Di quelle madri che se sei figlia femmina ti fanno sempre sentire in colpa

In questi giorni di festa, tra morti e feriti di vario genere, vanno annoverate anche le figlie alle quali le madri – beddamatresantissime – inculcano il senso di colpa per non essere tornate a casa per le vacanze, per non aver partecipato alla interminabile cena della vigilia di natale, per non essere stata al “capezzale” di parenti malati. Vi sintetizzo alcune storie raccontate in divertenti scambi di messaggi e di una vi lascio leggere il contenuto per intero.

Una delle cose più sgradevoli che riguarda le donne alle quali viene imposto un ruolo di genere rigido, con dovere di cura annesso, è il perenne senso di colpa inculcato dalla famiglia. Ci sono le volte in cui il padre ti rimprovera perché non ti sei sostituita alla madre malata. A volte si tratta di fratelli e sorelle che tengono in scacco tutta la famiglia e se non fai come dicono sei fuori dal clan. Più spesso, a quanto pare, il senso di colpa deriva dalla voce di madri accentratrici che fanno da agnelli sacrificali di tutta la famiglia e pretendono che tu, figlia femmina, faccia come dice lei, altrimenti ti ricatta emotivamente fino alla fine dei tuoi giorni.

C’è lei che mi ha raccontato di questa madre che l’ha colpevolizzata perché, dato che è affetta da disturbi alimentari, invece che partecipare al cenone della vigilia di natale è scappata via ed è uscita con degli amici. La madre non capisce questa cosa dei disturbi alimentari e pensa che si tratti di capricci. Non fa che parlare con altra gente di sua figlia, in sua presenza, come se la figlia non esistesse o non avesse voce in capitolo sulle storie che la riguardano.

C’è poi quella che abita in una città lontana e la madre fa di tutto per farla tornare. E’ talmente opprimente che l’unico modo che questa figlia ha per essere lasciata in pace è quello di raccontare continuamente balle. E il lavoro, e il raffreddore, e il piccolo che non sta bene, è il marito che ha un problema. E la madre insiste perché non è mai contenta. La figlia, d’altro canto, ha quasi esaurito le scuse e progredendo in una escalation di drammi familiari le manca solo di dire che è prossima alla morte, perché tutto le sembra meglio che dover rispondere continuamente e stare un’ora al telefono con questa madre che conclude sempre con un “se proprio non puoi… va bene… ma sei nei miei pensieri“. Ecco. La figlia è sempre negli stramaledetti pensieri di questa madre stalker. E mai che questa madre, quando la figlia chiede “come stai” dica che sta bene. La sua risposta si esaurisce sempre in un continuo, fastidioso, lamento.

C’è poi la madre mitomane o sensazionalista che si atteggia a soccorritrice di guai altrui, per cui ad ogni starnuto di nipotini e perfino dei vicini chiama la figlia per dire che lei ha dei doveri e che la figlia dovrà tornare perché non sia mai che non si trovi lì, in presenza di tanti finti lutti, quando qualcuno crepa. La figlia è diventata una specie di dizionario medico scientifico perché per contestare i richiami di questa madre non può fare altro che valutare da se’, ottenendo con vari stratagemmi una accurata descrizione dei sintomi, per poter fare una diagnosi reale delle malattie in corso. Così sa quando effettivamente vale la pena di sentirsi in colpa e quando fregarsene degli appelli materni.

Infine c’è la storia in basso che vi invito a leggere pensando bene ad un fatto preciso: succede meno raramente di quel che pensate. Succede sicuramente anche ai figli chiamati in causa per trasporto, opera di facchinaggio vario, traslochi, scarrozzamento per lo shopping e non so che altro. Ditemi: quante volte in media i vostri genitori vi fanno sentire in colpa perché non assolvete ai doveri che vi hanno imposto?

Mi raccomando: resistete. E buona lettura!

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Ciao Eretica, ti scrivo per raccontare l’ennesima storia di sacro amore materno. In questo momento sono in ospedale con mia madre e mio padre perché lui ha subito un piccolo intervento, nulla di grave, ci tengo a precisarlo. Era un intervento programmato da tempo, per cui era in lista d’attesa da mesi. Lo hanno chiamato il 2 gennaio e ieri lo hanno operato. Il 2 ero fuori col mio compagno, sarei dovuta tornare a casa il 5, e ho ricevuto una telefonata di mia madre che mi diceva di questo intervento con lo stesso tono che si usa per comunicare una morte imminente.

Ok, le reazioni sono soggettive e tutto, ma ora viene “il bello”. Mi ha chiesto – senza chiedermelo – di accorrere al capezzale di mio padre, come se stesse per morire da un momento all’altro, facendomi sentire un’irresponsabile perché non ho sconvolto tutti i miei programmi. Avete presente frasi come: fai come credi, fai quello che ti senti, non ti preoccupare per me, dette con la voce tremante di lacrime? Frasi che in realtà significano il contrario? Mia madre regna da 31 anni su di me e da 42 su mio padre con un’arma infallibile: il senso di colpa.

Io sono in analisi da anni per questo, e non riesco ancora a dirimere la cosa, non riesco a dire che è una stronza senza sentirmi in colpa. Perché lei all’apparenza è la madre “perfetta”, quella piena di rimpianti perché ha rinunciato a tutto per la famiglia e che mi fa pesare ogni mia scelta di vita vada in direzione contraria. La mia decisione a non voler avere figli, poi, la sconvolge: non riesce a capacitarsi del fatto che io non le dia un nipotino! Scusa, forse ho mischiato un po’ di cose, ma sono chiusa qui con lei da due giorni e se non lo sfogo la strozzo. Stavolta, però, sono riuscita a tenerle testa, non ho cambiato i miei piani e sono tornata quando volevo. Nonostante tutto, una domanda mi assilla: sono una cattiva figlia? Grazie per avermi ascoltata.

Comments

  1. Hai fatto il primo passo: non cambiare i tuoi programmi, Il successivo è smettere di sentirti comunque in colpa per averlo fatto.
    Ce ne sono madri così, accecate dal proprio egoismo. Ci sono padri che (per amore?) reggono loro il gioco. Ho passato qualche anno con la psicologa per liberarmi da questo meccanismo ‘automatico’ e dal ‘cattivo esempio’ di un padre peraltro splendido. Da tre anni mi sono separato: tutto questo mi aveva portato a sposarmi con chi adottava meccanismi analoghi, replicando l’esempio ricevuto.
    Ed ha pesato su tutti noi fratelli e sorelle, riuscendo a trovare per ognun* i ‘punti deboli’ su cui esercitare le proprie lamentele (eravamo sette ed in modi simili o diversi abbiamo tutt* patito e/o reagito). Per fortuna dopo la morte improvvisa di nostro padre, e voglio credere anche per quanto di positivo c’era nei suoi insegnamenti, si è (ri)formata la complicità tra noi, malgrado le nostre differenze di età, carattere, vita. E malgrado tutti i tentativi (involontari??) di nostra madre per metterci un* contro l’altr* dopo aver dilapidato da sola, senza che noi immaginassimo potesse arrivare a tanto, un’autentica fortuna economica, il frutto del lavoro di papà.
    Eretica, scusa se mi son fatto prendere la mano e più che un commento mi è uscito uno sfogo. Taglialo/eliminalo come credi e grazie per tutto quello che scrivi

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