Femmine e maschi e la “diversa” conformazione della retina!

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Chiara mi segnala questa cosa che vi sottopongo. Qualcun@ ne sa di più? buona lettura!

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Ciao Eretica,
ti scrivo per segnalarti un articolo che mi ha lasciata perplessa. Ci sono capitata per caso, è sul sito di La Manif pour Tous. Parla di giocattoli e “inclinazioni naturali” di maschietti e femminucce verso una o l’altra cosa, discorsi già sentiti, ma in particolare mi ha colpito un dato scientifico (o che loro vogliono far passare come tale…) che non conoscevo. In pratica dicono che femmine e maschi sono attratti rispettivamente dal rosa e dall’azzurro non per motivi culturali, ma per via di una diversa conformazione della retina (!) per cui noi donne vedremmo meglio i colori caldi e gli uomini quelli freddi. Ho provato a cercare altre notizie al riguardo ma ho trovato solo un altro sito “gender-fobico” il quale riporta come fonti degli studi in inglese. Sarebbe davvero interessante capire se c’è un fondamento o se si tratta dell’ennesimo tentativo di manipolare la realtà (e la scienza) per rafforzare le loro tesi.
Ps: all’università ho studiato teoria del colore e percettologia, con tanto di analisi dell’apparato visivo, e MAI ho sentito un discorso simile…

Questo l’articolo.

Questo il secondo, più approfondito.

Grazie per tutto Eretica, la tua pagina è sempre una boccata di aria fresca 🙂

Chiara

Comments

  1. Io vedo quattro opere citate: due libri pedagogici (uno delle edizioni Paoline) e due studi sulla retina dei ratti

  2. no, beh, è interessante che per l’abbinamento rosa-azzurro con donna/uomo prendano ad esempio uno studio del 2001 su M/F di ratti bombati di ormoni. 😀
    (che poi, la domanda resta sempre la medesima: anche fosse?)

  3. Io propendo per il modello “ARCIBÙA” che prevede “sesso a 360° e fatti li cazzi tua”.

  4. Mi permetto di suggerire questa infografica, che corrisponde a un esperimento interessante:
    https://blog.kissmetrics.com/gender-and-color/?wide=1

    Mi sembra coerente con l’idea per cui la percezione e preferenza dei colori sia praticamente uguale donna e uomo, salvo piccole differenze che potrebbero essere causate da fattori culturali (se da quando sei nella culla ti insegnano che rosa = femmina e “le cose da femmina ai maschi non devono piacere”, un minimo le scelte da adulti saranno anche influenzate).
    Però mi mancano il tempo, le conoscenze e gli strumenti per verificare che la mia ipotesi abbia una qualsiasi validità al di fuori delle supposizioni e chiacchiere da bar.

  5. A me non è mai piaciuto il rosa… Sono un caso da studiare!

  6. Durante un corso di robotica ci fu spiegato, come curiosità, che studi recenti avevano dimostrato che tendenzialmente le donne hanno una maggiore capacità di distinguere le sfumature di colore, di tutti i tipi di colore. Una contraddizione rispetto a quanto riportato da questi articoli.
    Con una ricerca veloce ho trovato un nome a cui è collegato lo studio: Israel Abramov.
    Se qualcuno ha tempo per informarsi meglio, può guardare.

  7. I due articoli citati sono un ottimo esempio degli errori logici e dei malintesi in si può cadere quando si vuole trovare una semplice causa “biologica” a comportamenti umani.

    In effetti il secondo articolo è talmente da manuale che ho deciso di aggiungerlo al mio piccolo arsenale di esempi su come si può costruire un castello fiabesco apparentemente scientifico ma che in realtà è basato solo sulle convinzioni dell’autore. Con questo non intendo dire che l’estensore dell’articolo ha scientemente distorto i fatti ma che il suo background culturale lo porta a fraintendere sistematicamente il significato del dato scientifico ed a trarre conclusioni che sembrano discendere da questo ma in realtà sono assolutamente ingiustificate. E non è certo un problema di ignoranza: fior di laureati cadono nello stesso tipo di errori.

