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Il valore delle tette

378a812d6816f91c8cbe1594fd04dd92Piacere, Alice.

29 anni, laureata, cervello (e pure tutto il resto) in fuga. Artista. Dipingo, scrivo, ho fatto teatro, per un po’. Nulla di eccezionale. Solo cose parecchio di nicchia. Voglio godere del mio tempo, il mio presente, cercando di sfruttarlo il più possible perché so bene che questi sono anni che non torneranno più. Non ho nessuna voglia di trovarmi a 50 anni a rimpiangere gli anni trascorsi a sognare progetti che non ho mai realizzato e a dover ammettere che non c’è più tempo. È passato. Finito. Ad una certa età si fanno solo cose quiete e si cerca più stabilità. O almeno è così che immagino il mio futuro.

Il mio progetto di vita richiede soldi guadagnati in poco tempo, così vendo servizi sessuali, per scelta, senza dubbi, pentimenti, esigendo per me solo il riconoscimento di alcuni, necessari, diritti. Lavoro, abito in un posto e sono io che pago l’affitto. Io pago le bollette, io faccio la spesa, compro alimenti, vestiti, tutto quello che mi serve. Non chiedo soldi ai miei da circa sette anni. Ho sempre avuto una grande voglia di mandare a quel paese mio padre. Non come mia madre che è rimasta con lui per dipendenza economica. Non so se le sono grata o se la disapprovo. Di sicuro sento una profonda amarezza, per la sua mancanza di iniziativa, per il modo in cui si è assoggettata, senza saper quantificare il proprio valore. Le voglio bene, ho superato le crisi adolescenziali e, se è a questo che state pensando – perchè io so che cercate ogni pretesto per dirmi che sono sbagliata – il mestiere che faccio non dipende dalla voglia di trasgredire. Ho cominciato a farlo da adulta. Non voglio dirlo ai miei, né per dispetto né per vedere nei loro occhi sgomento, disprezzo, indignazione.

Nel mio ambiente le donne sono molto belle. Affascinanti, attraenti. Quelle più belle sono le donne vissute, sensuali, nulla a che fare con la bellezza esteriore. Guardandomi allo specchio, di me, ho sempre preferito la linea della schiena. Si esaurisce sulla nuca, e per valorizzarla evito di far crescere troppo i miei capelli. Ciuffo lungo, avanti, e collo scoperto, dietro. Ho un corpo che potrebbe sembrare quello di un adolescente, o di una ragazzina non ancora sviluppata. All’inizio pensavo che questo sarebbe stato un problema, ma poi ho visto che le tette sono troppo sopravvalutate. Io sono praticamente piatta, e non intendo cambiare. Non credo che la sensualità aumenti con l’aumentare del volume dei seni. Mi piace mostrare quel torace piatto. Indosso abiti aderenti, scollature profonde. Non uso il reggiseno, ovviamente, e il mio aspetto eccita molti uomini.

I miei clienti non sono tendenzialmente gay e neppure pedofili. La mia età è visibile. Io sono adulta. Il mio viso lo dimostra. Piaccio così come sono, e alcune colleghe sono state le prime a dirmi di non temere nulla. Sono quelle che mi hanno rassicurato, mi hanno mostrato quanto sono bella, così ho vinto dei complessi e sono cresciuta, moltissimo. Sono più sicura di me. Sono più consapevole del mio fascino. Sono fiera, serena, allegra, come non sono mai stata.

Alcune dicevano che verificare l’effetto che fai agli uomini può darti questo senso di euforia. Come se il mondo intero fosse ai tuoi piedi. Poi, man mano, ti ridimensioni e la cosa prende una direzione più matura, quieta, tranquilla. È nella prima fase che, in genere, alcune sex workers sbagliano. Abbandonano ogni prudenza, si sovraespongono troppo, rischiano, pensando che ogni cliente può essere solo un uomo adorante e riconoscente. L’equilibrio sta nel fatto di essere consapevoli dell’effetto che fai ma anche di non dimenticare mai che, anche grazie allo stigma che ci mette in cattiva luce, fidarsi è bene ma non fidarsi è ancora meglio. D’altronde, come in qualunque ambito commerciale, ci sarà sempre qualcuno che vuole fotterti, abbassare il prezzo, estorcerti prestazioni gratis, e se non c’è una regola a tutelarti non potrai rilasciare ricevute e pretendere il saldo di un debito da parte di un cattivo pagatore.

L’altra buona regola è quella di lavorare informando un* collega. Se resti in una rete di persone che fanno lo stesso lavoro è più sicuro e le informazioni condivise grazie all’esperienza rendono più semplice quello che fai. L’altra cosa da fare è investire sul futuro, come farebbe qualunque lavoratore. Non potrò lavorare per sempre e, chi lo sa, in futuro potrei decidere di smettere e andare a godermi il resto dei miei anni in una nazione che costa poco e che è piena di sole e spiagge. Una mia collega dice che quando avrà abbastanza soldi vuole tornare nel suo paese e aprire un locale sulla spiaggia. Ogni tanto mi chiede se voglio partecipare all’investimento e andare via con lei. Non ho certezze, per adesso. Mi godo quell che vivo in ogni momento.

Da poco ho scelto di coabitare con un collega, un uomo, che vende servizi particolari. Viene pagato da clienti che amano farsi sottomettere. È uno straordinario musicista e se non fosse molto gay vorrei farci l’amore tutti i giorni. Un giorno ho dipinto lui e me, insieme. Il suo strumento musicale. Le mie piccole tette. Quel giorno io e lui abbiamo condiviso una bella intimità. Nudi, insieme, abbracciati nel mio letto, a ridere di tutto. “Prima o poi dovrò farti conoscere la mia famiglia” – annunciava, e rideva. “Sei tu la mia famiglia” – risposi. E allora penso a quello che dicono della gente come noi. Mi manca qualcosa? Non mi manca niente. E sto bene. Sto bene così.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Questi racconti mu fanno capire quanto e’ piccola, banale ed inutile la mia vita. Grazie eretica: e’ bello sapere che c’e’ ancora gente per cui vale la pena lottare, queste testimonianze che pubblichi mi sono preziose.

  2. Dovrei imparare anch’io ad essere così libera, trovare libertà e forza in me. Potrebbero essere dei propositi per il nuovo anno..

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