Studio e ho le tette. Eretica!

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Lei scrive:

Sono una studentessa universitaria.
Nel 1900 eravamo 250, in tutta Italia.
Preciso: studio a Milano. Un’ora e mezza di mezzi pubblici due volte al giorno e qualche sera a settimana di lavoro in nero per non chiedere ai miei più dello stretto indispensabile. Un diploma di Liceo in tasca, parlo 4 lingue, sto studiando la 5° e la 6°, un anno e mezzo passato all’estero.

E sì, ho le tette. Tette morbide, asimmetriche, tigrate di smagliature. Tette odiate, schifate, nascoste – tette che negli anni ho imparato ad amare, attraverso gli occhi e le mani di chi le ha apprezzate. Tette che mi piace mostrare, quando e a chi voglio io. Nel 1900 ce n’erano 500 in tutti gli atenei del Regno. Cinquecento tette, in totale. In questi giorni di feroce dibattito sulla pelle esposta delle mie colleghe, credo sia importante ricordare questo numero. Perchè? Perchè oggi, 2016, volete farci sentire ancora privilegiate.

Cagne, zoccole, mantenute, ingrate verso quel “padre” (sia mai) che ci sta pagando le tasse, perchè poco più di un secolo fa ce lo sognavamo di ricevere un’istruzione decente. Poverine, stupide, indegne di star lì, fuori posto. O quantomeno da compatire, lanciando contro-campagne che valorizzino le nostre fronti, i nostri cervelli, i nostri sorrisi, piuttosto che no i nostri piedi.

Il paternalismo, care le mie associazioni studentesche e care le mie bacchettone, è sessismo esattamente come quello di chi augura stupri e croccantini. Cosa significa esattamente “uscite/usciamo il cervello”, se non che esibire un (bel) paio di tette sia incompatibile con il profitto accademico? In base a che cosa, poi, voi che avete tranquillamente scelto di non farlo dovreste essere più intelligenti? E, tra parentesi, #sorridile non è tanto diverso da #escile: sono imperativi, ordini, invasioni del nostro spazio, esattamente come “copritevi”.

Al contrario, io stimo e un po’ invidio il coraggio di queste donne: mostrarsi, piacersi, esporsi. Provocare? Forse, e per questo fenomeno ancora più interessante. Sono donne libere, concetto evidentemente difficile da comprendere anche dopo centinaia di anni di lotte per l’emancipazione. La chiave di lettura che ho dato io è quella di un’iniziativa goliardica, nemmeno troppo originale (vedi “Best Bum of The Year” – a Cambridge, eccheccazzo), fatta da persone adulte e autodeterminate.

Sì, senza fini particolari. Per divertirsi, divertire, ricevere complimenti e far parlare di sè. Dov’è il negativo in tutto questo? Oggettificazione, mercificazione, dove? Se fossero fotografie “rubate”, diffuse senza il consenso delle persone interessate, umilianti, sarei d’accordo. Così, no: è un piano diverso. E’ la stessa differenza che vedo, con le dovute proporzioni, tra una donna che sceglie liberamente di fare la sex-worker e una vittima di tratta. Con che diritto posso biasimare la prima? Ero rimasta che il corpo mio lo gestivo io, no?

Piuttosto, dove stanno le condanne dei commenti offensivi e denigranti? Ah già, quelli son maschi. Si sa che son fatti così, che ci vuoi fare. Siamo noi a provocare. Ma si sa, se sei bella e ti piace farti vedere devi anche essere un po’ stupida. Altrimenti, copriti.

Beh, vi dico una cosa: le mie tette sono parte della persona che sono, tanto quanto il mio cervello; il mio corpo è tutto, integralmente, parte della persona che sono. Il femminismo è stato prima di tutto esigenza fisica, di spazio per vivere, godere ed esprimere me stessa. Ho pianto, vomitato, digiunato, bruciato, tagliato, curato me stessa. Ho lavorato anni per piacermi fisicamente e conciliare testa&corpo, e sentirmi a casa qui dentro. E rifiuto, rigetto, respingo al mittente – con tutto il peso del mio passato e la soddisfazione dei miei successi – la retorica che mi vorrebbe coperta, casta, umile e silenziosa per essere considerata una donna degna. Per essere una “brava ragazza”, di quelle che non se le vanno a cercare, una brava studentessa, in futuro brava moglie, madre, lavoratrice, santa protettrice; così come mi rifiuto di dover essere per forza sexy, piacente, decorativa.

Eccole qui, eccomi qui, un po’ in ritardo parte del body liberation front. Complice e solidale con tutte le puttane, le streghe, le spurie, le eretiche.
In memoria di quei 250 cervelli (e 500 tette) di cent’anni fa, col sogno di non dover rinnegare nè l’uno nè le altre.
Liber* tutt*.

 

Update: Dopo aver letto alcuni commenti, lei vorrebbe rispondere, sempre in maniera anonima. Ecco quel che ha da dire:

