Annunci

Come un fantasma che insegue un mostro a due teste

1452529835

di Irina

Il prossimo 23 gennaio avrà luogo in diverse piazze italiane la mobilitazione lanciata dalle principali associazioni LGBT italiane (Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit) in vista della discussione al Senato del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Tantissime opinioni sono già state espresse su questo disegno di legge riguardo la sua incompletezza e la segregazione giuridica che potrebbe creare, ma il punto che vorrei analizzare è un altro.

Premetto, che sono generalmente concorde con tutto quello che ho letto sull’argomento: l’istituzione delle unioni civili solo tra persone dello stesso sesso, la denominazione di “formazioni sociali specifiche”, i freni all’adozione completa e l’accesso negato alla fecondazione assistita sono mancanze troppo gravi e troppo numerose per poter festeggiare la possibile approvazione del ddl come una conquista di diritti. Nonostante queste considerazioni, non credo sia conveniente, vista la complessità della situazione attuale, porsi in totale contrarietà a questo primo riconoscimento legislativo perché senza alcun dubbio avrà almeno lo scopo di “normalizzare” la vita delle coppie omosessuali e soprattutto delle famiglie arcobaleno italiane. Credo sia quindi una priorità che il ddl venga approvato ed entri in vigore perché ormai è questa l’unica possibilità immediata che ci si presenta, credo sia doveroso che tutta la comunità LGBT e non solo scenda in piazza il 23 gennaio, ma vorrei che tutti avessero questa sensazione di amarezza e sconforto che provo io.

Le piazze che si popoleranno tra meno di una settimana saranno all’altezza di una storia fantasy i cui protagonisti sono un fantasma e un mostro a due teste. Comincio dal secondo perché è quello che mi interessa meno. Il Partito Democratico, che non so come rappresentare se non come un gigantesco mostro a due teste: una cattolica e una vagamente più progressista. Queste due fazioni in totale opposizione tra loro stanno continuando a battibeccare cercando la risposta più moderata e ridotta alle rivendicazioni omosessuali in modo da poter dare il contentino a noi e contemporaneamente non destabilizzare la quiete benpensante della comunità cattolica conservatrice. E ci stanno riuscendo! Sinceramente, però, questa è solo la punta dell’iceberg. Voglio dire, se anche il Partito Democratico avesse fatto approvare in tempi celeri una legge per il matrimonio egualitario, l’adozione e la fecondazione assistita sarebbe stato un partito di sinistra? Sarebbe stato progressista? Non credo proprio, avrebbe semplicemente concesso, in spaventoso ritardo rispetto a quasi tutta l’Europa e parte del mondo, ciò che ormai non è più possibile negare: uguali diritti. Invece, siccome non c’è mai limite al peggio, l’unico partito italiano di centro-sinistra che ha completato il progetto politico delle destre, ci ha dato l’ennesima dimostrazione che non intende abbandonare le sue radici democristiane.

C’è chi imputa tutti i ritardi e i limiti del ddl Cirinnà alla spaccatura interna al PD. Personalmente, non credo sia così. Se da una parte abbiamo un mostro a due teste, dietro di lui c’è un fantasma. E questo, è il movimento LGBT italiano. Senza nulla togliere alle realtà territoriali diffuse localmente nel nostro Paese, Arcigay rimane la massima espressione politica ed organizzativa del movimento, se non altro perché è l’unica associazione dotata di una struttura nazionale e capillarmente diffusa su tutto il territorio. Io credo che la causa principale per cui stiamo perdendo questa battaglia è che non l’abbiamo nemmeno combattuta. Per anni, abbiamo gioito delle vittorie altrui portando sommessamente le nostre rivendicazioni durante i Pride che hanno un’impronta celebrativa più che combattente: il punto centrale e più grave di questa questione è che in Italia non abbiamo un movimento LGBT. Non abbiamo un soggetto collettivo e ampiamente rappresentativo che guidi una battaglia dal basso per la conquista dei diritti che ci spettano. Soprattutto, soffriamo la totale assenza di un soggetto che conduca questa lotta in senso politico. Ovvero, che sia in grado di collegarla ad altre lotte sociali: possiamo rivendicare i nostri diritti senza fare del femminismo e dell’antifascismo, almeno, una discriminante fondamentale? Per me, no. Altrimenti continueremo a comportarci come dei burattini che corrono dietro al primo politico o al primo personaggio famoso che predica l’uguaglianza, senza considerare le sue radici ideologiche o le sue posizioni su altre questioni. Senza una linea politica chiara e definita siamo finiti ad inseguire un disegno di legge raccapricciante che non ci protegge, ma ci discrimina, che non ci riconosce, ma ci classifica.

E al di là di questa congiuntura particolare che è solo un’occasione di riflessione, prima o poi dovremmo fare i conti con un movimento non inclusivo e culturalmente arretrato. Può sembrare banale, ma la sigla che più viene utilizzata nella comunicazione pubblica è Arcigay: e le lesbiche, i trans, i bisessuali, i queer, gli intersex? A molti fuori dal movimento può non fare nessuna differenza, ma io lo considero un segnale di facciata molto importante: non ci sono solo i gay e qui non siamo in un contesto anglofono in cui gay si può utilizzare indifferentemente anche per le donne. Se anche fosse, continueremmo ad escludere altre identità che sono parte fondamentale della nostra lotta. In questo senso, la separazione con Arcilesbica non è sufficiente, sia per quanto appena detto, sia per il fatto che è una distinzione che ricade totalmente nel binomio uomo – donna (e quindi uomo con uomo – donna con donna) che, in teoria, dovremmo cercare di sradicare in nome del fatto che il genere non è una classificazione binaria.

Insomma, oltre il 23 gennaio il problema che dovrebbe premerci di più è che in un paese razzista, maschilista e omofobo come l’Italia urge un movimento LGBTQI forte e in grado di imporsi efficacemente nel dibattito politico. Un movimento che sia in grado di tutelare e rappresentare tutte e tutti, che porti un cambio tangibile nello stile di vita e nella cultura italiana. Un movimento che non si perda a rincorrere il matrimonio come massimo obiettivo, ma che ricominci dal radicamento territoriale soprattutto tra i più giovani, dalla formazione e dalla lotta. Un movimento che ricominci a parlare di superamento del dualismo azzurro o rosa, della decostruzione dell’amore romantico o dell’emancipazione femminile. Un movimento che esca dalle discoteche e scenda in strada non per sfilare, ma per lottare.

Annunci

Comments

  1. desidererei sapere se tutti i cicrca 60milioni di italiani rispondono a alla descrizioe fatta nel post

    “……….è che in un paese razzista, maschilista e omofobo come l’Italia………………….”

    naturalmente scrivere queste cose non merito moderazione e ben altro l’oggetto della moderazione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: