Le tette delle universitarie

tette

Gloria scrive:

Cara Eretica, seguo da tantissimo tempo il tuo blog e la tua pagina, le trovo illuminanti, anche grazie alla possibilità che offri ad ognuno di poter raccontare la propria storia. La mia non è una storia, è semplicemente uno sfogo derivante dalla polemica scoppiata sul web negli ultimi giorni, per intenderci, quella delle studentesse che fanno foto in reggiseno a sostegno della propria università.

Non entro nel merito dell’utilità dell’iniziativa, non mi interessa. Non sta a me decidere per cosa qualcun’altra debba ritenere utile spogliarsi, ed è proprio questo il punto: non spetta a me e non dovrebbe spettare a nessun altro. Continuo a leggere di eventi del tipo “lanciamo croccantini alle universitarie che si spogliano”, di campagne, come quella dell’udu milano, dove le ragazze fanno foto tenendo in mano quaderni con citazioni autorevoli che esaltano l’intelligenza, la libertà ( ma non quella di poter decidere di essere frivole), e condannano la bellezza, ché la bellezza non serve a niente.

Esaltare l’intelligenza non è mai un male, per carità, ma includerla all’interno di una dicotomia ineludibile dove se sei bella, se decidi di mostrarti per ragioni tue e tue soltanto, non puoi essere intelligente, non concluderai nulla nella vita e i tuoi poveri genitori ti pagano le tasse per vedere te che mostri una foto in reggiseno, questo dovrebbe essere inaccettabile. Sai meglio di me, sia tu che gli utenti di questa pagine, che la maggior parte degli insulti proviene dalle loro colleghe, che riempiono i propri profili social e le foto delle altre con commenti del tipo “ brave, grazie a voi l’emancipazione delle donne sta andando a puttane!!!”, come se veramente conoscessero il significato della parola con cui riempiono le loro bocche.

Perché emancipazione DEVE voler dire che io sono libera di essere e di fare quello che decido, emancipazione NON DEVE E NON PUO’ significare, come loro intendono, essere libere sì, ma soltanto di agire entro i limiti che la morale altrui impone. Se decidi di essere libera sul serio, di decidere in autonomia, allora per te è finita: non sei adatta a studiare, perché non è che puoi spogliarti e costruirti anche un futuro, non saprai fare la madre ( e sicuramente tua madre è una puttana come te, visto come sei venuta su) perché educherai male i tuoi figli ( che comunque dovrai partorire, perché altrimenti che donna sei) .

La caccia alle streghe non è mai finita, e io sono preoccupata, profondamente preoccupata. E non lo sono perché delle mie colleghe hanno scelto di fotografarsi le tette. Lo sono perché per una di loro che mostra le tette ci sono 100 imbecilli pronti a ergersi su un piedistallo per insegnarle come dovrebbe vivere, per insegnarle che sta sbagliando tutto, che se si comporta così tutto quello che otterrà in cambio sarà uno stigma, una lettera scarlatta immaginaria che l’accompagnerà durante i numerosi insuccessi che costelleranno la sua vita.

Sono preoccupata perché questi insulti, questi atteggiamenti, provengono dai miei giovanissimi coetanei. Questo mi terrorizza, mi fa capire quanto siamo lontani anni luce dalla vera liberazione dei corpi ( accettati solo se perfetti e in tv, nelle copertine, e nelle immagini del profilo sulla spiaggia) e dal rispetto della libertà altrui, sbandierata ma accettata solo se conforme ai criteri socialmente accettati.
Ti ringrazio per avermi ascoltata. Ti abbraccio e ti ringrazio ancora per le tue storie.
Gloria

Stefania, sullo stesso argomento, scrive:

Cara femminista che stai lì a bacchettare sulle tette esposte delle studentesse, che sei la stessa che sentenzia sull’utero surrogato, sulle donne da salvare perché hanno scelto di sfruttare il sesso per il proprio vantaggio economico, che addita le pornostar di ledere i diritti, l’immagine o la dignità della donna, ecco, cara femminista, secondo me stai scambiando lucciole per lanterne, gli effetti per le cause, paternalismo per femminismo.

Il fatto che tutti questi argomenti siano legati al sesso non è un caso. Ma il sesso è una cosa, la dignità un’altra. E il fatto che tu non faresti certe cose perché non ti fanno sentire a tuo agio o perché ti hanno insegnato che le brave donne non le fanno, non significa che qualcun’altra non possa sentirsi libera di disporre del proprio corpo come crede: sarà maggiorenne pure lei e magari non ha nessuna voglia e nessun bisogno di essere salvata. La dignità? Capisco di più un cattolico, che almeno a lui glielo ha detto Dio che il sesso è peccato e di conseguenza non può venderlo, non può esporlo, non può giocarci, non può trarne piacere, può solo usarlo per procreare.

Ma se una donna per gioco, al pari dei suoi colleghi uomini, decide di appiccicarsi l’hashtag dell’università sul sedere, perché poi i moralisti social inveiscono solo contro le studentesse? Il problema è il corpo esposto o il corpo sessuato delle donne? E quando, cara femminista, hai detto che vendere due tette per mozzarelle era immorale e maschilista: sarà pure maschilista, ma il problema sono le tette o il maschilismo? Siamo sicure che coprendo le prime scompaia anche il secondo? O la dignità si misura in taglie o in diritti.

Le vere battaglie sono altre, sono quelle per la parità di trattamento sul lavoro, per un’educazione del rispetto nelle scuole, per la prevenzione contro la violenza, per l’autodeterminazione, 194 e pillole varie comprese. Parlare di dignità a proposito delle scelte e dei gusti sessuali delle donne mi sembra invece solo oscurantismo, che non fa altro che giocare a favore del più classico degli stereotipi maschilisti: la brava ragazza, possibilmente moglie e madre, contro la zoccola.
E quindi le studentesse si saranno pure divertite, al pari dei loro colleghi uomini, a esibire il proprio corpo. Si può considerare di buono o di cattivo gusto, questo è soggettivo. Ma non venirmi a parlare di femminismo.

Con tutto il rispetto per questa ragazza, ma le donne che mostrano le tette non sono senza cervello, come le donne che mostrano la fronte dubito che non abbiano le tette.

Con tutto il rispetto per questa ragazza, ma le donne che mostrano le tette non sono senza cervello, come le donne che mostrano la fronte dubito che non abbiano le tette.

A me e ad altre che mi hanno scritto non importa se una donna mostri o non mostri le tette, qualunque sia la ragione per cui ritiene di farlo. Si può fare una intelligente analisi antisessista, parlando di simboli, linguaggi, ma la libertà di queste donne è assolutamente scontata e nessuno può intaccarla. Il fatto che mostrino le tette per me non vuol dire che siano meno intelligenti di quelle che non le mostrano, perciò mi spiace notare come paternalisti e matrone, al solito, giochino a fare la divisione tra donne perbene e donne per male.

Io volentieri presterei un pezzo di cu.lo a quelle che mostrano le tette e anche un pezzo di cervello a quelle che mostrano la fronte. Il fatto che una donna mostri le tette non autorizza nessun@, e il fatto è che a farlo sono tantissime donne (nessuna sorpresa), a chiamarla “ca.gna” o “zocc.ola”. Lo slut shaming non ha giustificazione e quel che per loro è nato come uno scherzo, probabilmente, sta diventando una roba che le segna a vita, che uccide la loro reputazione. E poi si chiedono perché non mostrino le facce? In Italia è moralmente garantito il fatto che se mostri tette e faccia tu sia semplicemente libera di farlo senza che una immensa quantità di cyberbull* si lanci su di te? Perciò parliamo della lettera scarlatta che viene appuntata sul petto alle donne che hanno partecipato al contest e non agli uomini che hanno fatto lo stesso. Perché le donne sono sbagliate e gli uomini no?

12524024_668986029910041_4185348683934048594_n

Infine, come osservano le amiche di Bossy, è iniziato anche lo slut shaming contro ‘ste ragazze che hanno partecipato allo spotted. Qualcosa da dire al riguardo?

12583812_10207149497948596_1425833826_n

Advertisements

Comments

  1. Io invece penso sia importante capirne l’utilità che mi par ovvio sia del tutto nulla. Che l’immagine della mia università venga associata a seni, sederi e addominali a me non va, non mi fa ridere. Si sono esposti in vetrina, volontariamente? Allora posso giudicarne il senso, e posso dire che è la cosa più stupida degli ultimi anni.