Qua nessun* intende ammantare un’iniziativa puramente goliardica di significati che non le appartengono. Quella delle studentesse e degli studenti milanesi non è una campagna femminista contro il body shaming, ad esempio, o di sensibilizzazione per chissà che cosa, nè sulla liberazione dei corpi – non direttamente almeno. Non è esibizionismo travestito da femminismo: è esibizionismo e basta. Forse sarebbe sufficiente leggere: “[…] senza fini particolari. Per divertirsi, divertire, ricevere complimenti e far parlare di sè”. Io riconosco che sia un’iniziativa fine a se stessa, quello che critico sono le reazioni ingiustificate (scandalizzate e/o aggressive). Critico l’equazione mostrare il seno = essere ignorante, stupida, indegna di frequentare un’università. Abbiamo le tette, più o meno grandi, e il cervello: le due cose non sono in contraddizione! Voler ridurre scelte di donne maggiorenni e istruite a “schiavismo” ha un nome: paternalismo. Non riconoscerle come soggetti, giudicare la loro carriera e il loro futuro in base a un selfie scherzoso, frivolo, divertente, è paternalismo. E’ indubbio che siamo tutt* socialmente condizionat*, da aspettative e proiezioni altrui; ma perchè se ne discute solo a proposito dell’autodeterminazione femminile? Perchè dobbiamo apparire sempre vittime, soggiogate, subordinate, quando decidiamo sui nostri corpi? Ricordo che il contesto in cui il tutto è nato è stato quello delle pagine “Spotted” – che spesso pubblicano contenuti molto più discutibili di un paio di scollature. A mio parere, il fatto che l’iniziativa sia stata associata al nome delle Università non ha particolare rilevanza. Prima ancora che essere legate ad un Ateneo, sono pagine da decine di migliaia di likes: quale spazio migliore, se l’obiettivo è solo quello di mettersi in mostra, giocando anche sul senso di appartenenza? D’accordissimo che sarebbe più interessante parlare dei problemi reali del sistema universitario italiano, piuttosto che della pelle scoperta di qualcun*.

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Comments

  1. Grazie.

  2. Ma perchè dovete sempre liquidare chi non la pensa come voi come paternalista (se è maschio) o bacchettona (se è femmina)? Io sono femminista, e trovo che questa trovata di fotografarsi le tette sia una delle peggiori pagliacciate mai viste. Mi pare anzi una implicita ammissione dell’equazione donna=tette+culo, contro cui il movimento femminista ha lottato a lungo: una specie di autogol, insomma. Ma poi, fotografarsi solo UNA parte del corpo, (isolando il resto) significa rendere quella parte un feticcio, ovvero un oggetto di adorazione esaltata. Mi sembra insomma l’espressione di un’idea molto confusa e superficiale di “liberazione del corpo”, come se la liberazione passasse necessariamente dalla pubblicità e dalla spendibilità sociale. Tale fanatismo degli organi sessuali può ben essere associato a quella “desublimazione repressiva” di cui parla Marcuse nell'”Uomo a una dimensione”, concetto che aiuta a capire in che modo molto di quello che a prima vista sembra una “emancipazione” non sia che uno strumento di ulteriore asservimento.

    • Concordo in pieno. E, cara Eretica, il body liberation front va benissimo ma dietro ci dev’essere un contesto adeguato per rivendicare tale autodeterminazione. Non mi risulta che l’ambiente accademico c’entri molto col denudarsi. Quello in questione è puro e semplice esibizionismo, incredibilmente attinente con l’attuale spirito dei tempi che prescrive la condivisione di una foto per ogni respiro che si fa. Non è uno spogliarsi per liberarsi, ma per esporsi seguendo modalità tipiche della cultura occidentale, nello specifico statunitense. Punto. Non si può difendere anche l’indifendibile.
      P.s. Prima di dare della bacchettona anche a me aggiungo che anche dei ragazzi si sono fotografati pettorali e addominali, ma mi è sembrata una cosa stupida quanto quella delle loro colleghe.

      • Applausi!! 🙂

        • Io mi chiedo solo, come fate a definirvi femministe, e voler imporre paletti alla libertà di altre donne? non vi rendete davvero conto del contrasto?

          • La libertà che io rivendico per me stessa e per le altre donne in quanto femminsita non prescinde dall’avere rispetto dell’altrui libertà e dal rendermi conto del contesto in cui esercito la mia libertà.
            Avessero fatto una gara tra i/le ventenni più sexy di Milano o qualsiasi altra città la cosa sarebbe rientrata semplicemente nell’ambito dell’esibizionismo gratuito, discutibile, come dice qualcuno nei commenti più giù, ma tutto sommato innocuo.
            Dato che hanno tirato in ballo un’istituzione per la cui dignità lottiamo quotidianamente in tanti (e in cui di chi è più sexy non dovrebbe importare nulla a nessuno) allora sono loro che ledono la mia libertà di lasciare determinati temi al di fuori delle mie lotte quotidiane.
            Senza contare che all’interno dell’università stessa ci sarebbero lotte femministe da portare avanti ben più sostanziali che mettere il nome dell’università su un culo o un addominale…

          • Ma che paletti e paletti. Qui si vuole dire che I PHOTO CONTEST NON SONO NÉ UTILI NÉ SENSATI ALL’INTERNO DELL’AMBIENTE ACCADEMICO, sia che si fotografino tette, culi, addominali, fronti, gattini, unicorni, o arcobaleni. UNIVERSITÀ =/= CONCORSO FOTOGRAFICO/DI BELLEZZA. Ti è chiaro?

    • Addirittura l’inquadratura di una foto sarebbe oggettificante (sempre se questo termine abbia un significato reale e non inventato), e bisognerebbe fare solo foto con inquadrature distanti dai genitali. Non vedo molta differenza con le usanze di certi popoli in cui c’è il burka.

      • Direi che c’è una certa differenza tra imporre del burqa e argomentare che l’associazione corpi nudi-università in una sfida a chi è più sexy è fuori luogo…
        Non amo insultare, ma direi che hai cominciato tu a dare segni di integralismo accomunando le opinioni diverse dalla tua al burqa.

        • Forse non hai letto bene ciò che ho scritto. L’associazione a cui mi riferivo era “taglio dell’inquadratura ristretto sulle zone del corpo sessualmente attraenti e oggettificazione”. e non corpi nudi-università.

          • Credo sia oggettificante nel momento in cui se ne fa un contest in cui il soggetto è sempre il medesimo, cosa che non all’interno di un book fotografico di nudo in cui il soggetto è la donna nel suo complesso.

            • Questo rende il tutto ancora più complesso.

              Lei dice che non vanno bene le foto in cui non si inquadra anche il viso in generale, tu dici che le foto in cui non si inquadra il viso ma solo il seno possono andar bene solo in alcuni contesti.