    Il primo malinteso dipende dal considerare i due rispettabili studi scientifici sui ratti come portatori di una verità assoluta classificabile secondo semplici categorie. La natura non è organizzata in categorie ma per distribuzioni di probabilità e non tenerne conto porta a trarre conseguenze errate.
    Gli studi concludono che le configurazioni della retina nei ratti sono variabili e queste variabilità sono legate anche al meccanismo ormonale che regola vari aspetti della differenziazione sessuale e che quindi (fra le altre cose) mediamente le retine delle femmine avranno più cellule P di quelle che hanno mediamente le retine dei maschi.
    Ma questo non significa assolutamente, come implica l’articolo, che esistono due diverse versioni della retina una è presente in tutti i maschi e l’altra in tutte le femmine di tutti i mammiferi incluso l’uomo.
    Significa che le tante possibili configurazioni delle retine variano in maniera correlata alla variazione individuale di certi tassi ormonali e quindi ci saranno sempre “maschi” con retine “più femminili” e viceversa.

    Una volta stabilita erroneamente quale è la “verità” dimostrata dagli studi scientifici entra in gioco il secondo errore: la mancanza di comprensione della complessità dei fenomeni coinvolti porta a fare generalizzazioni ingiustificate.
    L’articolo, dopo aver stabilito che la retina dei maschi invia segnali differenti da quella delle femmine sostiene che a quel punto entra in gioco un “sistema complicato ed estremamente efficace” di elaborazione dell’informazione che ha luogo “in pochi millisecondi e porta all’esperienza cosciente, vivida, adeguata e personale della visione del mondo circostante”.
    In appena 67 parole liquida tutta la complessità della mente umana di cui evidentemente conosce così bene i meccanismi da concludere che l’esperienza cosciente è inevitabilmente legata a quella supposta differenza nel segnale originale del nervo ottico in maniera tale da influenzare efficacemente non solo la percezione dei colori ma anche i gusti e le aspettative personali e tutto questo in maniera rigidamente correlata al sesso biologico.
    Non capisco come mai a questo tizio non abbiano già dato una dozzina di Nobel.

    E qui si arriva al terzo errore la mancata comprensione del metodo scientifico che porta a riferire acriticamente l’opinione di un esperto senza distinguere fatti, ipotesi e teorie.
    Per fornire una “base scientifica” alle conclusioni tratte dagli studi sui ratti si cita “Why Gender Matters” di Leonard Sax come se le sue conclusioni (a cui l’articolo è in effetti ispirato) fossero fatti accertati e non teorie dell’autore al centro di aspri dibattiti.

    Il problema è che questa gente tratta la scienza esattamente come la fede religiosa e quindi accetta acriticamente tutto ciò che si accorda alle proprie credenze come verità rivelata, interpretata dal “prete” di turno, e considera le argomentazioni contrarie come “eresie”.

    • Grazie Sergio per la pillola di scienza! Mi interessa molto questo argomento perchè sempre più spesso è difficile districarsi tra dati scientifici, ricerche valide e non, studi effettivamente visti e approvati dalla comunità scientifica ecc…sopratutto se non si conosce la materia, tutto può apparire supportato da prove, anche quando queste sono deboli, oppure quando le ricerche sono condotte su 10 persone (ma ciò non viene detto), oppure ancora quando vengono fatti passare per certi dati probabili, oppure quando i presupposti erano errati oppure si è fatto in modo di trovare proprio quello che si cercava (so che è possibile anche questo se si conduce la ricerca in un determinato modo e “incasellando” in maniera rigida i risultati ottenuti), oppure quando cause e conseguenze non sono così lineari come fatte apparire ecc.
      Non è un argomento tanto dibattuto al di fuori del mondo scientifico e la confusione regna sovrana in tanti campi…

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