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Per ogni No è un livido. Questo è il prezzo se non vuoi appartenere a nessun@!

Ridi, ridi, mi diceva il mio compagno di sbronza, e dopo neanche un’ora ero da sola, distesa, su una panchina, con le calze slabbrate, la gonna tirata su, e la sensazione di aver attraversato il mondo intero con un enorme peso sulle spalle. Lui era lo “straniero”, il nero, che mi aveva abbordato e al quale avevo detto più o meno un si. Il fatto è che quando ricordai quel che successe, del colore o della religione di quel ragazzo, non me ne fregava niente. Aveva lo stesso cazzo appeso, le mani fredde, il corpo pesante e l’alito fatto di birra di qualunque altro ragazzo che avevo incontrato altre volte. Di alcuni mi ricordo bene, di altri invece no. È un sesso che svanisce nella mia memoria e che non può ripetersi, mai più con lo stesso uomo.

Ci fu un amico che una sera mi scopò approfittando della mia totale incapacità di capire quel che stavo facendo. Non fu una bella storia. Aveva il pene piccolo, e so che non è politically correct dirlo ma io lo dico. Non mi è piaciuto affatto. Troppo imbranato ed insicuro. Il giorno dopo ci svegliammo vicini l’uno all’altra e lui, tutto contento, andò giù al bar a prendere caffè e cornetto. Per me. Pensava di aver iniziato una storia, anche se mi aveva visto ogni sera con uno diverso, anche se c’erano quelli che mi chiamavano troia e c’erano donne che mi evitavano come la peste per paura che mi scopassi i loro fidanzati. Gli dissi che quel che era successo non sarebbe più accaduto. Lui andò via, imbarazzato. Ero stata stupida ma in un certo senso se l’era voluta. Ero troppo ubriaca per dirgli no e avrebbe dovuto pensarci, lui per me, al fatto che in quelle condizioni non avevo la forza né la voglia di oppormi.

Il fine settimana successivo di nuovo mi riaccompagnò a casa, mi sostenne mentre mi aiutava ad arrivare a quello stramaledetto terzo piano, e quando mi condusse a letto, dopo aver tolto le mie scarpe, tentò di nuovo di baciarmi, mi toccò il seno e io ebbi la forza di dire uno strascicato no. Ti prego, smettila. E lui smise. Rimanemmo amici, in ogni caso, ed era il mio angelo custode, quello che mi consentiva di lasciarmi andare e sbronzarmi sapendo che poi mi avrebbe riportata alla base.

Una domenica decisi di tornare in un locale dove c’era un tale che mi piaceva. La comitiva era sciolta perché molti dovevano andare il giorno dopo a lavorare. C’eravamo io, una mia amica e due conoscenti che pensavano di aver vinto alla lotteria. Il locale era quasi vuoto ma la musica era perfetta. Dopo un bicchiere aprii le danze. Avevo un modo di muovermi che invitava chiunque a scoparmi. Balli da troia, mi diceva la mia amica. E così si avvicinò il tizio che aveva notato che lo guardavo. Si avvicinò, ondeggiando, e, così come mi aspettavo, tutto di lui, odore, sapore, movimenti, sintonia dei corpi, mi colpì. Vicini, cosce tra le cosce, i fianchi stretti e la bocca attaccata alla sua. Mi portò dentro la sua macchina e se non ci avessero interrotto avremmo concluso per strada. Gli dissi che già che c’eravamo preferivo farlo a casa, sul mio letto. Mi accontentò e mi scopò per un paio d’ore. Poi disse che doveva rientrare. Mi chiese il numero, promettendomi che mi avrebbe richiamato.

Chiamò, in effetti, e il sesso fu il nostro appuntamento domenicale per almeno un anno. Solo sesso, senza promesse, coinvolgimenti emotivi, niente a parte il sesso. Qualche giorno fa, domenica scorsa, io e un po’ di gente torniamo nel posto in cui lavora. C’era anche il mio amico che mi scopò una volta e nulla più. Ballava con me, giocando. Lo facevamo sempre, e lui comunque si era trovato una ragazza che gli voleva e gli vuole bene. Il mio partner sessuale penso non abbia molto gradito quella confidenza e si avvicinò a me per tenermi impegnata. Mi disse che al solito avrei potuto aspettare la chiusura del locale o lui avrebbe potuto raggiungermi dopo a casa. Dissi che fino a quando i miei amici restavano con me sarei rimasta anch’io. Un altro giro di ballo. Un altro giro di rhum e pera, poi una vodka, e chiesi allora al mio amico di accompagnarmi. Quando il mio partner vide che mi appoggiavo al mio amico non so cosa gli è preso. Molla un pugno al mio amico, dà a me della puttana e si vedeva che era parecchio infuriato.