              Che fatica ricordarsi tutte queste regole e capirle.
              Ma come mai non andrebbe bene in questo contesto? Questo non lo hai spiegato.

  3. tutto molto giusto. ma dopo tutto questo studio, vi prego contiamone 1000 di tette nel 1900, per amor di matematica.

    • Le 250 donne iscritte nel 1900 non avrebbero potuto avere 1000 tette totali, nemmeno se fossero uscite tutte dal celebre film Atto di forza.

      L’unica cosa criticabile e decisamente fastidiosa delle tette spotted, che racconta solo una parte della vita universitaria, é che abbia avuto maggiore risonanza e faccia piú scandalo di tutti problemi pratici, didattici, reali delle e degli universitari.

  4. Applausi!
    Quanto a te, cara Valeria la femminista che vorresti imporre a tutte un modo “giusto” di sentirsi donna, in coda saresti diversa dai maschilisti, dai preti e dagli imam che bendicono gli aggressori di Colonia?

    • Io non voglio imporre niente a nessuno, ci mancherebbe. Io rivendico la possibilità di dissentire rispetto a qualunque buffonata virale che per giustificare la sua inconsistenza si mascheri dietro il nome altisonante di femminismo o di libertà.

    • Qui non si tratta del modo giusto di sentirsi donna. Ma del fatto che avere delle belle tette, un bel culo, begli addominali o altro non ha nulla a che fare con l’essere studente di un ateneo o un altro.

      • Madò, dire “ehi guarda che dissento da questa cosa di fotografarsi le tette” è un pochino diverso da far parte dell’Isis, eh. Sembrate non saper argomentare e nascondervi dietro al solito “eh se non sei d’accordo su qualsiasi cosa faccia una donna allora sei maschilista integralista cristiano dell’Isis!!!111″1”

  5. Stavo per condividere l’articolo su facebook. Poi l’ho letto.
    “LIBER* TUTT*”

    -.-

  6. Io non so da che parte stare. Sono la prima a non farsi problemi a fotografarsi le tette. Con questo però vorrei dire che sfidarsi tra atenei con tette è alquanto bizzarro.. Sicuramente non è un parametro “oggettivo” se così vogliamo classificato parametro. Perché ogni paio di tette per me ha il suo bello, quello che è di bello è che sono simbolo dell essere donna di cui andiamo fiere. Ecco buttarlo giù come una sfida alle tette più grosse o alle tette più rifatte o a qualsiasi altra cosa, annulla la bellezza della donna come piace a me. Perché poi tra atenei si è voluto usare le tette come misura di confronto? Siamo ancora nel medioevo che una donna vale di più se è più prosperosa?

    • Perché le tette sono belle, perché non è un’iniziativa seria e perché se una ragazza decide di uscirle non c’è niente di male, nemmeno se ci si scrive sopra il nome dell’università. Gli insulti invece sono sempre nel torto: se si trova così stupida la cosa basta ignorarla: a me i programmi di Maria De Filippi fanno ribrezzo e tristezza infinita e sono, a parer mio, un picco di idiozia raramente emulabile, tuttavia non giro per Internet a insultarne i protagonisti a destra e a manca.

      • Tu dici che “se una ragazza decide di uscirle non c’è niente di male, nemmeno se ci si scrive sopra il nome dell’università”, ma non argomenti. Io invece ti dico che se tante ragazze (o ragazzi) decidono di “uscirle” scrivendoci sopra i nomi delle loro università per una gara tra università a chi ha gli studenti più sexy e/o disinibiti ti dico che ci vedo qualcosa che non mi piace. Ovvero una sfida tra università su cose che con l’università non dovrebbero avere nulla a che vedere. E se in tempi “normali” basterebbe ignorare la cosa, in un periodo in cui si lotta ogni giorno contro politiche che distruggono l’università e negano ogni dignità al lavoro universitario, la cosa mi crea qualche problema.

        • Quindi secondo te evitare queste goliardate sarebbe di beneficio all’Università? La goliardia ha una tradizione secolare ed esisteva quando alcune Università italiane erano tra le più autorevoli al mondo.
          Oppure pensi davvero che con questa boutade si stesse valutando davvero (davvero!) la migliore università?

          • È vero, la goliardia è sempre esistita. Non sono sempre esistiti i social, né tanto meno l’attuale crisi dell’università.
            Per cui sì, secondo me cose di questo genere contribuiscono a svilire l’immagine dell’università e soprattutto a sminuire il duro lavoro di chi lotta ogni giorno per salvarla (se non altro perché mediaticamente le tette attirano i giornalisti più delle lotte sociali).
            Nella stessa settimana in cui Davide Faraone dichiara che “la ricerca non è vero lavoro” (al di là dei maldestri tentativi di smentita) in quanti sanno che c’è in corso una lotta per garantire l’indennità di disoccupazione ad alcune fasce di ricercatori precari senza alcuna tutela? E in quanti hanno visto le foto di tette, culi e addominali?
            Non sono così ingenua da pensare che, se non ci fossero state queste foto, i giornalisti sarebbero accorsi i massa a parlare di ricercatori precari, ma sicuramente l’università non fa abbastanza notizia da lasciare spazio a entrambi i temi. Per non parlare del fatto che, probabilmente, chi non conosce quel mondo e legge i giornali probabilmente resterebbe perplesso vedendo vicine le notizie dei precari che chiedono tutele e degli studenti che postano tette e culi…
            (e sì, l’opinione pubblica è importante, anche quella dei maschilisti superficiali purtroppo)

            • Quando dici che i giornalisti non sarebbero accorsi in massa ti sei risposta da sola. Se temi l’equazione “universitarie escono le tette = università inutile”, data la scarsità di materia grigia di chi lo pensa, non c’è dimostrazione logica in grado di ribaltare una pensata così idiota. E poi: davvero bisognerebbe fermarsi perché esistono i deficienti? Non credo sarebbe la mossa più intelligente.

