non sapendo bene come reagire. E ho sentito affiorare in me una paura pazzesca di far sentire l’altro inadeguato con la mia sola fisicità. Mi sono sentita sola.
Per questo confrontarmi con altre persone, leggere testimonianze, ascoltare voci mi ha aiutata. Mi ha fatto capire che, per fortuna, non tutt* condividono questa visione così drastica. E che con un po’ di tempo riuscirò, probabilmente ad accettarmi di nuovo.

Grazie per avermi ascoltata e continua così, io più di una volta ho trovato conforto nello spazio che hai creato per tutt* noi.
Ti abbraccio telematicamente!

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Comments

  1. Totalmente d’accordo sul perché delle barricate . Sono normopeso e mi prendo più di qualche critica da donne grasse sul mio aspetto fisico . Poi mi rendo conto esser critiche a me rivolte a chi non si accetta per prima. E davvero non posso far nulla per una donna che non accetta il suo fisico . Posso cercare di intavolare un discorso tra donne quanto mi pare , ma se la barricata mi dice ” Stai zitta, sei magra ,non puoi capire” , non posso fare neppure quello . Ci sono donne così , ma ne conosco altre che non lo sono . Non tutte alzano barricate, molte son davvero toste 😀

  2. non so se la mia storia può dare qualcosa a qualcun@, ma non si sa mai…

    non ho mai amato il mio corpo. non posso nemmeno dire di odiarlo particolarmente, l’odio è impegnativo, coinvolgente. più che altro, lo ignoro per quanto possibile. ed evito quando posso di guardarlo allo specchio. non ce l’ho nemmeno, uno specchio per guardarlo. guardarLO, lui, qualcun’altro, un estraneo…tra l’altro un LUI…
    da ragazzina ero rettangolare, poi pian piano mi sono stretta, le gambe no, non molto, ma tutto il resto si. non ero “troppo magra” solo perchè erano gli anni novanta
    non ho mai amato mangiare. più che altro necessità biologica. sua. sono andata a vivere sola molto presto e questo non ha certo migliorato le mie abitudini alimentari oggettivamente pessime. ma ero magra e, a parte chi mi conosceva bene e con affetto si preoccupava per me (che ne avrei in ogni caso fatto a meno volentieri), nessun@ aveva nulla da dire, tanto ero magra. non mi piaceva mostrarmi e tendevo a nascondermi nei vestiti, ma mai al punto da andare in paranoia in costume da bagno o simili. e poi “il corpo è mio e me lo gestisco io”, no? per cui “non puoi” farti condizionare dallo sguardo altrui, “ti rifiuti” di preoccuparti, “te ne freghi”…ma in fondo, molto in fondo, giù nel pozzo dove faccio il possibile perchè nessuno guardi, una parte di me sa che sarebbe molto più sano se non fosse un po la parodia della favola della volpe e l’uva…
    andando verso i trenta il mio corpo comincia ad allargarsi. è di famiglia (ma senza il parto, nel mio caso ho fatto tutto da sola). una decina di chili nel giro di un paio d’anni. non chissà che, oggettivamente, ma abbastanza perchè io mi ritrovi con un corpo che non so com’è fatto. se non lo guardi quasi mai, la tua percezione dei cambiamenti fa a gara con un bradipo…vedevo poco, e quel che vedevo non è che mi piacesse un gran che, anzi…ma è sempre lui, altro da me, quindi sostanzialmente chissenefrega, non sarà la fine del mondo no? e in effetti non lo è, è chiaro. ma nemmeno ci stai troppo bene. eppure è in questa fase della mia vita che ho iniziato a mettere le gonne corte, e le maglie scollate, e a pensare ogni mattina a cosa mettermi, a volte anche per 5-10 minuti…anche se in un corpo che non sentivo mio, ero comunque più sicura di me. poi ho incontrato una persona. che mi amava e che sembrava amare anche il mio corpo. che non voleva aggiustarmi, o almeno così sentivo io. altre persone nella mia vita mi hanno voluto e vogliono bene, mi hanno desiderato, hanno fatto l’amore con me. e non posso dire di essere stata folgorata sulla via di damasco, anzi. ma con questa persona, pian piano, ho iniziato a sentirmi IO. anche se continuavo a ingrassare, anche se io non mi piacevo molto. ma, non sempre ovvio, solo a momenti, ero IO. è una cosa potentissima, difficile da far comprendere a chi non ha mai vissuto il problema. curiosamente, proprio nel momento migliore della mia relazione con il mio corpo, le persone attorno a me, da mio padre a semplici conoscenti, hanno cominciato a sentenziare sul mio corpo, sul mio peso, sul mio culo, sulla mia cellulite…tanto per chiarezza, è vero che non ho uno stile di vita sano e che il mio corpo non è tonico ed è vero che non è salutare, ma non lo era nemmeno quando ero magra no? ma allora era un problema che non turbava poi così tanto…e al mio massimo sono arrivata a 65kg per 1.65, per cui le problematiche dell’obesità scusate ma sono altro…
    ora questa persona non c’è più. e io, fra le mille cose, ho perso il mio specchio. mi sento di nuovo brutta, insignificante ma soprattutto aliena. non mi sento. a dir la verità non sento nemmeno lui, ci ignoriamo a vicenda, per quanto possibile.
    ma sto dimagrendo, non decisione mia, un po perchè faccio fatica a mangiare, un po perchè evidentemente lui ha deciso così. non so quanti chili ho perso, non mi interessa davvero, ma in nemmeno due mesi ho ricominciato a mettere i vestiti che non mi stavano da tre anni…
    e ricevo per questo un sacco di complimenti. anche se il dolore mi piega, letteralmente, anche se mi sento un’estranea a tutto, anche se sono spenta, e vedo che sono spenta, e cazzo si vede che sono spenta…”ma sei dimagrita, ma che bene che stai!”, un mio buon conoscente mi ha anche detto che “questa separazione [probabilmente la più dura della mia vita] almeno a qualcosa di buono ha portato”…già…e io visualizzo il sangue che schizza dai setti nasali, mentre mi sforzo di sorridere, che so già che pare una smorfia, e blaterare qualcosa a caso…
    ma vorrei chiedere che mi lasciassero in pace. che ci lasciassero in pace, a me e a lui. che stiamo male e che da soli non sappiamo parlare tra di noi.
    magari un giorno impareremo. chissà. ma non oggi.

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