#Colonia: analizziamo la violenza oltre le dicotomie rigide?

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Non ci sta Roberto a leggere che sarebbero solo i maschi ad aizzare lo scontro di civiltà. Non ci sta perché Roberto, come tanti altri come lui, viene criminalizzato due volte, nel corso delle discussioni di questi giorni.

Ci sono anche donne bianchissime, occidentalissime e cristianissime (ad aizzare lo scontro). Non è ad esempio proprio una donna, Oriana Fallaci, ad essere elevata a simbolo dell’islamofobia?

E poi riassume: “Da un lato, devo contrastare le strumentalizzazioni delle destre xenofobe, dall’altro mi devo ritrovare anche a non potere condividere ragionamenti che sarebbero sacrosanti se alcune femministe (della differenza) non giocassero anche loro a creare divisioni. Quindi da un lato, le destre che pongono il confine tra occidentale e islamici, dall’altro femministe che ancora una volta descrivono il mondo in una dicotomia maschi bellicosi e donne tutte vittime.

Così lui resta schiacciato, senza poter mostrare l’antirazzismo e l’antifascismo che pure gli appartiene, a meno che non si schieri dalla parte di chi dice che il problema è proprio lui, il problema sono gli uomini, in quanto tali, per natura guerrafondai, potenziali stupratori, sessualmente merde, da rieducare in massa, il problema sono loro e non la cultura sessista che si traduce in violenza di genere.

Su questo punto si scontrano anche femminismi intersezionali, queer, trans, contro femminismo radicale, della differenza, che riducono tutta la questione ad un discorso su quel che natura fa degli uomini e delle donne. Immaginate come si traduce questo in relazione alla piazza di Colonia. Femministe che, al pari di molti conservatori e paternalisti, affermano che l’uomo stupra per natura e la donna subisce, allo stesso modo, perché naturalmente è la figura debole, la vittima per antonomasia. Non vittima di una azione violenta, non vittima di quel che una persona ha osato infliggere al suo corpo, ma vittima di un uomo perché uomo, vittima in quanto donna perché donna.

I maschilisti propongono questa visione delle cose in questo modo: gli uomini sarebbero tutti predatori. Sono fatti così. Nulla da discutere. Sostengono che la sessualità maschile è difettosa, violenta. La donna, di contro, in quanto vittima, non si ritiene neppure che abbia desideri sessuali. E’ l’oggetto passivo della questione e tutto quel che può fare è mercanteggiare i centimetri di penetrazione da concedere al maschio predatore. Sulla base di questa teoria, un tempo, si giustificava il fatto che l’uomo potesse fruire dei servizi di una prostituta alla quale chiedere cose che alla moglie non dovevano essere chieste mai.

Su quale fosse la donna – da nominare in quanto prostituta (e non parliamo della sex worker come soggetto autodeterminato che combatte contro lo stigma che si portano dietro) – adatta alla soddisfazione di certe “voglie” o addirittura “perversioni”, si basò il dibattito di molte stagioni. Un dibattito che ha sempre rafforzato la cultura sessista, la cultura dello stupro, che resiste ancora oggi. Quella con cui puoi soddisfare certe voglie è, nell’ordine: non accoppiata, non di proprietà di un uomo, al quale si deve rispetto, a lui e lui solo; è provocante, va in giro svestita e a certe ore della notte; cambia partner; non mostra di avere alcuna remora nell’accettare delle avance, è una “ragazza facile”, così viene definita. Quando l’uomo, timorato di Dio, si trova di fronte a questo genere di donne, tentatrici, non a caso considerate diavoli di per se’, allora perde i freni inibitori e cultura dice che se anche loro fossero tentati di stuprarle in realtà la colpa è di queste donne e non dell’uomo.