        • Ma che cazzo vuoi dire “cose che con l’università non hanno nulla a che fare”?? Ma non hai mai fatto concorsi di miss e mister liceo a scuola? Non hai mai stilato la lista dei ragazzi (o ragazze) più fighi/e della scuola? Io boh. È una cosa goliardica per ridere. A Cambridge (Cambridge, santoddio) hanno organizzato un contest sul miglior culo e qua ci si scandalizza per due scollature. Se io dico che la facoltà di medicina ha più fighe di quella di ingegneria non sto svilendo o esaltando nessuna delle due facoltà, anche se la quantità di belle ragazze esula dall’insegnamento universitario.
          Fra parentesi, le università si sfidano nello sport con tornei organizzati apposta, si sfidano negli scacchi, diamine in America si sfidano su qualsiasi cosa, non capisco cosa dovrebbe andare a intaccare una “sfida” (se così si può chiamare, visto che non c’è nessuna competitività, ma solo un fine, di nuovo, goliardico) fra chi ha più tette belle fra La Cattolica e il Politecnico.

  7. Cara studentessa di un ateneo milanese,
    mi piacerebbe chiamarti per nome, perché vorrei che potessimo confrontarci direttamente su questo tema. Quella che tu definisci soltanto un’iniziativa goliardica, per me ha invece un aspetto un po’ inquietante. Cerco di spiegarmi, e ti invito ad andare a leggere il commento che ho scritto al post precedente sull’argomento (https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/01/21/le-tette-delle-universitarie/).
    Chiarisco che una sfida a colpi di tette e/o addominali tartarugati tra i/le ventenni milanesi mi avrebbe lasciato abbastanza indifferente.
    Tirare in mezzo l’università in una gara a chi è più sexy (donne, uomini, mi è assolutamente indifferente), invece, è tutta un’altra cosa.
    Viviamo tempi in cui l’università in quanto istituzione di formazione e ricerca, pubblica e accessibile è in grave crisi, in Italia in particolare ma non solo.
    Questo non è certamente il luogo per analizzare questa crisi nel dettaglio, ma davanti ad attacchi continui all’istituzione universitaria da parte della politica e dell’opinione pubblica, coinvolgere l’università che si frequenta in una gara di tette e culi (fino a prova contraria elementi che non dovrebbero rientrare nella valutazione di un ateneo) mi sembra solo controproducente. Nonché irrispettoso nei confronti delle donne e degli uomini che lottano ogni giorno per salvare la dignità del lavoro universitario.
    Tu citi “Best Bum of The Year” a Cambridge.
    Io al momento lavoro (anche) in una delle tre migliori università dell’UK (gruppo di cui fa parte anche Cambridge): tutte e tre sono università finanziate perlopiù privatamente, per cui gli studenti pagano cifre superiori alle 8000 sterline l’anno (e sorvolo sulle condizioni di insegnamento che ne derivano), in cui le forme di associazionismo studentesco non vanno oltre queste manifestazioni goliardiche. Potrei continuare, ma la critica al sistema universitario anglosassone non è l’oggetto di questo post. Mi limito a dire che questo non è il modello di università per cui io lotto ogni giorno.
    La risposta degli studenti che postano libri e fronti, mi sembra una reazione intelligente: lasciamo all’università quello che le compete, per tutto il resto (che peraltro dovrebbe a rigor di logica rientrare nel campo del “tempo libero”) non la coinvolgiamo.

    • A mio modesto parere, che peraltro condivido, citando Bergonzoni, si sta creando un falso problema. L’università non è soltanto studio, formazione e ricerca. Lo sa benissimo chi la vive dall’interno, da studente, ma credo anche da altre prospettive. Io l’ho vissuta solo da studente e so bene che l’università è molto altro. E questo molto altro varia dallo sport, alla socializzazione, alle manifestazioni studentesche, fino agli scherzi e alle battute goliardiche fra studenti.
      Oggi nella mia università il professore di anatomia ha offerto da bere ai ragazzi del corso di medicina per festeggiare la fine delle lezioni. Se io avessi scritto uno stato su facebook del tipo “Si bisboccia col prof!” oppure “E adesso si va a rimorchiare!”, magari condendo il tutto con una qualche foto di gente in pose/condizioni non propriamente sobrie, non penso che avrei svilito l’università. Perchè l’iniziativa di questo professore è perfettamente all’interno dello spirito universitario, seppure andare a far baldoria non rientra proprio in ciò che “compete all’università”. Allo stesso modo non riesco proprio a vedere dove sia il problema se ad una scollatura viene associato il nome di un ateneo. Nessuno che abbia mai messo piede in una struttura universitaria e in possesso di un QI in doppia cifra potrebbe mai prendere per buona l’equazione tette = sistema universitario degradato. Nè tantomeno tette = studentesse senza cervello. Sbaglierò io, ma mi pare si stia facendo solo un gran casino per niente. Non è questo che degrada l’università come istituzione, ma neanche lontanamente. Sono il favoritismo, il nonnismo, il nepotismo, qualche altra cosa brutta che finisce in -ismo, e poi la burocrazia infinita, l’arretratezza e l’ineguatezza delle strutture, un sistema di insegnamento vecchio, e potrei andare avanti. Ma giustamente questa non è la sede adatta ad approfondire i difetti del sistema universitario italiano.
      Anche perchè, se volessimo stringere all’osso la frase “lasciamo all’università quello che le compete”, allora aboliamo anche i CUS, i gruppi sportivi, i campionati studenteschi e tutto il resto. Tanto tutto ciò non rientra nel trittico studio-formazione-ricerca.

