Se la libera sessualità diventa “colpa” in un divorzio

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Lui scrive:

Cara Eretica, rimaniamo sullo #slutpride e parliamo di matrimonio e “tradimenti”. Fin da piccolo mi son sempre chiesto che razza di tradimento fosse mai il tradimento fisico; per me l’unico tradimento degno della parola è quello morale: tradire la fiducia di qualcuno. Ma se una persona con cui faccio sesso io, fa sesso anche con altri, a me che importa?

Bene, oggi mi leggo il Decreto Cirinna’ sulle Unioni Civili e la convivenza e scopro che chi si unisce civilmente si obbliga, esattamente come chi si sposa, alla “fedeltà’”. E scopro anche che per sciogliere un unione civile bisognerà utilizzare le stesse norme che valgono per il matrimonio. A maggior ragione, mi viene da chiedermi perché’ diavolo han dovuto inventare le unioni civili invece di estendere l’istituto del matrimonio anche agli omosessuali, ma questo è un altro discorso, e comunque sappiamo la risposta.

Il punto che qui m’interessa sottolineare è cosa voglia dire l’obbligo di fedeltà, per la legge. Io l’ho scoperto il giorno in cui la mia ex moglie presentò ricorso contro di me in tribunale per chiedere la separazione per colpa (colpa mia, cioè). Perché avevo colpa, secondo il ricorso? Perché avevo una vita sessuale “sregolata”: altre donne, prostitute e perfino rapporti omossessuali. Ora: io, nella vita, ho fatto tutto questo; non credo, in particolare, di aver avuto rapporti omossessuali mentre ero sposato a quella signora, ma tant’è; la maggior parte delle prove portate a sostegno del ricorso erano false, costruite. La signora si era attaccata alle confidenze fattele i primi tempi del nostro rapporto, quando andavamo insieme nei club per scambisti e lei si divertiva almeno quanto me, e mi sentivo libero di dirle tutto, anche che avevo avuto rapporti omossessuali.

Pensate che in occasione della mia festa di addio al celibato, feci sesso con una transessuale e glielo raccontai senza che a lei importasse. Primi tempi felici che durarono poco: dopo pochi mesi di matrimonio ebbe una specie di crisi “morale”, mi disse che ero un porco depravato che l’avevo “costretta” (chissà come) a fare sesso con estranei e che lei non intendeva più prestarsi alle mie “perversioni”, anzi le chiamò “patologie”. Avrei dovuto separarmi subito, finche’ non c’erano figli e non guadagnavo molti soldi, ma ero giovane e stupido.

Mi dissi che quello sbagliato ero io e che i principi libertari e libertini con cui ero cresciuto (sostenuto da mia madre) erano errati. Cercai quindi di adattarmi allo stile di vita dei monogami e il risultato fu un disastro. La tradivo a ripetizione, all’inizio solo con prostitute per non rischiare, poi anche con donne che prostitute non erano. Finche’ mi scoprì, io ammisi subito il tradimento, stanco di anni di menzogne, e arrivammo alla separazione e al ricorso che ho citato all’inizio.

Il mio avvocato mi spiegò che il coniuge cui addebitano la colpa perde il diritto agli alimenti; quel che non era il mio problema, in quanto soggetto economicamente più forte, ma piuttosto il suo scopo era quello di farmi apparire male di fronte al giudice, affinché mi fossero alienati i figli (in particolare io chiedevo la custodia di mio figlio di 11 anni, il quale voleva stare con me, avendo subito nel passato abusi dalla madre) e fossero aumentati gli alimenti a mio carico.

Ce la cavammo bene con l’avvocato: la nostra contro-memoria tendeva a smontare le prove delle mie “patologie” e portare quelle delle sue infedeltà, ossia le scopate che lei si era fatta durante il matrimonio, e quindi chiedeva, a sua volta, l’addebito della colpa a lei. Ora, a me di queste scopate sue, che mi erano note da anni, non fregava nulla, non essendo un maschio a cui importa del proprio “onore”, ma tant’è “a la guerre comme a le guerre”: dovevo difendere mio figlio e il reddito guadagnato con il mio lavoro.

Il risultato fu che lei scese a miti consigli e si raggiunse un accordo e una separazione consensuale, e mio figlio ebbe il coraggio a 11 anni di dire la verità al giudice su una madre di cui aveva terrore fisico e quindi è stato allocato presso di me.

Ora mi chiedo: lasciamo perdere chi dei due ha “tradito” prima l’altro, credo di essere stato io, anche se quando lei ha “tradito” non sapeva di essere stata “tradita” in precedenza. Questo tipo di “tradimento” conta? O conta il tradimento della fiducia da parte di una persona che hai amato e cui hai raccontato le tue cose private e le usa per creare di te un profilo “perverso” per orientare un giudice contro di te, allo scopo di toglierti soldi? O conta il tradimento di chi non ha mai ammesso di aver avuto rapporti sessuali “adulteri”, mentre io lo ammisi subito?

Allora mi chiedo: a cosa serve il matrimonio? E’ un atto di amore, o un semplice ricatto economico che entra nella tua sfera più intima e personale: sei ricattato su quello che devi desiderare sessualmente e non sei più libero di essere un* puttan*. Concordo con te, Eretica, che chiami all’unione e alla difesa di tutt* i/le puttan* e adulter*. Noto che nello stesso Decreto Cirinna’ è anche finalmente previsto l’istituto della convivenza, il quale, non prevede l’obbligo della “fedelta’”. Forse è quella la strada per noi “sluts”, zoccol*, puttan*, che crediamo nel sesso come divertimento, come gioco, e che crediamo che i nostri corpi non appartengano a nessuno, neanche a chi amiamo e che certo non amiamo meno perché’ godiamo.

Viva il sesso e viva la liberta’!

P.s.: recentemente la mia ex mi ha minacciato che avrebbe raccontato ai nostri figli, un maschio e una femmina, delle mie “patologie” (le prostitute, la promiscuita’, la bisessualita’). Le ho detto che forse era meglio aspettare che almeno la piccola avesse qualche anno di più, ma che comunque a me andava bene, e che speravo solo che i miei figli potessero essere persone sessualmente libere.

Comments

  1. Non è la prima volta che sento di persone sposate che vanno in crisi morale. Spero che a me non succeda mai!

Trackbacks

  1. […] leggevo questa storia ad esempio: perchè lo Stato italiano deve obbligare i coniugi – per legge, prevedendo quindi […]

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