Sono un uomo e vendo servizi sessuali

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Sono uno studente universitario e per mantenermi vendo servizi sessuali. Si, perché a fare i/le sex workers non sono solo le donne. C’è una grande quantità di uomini, ragazzi, gay, bisex, e poi ci sono le trans, cioè le donne delle quali le abolizioniste non si occupano. Sono italiano e lavoro all’estero, perché è qui che studio. Questo lavoro io l’ho scelto, liberamente, e tanti altri miei colleghi possono dire la stessa cosa. Di noi si parla poco perché non siamo utili a chi vittimizza tutte le donne che vendono servizi sessuali. Le abolizioniste sono così perse nella fantasia, tutta proiettiva, di chi sogna, morbosamente, branchi di uomini che penetrano una sola donna. Le rubano pelle, organi interni e poi anche l’anima. Come certi indigeni che si rifiutavano di posare per le foto perché una fotografia rubava l’anima.

Il livello di ignoranza è lo stesso. E poi c’è anche un certo livello di malafede, perché le notizie che le abolizioniste mettono in giro sono menzogne, generalizzazioni, che negano a me il diritto di fare quello che faccio e di farlo senza portarmi uno stigma cattivo addosso. Sono un sex worker e vendo servizi sessuali ad altri uomini. Qualche volta mi è capitato anche di soddisfare una coppia formata da un uomo e una donna. O assieme ad un collega abbiamo risposto al bisogno di una donna che ci voleva entrambi. Quello che il mio mestiere comporta non sempre è positivo, come per qualunque altro mestiere ci sono alti e bassi, e, soprattutto, bisogna fare molta attenzione a prevenire malattie, ma guadagno bene e mi pago l’università, il vitto e l’alloggio.

Una volta arrivato qui ho iniziato presto. Avevo un compagno di stanza con il quale ci esercitavamo per diventare bravi a letto. Un pompino a testa, tanto per gradire, e poi rapporti sessuali che finivano con me e lui che dormivamo insieme, abbracciati. Quella fu una bella amicizia. Lui poi è andato via e in quella stanza è arrivata una ragazza con la quale non c’era lo stesso feeling. Quando dico alle persone che mi conoscono che sono un prostituto mi guardano come se io li stessi prendendo in giro. Anche loro immaginano che il mondo del sex working sia solo popolato da schiave e sono increduli quando parlo di me o di colleghe che hanno liberamente scelto di prostituirsi.

Una delle cose che spesso mi chiedono è se ho subito traumi da piccolo. E in questo conta la mentalità omofoba che non accetta la mia sessualità così com’è. Per essere bisessuale vuol dire che qualcuno deve avermi molestato da piccolo. Non è così. Non ho vissuto traumi né da bambino né nell’adolescenza. La mia è una famiglia normale e il contesto da cui arrivo è sano. E no, inutile che ci sia chi avanza il sospetto che io sia privato di qualcosa mentre vendo servizi sessuali. Io vendo un servizio. Non vendo carne, pensieri, pelle. E non è vero che chi, come me, si prostituisce per scelta paga uno scotto, in termini psicologici. Sono così brave le abolizioniste, le femministe puttanofobe, a trovare merda dove non ce n’è, perché altrimenti la loro utilità sarebbe messa in discussione. Perché altrimenti dovrebbero mollare il colpo e dare voce a chi vive di sex working e non di professionismo del vittimismo.

Sono un sex worker, conosco altri come me, non so fino a quando continuerò ma so per certo che molti sono gli studenti e le studentesse che fanno questo mestiere per guadagnare. In qualche caso ti chiamano anche a fare un film porno, e lì guadagni per una scena di sesso che potresti vivere gratis con chiunque altro. Davvero a voi non è mai venuto in mente di fare il conto dei pompini regalati, le penetrazioni, gli orgasmi, le eiaculazioni, tutto elargito gratuitamente? Davvero non vi viene in mente che quel che fate gratis potrebbe avere un prezzo? Solo chi immagina che il sesso sia solo una forma di espressione dell’amore non riesce a concepire che c’è sesso per il sesso e che si può guadagnare vendendo servizi sessuali ai clienti (o alle clienti).

Qualcuno ha poi detto che per gli uomini è più facile, perché noi uomini, e ha proprio usato il “noi”, non saremmo in grado di fare sesso con amore. Siamo macchine sessuate. Invece le donne amano intensamente ogni uomo con pene allegato, perché, una donna, altro non sa fare se non innamorarsi perdutamente di chi le procura un orgasmo. Vorrei sapere quante si sono innamorate di un bel vibratore o della loro stessa mano.

Così mi pare necessario raccontarmi, perché voglio dire a tutti che esisto e che, come me, esistono molte altre persone non riconosciute da chi parla di prostituzione. Ah, dimenticavo, a volte anche gli uomini possono subire violenza. Dipende dal fatto che non possiamo lavorare alla luce del sole e in ambienti protetti. Ma figurati se qualcuno ci ascolta mentre diciamo che più che i clienti a farci violenza è la polizia, e poi ci fanno violenza quelli che dicono di volerci tutelare e chi fa di tutto per criminalizzarci. Io sono un uomo e vivo di quel che guadagno con questo mestiere. Studio e una volta finito il mio percorso voglio viaggiare, andare ovunque, e, perché no, mantenermi vendendo servizi sessuali anche in altre nazioni. Questa è la mia scelta. Solo la mia, personale, libera, scelta. Questo sono io.

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Ti amo 😉

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