UniTette

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Lei scrive:

Ciao,

Volevo raccontarti dell’iniziativa tette&università, dato che come ti ho anticipato, ho partecipato anche io, con un’amica.

Nel nostro caso le cose sono andate così: era pomeriggio tardi, avevamo studiato tutto il giorno ed eravamo stanche; abbiamo notato questo scherzo e abbiamo partecipato anche noi. Fine.

Comincio subito dicendo che ragazzi e ragazze hanno mandato le foto su pagine facebook chiamate “spotted”. Sono pagine di studenti, create per mandare messaggi anonimi chiedendo appuntamenti a qualcuno/a che si ha incontrato nelle sedi di quell’università. Quindi io non comprendo chi sostiene che mandando la foto delle nostre tette su queste pagine facebook rappresentiamo negativamente il nostro ateneo. Il fatto che ci siamo scritte i vari #unimi e #unibo addosso era ironico. Nessuno intendeva rappresentare SERIAMENTE in questo modo la propria università. Il fatto che lo debba spiegare mi lascia abbastanza perplessa, ma penso che sia soprattutto colpa dei media che hanno ingigantito la notizia.

Riguardo la foto, abbiamo ricevuto un sacco di commenti negativi sulla pagina facebook dove l’abbiamo mandata, sopratutto da ragazze, ma questo me
l’aspettavo. Un po’ meno mi aspettavo i commenti negativi al riguardo sulla tua pagina. In entrambi i casi ho visto la necessità da parte di tutti di cercare una motivazione a questo gesto. Addirittura ho letto un commento che diceva “potevano almeno farlo per informare sul cancro al seno”. Ho capito quindi che la maggior parte delle persone vede il corpo, soprattutto quello femminile, come qualcosa di serio, sacro, da mostrare solo per questioni importanti o artistiche.

Veniamo al perchè io l’ho fatto. Premetto che vivo la mia sessualità liberamente, non mi vergogno del mio corpo e mi è capitato di fotografarmi e mandare mie foto intime a fidanzati e in chat. Ci ho pensato a lungo al motivo, penso sia stato per noia, mista a un po’ di esibizionismo; magari anche un po’ per la curiosità di leggere i commenti negativi (nella mia università sono stata la prima e quindi la più attaccata). Non cercavo complimenti, anzi, mi si vedeva un pezzo di pancia che è stata definita “lardosa”; non cercavo di rappresentare l’ateneo con le mie tette.
Quindi i miei motivi sono sciocchi, stupidi, perchè io non vedo il mio corpo sempre e continuamente come qualcosa di serio e solenne. E non mi sento mancare la dignità per questo.

Mi dispiace che questo gesto non sia stato preso per quello che è, ossia un gioco fatto da ragazzi tra ragazzi, che non aveva lo scopo di rappresentare nessuno.

Giulia

ps: mi rendo conto di aver riportato fuori un argomento ormai passato, avrei voluto parlarne prima ma sono in piena sessione di esami quindi sono riuscita solo adesso. Però ci tenevo a parlarne.

Leggi anche:

Studio e ho le tette. Eretica!
Le tette delle universitarie
La critica di Saura Effe: A colpi di Tette

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Comments

  1. Brutta copia di Tette&Cibo, che vi invito ad andare a vedere 🙂

  2. Ci voleva un commento così, personalmente se avessi partecipato l’avrei rivendicato ancora di più. Perché non dovremmo potere godere dei nostri corpi? Vanno solo inquadrati in prospettive critiche? Si sono lette cose allucinanti e disgustose.

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