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Ecco perché il femminismo dovrebbe accogliere le persone trans

terfbingo

di Polly Toynbee (da The Guardian – traduzione di Antonella)

Le persone transgender hanno fatto irruzione in modo massiccio nelle notizie degli ultimi anni, che si sia trattato di uno scatto glamour di Caitlyn Jenner sulla copertina di Vanity Fair o di Eddie Redmayne che interpreta una donna trans nel film The Danish Girl. La transizione di Jack Monroe ha catturato titoloni ed è anche saltato fuori un macho promoter di incontri di box – Kellie Maloney – che si è rivelato essere una farfalla (dalla trasformazione di bruco in farfalla ndb.).

Ogni celebrità in transizione porta inevitabilmente a una storia che verrà analizzata a fondo. In parte a causa della curiosità morbosa di chi si chiede cosa facciano le altre persone con i propri genitali, ma principalmente perché le persone trans sembrano essere le più trasgressive in assoluto. Infatti, anche quando provano a vivere la propria vita essendo semplicemente sé stesse (senza dichiarazioni o pubbliche prese di posizione), le persone trans minacciano l’idea che fonda le leggi sociali secondo cui dio ci ha assegnato alla nascita dei ruoli su questa terra, dividendoci per generi. E nulla è più rivoluzionario che mettere in discussione questa idea.

Il femminismo è sempre stato rivoluzionario: non meraviglia perciò che la questione trans abbia spaccato persino quel movimento, sebbene i fallimenti del femminismo siano attribuibili a faziosità scissioniste, con numerose e ripetute dispute agguerrite, che hanno fatto la gioia dei suoi oppositori.

Il Parlamento, come sempre, prende tempo per mettersi al passo, ma oggi il Comitato per le Donne e l’Uguaglianza di Maria Miller ha pubblicato un rapporto toccante e pieno di umanità con lo scopo di cominciare a contrastare il dolore e le sofferenze reali che la società impone alle persone trans, lontano da Hollywood o dalle copertine delle riviste.

Con 30 raccomandazioni relative al modo di migliorare la vita delle persone trans, il rapporto si prefigge un miglioramento per la piena uguaglianza delle persone trans gender in sei mesi di tempo. Il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) esce piuttosto male dalle pagine del report. A partire da medici di base ignoranti e sprezzanti, fino alle attese fino a tre anni per un primo appuntamento in ospedali specializzati in identità di genere. Lo NHS in Inghilterra ammette che le persone trans o non-binarie sono state un gruppo ‘in ombra’ e a cui è stato riservato un cattivo trattamento. Se i fondi destinati allo NHS fossero proporzionali al grado di sofferenza patito, allora le malattie mentali sarebbero una priorità ed anche le cure per l’identità di genere.

Il rapporto auspica venga fissata a 16 anni l’età per il riconoscimento ufficiale del nuovo genere e corsi di formazione specifici per le forze di polizia contro i crimini legati all’odio transfobico.

Il quadro che emerge è costituito – senza alcuna sorpresa – di bullizzazione, molestie e vite di tormento. L’approccio più diffuso porta alla convinzione che queste persone mettano in scena uno stile di vita bizzarro e facciano scelte frivole rispetto al loro genere e alla sessualità – esattamente il tipo di accuse che gay e lesbiche si vedevano gettare addosso un tempo (e che ancora oggi devono fronteggiare). Il matrimonio ugualitario sarà anche legge, ma sotto la superficie poco è cambiato lontano dal Graham Norton Show: chiedete a Stonewall il livello di disperazione contenuto nelle chiamate che ricevono. La realtà per molte persone di genere variabile è fatta di bullismo, botte e purtroppo – tra i più giovani – di numerosi tentativi di suicidio.

Ma poi perché così tanto interesse, perché darsi tanta pena? Ci sono relativamente poche persone trans e le minoranze vittime di altrettanta discriminazione sono tante. E’ solo il fascino dello stravagante? No: sia per chi è femminista che per chi è anti-femminista, le persone trans vanno a colpire al cuore della questione – che significa essere una donna? In certe posizioni femministe posso vedere entrambi gli schieramenti. Germaine Greer, sempre felice di passeggiare su campi minati, si ribella all’idea che le donne trans siano ‘donne’: dice che le donne per essere tali devono avere una “grande vagina odorosa”. Per molti lo stile di Caitlyn Jenner, in lamè argentato e con vestiti audaci, è un affronto. E perché Kelly Maloney ha scelto di essere così frivolamente femminile? Per alcune entrambe stanno mettendo in scena i peggiori stereotipi della femminilità che il femminismo sta cercando di rifiutare. O almeno un certo tipo di femminismo: altre guardano con favore a tacchi alti e rossetto, perché no?