  8. Mah… io sono scettica sinceramente, c’è qualcosa che non mi torna. In parte hai ragione : sul fatto dei maschi da condannare coi soliti “cagna” ecc… Però d’altra parte forse tu l’avrai/avresti fatto x determinazione, ma siamo sicure che siano anche le motivazioni delle altre? Non so, io ci vedo più esibizionismo che autodeterminazione, di nuovo un cercare l’approvazione del maschio facendo vedere che belle tette ho. Forse x alcune sarà stato così, x altre no, non so… Ma a me pare che sia passato più il messaggio di esibizionismo che femminismo. “Il mio corpo lo gestisco io” ok, perfetto, ma direbbero così anche le veline (nessuno le obbliga, o sbaglio? E sono molto contente della loro professione, o sbaglio?) eppure ci battiamo contro l’uso della donna-oggetto a scopo pubblicitario, a scopo di cornicetta/riempitivo, perché sarebbe un ridurla a mere tette&culi. E questo non va bene! Queste studentesse non hanno fatto lo stesso, non si sono “ridotte” a tette? (Non vediamo le loro facce se non sbaglio)
    La mia è una sincera riflessione più che un’ accusa: quando si oltrepassa la divisione tra donna soggetto o oggetto del proprio piacere? Se io mi mostro x mio piacere, sono sempre oggetto o divento soggetto? Ahhhh non so, il confine è sottile, la confusione tanta, e in una cultura come la nostra dove le donne non sono ancora così emancipate e hanno da troppo introiettato lo sguardo maschile, c’è sempre il rischio di oggettivare un corpo mostrandolo. Ovvero, il mio piacere nel mostrare un corpo non deriva forse dall’approvazione maschile che suscita? Certo anche i maschi sono contenti di ricevere apprezzamenti femminili. Ma allora forse il problema è proprio questo: le donne sono ancora troppo dipendenti dal giudizio/approvazione degli altri/del maschio x poter mostrare liberamente il corpo in modo soggettivo. Quindi forse prima di denudare il corpo dobbiamo denudare il ns cervello da quello sguardo giudicante introiettato e solo allora saremo libere davvero.

  9. Carissima studentessa,
    nel 1900, periodo che hai ricordato all’inizio del tuo articolo, Virginia Woolf scriveva opere che sarebbero in seguito diventate la voce del femminismo internazionale, oggi, nell’evoluto 2016, le donne proclamano la propria libertà di pensiero scrivendo #escile.
    Sospendiamo pure i giudizi, ma spero vivamente che il femminismo non abbia portato a questo, altrimenti qualcosa è andato storto.

  10. Bravissima!! Essere donna/ragazza purtroppo significa ancora “appartenere” a qualcuno, a qualcosa, ad uno standard, stereotipo, moda, cultura, religione…E MAI APPARTENERE A TE STESSA. Ho conosciuto (e conosco) l’oddio che (tante) persone (donne e uomini) hanno verso chi “decide” di appartenere a se stessa rifiutando il ruolo di “supporting actor” per ESSERE PROTAGONISTA DELLA VITA PROPRIA. Alcuni mesi fa’, dopo l’ennesima “cafonata culturale” subita, una persona speciale ha scritto queste righe (che ti dedico)….”Ci sono uomini che sfregiano monumenti, distruggono cose, uccidono persone perché la loro bellezza è insopportabile. Essendo incapaci di bellezza, avendone paura, si vendicano usando violenza su chi invece di bellezza gode. A volte scomodano perfino il nome di Dio, come è accaduto qualche giorno fa in Iran, o usano la scusa del profitto per deturpare senza ritegno la natura.
    Agostino sostiene che la bellezza scaturisce dall’incontro dell’interiorità di un essere e dello splendore del cosmo che, per lui, è il segno della gloria di Dio. E’ attraverso un simile incontro che si abbatte il confine fra interiore ed esteriore. Perché l’uomo si ostina a negare questo incontro così facile, naturale, spontaneo? Siamo così vigliacchi, che preferiamo chiudere gli occhi, o chiuderli al prossimo, piuttosto che aprirli verso il bello che è fuori di noi e quindi dentro di noi. Da dove nasce questa paura? Come se la bellezza facesse torto al loro Dio. E’ vero che tutte le religioni hanno avuto la tentazione di mortificare la bellezza, nonostante essa sia ritenuta un frutto divino. Come è vero che la bellezza non è solo femminile, ma è quasi sempre maschile la voglia di coltivare e commettere bruttezza. Forse perché la bellezza è spesso sinonimo di piacere, un piacere che può mettere in soggezione e quindi va negato, represso, brutalizzato.
    Penso a quanta violenza subiscono ancora oggi le donne da parte degli uomini. Mutilazioni genitali, lapidazioni, frustate, e poi colpi di coltello, di arma da fuoco, botte, caso mai all’interno delle case in cui tutto sembra normale. A ogni latitudine, da nord a sud, da est a ovest. Eh no cari larici, care rocce, care nuvole, cara Reyhaneh questo mondo non sembra fatto per il bello, nonostante sia così bello. E a quella nuvola che corre lassù affido alcuni versi di Alfred de Musset, che ti dedico con lo sguardo rivolto alle montagne:
    Ma la bellezza è tutto. Platone stesso l’ha detto:
    La bellezza, su questa terra, è la cosa suprema.
    E’ per mostrarcela che ha fatto il giorno.
    Nulla è bello se non il vero, dice un verso illustre;
    Ma, senza tema d’eresia, io gli rispondo:
    Nulla è vero se non il bello; nulla è vero senza bellezza.”

