Ministra Pari Opportunità belga critica corso di “rispetto per le donne” solo per migranti

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Non c’è femminismo senza antirazzismo

 

Sui fatti di Colonia, ancora. Perché la ricaduta sociale della miserabile campagna razzista fatta da chi sta usando in maniera orribile la faccenda delle violenze sulle donne riguarda anche altri luoghi. Lo vediamo in Italia dove gente di destra esorta le femministe a prendere parola, e ovviamente si riferiscono alla parola unica dettata dai razzisti. Poi ci sono quelle che si dicono femministe ma non colgono il fatto che femminismo senza antirazzismo e perfino senza lotta di classe, non ha molto senso. Se ti dici femminista e poi supporti regole repressive e securitarie profondamente razziste, incluse le chiusure delle frontiere, la gestione dei Cie, e tutto l’impianto legislativo sulla migrazione, evidentemente non puoi parlare in mio nome e non puoi permetterti di parlare neanche a nome delle donne che subiscono violenza alle quali stai attribuendo, tu e tu soltanto, idee che non sai neppure se le riguardano.

Dunque a proposito di ricadute sociali ecco una faccenda che arriva dal Belgio dove c’è uno scontro tra la ministra alle pari opportunità e il segretario di stato con delega all’asilo e alla migrazione perché quest’ultimo avrebbe deciso di istituire un corso di “rispetto per le donne” destinato ai migranti. Ed ecco quel che giustamente rileva la ministra. Grazie a Emanuela per la traduzione di questo pezzo:

Corso di « rispetto per le donne » : razzismo cammuffato secondo Simonis

La ministra PS per i diritti delle donne e le pari opportunità della Federazione Wallonie Bruxelles, Isabelle Simonis, ha criticato giovedì il progetto del Segretario di Stato federale con delega all’Asilo e la Migrazione, Theo Francken, d’istituire un corso di “rispetto per le donne” destinato ai migranti. Agli occhi della ministra socialista, il segretario di stato NVA non avanza alcun argomentazione di fondo che legittimi una tale decisione. “Si basa su un fatto avvenuto in Germania sul quale non disponiamo alcun elemento conclusivo: non si conosce ancora l’identità degli autori delle aggressioni a Colonia e i soli elementi di cui sembrano disporre gli inquirenti a questo punto sono alcune segnalazioni di persone di origine magrebina”. Secondo la ministra, così come scritto nel suo comunicato, “proporre una tale misura oggi, in Belgio, a partire da questo, significa assimilare indicazioni formulate in un inchiesta tedesca per rivolgerle alle persone rifugiate. È una iniziativa inappropriata che cammuffa un razzismo di fondo“. Simon ricorda che le discriminazioni gravi verso le donne sono commesse da individui o gruppi “di ogni origine sociale, etnica o nazionale”. “Non si può, in nome dei diritti delle donne, creare delle nuove discriminazioni”, si ribella la ministra. Simon dice di voler conoscere il contenuto del programma del corso annunciato da M. Francken e destinato ai migranti in quanto, oltretutto, “la nozione di rispetto non equivale a quella di uguaglianza”. “Rispettare”, argomenta la ministra, “rinvia al non fare del male e avere considerazione per delle opinioni. È molto inferiore alla nozione di uguaglianza che presuppone l’equivalenza dei diritti senza alcuna differenza di trattamento”.

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Comments

  1. Eric Lauder says:

    Sono d’accordo. Un corso di rispetto per soli migranti è razzista.
    Il problema è che alla nostra ministra sfugge un particolare: un corso dove si insegna agli uomini a rispettare le donne è sessista (presuppone che le donne non possano comportarsi male verso gli uomini) e pure un po’ misogino (se le donne non possono comportarsi male verso gli uomini è perché sono in qualche modo sempre vittime quindi inferiori) ed eterosessista (presuppone che esistano solo relazioni di tipo eterosessuale).
    L’unico corso che avrebbe meriti è un corso di educazione civica dove si insegni a tutt* a rispettare tutt*
    Scritto da un uomo vittima di violenza domestica da parte di una donna: lei era la HR manager della società dove lavoravo e vivevo in casa sua, tra l’altro.

    • non sono d’accordo. il corso, rivolto a tutt*, deve essere di rispetto per i generi, inclusi gay, lesbiche, trans. educazione al rispetto dei generi non c’entra con l’educazione civica. scritto da una donna che ha subito violenza da parte di un uomo.

      • Eric Lauder says:

        Forse non hai capito: ovvio che il corso rivolto a tutt* deve includere il rispetto per gay, lesbiche e trans. E io credo che questo argomento faccia parte dell’educazione civica. Il rispetto per i diversi orientamenti sessuali fa parte dell’educazione civica, quello che ci si aspetta da una persona che sappia vivere in una società civile.
        L’educazione sessuale è poi un’altra cosa, e anche quella dovrebbe includere una parte che spieghi la sessualità omo e pure, senza esagerare, cenni alle diverse pratiche (che poi non esistono pratiche omosessuali perché tutto ciò che possono fare due uomini o due donne può farlo anche una coppia etero, quindi arricchirebbe tutt*).
        Guarda comunque che di solito corsi come quello dell’articolo dicono poco o nulla circa la tolleranza per quelli come me (sono bisex) o omosessuali o trans: parlano solo del rapporto uomo-donna, in maniera piuttosto sterotipata e pure sorpassata (immagina una femminista anni ’70 di seconda ondata: sembrano scritti da una così, ma siamo nel 2016, non nel 1976). Io ho visto una cosa simile a Lund, Svezia, anni ’90. E lo so che erano gli anni 90, ma devi considerare il contesto: quando io ero all’università avevano GIA’ legalizzato le unioni civili che stiamo aspettando in Italia, EPPURE il corso sulla tolleranza era assolutamente eterosessista, quasi tutto sulla violenza maschile sulle donne.

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