  2. Al di là del rispetto che deve essere giustamente portato alle persone , comprese le loro scelte circa esporsi o meno , non vedo l’utilità in se di questa campagna …

  3. Questa volta non sono d’accordo, mi dispiace.
    Ovviamente condanno lo slut shaming, l’appello alla moralità e quant’altro condanni le ragazze che hanno postato le foto e non i ragazzi (per quanto, onestamente, bisogna ammettere che è anche una questione quantitativa: sono state pubblicate molte più tette che addominali tartarugati).

    Comunque, l’aspetto fondamentale per cui l’iniziativa è criticabile (e per cui è stata criticata dagli studenti di altri atenei) è un altro. L’iniziativa parte dalla pagina “Spotted: Polimi” come “contest” in origine tra gli atenei milanesi, immediatamente ampliatosi a tutta Italia. Ora, a me non interessa giudicare un uomo o una donna che si spoglia, ma farne una gara a chi è più sexy tra università, ovvero in un ambito in cui la seduzione e la bellezza non dovrebbero avere alcuna voce in capitolo, mi sembra davvero fuori luogo. Soprattutto in un momento storico in cui l’istituzione universitaria è vilipesa e sminuita continuamente dalla politica e dall’opinione pubblica (di qualche giorno fa l’affermazione di Davide Faraone “la ricerca non è un vero lavoro”, al netto di rocamboleschi tentativi di smentita).

    Fermo restando che non si vuole negare a nessuno il diritto di divertirsi durante gli anni universitari, mi sembrano molto intelligenti le reazioni degli studenti di altri atenei (Venezia, Palermo) che non vogliono dare della troia a chicchessia, ma affermare che le sfide tra università dovrebbero basarsi su altro.

    Nessuno vuol dire che a belle tette non può corrispondere un buon cervello, ma le tette con l’università non c’entrano.
    Io mi sento chiamata in causa perché lotto con le unghie e con i denti tutti i giorni per veder riconosciuta la dignità del lavoro universitario. Mi piacerebbe quindi che chi vuol fare le gare a colpe di tette e pettorali (liberissimi di farlo, se vogliono!) non chiamassero in causa un mondo che tante persone cercano faticosamente di salvare.

    • e quando mi arrabbio mi scappa pure una sintassi discutibile!! 😀

    • Grazie Ada per aver espresso a parole tutte le considerazioni che ho maturato a mente sul tema. 🙂

    • Grazie. Non potrei essere più d’accordo.

    • Mi aggiungo a Valentina! Grazie per il bel commento!!

      • Sono contenta che siamo in tanti a pensarla così! 🙂

        Peraltro, la descrizione della pagina facebook “Spotted: Polimi” dice: “Una moda Americana sbarca finalmente anche in Italia!! Le pagine Spotted sono come bacheche per segnalare e rendere pubbliche delle dichiarazioni d’amore o dei colpi di fulmine, o per esprimere astio verso un vicino fastidioso o segnalare qualcosa di divertente”.
        Fermo restando che (dopo aver girato svariate università in giro per il mondo) ritengo che l’esterofilia italiana sia davvero eccessiva e fastidiosa (in particolare all’università), qui si tratta di importare la parte peggiore di quelle università private frequentate perlopiù da figli di papà in cui si generano forme di goliardia che poco hanno a che fare col divertimento e molto con fenomeni di nonnismo/sessismo/razzismo.

    • Applausi

  4. Peccato che il punto sia: sto sfruttando la cosa per farmi notare.
    Che è un po’ un controsenso se poi ti contemporaneamente ti lamenti che in questo paese vanno avanti solo pompinare e raccomandati.
    Insomma, è l’ipocrisia che da fastidio, non le tette, che, dio volesse, le facessero vedere ai ragazzi dal vivo, invece che su internet agli sconosciuti…

  5. un pò di sana goliardia universitaria ……………..
    chi vuol essere lieto sia del diman non v’è certezza!
    mens sana in CORPORE sano

    l’importante è che al momento del dunque non mostrino solo le coscie o i petti tartarugati ma anche i neuroni!

Trackbacks

  1. […] slut shaming e gli attacchi moralisti. La risposta migliore è arrivata da altre studentesse che hanno pubblicando le foto della loro fronte per mostrare il cervello o, come hanno fatto da Palermo, immagini di libri di […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: