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Star Wars VII non è mero pinkwashing: i ruoli di genere nella saga

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Lisa scrive:

 

ATTENZIONE: spoiler!

Cara Eretica,

scrivo in risposta al tuo pezzo su Star Wars perché sono in disaccordo su diversi punti 🙂

Neanch’io ho apprezzato l’articolo che tu critichi, ma per una ragione diversa: la contrapposizione fra una Rey “empatica, solidale e compassionevole” e un Luke “scapestrato” non ha alcun riscontro nei film della saga! Luke, infatti, si mostra sin da subito gentile e rispettoso sia nei confronti dell’eremita Ben Kenobi, ritenuto da tutti solo un vecchio pazzo, sia del poco rispettabile contrabbandiere Han Solo, né manca mai di cura e rispetto ai droidi dopo che suo zio li ha comprati. Per quanto possa non essere contento di svolgerlo, Luke non mette mai in questione quello che ritiene essere il proprio dovere, e non importa se si tratta di aiutare lo zio Owen (a Obi-Wan, ep. IV: “Non posso essere coinvolto, ho del lavoro da fare!”) o di cominciare il duro addestramento Jedi. Tranne che in un’unica occasione: quando nell’ep. V decide di disobbedire a Yoda e Obi-Wan e interrompere l’addestramento per correre a salvare i propri amici prigionieri su Bespin. Non è insomma da meno di Rey: le donne sono più empatiche e compassionevoli negli stereotipi di genere di cui è intriso l’articolo che critichiamo, più che in Star Wars. Specialmente nell’ep. VII, dove uno dei personaggi più freddi è spietati è proprio una donna, (nella traduzione italiana) il Capitano Phasma.

D’altra parte, ne “Il risveglio della Forza” io non vedo un pinkwashing superficiale e fine a se stesso. La principale e più evidente pecca della vecchia trilogia (che pure adoro) è infatti un sessismo che, se poteva non dare nell’occhio 40 anni fa, risulta insostenibilmente stridente agli occhi dello spettatore odierno: ci sono solo due personaggi femminili, Leia e Mon Mothma (che si vede molto poco), entrambe dalla parte del bene; dei due figli di Anakin, che si presume abbiano ugualmente ereditato la Forza, solo al maschio viene proposto un addestramento Jedi; per quanto Leia abbia intelligenza, forza caratteriale e non stia sempre ad aspettare di essere salvata (come quando strozza Jabba) rimane soprattutto una principessa e una diplomatica, niente spade laser per lei. Partendo da questi presupposti, io credo semplicemente che i nuovi film abbiano cercato di riparare a questo difetto, sia per adattare la saga ai cambiamenti avvenuti nella cultura e nella società in questi decenni, sia per evitare di indisporre la non trascurabile fetta di mercato femminile. Infatti, già nelle prime scene dei prequel, si possono osservare donne sia fra gli Jedi e i fedeli alla Repubblica, sia fra i Separatisti e i loro scagnozzi (come la cacciatrice di taglie mutaforma che cerca di uccidere Padme all’inizio dell’ep. II). E Rey non è altro che l’esito necessario di questa nuova redistribuzione più paritaria dei ruoli di genere, che per esigenze di trama legate alle basi poste dalla vecchia trilogia non poteva avvenire già nei prequel. “Il risveglio della Forza” non è in sé un film femminista perché una distribuzione dei ruoli di questo tipo dovrebbe essere come minimo la norma, invece di fare scalpore; ma se ciò è potuto avvenire è solo grazie al femminismo e alle sue lotte.

Partendo dal personaggio che è l’unica vera novità di ep. VII, Finn non ha nessun bisogno di essere rieducato da Rey in quanto si rieduca da solo. La sua crisi di coscienza è la vera protagonista della lunga scena del massacro su Jakku, ed è solo per sua stessa iniziativa che aiuta Poe Dameron a fuggire o che cerca inizialmente di portarne a termine la missione spacciandosi per membro della Resistenza con Rey. Se Finn revoca la propria scelta di scappare oltre l’Anello Esterno non è perché Rey sia effettivamente riuscita a convincerlo della necessità di lottare, ma solo perché lei, la sua prima vera amica, è in pericolo… Per quanto risulti poi meravigliosamente comica la scena in cui, dopo essere corso a salvarla, Finn deve prendere atto che Rey si è già salvata da sola.

