La figlia del Marò

In questi giorni, tra gli altri pretesti usati da chi ama insultare gay, lesbiche, trans, famiglie omogenitoriali, femministe and so on, troviamo anche una presunta dichiarazione della figlia di un marò in cui lei fa coming out e si schiera dalla parte delle persone che lottano per le unioni civili.

La faccenda finisce sui media, il fan club dei Marò ne fa una questione di “Tradimento” della causa e così la ragazza diventa oggetto di insulti di ogni tipo. Lei ritratta, anzi no, perché dalla D’urso avrebbe riconfermato, ma non è questo che interessa ai fini del discorso.

Gli umori di molte persone appassionate della faccenda dei Marò sono notoriamente di destra. I due Marò sono diventati, nell’immaginario comune, al di là della loro vicenda legale che qui non serve approfondire, punti di riferimento per l’Italia patriottica, nazionalista, anche un po’ razzista. Due figli italiani da riportare in patria in quanto italiani, per l’appunto, con atteggiamento molto diverso rispetto a quello dedicato alle cooperanti rapite, alle donne, ai giornalisti, ai volontari persi in altre nazioni, a volte restituiti e altre volte morti ammazzati. Per i Marò, si dice, anzi, che, a differenza di quello che avrebbero fatto in altre occasioni, i governi di centro sinistra avrebbero fatto molto poco. Non so quanto questo sia vero o meno giacché io ricordo che se ne occupò la Bonino e ora se ne occupa anche l’attuale ministro agli esteri,

Le due figure sono comunque diventate feticci, martiri da spendere per la causa, identificandoli necessariamente con una sola parte politica del paese. Al di là di quel che loro, come persone, esprimono davvero, ed è cosa della quale io non so niente, chi ha deciso di far parte della loro tifoseria, senza che i due ne siano certamente responsabili, ama i saluti con la mano alzata, con seguito di espressioni sessiste e omofobe e tanto si può vedere da come hanno trattato la ragazza.

Nella loro cultura una donna va rispettata perché “moglie di”, “figlia di”, e ci si aspetta che aderiscano in tutto e per tutto alla presunta mentalità paterna o, almeno, a quella che viene attribuita ai padri dal fan club di cui sopra. Fino a che la figlia si accontenta di fare la portavoce del martirio, a legittimare le istituzioni, le divise, le idee di gruppi di destra, significa che la proprietà della fanciulla è estesa a tutta la comunità. E’ quella comunità che se ne fa carico. Un po’ come quando la destra strumentalizza e usa le donne portandole sul palco per far loro esprimere idee anti/surrogacy, molto poco libertarie.

Quando la figlia, invece, esprime una personalità autonoma, quindi si sottrae all’artiglio di chi vorrebbe farne un altro simbolo, esattamente com’è per ogni altra persona che un modo indipendente dissente dal branco per dare una propria visione delle cose, allora le si può fare o dire di tutto. Vi ricorda niente? Un po’ come quando vi si dice che se per strada camminate da sola, quindi non mostrate di appartenere a qualcuno, dovreste aspettarvi che orde di predatori sessuali abusino di voi.

Alla ragazza è stato detto che dovrebbe essere spedita in India, che merita dolori e sofferenze, che dovrebbe provare a vivere quello che vive il padre. Le si rimprovera perfino la mancanza di rispetto nei confronti del genitore. La figlia di un eroe non può deludere il suo pubblico. Non può deludere gli omofobi al suo seguito. Ecco perciò come questa ragazza è diventata un caso nazionale mentre a tutte le altre figlie veniva detto chiaramente che devi tenere conto dell’opinione dei padri, o di chi per loro, ogni qual volta deciderai di fare un coming out.

Io sono solidale con questa donna, e sono solidale con tutte quelle che sono state insultate per via di una cultura intollerante e misogina che se la prende con le donne qualunque sia l’opinione che esse esprimono. Chi afferma che una ragazza così dovrebbe essere “punita” perché avrebbe disobbedito al padre, dopo aver ordinato o istigato il linciaggio pubblico di costei, possibilmente è anche parecchio critic@ nei confronti dell’Isis. Il punto è che voi, intolleranti, fascisti, sessisti, non siete affatto diversi. Non lo siete.

Solidarietà a Giulia, qualunque sia la sua verità.

 

Comments

  1. che poi bisognerebbe spiegare dov’è il nesso logico tra il dichiarare la propria omosessualità e il non essere vicino al padre nella sua situazione di difficoltà. Ma chiedere logica a quelle persone è volere troppo.

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