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Moschino, Fresh e la “femminilità casalinga”

di Jaja

Immaginiamo di entrare in una delle farmacie cosmetiche piú importanti del paese e di ritrovarci nella sezione profumi alla ricerca di una nuova fragranza che faccia al caso nostro. Immaginiamo di scorgere al centro del reparto femminile uno stand che sponsorizza un nuovo tipo di mocho della Vileda con secchio ultra-strizzante o un asse da stiro che fará la felicitá di ogni massaia, oppure l’ultima innovativa miscela ultra-pulente e superdisinfettante del Vetril.

Una reazione spontanea e lecita sarebbe quella di incazzarsi come faine a caccia: pure nell’unico pomeriggio libero dal lavoro, dai figli, dalla casa, ‘sti screanzati devono provare a convincermi che ho bisogno di tornare a casa a pulire le finestre, che i vetri di casa mia possono essere brillanti e trasparenti come nella pubblicitá, e che se solo spendessi £65 per questo eccezionale prodotto potrei essere felice e figa come Linda Evangelista che fa da testimonial al nuovo Vetril.

Conseguentemente possiamo immaginare di avere il diritto di chiamare il direttore della famacia al nostro cospetto ed esigere una spiegazione a cotanta onta, minacciando di non mettere piú piede nel negozio e sclerando follemente perché non mi sta proprio bene che mi si propongano certi prodotti quando l’unica cosa che cerco é pensare ai cazzi miei!

Ed é proprio qui che sta la fregatura: perché il prodotto sponsorizzato al centro del reparto profumi femminili é Fresh, l’ultimo profumo femminile di Moschino e non avremmo proprio nessun motivo per incazzarci, no?

profumo-moschino-linda-evangelista

Il direttore creativo di Moschino, Jeremy Scott dichiara: «Il concetto di questa fragranza era di giustapporre il piú comune dei prodotti, il detergente per la casa, con qualcosa di assolutamente prezioso… Prendere l’iconografia di una bottiglia che non ha alcuna ambizione ed usarla come contenitore per qualcosa di cosí lussuoso ed haute couture, crea l’ultima dicotomia di alto e basso. Cosa potrebbe essere piú Moschino?».

Un ragionamento ineccepibile e coerente con la filosofia Moschino: la linea Cheap&Chic, una linea a basso costo parecchio produttiva, nel 2012 era associata ad una campagna pubblicitaria che proponeva appunto donne di bellezza inaudita stese su banchi di frutta al mercato, accostando abiti comunque costosi – parliamo di una base di 300€ a capo – e di ottima fattura ad elementi del tutto estranei, come il Fruttaruolo.

moschino-toyD’altronde la casa Moschino non é nuova né a packaging insoliti, come l’orsacchiotto-profumo, né ad ispirarsi a categorie sociali specifiche o oggetti simbolo per i suoi prodotti e le sue campagne pubblicitarie, come avvenuto per i clerks di Mc Donald’s o per la Barbie, alla quale Moschino non si ispiró solo in passerella ma anche per le cover dei cellulari, proponendo l’indimenticabile specchio rosa di Barbie.

Certamente si puó interpretare la scelta dei Clerk o del Fruttaruolo o della Massaia che pulisce il vetro della doccia come la volontá di portare coloro che stanno sull’ultimo gradino della scala in un luogo esclusivo come una passerella, dove possono essere visti dai compratori del primo gradino. Un tentativo di dare voce e risonanza a figure che normalmente non ne hanno e sono escluse dal mondo della moda e, spesso, dal mondo in generale. Moschino é anche la casa di moda che si é distinta per l’impegno nell’ecologismo e nella morale negli anni ’90, ma io comunque diffiderei di una compagnia che dall’altro lato ci propone Kate Perry in versione bagascia da periferia, detto tra noi.

moschino-jeremy-scott-fall-winter-2014-collection-10-300x450Oppure forse si tratta di un tentativo di rendere appetibile e vendibile l’invendibile: la tua divisa da lavoro puó acquistare un profondo e lussuoso valore iconico, anche se puzzi di fritto e stantio!

Fai una vita di merda e stai sempre a pulire? Vanne fiera, perché il tuo spruzzino é vessillo di un inconfondibile stile haute couture.

Solo marketing, e le vendite lo attestano: nel 2010 l’azienda é passata da 67 a 215 milioni di ricavi, incrementando il fatturato del 14% nel primo semestre del 2011 e cosí via…

Le campagne di marketing di Moschino cioé funzionano e a prescindere dal prodotto stesso; qui Jicky propone una review di Fresh che chiarisce il concetto:

Moschino RTW Spring 2016«Si osserva il solito demenziale scollamento tra naming, forma e contenuto. Fresh é infatti un profumo nel trend fruttato (e non molto fortunato) … un profumino tipo Avon. É del tutto evidente che chi ha pensato al flacone e al packaging non ha minimamente pensato al profumo che il flacone avrebbe contenuto. Lo spruzzino in cima alla bottiglia non é l’erogatore, é un tappo rigido, tolto il quale trovasi il solito spray. Almeno avessero finito bene il bussolotto… nemmeno quello.»

Effettivamente se fai sfilare le tue modelle in passerella con la felpa Fresh ed i guanti di gomma per lavare i piatti e pulire i cessi, ci si aspetterebbe almeno un minimo di coerenza nel prodotto.

E chi immagina davvero di poter chiamare il direttore della farmacia per lamentarsi o di poter gridare genericamente ad uno scandalo, puó darsi pace: assieme all’advertisement con Linda Evangelista e alle modelle in passerella con guanti di gomma, Moschino ha rilasciato anche la cover per cellulari a forma di Vetril ed é sponsorizzata da uomini.

moschino_for_men«Una furbata, insomma, perché punta a provocare, ma senza esagerare. Punta a dare fastidio alle persone più refrattarie agli stereotipi di genere, ma ha già pronta in canna la replica politically correct. Lancia il sasso e ritira la mano. E se nasce qualche polemica, ben venga, perché in comunicazione vige la regola «Nel bene o nel male, purché se ne parli». Se invece non nasce nessuna polemica, bene lo stesso: i più troveranno l’idea “ironica”, “divertente”, “irriverente” (basta farsi un giro su internet per verificare che sono questi gli aggettivi più usati in riferimento alla campagna).»

Non é per l’associazione detergente/massaia/profumo, non é per la qualitá del prodotto, non é per l’evidente presa per il culo.

Non é per la citazione di Ziggy Star nel make up di Linda Evangelista – che alla luce dei fatti recenti avrá portato pure un po’ sfiga -, e non é perché propone una femminilitá casalinga o perché accondiscende lo stampo patriarcale e machista piú moderno che ti vuole bella, profumata e presentabile oltre che minuziosa ed accurata lava e stira tuttofare.

É perché alla fine non ti puoi manco incazzare.

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Comments

  1. Ma sì che ci si può incazzare, via: a me basta l’estetica indecorosa della bottiglia. Le confezioni dei dopobarba sono spesso brutte oppure arcaiche – ma nulla di così indegno! 😄

  2. sarà pure originale come pubblicità… ma a me non piace questo tipo di associazioni trasversali tra prodotti…mai e poi mai comprerei un profumo travestito da “Mastro Lindo”…
    ma se avessero creato una bottiglietta di profumo con una bella etichetta con una “modella casalinga” di Elmer Batters in “odorose” calze di nylon il mio spirito fetish ne sarebbe stato attirato 🙂
    Profumo di Donna …in sexy calze di nylon…troppo fetish? Forse, ma lo proverei… altro che Vetril!

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