Lidia Macchi, stuprata e uccisa. Cosa è cambiato da allora?

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Lidia Macchi è stata stuprata e uccisa, con 29 coltellate, il 7 gennaio del 1987. Dopo trent’anni, grazie a una perizia grafologica, hanno arrestato un uomo il cui crimine sarebbe stato motivato da “delirio religioso”. Avrebbe stuprato la ragazza, poi l’avrebbe uccisa perché lei si era concessa e aveva dunque trasgredito la norma religiosa che vieta il sesso prima del matrimonio. Entrambi frequentavano l’ambiente di CL ed erano molto credenti.

Rifletto e penso che questo non significa che tutti i cattolici, credenti, siano mostri o che la cultura occidentale sia intrisa di fanatismo religioso. Non generalizzo in questo caso come non generalizzo quando ad essere accusato di un crimine del genere è un musulmano. Premetto questo, da atea, perché mi sembra necessario farlo, giacché ogni volta che si racconta la violenza di genere imputandola a quel che ne è all’origine sembra che molti tentino di glissare, spostare, lo sguardo altrove, rendendo impraticabile l’azione controculturale necessaria per sovvertire quelle norme tanto sessiste.

Vediamo: era fine anni ottanta, in Sicilia c’era la faida mafiosa e si sparava per le strade. Il matrimonio riparatore era stato cancellato appena nel 1981. La violenza sessuale sarebbe diventata “reato contro la persona”, e non contro la morale, solo nel 1996. C’era ancora la fuitina. C’erano genitori che ti buttavano fuori di casa se avevi fatto sesso prima del matrimonio ed eri anche rimasta incinta. Dalle mie parti la nomea di puttana te la davano se camminavi, da sola, con un ragazzo, mano nella mano. Era tutto un fuggi fuggi di avventure sessuali, nascoste, in luoghi “imboscati”. Le cattoliche? Facevano sesso prima del matrimonio tanto quanto chiunque altr@.

L’aborto veniva più facilmente praticato in cliniche private, a pagamento. I consultori non c’erano e non c’erano neppure riferimenti antiviolenza. Quando una donna veniva picchiata e il vicino chiamava i carabinieri di solito accettavano la versione del marito – “le ho dato solo uno schiaffo” – si raccomandavano di fare la pace e se ne andavano. Salvarsi da sole, trovare un lavoro, rendersi economicamente indipendenti, andarsene, per quanto l’unico aiuto che potevi trovare in genere derivava dalla famiglia, diventava un imperativo categorico. La mentalità di cui parlo era imposta e veicolata da uomini e donne. A volte erano le donne ad essere più atrocemente moraliste e normative.

Potrei andare avanti ma chiudo qui. Sicilia o provincia di Varese non mi pare cambi molto. Mi viene da pensare a questa ragazza, stuprata, che forse non avrebbe neppure avuto il coraggio di dirlo a nessuno, per timore di essere giudicata, punita. Perché la paura del giudizio morale a volte era più forte della forza di denunciare. Ricordo tante storie di compagne che venivano iniziate al sesso a tredici anni da uomini ventenni/trentenni che volevano essere sicuri di essere i primi a farlo con quelle adolescenti. Ricordo di racconti di violenze sessuali prese sottogamba. In silenzio. Perché era più complicato, molto più di quanto non lo sia già ora, dire quel che ti era successo, giacché a te veniva restituita la vergogna, la colpa, e lui, lo stupratore, veniva considerato un Dio.

Ricordo che la cultura dello stupro apparteneva ad adolescenti che giocavano con il tuo corpo per prenderne un pezzo alla volta. Altrove avevo sentito di stupri punitivi, a femministe, a lesbiche. Stupri di stampo fascista. Dello stupro si parlava come di una cosa cruenta, che avrebbe dovuto lasciarti sanguinante, ferita, quasi morente, perché altrimenti nelle aule dei tribunali era tutto un dire che te l’eri cercata e ti eri anche divertita. Da allora, a parte alcune minime cose aggiornate nella percezione collettiva, a me, sinceramente, non sembra sia cambiato molto.

Non è cambiato il modo in cui si giudica una donna che fa sesso con chi vuole. E’ giudicata colpevole Ashley Olsen, vittima di femminicidio. Perciò è fondamentale parlare di sessualità libera e liberare, culturalmente, tante donne ancora intrappolate a norme autoritarie. Oggi sono giudicate colpevoli anche altre che, per fortuna, sono coraggiose, orgogliose di autodeterminare la propria vita, la propria sessualità, e dunque se ne fregano, e grazie a loro, che portano con orgoglio il marchio delle zoccole, le altre, le figlie, le sorelline, le tante donne sconosciute altrove, possono godere di qualche diritto in più.

Un uomo di cui si dice che avrebbe stuprato e poi ucciso una donna perché, secondo la sua assurda idea si sarebbe fatta stuprare, non è diverso da chi giudica le altre, le ragazze violentate e molestate oggi, delle puttane, troie, che provocano, che se la sono cercata. Delirio religioso o meno, ditemi, cosa c’è di diverso da quel che abbiamo letto in questi giorni a giudizio su donne vittime di violenza?

 

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Comments

  1. C’è di diverso che quelli che cianciano vorrebbero tanto fare, ma di solito non fanno. In compenso (devono pur essere dannosi in qualche maniera) forniscono l’alibi sociale a chi fa.

  2. A me però sembra che il problema si pone anche verso tutte quelle che sostengono che i delitti siano causati dal sessismo o dalle culture dello stupro: si glissa su tutti gli altri fattori. Non è necessario sostenere che è ingiusto generalizzare sui livelli di fanatismo religioso perché comunque, anche se così fosse, questo non toglierebbe il fatto che l’assassino soffrisse di delirio religioso (senza virgolette, altrimenti penseremo che il fanatismo e il delirio vanno sullo stesso livello ma sappiamo che questo non è vero) e molto probabilmente è stato questo la causa del delitto.
    Delirio religioso o meno è assolutamente errato parlare di femminicidi perché non si capisce cosa centri il genere. Nel caso di Olsen la vittima non è stata uccisa in quanto donna (criterio necessario per dare l’etichetta) a meno che lei non ritenga il racconto dell’assassino menzognero.
    Riguardo poi agli omicidi delle donne quali cause e soprattutto quali rimedi dovremmo cercare? Il numero e più o meno lo stesso da anni, sia con gli interventi delle femministe e dei femministi, sia senza. Dovrebbe già dare l’idea che il genere e la cultura non centrano niente.

  3. La differenza è che i commenti espressi vengono da persone cattive e ignoranti, ma che non hanno alcuna intenzione di uccidere. Mentre questo assassino, appunto, sì. E per via del suo fanatismo. C’è una enorme differenza. Inoltre non prenderei un campione di commenti come di sicuro rappresentativo della mentalità comune. Né direi che Sicilia o Varese cambi poco.

    • Da quello che emerge pare che l’assassino soffrisse di deliri a sfondo religioso. Il deliro è un’alterazione psichiatrica molto grave e anche se può innestarsi su una personalità di per se fanatica, è una cosa completamente diversa, tanto è vero che la presenza di deliri può condurre ad un giudizio di infermità mentale. Il fanatismo no.

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