Tornando invece a Rey, se può sembrare insopportabilmente perfetta è perché così sono tutti gli Jedi: all’interno di una saga la cui magia non si fonda sullo spessore o sull’introspezione dei personaggi, tutti piuttosto piatti, uno Jedi maturo è un eroe puro che sembra non sapere cosa sia il dubbio: al peggio sbaglierà strategia, ma saprà sempre ciò che deve fare. L’etica Jedi ha un vago sapore orientale e punta all’ascetismo, in quanto non ammette spazio per la rabbia, la vendetta o le passioni violente, né per gli ego troppo ingombranti o individualisti, ma si basa completamente su compassione, calma, tolleranza e, in ultima analisi, distacco emotivo: “L’attaccamento è proibito. Il possesso è proibito. La compassione, che io definirei amore assoluto, illimitato, è al centro della vita di un Jedi. E quindi si può dire che noi siamo spronati ad amare” (Anakin a Padme, ep. II. Anakin passerà definitivamente al Lato Oscuro quando Yoda gli consiglierà di staccarsi da Padme e accettarne la morte imminente). Gli unici che si scostano da questo profilo sono Anakin Skywalker e Ben Solo, che infatti si perdono, traviati dal Lato Oscuro. L’unico anti-eroe della saga è Han Solo, ma Han Solo non è uno Jedi e non deve lottare col Lato Oscuro.

Se Rey è desessualizzata, è perché in Star Wars il sesso praticamente non esiste: l’unico latin lover vagamente plausibile della saga, Han Solo, rimane comunque parecchio impacciato di fronte alla parlantina di Leia; Leia vestita da schiava sembra tanto sensuale quanto inconsapevole di esserlo; l’amore di Anakin per Padme è morboso, più che carnale.

Rey non è l’unica attaccata alla famiglia e non lo è certo in quanto donna: per esempio, Luke non accetta di andare con Obi-Wan (“Alderan? Ma io non ci vengo ad Alderan! Devo tornare a casa, è tardi!”, sempre ep. IV), se non quando tornando a casa trova tutto distrutto dalle truppe dell’Impero alla ricerca dei droidi. Anakin, invece, comincia a mostrare i primi segni di squilibrio dopo la morte della madre, per la frustrazione di non essere riuscito a salvarla nonostante i propri poteri di Jedi. Inoltre, le figure genitoriali più importanti della saga sono tutte maschili: Anakin, nel suo riscatto finale di padre mancato; Han Solo, pronto a sacrificare la propria vita nel tentativo di salvare Ben / Kylo Ren; ma forse, su tutti, Obi-Wan Kenobi nei confronti del giovane Anakin e in misura minore anche di Luke, nonostante l’assenza di legami di sangue.

Anzi, dirò di più: nella folla di Jedi biondi ed elegantissimi (Qui-Gon Jinn, Obi-Wan Kenobi, Anakin e Luke Skywalker, ma non è certo da meno Mace Windu), la mercante di rottami Rey è l’unica ad avere una componente un po’ grezza e selvatica, per nulla stereotipata: personalmente, mi sono innamorata di lei nella scena in cui mangia sbragata sulla sabbia e tenendo a malapena chiusa la bocca!

In conclusione, Rey è esattamente come doveva essere: sia perché ricalca Anakin e Luke (anche loro eccezionalmente abili sia come piloti che come meccanici, fra l’altro), sia perché è una Jedi: e perché mai una Jedi dovrebbe essere meno buona e perfetta dei suoi colleghi maschi?

Dedicato a quella “disgustosa massa putrescente e verminosa” di Roberto Recchioni (Han Solo su Jabba, ep. VI), ma soprattutto a Leda, mia maestra Jedi.

Lisa

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