The Lobster – il film in cui le norme riguardano sentimenti e corpi

Il titolo del film è The Lobster. Protagonista è un bravissimo Colin Farrell e coprotagonista e la altrettanto brava Rachel Weisz. Regista è Yorgos Lanthimos, al suo ennesimo capolavoro, dopo il lungometraggio O kalyteros mou filos, poi il film Kinetta,  ancora Dogtooth (2009 – in cui mette in discussione la “amorevole” famiglia) e Alpeis (2011), tutti approdati e premiati in diversi festival.

Si immagina un futuro distopico che descriverò poco per non spoilerare. È vietato essere single. Se lo sei vieni trasformato in un animale. Però prima ti si dà l’occasione di trovare una compagna o un compagno, assolutamente compatibili. Per invogliarti ti presentano scene di vita quotidiana in cui essere in due può salvare la vita ad un tizio al quale è andato di traverso un boccone o ad una tizia che, ovviamente, se cammina da sola sarà stuprata.

L’opera, la prima non in greco, è geniale perché racchiude in se la descrizione di tanti stereotipi sessisti e di tante storture sociali, punendo chi osa masturbarsi, ignorando e discriminando, per esempio, le persone bisessuali – puoi essere solo eterosessuale o omosessuale – e in generale tutte le persone che mostrano senso critico rispetto a quell’assetto sociale. Esiste una realtà parallela ma non meno crudele, quella delle persone single sfuggite alla punizione e sempre in pericolo di cattura, con un contesto che si oppone in modo estremo alle regole convenzionali, perciò è vietato innamorarsi e se succede subirai anche lì una punizione violenta.

Guardare il film è un viaggio in cui serve accogliere tante stranezze e serve anche decostruire e interpretare, per quel che per te è importante, i significati in esse racchiuse. Si racconta il genere umano, la capacità di adattarsi a norme estremamente violente e a farle proprie perfino nel momento in cui ci si ribella. Mi ha fatto venire in mente altri film in cui il divieto a toccarsi o il permesso di accoppiarsi era sempre dato da capi e capesse. Le norme che riguardano i corpi sono il segno distintivo di ogni piccola o grande dittatura.

Mi viene in mente anche qualche trama immaginata in cui comunque torna il riflesso della realtà attuale e con esso la necessità di liberare i corpi, l’amore, come fu per Orwell in 1984, di non subire censure e controlli relativi la nostra sessualità, capacità riproduttiva, la nostra maniera di vivere e rivedere il concetto di famiglia.

Questo film dovrebbe essere visto da tutt* quell* che il gender è una malattia della lobby omosessualista,  o da tutt* quell* che il corpo è tuo ma lo gestisco io, perché la crudeltà espressa nella realtà, con l’intento di egemonizzare la cultura censurando ogni momento critico, è esattamente simile a quella espressa nel film.

Nessuno dovrebbe avere la libertà e il diritto di normare le nostre vite, di dirci cosa fare dei nostri corpi, e quel che mi è piaciuto tantissimo del film è il fatto che a capo di quella struttura sociale o di quelle alternative ad essa non c’è una persona appartenente ad un sesso preciso. Ci sono uomini e donne che sono in grado di infliggere atroci punizioni a chiunque non vorrà subire le loro norme. Capite allora quanto è importante resistere a qualunque costrizione normativa? Capite quanto è importante lottare contro l’autoritarismo, a prescindere dal sesso della persona che vorrebbe imporlo?

Vi suggerisco di vedere questo film e poi di commentarlo, se volete, per capire se a voi ha ricordato qualcosa o se vi ha dato spunti di riflessione. In ogni caso questo bravo regista io lo terrei d’occhio in generale. Contenta di averlo beccato per caso.

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Comments

  1. Aggiungo un dettaglio che ho notato: la discriminazione dei bisessuali si inserisce in effetti in una più ampia discriminazione di tutto ciò che è “di mezzo”, ambiguo. Adesso non mi ricordo perfettamente tutti gli altri esempi ma uno era sicuramente il fatto che poi, da animali, ci si deve accoppiare con un altro esemplare della propria razza, mai con uno di un’altra razza. In questo film il bisessuale viene ignorato (dicono che ci hanno provato per un po’ ma hanno cambiato politica) e ridotto al binarismo etero-omo perché è un elemento che mescola le cose, crea confusione (potenzialmente creatività) mentre in quella società è l’ordine ad essere al di sopra di tutto, un solo posto giusto per ogni cosa, al di là della morale o della religione (altrimenti nemmeno l’omosessualità sarebbe stata accettabile); è l’ordine fine a se stesso lo scopo.

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