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#SlutPride: racconto la zoccolaggine, alla luce del sole!

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Lei scrive:

“Ciao, io sono una zoccola”; iniziare così mi sembra ridicolo, però è vero. Sono una zoccola rigorosamente etica, vivo le mie relazioni nella più totale onestà e trasparenza con tutte le persone coinvolte – e, ovviamente, loro mi ricambiano lo stesso favore. Non ho mai avuto una relazione monogama in vita mia, e questo non mi crea assolutamente problemi; sono capace di gestire più di una relazione, farlo mi rende felice, non rende infelice nessun altro, quindi, beh, perché dovrei smettere?
Tra queste relazioni, ce n’è una che proprio una relazione non è. Insomma, faccio la sugar baby: un po’ meno costosa e più a lungo termine di un’escort, ma il concetto è più o meno quello, almeno credo io. E mi fa ridere (ridere per non piangere) che, in tutto ciò, al mio paese verrei bollata come l’ultima delle ragazze di strada solo perché porto abitualmente dei preservativi in borsa.

Detesto l’ipocrisia dell’italiota medio, comunque. Nessuno direbbe, di me, che non sono una ragazza “per bene”, perché al liceo andavo egregiamente, perché sono sempre stata – e sono tuttora – intelligente, sveglia, acculturata e “nerd”, e odio, odio, odio con tutta me stessa che questi lati di me stessa, che io accolgo come parti diverse ma in armonia tra loro, per altri non possano coesistere. E dunque se sei una “brava ragazza” non esci di sera da sola. Ma cosa? vi giuro che scopo molto più spesso di giorno che non di notte, e che sono quasi un’eremita: non giro di notte da sola, ma questo, ve l’assicuro, non mi fa rientrare nei vostri canoni cattobigotti di donna per bene. Anzi, quasi m’offende pensare di rientrarci.

Ma se c’è una cosa che odio ancor più della morale cattobigotta, son le “femministe” che dicono che il mio lavoro non può essere legale. Se ho paura di farlo, è perché non ho nessun tipo di tutela, ed è anche colpa di queste gentilissime persone, che si permettono di dire che “vendo il mio consenso” – no, non è così, vendo un servizio – o che lo faccio perché mi odio. No no, lo faccio perché mi amo, e perché amo questo lavoretto part-time che è decisamente remunerativo.
Perdonate la mancanza di filo logico, ma per me “zoccola” vuol dire tante cose, e l’orgoglio di esserlo provano a portarmelo via in tanti, tanti modi diversi. Continuiamo a scopare alla luce del sole, e a decantare le magie del clitoride alle nostre amiche: prima o poi convertiremo il mondo alla zoccolaggine, e allora tutto sarà più bello.

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Qui e qui e qui, chi partecipa all’orgoglioso corteo delle sgualdrine.

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Comments

  1. per prima cosa comincerei a chiamarla “la” clitoride

  2. E comunque, anche in un commento bello come questo, c’è sempre una frase che rovina tutto.
    Alla fine c’è sempre qualcuno che vuole convertire qualcun altro!!
    Poi vi lamentate dei religiosi…
    Mabse a me della vostra vita sessuale non fregasse nulla e, allo stesso tempo, non volessi essere convertita o coinvolta in nulla di ciò che fate??

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