La differenza tra donne perbene e donne per male è alla base della cultura che ho descritto, e tale differenza è sostenuta moltissimo anche da donne che godono dell’essere nominate come “brave ragazze”, con tutto il significato che quella definizione comporta. Dunque la donna stuprata è in realtà non solo vittima di un uomo che la stupra ma è anche vittima di una cultura che riguarda tutt* noi e che la rende particolarmente vulnerabile in ogni occasione. Quando passeggia da sola, se veste scollata, se legge un libro seduta al parco, se rientra a tarda notte dopo aver fatto festa con gli amici. E’ lo stigma che pesa su di loro che diventa il pretesto per poter giustificare le violenze.

Quando una femminista sostiene che uomo e donna sono diversi per natura, o che l’uomo ha una sessualità vorace e la donna invece campa di romanticismo e sentimenti, non fa altro che alimentare quella cultura e rafforzare quello stigma. Se una donna mostra di avere una sessualità piena, intera, mostra desiderio, capacità di scelta, posso dire che sono certi uomini ad essere più preparati ad accoglierla rispetto a quanto non facciano certe femministe. Attribuire al maschio, in quanto tale, la violenza commessa a Colonia, è esattamente come attribuirla ad una particolare etnia.

Io so che la cultura di cui parliamo ha derivazione patriarcale, ma ciò non giustifica il fatto che si debba nutrire una anacronistica mentalità che rafforza oramai soltanto degli stereotipi sessisti. Non esiste natura che giustifichi uno stupro, perché quel che alcune femministe sostengono per condannare le violenze diventa la giustificazione usata dai maschilisti. La femminista dice che l’uomo stupra perché uomo e il maschilista dice che dato che l’uomo non può fare a meno di stuprare è quella la sua attenuante. Ha una sindrome, signori della corte, è solo malato, anzi, è nella sua natura e non si può condannare per questo. E’ la donna che dovrebbe capire che non si può girare da sole se in giro ci sono tanti uomini allupati.

Allora il punto è che in questi giorni le donne sono usate in due direzioni diverse: da un lato per sostenere politiche razziste e dall’altro per legittimare idee sessiste. Io ricomincerei da qui. Le donne non fanno branco contro gli uomini cattivi. Non mi sento unita ad una donna che giustifica politiche razziste più di quanto non mi sento unita ad uno che alimenta la cultura dello stupro.

Ragionare perciò per dicotomie rigide di fatto si riduce a questi effetti: da un lato, giusto per parlare dell’Italia, si impedirà l’iter di approvazione della proposta di legge per eliminare il reato di clandestinità per i migranti. E c’è dunque chi, ovviamente, ne approfitta per dire che i migranti commettono reato solo perché migranti. Dall’altro si tradurrà in ulteriori proposte repressive e securitarie a “tutela” delle donne, senza mai ragionare di prevenzione e senza dare spago a chi ci ritiene sante e asessuate per natura. Sarebbe utile tenerne conto. O no?

Ps: potete inviare i vostri interventi, se volete partecipare alla discussione, ad abbattoimuri@grrlz.net

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Comments

  1. forse è qualcosa di più semplice ed ancestrale.
    ricordati che ci sono posti, come nel mare mediterraneo, ove la ricerca di bottino e di saccheggio a volte viene considerata alla stessa stregua di una normale attività economica,specie dove le risorse ambientali sono scarse.
    Se poi aggiungi che in un mondo ove la Lex Divina, quindi una legge supposta non emendabile, regola ogni attività, perchè sforzarsi di apprendere, di varcare orizzonti nuovi?
    Ora le migrazioni sono inevitabili, da sempre il mondo è fatto di migrazioni, non ci chiamiamo forse popoli di lingua indo-europea per via di migrazioni che abbiamo studiato a scuola?
    Però adesso per tutta una serie di ragioni che per brevità del post ometto, possiamo pretendere che gli uomini si regolano con la sola Lex Humana, una legge fatta da uomini per gli uomini, e questa è sempre migliorabile, come qualcun diceva ‘Date a Cesare ciò che è di Cesare’.

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