  11. mobbastaveramente says:

    “Studio e ho le tette. Eretica!” questo è il tuo titolo, e da questo capisco che non hai centrato il problema. Non è la correlazione studio-tette a fare scalpore è l’analogia studio -mostroletette, che analogia proprio non è, ma sarebbe dovuta essere studio-mostroleidee. Ma questa sfida a colpi di tette a me non ha sorpreso, perchè nel mondo come lo conosciamo oggi mostrare il proprio corpo (attenzione, solo se corrisponde a determinati standard estetici) è purtroppo diventato il fatto che attira maggiormente l’attenzione, l’audience, i like. Questo contest non mi fa schifo perchè può scalfire il valore delle donne, mi fa schifo perchè è l’ennesima rimostranza del fatto che sempre più persone pensano ad ottenere feedback attraverso il proprio corpo (attenzione sempre e solo se corrisponde a determinati canoni estetici) e non attraverso il proprio cervello e le proprie idee. Mi dispiace che questo atteggiamento già dilagante nei social network si sia riversato anche in ambito accademico. E mi sono rotta di dovermi sentire giudicata per la mia prima scarsa e per il mio corpo non perfetto, cosa che in ambito universitario fortunatamente non mi è mai pesata più di tanto, fino a ora, perchè all’università ha sempre pesato più il cervello che l’aspetto fisico. Il fatto che qualcuna abbia deciso di mostrare le proprie tette con scritto #nomedell’università non è sinonimo di poca intelligenza da parte loro, è sinonimo di un loro disperato bisogno di ricevere approvazione. Mi dispiace che abbiano scelto la via più facile (il corpo femminile, a maggior ragione se bello, ha sempre ricevuto ammirazione) e non quella più difficile che è quella di ottenere attenzioni su temi importanti e che riguardano il nostro futuro. Mi sono rotta di vivere in una società in cui l’apparenza conta sempre più della sostanza. Quindi forse saprai anche centordici lingue e ti farai un culo così per studiare e lavorare ma se non hai ancora capito che mostrare pezzi del proprio corpo (fuori da contesti quali arte, moda, medicina) non è libertà ma solo avvilimento dell’intelligenza beh allora hai ancora tanto da imparare, come me e come tutti d’altronde. Perchè finchè ci saranno persone come te, che confondono queste pagliacciate con la libertà di fare ciò che si vuole con il proprio corpo, gli obbiettivi importanti del nostro futuro e della nostra società rimarranno in secondo piano. E se nel 1900 in giro per le università c’erano solo 250 paia di tette e oggi molte di più è perchè abbiamo mostrato il nostro cervello e non le nostre tette. Tutta questa mia rabbia nasce dal fatto che quotidianamente devo fare uno sforzo per essere presa in considerazione per il mio cervello e non per il mio aspetto fisico da branchi di aspiranti ingegneri e un bel giorno una manciata di dementi pensa di mostrare le tette in correlazione alla propria università, mandando a puttane i miei sforzi.

    • Fin ora non avevo ancora commentato questa moda delle tette universitarie, però qui ho letto un paio di commenti interessanti. In particolare il tuo mi piace molto e penso rispecchi il pensiero di molte ragazze/i in questi giorni. Mi meraviglio che non sia ancora arrivato qualcuno a scriverti “ecco, il tuo dissenso deriva dall’invidia, perché tu hai una prima scarsa e anche se volessi non potresti uscirle!”. Casualmente infatti la maggior parte di queste donne ha un seno abbastanza abbondante. Che strano che non ci siano in questa iniziativa delle femministe desiderose di mostrare liberamente la loro prima di seno! Perché in realtà, questa cosa nasce con il solo scopo di esibirsi e ricevere in cambio like, apprezzamenti, orde di maschi sbavanti. E tutto ciò, come dici tu, si ottiene solo con determinati canoni estetici “standard”, ovviamente dettati dalla popolazione maschile. Quindi per me la copertura del femminismo non regge, se la si usa come scusa per cercare comunque l’approvazione maschile. La gara tra università è solo il pretesto per raggiungere lo scopo, poteva esserci qualsiasi altra cosa scritto li, anche “scemo chi legge”, che senza dubbio sarebbe stato più appropriato. Quindi se fossi in te nemmeno mi sentirei offesa dal nesso studio-mostroletette, tanto come scrivi tu le donne hanno fatto strada nelle università non certo grazie alle tette e non sarà uno scherzo goliardico a cambiare le cose (oppure si e in quel caso sapremo con certezza che la nostra società ha fallito). Ora sia chiaro che non giustifico assolutamente chi si mette a insultare, né voglio mettere paletti alla libertà di queste ragazze che, fosse per me, potrebbero continuare a postare selfie di tette ogni giorno. Però mi da fastidio quando si vuole per forza coprire l’esibizionismo e la voglia di divertirsi con il proprio corpo con altre cose. E cosi come loro sono libere di mostrare le parti del loro corpo che preferiscono, io sono libera di dire che questa è l’ennesima stupida moda dettata dai social, da seguire come tante pecore, senza nessun buon motivo se non quello di “mostrare e apparire”.

      • Ognuno ha il suo: non vorresti vedere panze pelose(con i tuoi canoni ovviamente dettati dal tuo essere donna eh), e non sarebbe neanche interessato un panza pelosa a prendere parte a una competizione TRA PAGINE DI PR che attingono clienti maggiormente dalle università.
        Che non ci azzecchi nulla il femminismo è chiaro, ma il problema(e il pericolo) è proprio pensare che queste azioni di esibizionismo ben contestualizzate possano inficiare anche solo minimamente altre qualità delle stesse protagoniste o del genere femminile in sè, e quindi magari crederci.
        Dovrebbe salire molto più all’attenzione il fatto che ci sia un’esplosione mediatica(fomentato dalle numerose pagine di giornalismo trash per carità) intorno ad un paio di tette postate da persone poco più che adolescenti, che non questioni più dirimenti legate alle università.