Le persone trans non hanno scelto di essere il nodo della questione “che cosa è una donna”. Ognuno ha il proprio destino, la propria storia. Che non dovrebbe riguardare nessun altro. Lasciate che gli uomini e le donne si vestano e pensino in base alle proprie scelte.

Ed ecco perché le femministe dovrebbero fare proprio il dibattito ed accogliere le persone trans, qualunque sia il loro modo di vestire. Lo spettro del gender ha sempre spaziato da un certo numero di maschi e femmine ‘estremi’, con molta gente collocata nel bel mezzo. Studi che tentano di definire le caratteristiche psicologiche di “maschio” e “femmina” si trovano sempre di fronte a un grande mescolamento – ma accusano il problema di dover decidere prioritariamente quali siano le caratteristiche maschili e quelle femminili. Nessuno di noi può sapere quanto ci condizioni la chimica, quanto la società – ma più le donne si liberano, tanto più acquisiscono il “maschile” o perlomeno quello che veniva definito tale. Bambini e bambine vengono forzati dalla nascita all’interno di ruoli prefissati, troppo estremi per la maggior parte di loro e questo peggiora le cose. C’è più tendenza a scegliere il rosa come colore dominante, ragazzine che prendono in giro coetanee che non si adeguano allo stile principessa e più stress intorno alle forme del corpo, eccessiva attenzione per l’apparenza rispetto a quando mia figlia era a scuola. Un sacco di ragazzine che scelgono di giocare a calcio hanno ancora bisogno di tanta determinazione, come nella storia di “Sognando Beckham”. Allo stesso modo i ragazzini vengono costretti ad essere tali. Benvenuta perciò qualunque cosa che faccia saltare in aria il genere, qualcosa che preveda una gamma di scelta dove ciascuno e ciascuna siano liberi di fare ciò che a loro piace. Tanto più queer, tanto maggiore la libertà. In questo senso è ottima la notizia che il rapporto di cui sopra ha proposto di inserire una X nel passaporto laddove sono ora previste una lettera F o M.

Le femministe non dovrebbero incanalarsi in questioni di teologia secondaria su “cosa significa essere donna”, quando ancora la stragrande maggioranza delle donne è costretta a confrontarsi con le antiche domande: si può scegliere una carriera professionale pur avendo bambini? Perché siamo pagate meno? Perché possediamo meno? Perché occupiamo così poche posizioni di potere? Perché le donne sono oggetto di aggressioni, molestie e disprezzo? Come vivere la quotidianità con un uomo? Come crescere i figli? Come porsi prima di tutto come esseri umani?

Quando avremo fatto i conti con tutto questo ed il genere non ci definirà più in maniera così approssimativa, allora sarà tempo per andare sul sottile; nel frattempo, facciamo in modo di accogliere chiunque nella sorellanza, che è già una furiosa diversità in sé.

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Comments

  1. per me la domanda “cosa fa di me donna?” invece è importante in un percorso femminista di inclusione. e non perchè ho una risposta,appunto perchè non ho una risposta. il trovarsi davanti l’impossibilità di rispondere dovrebbe essere uno stimolo per rifiutare il concetto di genere come qualcosa di binario. poi magari pure io ho capito male la Butler, però il fatto che non solo il genere, ma pure il sesso fisico, sia determinato socialmente non dovrebbe portarci a questo?negare il fatto che il sesso fisico sia puramente biologico e che determini il genere in maniera univoca non dovrebbe portarci a negare il binarismo di genere uomo/donna?
    anche perchè questo sarebbe inclusivo verso tutte le persone, le/i trans, ma pure gli uomini.
    e questo mi suscita un’altra riflessione, visto che il concetto di “donna” viene usato per escludere anche gli “uomini” da percorsi femministi, e non solo le persone trans. e secondo me non ha senso escludere gli uomini definendo il femminismo come solo per “donne” e persone che si definiscono donna (appunto,in base a cosa?)…
    e tutto questo in ottica che chiaramente non è il essere/non essere donna il problema principale da sovvertire, ma piuttosto l’oppressione che l’etichetta sociale di donna comporta…
    e ringrazio fin da ora se qualcun* vorrà rispondermi 🙂

  2. Finchè saranno oppresse le minoranze che non sono uomini etero bianchi, tutte le minoranze ritenute inferiori, a partire dalle donne e a seguire tutti gli altri, gay, lesbiche in fine le ultime ruote del carro transgender/itersessuali, gender non conforming, le donne continueranno ad essere oppresse e privati di diritti e a ruota tutti gli altri, quindi finchè non ci sarà inclusione e lotta comune, vincerà sempre io patriarcato il maschilismo e l’uomo bianco ed etero.

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