Tu non vali niente finché non sei moglie/madre

Lei scrive:

Cara Eretica,
Dopo le festività, sono ritornata all’estero dove sto svolgendo un dottorato. Questa volta ho notato che sono tornata con un senso ancora maggiore di agio, e ho capito finalmente perché. È per il disagio avvertito in Italia dove nessuno mi ha chiesto come stanno andando i miei studi – di cui vado orgogliosa, che mi danno speranza per un futuro migliore (personale e in qualche modo da condividere con gli altri), e che, nonostante mi impegnino moltissimo e mi abbiano anche impoverita (non ho borsa e me la devo cavare), porto avanti con passione.

La paranoia generale, durante le feste, era tutta concentrata intorno alle domande: ‘Quando ti sposi? Quando fai figli?’. Insomma, io continuerò a non valere niente finché non diventerò moglie e madre. Che poi, per carità, non c’è niente di male a esserlo se questo è frutto di una libera scelta, proprio come la mia, tutta volta, però, verso altre priorità. Mi domando quante (e chissà, anche quanti), non solo non sono incoraggiate ad ambire a una carriera lavorativa o accademica di un certo livello, ma abbandonano queste priorità differenti, sfinite e schiacciate, tra le altre cose, sotto il peso di questa assillante pressione?

Ogni volta – per tutte le tante volte – che mi sono state rivolte queste domande, mi sono sentita inutile, a livello sociale. Perché io studio, dunque sono improduttiva, sul piano economico e biologico. Ti risparmio, inoltre, tutto il contorno di stereotipi , in generale, circa i miei gusti (ad esempio, mi hanno fatto crescere col complesso di essere ‘pesante’ quando a me piace ridere, far ridere, e so anche farlo).
La mia risposta sociale? Non avrete mai il mio utero fin quando questo avrà un’importanza infinitamente maggiore di qualsiasi altra parte del mio corpo.

Grazie,
Azzurra

Comments

  1. Mi sembra di rivedere me stessa nella tua descrizione (solo che non studio all’estero, ma lavoro in Italia in un contesto internazionale – ma comunque mi sento a disagio in Italia).
    Coraggio! Nei miei confronti almeno i miei genitori non hanno mai avuto aspettative di matrimonio e figli. Semmai ne avró, o con qualsiasi bambino con cui avró a che fare, sará importante mostrare loro che non c’é nessuna aspettativa riguardo la loro capacitá riproduttiva, indipendentemente dai sessi. Cosí si cambia la societá 😀

  2. Io non ho neppure una carriera cui dedicarmi anima e corpo, ma di certo il mio corpo mi ha sempre mandato segnali fortissimi e chiari: no figli.
    Non credo nel matrimonio, non siamo fatti per la monogamia, non mi sento portata per la riproduzione e al solo vedere un pancione, tentando di immedesimarmi nella situazione, ho sempre sentito ogni singola mia cellula urlare NO!

    Ci ho pensato bene, ci ho riflettuto a lungo, ho interrotto due relazioni importanti perchè sono sempre stata molto chiara riguardo al mio non voler diventare madre e non me ne sono pentita.
    A 35 anni chiesi la legatura delle tube, negata ovviamente in questo Paese bigotto dove non sei proprietaria della tua vita, figurati se del tuo utero.

    I figli è bene che li faccia chi si sente di averne, anzi, visti i risultati in giro di bambini lasciati allo stato brado in giro per ristoranti e luoghi pubblici tanto poi se li devono smazzare gli altri, invito a pensarci bene PRIMA.
    Sì, esatto, se ne devono occupare i genitori, non gli avventori sconosciuti.
    Nessuno vi ha costretto e ora, se ve ne siete pentiti, non è una buona ragione per far sentire in difetto chi ha avuto le idee abbastanza chiare fin da subito o si è preso il tempo di pensare se un figlio lo voleva DAVVERO o se si è messo al mondo solo per obbedire alle aspettative altrui.

  3. Cara Azzurra, coraggio… A 35 anni hai davanti ancora tre lustri di conversazioni noiose sull’argomento. Io ho scelto di non sposarmi e di non avere figli e mi sono «egoisticamente» dedicata alla professione che amavo, in Italia e soprattutto all’estero. Non me ne sono pentita un solo istante. La volontà di non essere un’incubatrice in questo Paese è vista con sospetto e, fidati, con una punta di inconfessabile invidia da parte di chi non ha voluto sottrarsi al copione della brava moglie/madre; che è una scelta rispettabilissima ma si vorrebbe non fosse sbandierata come l’unica possibile per potersi considerare una donna completa e realizzata. Molti dei figli che vedo in giro non sembrano il frutto di madri particolarmente elettrizzate dal loro ruolo… Ho smesso di discutere l’argomento anni fa e, insieme al mio compagno, da allora seguo il suggerimento di Wallis Simpson. «Never complain, never explain.» Funziona 😉

  4. webdoc.lunadigas.com per sentirsi meno sole in questa scelta 🙂

  5. Ciao Azzurra. Il problema in Italia è proprio questo: dobbiamo dire grazie alle generazioni che ci hanno preceduto per averci lasciato un’eredità così faticosa. Nel mio blog ho incominciato a raccontare la storia della battaglia delle donne per la loro rinascita. Non mi ritengo una femminista, ma una persona che ama la libertà di fare, dire e agire come meglio crede. La costrizione a fare determinate cose non è nel mio essere, anche se la vita a volte non ci dona altre possibilità. Quindi continua così e dai battaglia per quello in cui credi; diventa moglie e madre senza tralasciare la tua personalità, quando lo vorrai tu. Buon proseguimento e complimenti per il tuo dottorato.

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