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Dalla #tetta alla #retta (Universitaria)

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Di tetta colpisci e di tetta perisci. Ieri è stato tutto un tettare di qua e di là, alcune pro, alcune contro, alcune boh. Però la voglia di fare chiarezza c’è. Non per sostenere tesi di un tipo invece che l’altro. Quel che a me interessa è che non sfugga all’attenzione di tutt* il fatto che a fare il tifo per la tetta Si ci sono fior di maschilisti che poi sono i primi a dare della zoccola alla donna vittima di violenza di genere e a fare il tifo per la tetta No ci sono paternalisti e matrone veramente moraliste che fanno la divisione tra le donne perbene e quelle per male. Di fatto non si è scatenato lo stesso putiferio a commento delle foto sexy degli uomini ignudi che hanno scritto sul corpo la targa della loro università.

Ieri pubblicavo pareri che centravano alcuni punti e rivolgevano al mondo una rivendicazione antimoralista, sentendosi pressate da norme che queste donne non hanno alcuna voglia di seguire. Oggi, dopo aver abbondantemente riso per l’altra iniziativa in rete, con tette che devono essere a prova di stilo, segnalo opinioni “contro”, e va bene discuterne purché si capisca che nessun parere può essere normativo per ciascuna. Quel che va bene a me non può essere legge per obbligare te a fare lo stesso. Su una pagina facebook trovate un intervento che mi è stato segnalato da Maria e che giudica le ragazze che hanno partecipato allo spotted delle esibizioniste. Marina d’altro canto scrive:

“(…) Dico che ogni donna è libera di mostrarsi o non mostrarsi; di mostrare quello che vuole e di non essere considerata troia o stupida per questo; di giocare con il proprio corpo e di esibirlo. Ma, senza voler giudicare le persone che hanno partecipato, posso dire che a me l’iniziativa non è piaciuta, senza essere tacciata di perbenismo, moralismo, sessismo? Non ne capisco il senso, che forse non c’è nemmeno, perché mi sembra un’iniziativa semplicemente goliardica, che ha il solo scopo di mettersi in mostra (e in ciò non c’è niente di male). Di conseguenza mi fanno un po’ ridere le femministe che cercano in tutti i modi di attribuire un significato profondo a quelle foto. Anche perché, se il senso fosse veramente quello di rivendicare la libertà di esibire il proprio corpo senza tabù, qualcuno mi spieghi perché ci sono solo belle tette, bei culi e bei pettorali. Non ho visto tette flosce, tette piatte, culi con cellulite o smagliature, culi smilzi. Non ho visto corpi “imperfetti” (sia chiaro che non penso che ci siano corpi imperfetti; mi riferisco allo standard comunemente imposto e accettato) la cui esibizione avrebbe suscitato ben altre reazioni.(…) Penso che le foto di corpi “imperfetti” avrebbero suscitato disgusto non solo nei perbenisti, ma anche in gran parte degli “altr*”, perché considerati brutti e quindi non accettati. Ci sono solo ragazze e ragazzi belli all’università, con tette grosse, culi marmorei o addominali scolpiti? Solo loro possono mostrarsi? La studentessa universitaria che rappresenta gli atenei italiani è solo quella che ha le stesse caratteristiche (che rispecchiano gli standard di bellezza) delle ragazze nelle foto? (…)”

A questo punto, dopo le critiche, serve una proposta. Io ho proposto la campagna “Dalla #tetta alla #retta” (QUI trovate già alcune risposte). Potete scrivere sul corpo, su un foglio, dove vi pare, il prezzo della retta sostenuta per poter accedere all’Università. Quali sono le difficoltà economiche di chi studia? Quali le differenze di reddito e dunque le difficoltà?

Una ragazza mi ha inviato i suoi conti in tasca. Scrive:

Ciao, vorrei aderire all’iniziativa proposta sulla retta universitaria.
Ho riassunto la mia situazione in una foto. Mi sembra di peccare di vittimismo, vorrei capire se è un mio pensiero o se è effettivamente lecito richiedere queste cifre per un servizio che talvolta si dimostra non all’altezza degli standard che ci si aspetta da una università quale UniMi.
Pur rispettando i parametri del merito non rientro mai in nessuna borsa di studio di ateneo, né, per quanto sono riuscita a saperne, altre, perché ho sempre il blocco del reddito. Ora, mio padre è artigiano e non ha lavoro da tre anni, mia madre impiegata, non si piange miseria, si vive dignitosamente, ci si concede addirittura qualche sfizio, ma possono essere veramente questi i numeri richiesti a una famiglia media? Due figli da mantenere negli studi, trasporti, testi scolastici, … può veramente ogni famiglia sostenere queste richieste? Considerando poi che tutto viene calcolato sul “reddito” dell’anno precedente?! Può uno studente che è fuori dal nucleo famigliare da meno di due anni vedersi calcolare la retta in base al reddito della famiglia d’origine?
Magari la campagna #tette, che io non ho trovato in sintonia con il mio sentire, può aiutarmi a capire meglio la situazione #rette. Perché è possibile che richiedere a una famiglia uno sforzo simile sia lecito e comprensibile, io sto cercando di capirlo ma per ora resto confusa.

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Ecco. Voi che ne dite?

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Comments

  1. Mi sei piaciuta, sia per l’argomento sia per come hai impostato l’articolo, approfondisco meglio le letture sul tema. Anche io come molti studio all’università ed ho gli stessi interrogativi che ho potuto riscontrare nelle testimonianze. Oltre che essere fra quelli e quelle che non hanno bisogno di finti moralismi #tetteinvista 😄😃😂😁😀 !

  2. contributo di Ilaria: Ciao Eretica, i grazie quotidiani che ti mando dovrebbero farti fischiare le orecchie, ma per oggi vorrei concentrarmi sulla questione delle rette universitarie. Ho 33 anni, ho preso una laurea triennale dopo le superiori, seguita da un master grazie al quale ho iniziato a lavorare, benché sempre con contratti traballanti, da quel momento in poi. Quest’anno ho deciso di iscrivermi alla magistrale per finire il percorso iniziato: vado al CAF per presentare la mia situazione reddituale e scopro che, dal momento che due anni fa sono stata alcuni mesi senza lavoro (durante i quali vivevo con i risparmi messi via precedentemente) pur abitando fuori casa dei miei dal 2010, l’INPS non si spiega come abbia vissuto tutto il 2013 con meno di 6000 euro di reddito e quindi mi impedisce di fare la dichiarazione ISEE come studente autonomo e mi fa rientrare nella situazione economica della famiglia di origine. Ora, i miei genitori sono un’impiegata e un pensionato, non dei nababbi. Però in questo modo i redditi si sommano e dovrò (ancora attendo di sapere l’importo della seconda rata) sicuramente versare una somma maggiore. Intanto, l’università degli studi di Milano mi ha chiesto come prima rata circa 700 euro. Dai calcoli che ho fatto, stimo che la seconda rata sarà sui 1000 euro. E niente, sono cifre che a me pesano – e no, non posso né voglio chiedere a mamma e papà di aiutarmi, hanno già fatto parecchio per me sotto ogni punto di vista. Spero che questa testimonianza ti sia utile. Un abbraccio grande, Ilaria”

  3. Non è solo una questione di rette elevate. I regolamenti che erogano le borse di studio sono sbagliati. Per dare una borsa di studio occorrono due criteri, il merito (misurato in crediti) e il reddito. Nel primo caso sono proprio i crediti ad essere un metodo davvero discriminatorio. Uno deve raggiungere una certa soglia per accedere alla borsa di studio, ma non tutti coloro che hanno il numero di crediti richiesto possiede una buona media di voti. Se uno vince la borsa di studio grazie ai crediti, ma è una capra e ha una media del 19, che se ne fa di una borsa di studio? Affiancassero anche una media minima per accedere ai soldi, e vedi che le posizioni già diminuiscono.
    Il reddito è la seconda forma discriminatrice, perchè nel caso dell’università si sommano i redditi di ciascun membro della famiglia. Quindi, ipoteticamente se mamma, papà e un fratello lavorano percependo 800 euro a testa, risulta che in casa entrano 2400 euro totali: Che poi lo stipendio del fratello è a suo uso esclusivo, e quello del papà serve a pagare le bollette, poco importa.
    Insomma, sono le regole di fondo che dovrebbero cambiare. Altrimenti i costi, paragonati con altre università mondiali, mi sembrano adeguati, escludendo ovviamente le varie condizioni che attanagliano gli atenei italiani!

    • Non serve cambiare la modalità in cui si calcolano le tasse universitarie, esse vanno semplicemente abolite.
      Un 19 è comunque una sufficienza, se si danno 19 a persone non preparate il problema sono i voti regalati, non il metodo col quale si calcola il merito. Le borse non dovrebbero essere garantite solo a chi è eccellente, bensí a chiunque sia in grado di concludere il ciclo di studi.
      Sí, con le risorse attuali non è possibile, ma il problema sono le risorse, non come esse vengono suddivise, se si passa il tempo a discutere la distribuzione delle briciole non si faranno molti passi avanti.

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