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L’errore logico dell’antispecismo e il paragone pericoloso con antirazzismo e antisessismo

Ieri abbiamo pubblicato un post che parlava dell’esigenza di inserire, nella relazione intersezionale tra antisessismo, antifascismo, antirazzismo, anche l’antispecismo. Per quel che mi riguarda, inutile dirlo, arrivo da un lungo confronto, durato anni, con una cara amica che mi ha insegnato tanto anche a proposito del controllo in chiave riproduttiva del corpo delle donne esattamente come avviene per gli esseri viventi non umani. Ci sono delle analogie impossibili da ignorare e tuttavia per me è importante ragionarne con calma, senza chiudersi a riccio e offrendo anche a chi non la pensa allo stesso modo lo spazio per raccontare i propri dubbi. Così ospito questo intervento, che immagino non sarà l’ultimo, che arriva proprio in risposta al post di cui parlavo. Se avete voglia di dire la vostra, tenendo conto del fatto che né qui, e neppure sulla pagina, c’è posto per toni esasperati e divisione in integraliste tifoserie, potete scrivere a abbattoimuri@grrlz.net. Buona lettura!

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Cara Eretica,
ti scrivo in merito al post che hai pubblicato sull’antispecismo.

Il punto in questione è secondo me un errore logico che fanno gli antispecisti e che manda all’aria il paragone con antirazzismo e antisessismo.

Ho letto il manifesto della Giornata mondiale per la fine dello specismo e mi sono sentita in parte sollevata per il fatto che non viene invocato un uguale trattamento tra esseri umani e animali:

Tutti gli esseri senzienti, indipendentemente dalla specie a cui appartengono, devono quindi essere inclusi nel cerchio della considerazione morale. Ciò non significa trattarli tutti in modo identico ma prendere in reale considerazione i loro interessi, come se fossero i nostri.”

Tuttavia, e anzi proprio per questo motivo, l’equiparazione fatta tra antirazzismo, antisessismo e antispecismo credo possa diventare fuorviante e pericolosa.
Perché antirazzismo e antisessismo significano proprio che non devono esserci disparità di trattamento giustificate dal sesso o da una presunta appartenenza a razze diverse: proprio perché tutti gli esseri umani sono uguali e hanno uguali diritti.
L’impasse io credo nasca da una incongruenza logica non dichiarata. Cioè si pongono delle premesse, ma poi si rifiutano – per fortuna – le necessarie conseguenze logiche.
Si legge nel manifesto:

Tutti gli esseri senzienti sono uguali”.

E poi:

Le discriminazioni basate sulla specie sono arbitrarie tanto quanto altre discriminazioni basate su criteri illogici. L’uguaglianza contaminata da esclusioni e discriminazioni arbitrarie è per definizione disuguaglianza, ingiustizia.

Se nel nome dell’antispecismo, usando le stesse argomentazioni dell’antirazzismo e dell’antisessismo, si predica che tutti gli esseri senzienti sono uguali, e che la disuguaglianza è un’ingiustizia, la fine dello specismo dovrebbe rappresentare la fine della discriminazione e della disparità tra animali e uomo. Quindi uguali diritti e uguale trattamento. Nessuna differenza tra un uomo e un insetto.
Così non è perché invece nel manifesto antispecista si precisa, come abbiamo visto, che antispecismo non significa trattare tutti gli esseri senzienti nello stesso modo, ma solo includerli “nel cerchio della considerazione morale”. E proprio qui sta il nodo che vorrei sciogliere. Perché questo di certo non è quello che si intende per antirazzismo e antisessimo, obiettivo dei quali non è semplicemente tenere conto degli interessi o della sofferenza di altri esseri finora discriminati per includerli in una vaga considerazione morale che comunque non contempla una parità di trattamento. Antirazzismo e antisessismo significano affermare che tutti gli esseri umani sono uguali nel senso che hanno uguali diritti e di conseguenza non sono ammesse disparità di trattamento. Per questo motivo mi sembra fuorviante il paragone specismo-razzismo-sessimo. In particolare, alla luce di alcune derive pseudo-femministe e di alcuni fatti eclatanti come le manifestazioni reazionarie dopo i fatti di Colonia in difesa delle “nostre donne”, trovo pericolosa l’assimilazione tra antisessismo e antispecismo perché purtroppo il fraintendimento è dietro l’angolo e fin troppo spesso ancora oggi viene spacciato per antisessismo un atteggiamento paternalista che ignorando la parità tra uomo e donna tende a considerare quest’ultima come un essere verso il quale dispensare, nel migliore dei casi, benevolenza e protezione, ma non certamente un essere degno di parità di trattamento.

Infine, per concludere sulle premesse logiche dell’antispecismo, nonostante mi pare non ci siano motivi logici per negare che gli esseri senzienti siano tutti uguali di fronte a madre natura e che la vita di un bambino non abbia più valore di quella di una zanzara, rimane per nostra fortuna (nostra, della specie umana) almeno un deterrente rispetto all’applicazione rigorosa del ragionamento antispecista: che è quello stesso sentimento di compassione che ci permette di soffrire vedendo un animale che soffre e quindi di ragionare sul fatto che forse preferiamo non mangiarlo. Un sentimento che comunque tendenzialmente rimane sempre più forte nei confronti di un nostro simile, e quindi, probabilmente, umano.
Io sono animalista e vegetariana, ma credo che la logica serva a poco se si vogliono sensibilizzare le persone su questo argomento. Sono anche antirazzista e antisessista. Ma per motivi diversi.
Stefania

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