        • mobbastaveramente says:

          Esatto, è proprio questo che mi fa infuriare, che l’attenzione è focalizzata sempre su questioni infime e superficiali. Mi dispiace che la massa non cambi mai, che si faccia abbindolare da fenomeni di questo tipo, e dentro a questa massa ci sono anch’io che mi sento in dovere di sprecare del tempo per giudicare il fatto, mentre la reazione più appropiata sarebbe l’indifferenza. Mi dispiace che le persone debbano affannarsi a costruirsi un’immagine canonica per essere presi in considerazione, per magari raggiungere quel quarto d’ora di fama mediatica citato da Warhol. Mi dspiace che nonostante il nostro progresso non siamo riusciti a liberarci da questa debolezza, ma anzi sembra che la tecnologia ci stia facendo affogare sempre di più in queste catene sociali. E se tutto questo mi fa sentire piccola e debole quello che più mi spaventa è che venga data una legittimazione idealistica a queste provocazioni goliardiche, in questo senso è quindi giusto dare un giudizio e urlare al mondo: “Ragazzi stiamo andando fuori strada. Riflettiamo e diamo il giusto peso alle cose, facciamo attenzione a contestualizzare i fenomeni sociologici e a dare la giusta importanza e priorità ai fatti che accadono nella nostra società, in caso contrario rischiamo di cadere in un vortice di ignoranza che cambia il nostro modo di vedere il mondo esterno e di consegenza ci fa prendere decisioni sbagliate su temi importanti quali storia e femminismo, che nulla hanno a che vedere con queste sfide demenziali”. Ecco è questo il punto su cui vorrei attirare l’attenzione: riflettiamo sulle tematiche importanti, riflettiamoci seriamente, senza aspettare che qualche evento le porti a galla nella pozza mediatica, e per favore non accostiamole a bravate ignoranti.

    • Bellissima risposta, e senza scomodare “Il Femminismo” o “La Storia”. Solo Il Contesto, che sembra essere l’unico parametro comprensibile.

  12. inizialmente il discorso è tutto orientato alla serietà di questa iniziativa, un excursus storico sulle 500 tette del regno e sulla serietà della scrivente. poi la scrivente dice che è una cosa per ridere, provocare. un atto goliardico, il che vuol dire che è volgare e che suscita volgarità, magari commenti offensivi che nessuno ha condannato. in effetti se si provoca c’è sempre qualcuno che ci casca, o no? sembra un dispositivo fatto apposta per discutere sul nulla. non va bene farsi provocare da questo gesto, ma era provocatorio, non va bene criticarlo moralmente o paternalisticamente, ma ha una sua moralità perché è un indice di autodeterminazione, educa ad essere libere. e poi è provocatorio, goliardico. ma nel regno c’erano solo 500 tette. si potrebbe andare avanti all’infinito, sempre nel nulla, in sospensione tra tette e moralismi che nulla hanno da dirsi

  13. Senza dubbio è una tematica che desta particolare interesse ma credo che venga presa una misura di confronto poco attinente a questo ambito. Sono la prima ad essere contraria a quei giudizi che ne derivano.. che trovo alquanto retrogradi, vacui, conformisti e di poco gusto! Poi, chiaramente, è una questione di punti di vista! “mala tempora currunt”!!!

  14. Mi imbatto casualmente nel tuo pezzo, leggendo riflessioni di vario genere sul tormentone del momento. Che dire, scrivi pazzescamente bene. Tette a parte, nel tuo caso “there’s more than meets the eye”. (Così valorizziamo anche le lingue straniere)

  15. Non comprendo la bagarre che è stata montata su questo caso (commenti al presente articolo compresi).
    Premesso che il fatto è una goliardata e come tale andrebbe preso – ma ho l’impressione che sia parecchio difficile per molti farlo, visto che si continua a contestualizzare la cosa all’interno di lotte/vertenze femministe/progressiste cui dubito i protagonisti volessero rifarsi – l’unica cosa che un* femminista/progressista dovrebbe condannare è la vagonata d’insulti piovuti a senso unico sulle protagoniste femminili del caso.
    Il resto sono supercazzole da libertari della domenica che sono pronti a salire sugli scudi ma solo per difendere il proprio microcosmo ideali e quelli ad esso allineati, guarda caso la fotografia della frammentazione e marginalismo micro vertenziale della sinistra “radicale” di oggi.

  16. Basta. Finitela a fare la morale . Io ho le tette e le mostro. Faccio quel che voglio. Ma su e dai. Anche io studio e lavoro e le tette le mostro solo alla persona con cui ho una certa intimità. Sono stufa di questa Italia ignorante in qualsiasi cosa. Ok ognuno fa quel che vuole ma per cortesia cercate di capire che mostrando la vostra nudità fate solo un piacere ai maschi ….ebbene si i maschi perchè i veri uomini sono indignati da quello che state facendo. Copritevi le tette i culi e andate a far valere le vostre idee in altri modi.

  17. come ulteriore spunto di discussione vi segnalo il post di oggi che raccoglie altri pareri e rilancia con un’altra proposta di iniziativa http://www.demotivateur.fr/article-buzz/coince-un-stylo-sous-tes-la-nouvelle-mode-stupide-des-reseaux-sociaux-4492

  18. L’ha ribloggato su A piedi scalzie ha commentato:
    Da leggere! Ve lo presento..!

  19. Un’articolo in utile. Mi sembra di aver capito che l’autrice però non è tra quelle che le hanno “uscite”. Premesso che penso che ognuno sia libero di fare quello che vuole, poi con il proprio corpo ancora di più, mi chiedo….. Perchè si sente così in dovere di difendere le sue colleghe che lo hanno fatto? Lei sa perchè le sue colleghe lo hanno fatto? E perchè lei non l’ha fatto?

    • Perché così, ad occhio, è fastidioso vedere insultare persone che non arrecano danno ad alcuno. Il problema non è uscirle o meno ma è poterlo fare senza che nessuno si senta in diritto di insultare per un comportamento innocuo.

