L’importanza dell’imene intatto

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di Grazia

Qualche tempo fa stavo guardando un episodio di una serie in televisione che mi ha generato parecchio disappunto. Una delle protagoniste domandava consiglio a tutt* perché preoccupata che la sua figliastra adolescente avesse il suo primo rapporto sessuale in maniera incosciente. Questo avrebbe potuto avere un senso se si fosse trattato di spiegarle che metodi contraccettivi usare, ma no! Il nodo della questione è che la verginità è un valore e che la prima volta “deve” essere con qualcuno di speciale. Ciò che mi ha lasciato ancor più senza parole è che solo una delle altre persone le ha consigliato di regalarle una confezione di preservativi! Diversamente il suo delirio è stato assecondato come la cosa più normale del mondo.

Più delle volte precedenti in cui affrontavo tale tematica ho pensato a quante ragazze (ed escludo il genere maschile perché per i ragazzi vale l’opposto) sono state influenzate nella loro vita sessuale da questa idea. Così mi è venuta in mente una cara amica che vorrebbe “concedersi” del tutto solo al Vero Amore e che si sente sporca ogni volta che si avvicina a completare un atto sessuale. E mi è anche apparsa la scena di me seduta nella cucina di mia zia, raccontandole l’abuso subito da un “amico” di famiglia che dico: «Almeno sono ancora vergine!». Almeno un cavolo! Quell’esperienza mi avrebbe generato un disturbo del comportamento alimentare e io tentavo di sollevarmi contando su una membrana intatta! E meno male che non mi hanno cresciuta con la convinzione che dovessi arrivare vergine al matrimonio o aspettare “la persona giusta” perché altrimenti, con l’aggiunta di quanto successo, sarei rimasta vergine fino alla morte. Invece dopo aver ripreso in mano la mia vita ho iniziato a desiderare di sperimentare il sesso.

Il mio primo contatto fu con un amico, di vent’anni più grande, con cui in quel periodo condividevo piacevoli momenti di svago. Non mi attraeva particolarmente, lui invece aveva una cotta, era dolce e mi sembrava incredibile che potessi piacergli (come a chiunque altro). Non fu però lui a “rubare la mia innocenza”. Lo stesso giorno in cui ci salutammo (io vivevo in un’altra città ed era venuto a trovarmi) conobbi un ragazzo, tre giorni dopo ero a casa sua e un mese dopo riuscì a convincerlo ad avere un rapporto sessuale completo. E già, a convincerlo. La mia verginità lo metteva in grossa difficoltà, non per mancanza di esperienza (allora aveva una trentina d’anni e io qualcuno in meno) ma perché era dell’opinione che avrei dovuto farlo con qualcuno che fosse più importante per me, che mi amasse e che io lo ricambiassi. C’è chi si complimenterebbe con lui per il rispetto che ha mostrato nei miei confronti.

Allora credevo fosse una considerazione assurda e non stavo troppo a rifletterci. Ora mi pare che più che di eccesso si dovrebbe parlare di mancanza di rispetto dal momento che la mia capacità di decidere e di autodeterminarmi era messa in discussione da qualcuno che a malapena mi conosceva. L’averla presa con leggerezza e sul ridere mi ha permesso di avere un’esperienza piacevole nonostante lui seguitasse a chiedermi se ero sicura e a dire che lui non lo era.

A renderla tale è stata anche il contesto in cui mi trovavo, o meglio, le persone che mi circondavano. Quando sono tornata a casa avevo ancora voglia di coccole e calore umano e mi sono infilata nel letto del mio coinquilino a sonnecchiare un po’. Non sono mai andata a letto con lui ma è da lui che ho appreso che non c’è differenza fra fare l’amore, scopare, trombare e chi più ne ha più ne metta. É stata esilerante la chiamata fra me e mia madre per chiederle conferma che non fossi più vergine perché non avevo perso sangue. Se fosse stata una di quelle persone per le quali meglio avere rapporti anali che non arrivare “pure” al matrimonio quella telefonata non avrebbe avuto luogo nonostante i miei 23 anni. Ed ancora più soddisfacente è stato tirare giù un timpano alla mia migliore amica urlandole nella cornetta che finalmente avevo provato il sesso!

Non ero innamorata della persona con cui persi la verginità, ero semplicemente curiosa. E fui/sono contenta di come andarono le cose. Non fu l’unica volta, la relazione si protrasse e io mi innamorai. Non successe lo stesso a lui e ora le nostre vite hanno preso direzioni differenti. Non ho alcun rimpianto: da lì in poi ho scoperto un mondo che non smette di affascinarmi! Trovo quindi decisamente ingiusto e ipocrita che si continui a predicare la parabola della “persona giusta” che ti ama e mai ti lascerà e in virtù di questo è “degna di accedere alla tua virtù”.

Se vi va, fate sesso! Fatelo responsabilmente, ma fatelo!

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