Non qui, puoi fare la troia dove vuoi, ma non lo fare qui, mi dice. Non puoi umiliarmi. Tutti sanno che stai con me. E io: ma di che cazzo parli? Io non sto con nessuno. Il mio amico tornò a sostenermi e provò, nonostante tutto, a fare da paciere. Gli disse che avremmo potuto parlarne poi giacché non mi reggevo in piedi. Mi riaccompagnò a casa e io mi addormentai, di sasso. Credo che il partner sessuale trillò parecchio per entrare e forse disturbò anche i vicini, perché me lo ritrovai sul pianerottolo, incazzato, che stava buttando giù la porta. Ebbi la forza di aprirgli e tornai a letto. Lui si spogliò, si adagiò vicino a me e il giorno dopo stava ancora lì, a differenza delle altre volte. Non mi era piaciuto quello che aveva fatto la sera prima. Gli dissi che io non sto con nessuno. Chiesi di andarsene. Lui mi strillò in faccia il suo disgusto. Si disse coinvolto e che non poteva più vedermi tra le braccia di altri. Voleva un rapporto in esclusiva.

Gli ho detto no. È martedì e il livido che ho sulla faccia sta diventando un po’ più viola. Lui spero sia uscito dalla mia vita. La mia amica si è detta commossa, poverino, mi ama, perché non provo a stare con lui? È bello, intelligente, sensuale, a letto è fantastico, perché no? Perché sono una troia solitaria, le ho risposto. E se non la smette di recitare il copione di una telenovela mando a fare in culo pure lei. Possibile che c’è sempre chi pensa che quello che hai, quello che fai, sia il ripiego, privata di una presunta felicità che alberga altrove, come se mi accontentassi? La mia vita l’ho scelta. La scelgo ogni giorno. E se qualcuno la associa a un quadro decadente, un ritratto del degrado personale e intimo di una donna, sono cazzi suoi. Si può essere come sono io e voler stare sole. E come sempre, cosa che non mi sorprende affatto, se ad un uomo dici no alla fine ti ritrovi un livido sulla faccia o in qualunque altra zona, visibile o invisibile del corpo. Dire di No, credetemi, è così semplice. Il fatto è che c’è chi del tuo No se ne fotte perché pensa che tu gli spetti di diritto. Ma un no è un no. E se lui torna, da stalker, giuro che sarò io a menarlo.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Ognuno si sceglie la vita che vuole e che merita.
    Tu hai fatto e fai le tue scelte…e se continui a comportarti in un certo modo evidentemente ti piace.
    I problemi degli altri sono solo degli altri.
    Se poi il tuo stile di vita diventerà un problema per te, ne pagherai giustamente tu le conseguenze.

    Non credo che comunque sia uno stile di vita salutare. Al di là dei facili giudizi morali (che lasciano il tempo che trovano) in questo modo stai mettendo a rischio sia la tua salute che la tua incolumità.
    Il sesso occasionale lo si può fare (anche meglio!!) anche da sobri, senza rovinarsi il fegato e continuare a subire abusi e violenze sessuali (che nel tuo caso non sono tali, visto che pare sia ciò che vuoi, ma dubito comunque che siano piacevoli) da un tizio a caso a cui non hai nemmeno potuto dire di no.
    Per di piú non va escluso il terribile rischio di malattie sessualmente trasmissibili, che é estremamente alto, visto che non penso che tu e i tuoi partner ve ne preoccupate minimanete da ubriachi.
    Insomma…se per stare bene con te stessa hai bisogno di ubriacarti, l’essere troia (senza alcuna accezione negativa!!!) credo sia l’ultimo dei tuoi problemi!!
    La salute una volta persa non torna più e ti consiglierei di riflettere su questo.

    A parte ciò, che comunque é un consiglio, devi sentirti libera di vivere la tua vita come preferisci.
    Se alla tua amica piace tanto il tuo scopamico, può mettercisi lei!!

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