  20. io sono io, intera, bella o deturpata dalle ingiurie del tempo, ma senza bisogno di immortalarmi, ora o allora: sono una donna, una femmina spero non stupida. Nipote di una nonna che non potendo iscriversi all’Università studiava con lo zio e si è laureata giusto prima della 2 guerra mondiale a 48 anni. Non mi è mai piaciuto Narciso femmina o maschio che fosse

  21. #Matrilineare 😉

  22. Il tipo di pensiero avallato in questo spazio incorre diffusamente a una ipostatizzazione del concetto di autodeterminazione; la conseguenza che ne scaturisce è, spesse volte, la consegna di formule retoriche a un discorso che si rivela pericolosamente carente di una connotazione biopolitica.
    La rivendicazione in senso assolutistico di un principio come la libertà di mostrarsi, esporsi, implica, come in tal caso, il paradossale esito dell’assegnazione del sé a una modulazione eterodiretta, un paradigma strutturante che lascia avvitare la scelta su se stessa scarnificandola del suo potenziale critico.
    L’autodeterminazione prevede consapevolezza, ma questo richiede un livello più ampio di analisi, necessita di responsabilità cognitiva. Così, anche la frivolezza è una responsabilità, con tutte le sue ripercussioni del caso. Difendere tout court un’azione, in nome di una presa di posizione contraria allo slut-shaming e alla cannibalizzazione mediatica di stampo sessista, nega un terreno argomentativo votato alla disamina da cui far emergere le varie diramazioni del potere che in questo caso entrano in scena.
    Liquidare con epiteti come “matrona” o “paternalista” chi tenta di avvalersi di nuovi orizzonti di senso sottaciuti, inficia sull’onestà intellettuale. Tirare in ballo il discorso morale per supportare la propria opinione, anche laddove il discorso morale sfuma in favore di uno più strettamente politico, restituisce una visione limitata della questione,. Qual è la linea di confine quando l’espressione non è altro che affiliazione al sistema fallocentrico e capitalistico che la richiede?
    Difatti qui siamo dinanzi un doppio strato di subordinazione valutando la “causa” promossa.
    La rivendicazione, (forse utilizzata solo come pretesto ma non per questo non degna di nota) di contiguità alla precarizzazione, alla aziendalizzazione, al sapere come merce.

    • lo dici parecchio difficile, però sono daccordo. per me questo modo di intendere l’autodeterminazione è parecchio semplicistico, e un tantino pericoloso. e non perchè sono una moralista…

    • Anche se con linguaggio difficile, dici cosa con cui sono daccordo. Non mi convine questo modo di intendere l’autodeterminazione, lo trovo abbastanza semplicistico e anche un tantinello pericoloso. E non perchè sono moralista….

  23. Finalmente. Hai ragione in toto , figliuola, per quanto mi riguarda. E voi, commentatori giudicanti, potreste anche fare a meno di assolutizzare vostre personali convinzioni a verità assoluta.

  24. Grazie, non avevo ancora messo a fuoco l’ovvia ragione per cui quest’iniziativa non mi piace (non me ne frega nulla, sia chiaro, faccia ognuno quel che gli pare e piace del suo corpo, del suo cervello e financo dei suoi peletti nel naso, ci mancherebbe). Forse era talmente banale che non ci pensavo: è che a me non piace l’esibizionismo e non lo considero un valore positivo. Per niente.

    • Basta avere chiaro che l’esibizionismo è un comportamento che non nuoce a nessuno, dunque se ti dà fastidio è solo ed esclusivamente un problema della persona infastidita.

  25. Ragazzi la libertà di una persona finisce dove inizia quella di un’altra. Mostrando tette o sedere non si lede nessuno. Che sia uno scherzo o qualsiasi altra cosa non importa. Sono certo che la padrona di una di queste tette possa essere un ottimo presidente del consiglio / Ceo / professionista …eccetera.
    Ciao!

  26. Indubbiamente ognuno é libero di fare quello che vuole, ma ciò che io personalmente non apprezzo di quelle foto é che nessuno “ci mette la faccia”, sia in senso letterale che metaforico. Sono immagini molto tristi di chi non si sente apprezzato e che ha bisogno dell’anonimato per farsi notare.

  27. Grazie per questo articolo. Sono d’accordo con te : una trovata goliardica, certamente non costruttiva, ma niente più di questo! Non ho trovato scandaloso che delle donne mostrassero i loro seni per divertimento. Questo è più o meno quello che ho scritto su una pagina fb indegna di esistere per ogni essere umano intelligente : Lanciare croccantini alle studentesse dell’università di Miliano. Non mi sono permessa di offendere nessuno, nonostante questa banda di selvaggi incivili abbiano vomitato contro queste ignote ogni sorta di sozzura. Dopo aver lasciato il mio pacato commento, sono stata anche aggredita da uno di questi signorini che ha indebitamente preso una mia foto da fb e l’ha pubblicata in questa pagina aggiungendo un BAU BAU! Il motivo : sto difendendo delle troie!

  28. Sulla cosa, da studentessa delle università in questione, la penso così…. http://romanzouniversitario.blogspot.it/2016/01/escile-o-di-come-dovremmo-rifarci-il.html

  29. Le persone, uomini o donne che siano, veramente libere si mostrano (e ben venga la libertà d’essere totale) senza doversi aggrappare a simili iniziative. In quest’ottica, spogliarsi “per un hashtag” risulta semplicemente nonsense e un po’ stupidino. Non so se mi spiego. Per motivi goliardici si può fare qualunque cosa in qualunque momento come iniziativa personale, non occorre creare un “movimento” fine a se stesso. Risulta ridicola non tanto l’esposizione di un seno (non scherziamo, davvero qualcuno si scandalizza?) ma l’improvviso esibirsi in massa, onestamente un po’ a caso. Come una moda. Cioè, aspettavi il 2015/16, e un hastag per mostrarti? Se hai questo impulso lascialo fluire per tua iniziativa. Ascoltati, capisci chi sei, conosciti. Sii libera davvero, sii libera in autonomia.

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