Donne sull’orlo di una crisi tricologica

Lei scrive:

Cara Eretica,

ti scrivo perché vorrei raccontare la mia personale esperienza a proposito degli stereotipi di genere. Ho trentun anni e all’età di diciassette ho iniziato a perdere i capelli a causa di vari fattori (ormonali, ereditari, stress, ecc…). Con una serie di cure e trattamenti sono riuscita ad arginare il problema: non sono diventata calva, per il momento non devo ricorrere a parrucche né trapianti (eventualità che non escludo per il futuro), ultimamente ho trovato un taglio corto e sbarazzino che a detta di tanti mi sta piuttosto bene. Inoltre sto cercando ulteriori soluzioni e non ho perso la speranza di arrivare un giorno ad avere una chioma se non proprio folta almeno normale.

Sono certamente consapevole che esistono problemi ben più gravi, sia a livello estetico sia, soprattutto, a livello di salute. Quindi, in fin dei conti, di che mi dovrei lamentare? Razionalmente, di niente. Ma dal punto di vista psicologico ed emotivo la situazione non è delle più esaltanti. Innanzitutto i miei sparuti capelli vanno a periodi: in estate/autunno soprattutto è più difficile coprire il problema. Quando sono sporchi (e dopo un giorno dall’ultimo shampoo lo sono) sembrano ancora più radi. Così, quasi ogni mattina, nel guardarmi allo specchio prima di uscire mi chiedo in che modo cercare di nascondere quella che affettuosamente chiamo “la pelata”, in che modo renderla meno evidente, in che modo fregarmene, se quel giorno proprio non è possibile evitare di mostrarla (visto che non posso lavarmi i capelli tutti i giorni, altrimenti…si danneggiano!). In che modo evitare di guardare con insistenza i capelli delle altre donne, in che modo reprimere quel senso di invidia che mi coglie nei confronti di tutte loro (ci tengo a precisare che non credo nella cosiddetta “competizione femminile”: in questo caso l’invidia non è la manifestazione di un sentimento negativo nei confronti delle eventuali “rivali”, ma solo del mio perenne senso di inferiorità).

In che modo abbandonare, almeno per un attimo, l’ormai radicata convinzione di essere uno schifo, l’idea che non potrò mai piacere a nessuno perché se fossi un uomo io per prima mi eviterei e cercherei – per un’avventura come per una relazione più o meno stabile – una ragazza esteticamente normale. Non penso certo che debba essere sempre l’uomo a fare il primo passo e non trovo sia giusto né utile passare la vita in attesa di eventuali “corteggiatori”. Sarei ben felice di manifestare a chi mi piace il mio interesse, ma la convinzione di avere qualcosa in meno mi blocca sempre. Timidezza e orgoglio fanno il resto: così, prima di espormi a un rifiuto (che secondo me arriverà infallibilmente), mi dico di no da sola. Per questo ho avuto solo una storia (anche bella e importante), che senza l’iniziativa del mio ex non sarebbe mai cominciata.
“Ma dai, l’aspetto non è tutto!”, mi sento dire da più parti e ci credo.

Riconosco di possedere alcune qualità che potrebbero rendermi interessante: intelligenza, spirito, autoironia. Ma la perdita dei capelli per una donna in questa società è qualcosa di più di un semplice difetto estetico (come ad esempio essere bassa, avere un naso non esattamente alla francese e un fisico proporzionato ma non particolarmente atletico: tutte “imperfezioni” che mi caratterizzano e che a nessun costo vorrei modificare). A una donna si richiede sempre e comunque di essere impeccabile. Certo, anche gli uomini sono sempre più messi sotto pressione dal canoni estetici dominanti e se fossi stata un maschio non avrei certo accolto con un’allegra scrollata di spalle la mia precoce alopecia. Ma ritengo che il corpo femminile sia molto più esposto al giudizio: non essere bella, avere qualcosa che non va è quasi una colpa. Come si esercita questa pressione? Nessuno ci punta una pistola alla tempia, è vero. Ma la si percepisce in tutto: nel proprio quotidiano come nell’osservazione dei modelli proposti-imposti.

Potrei raccontare di tante piccole umiliazioni subite: dal medico che quando mi fu diagnosticato il problema mi disse con indifferente sorriso mondano che avrei sempre potuto ricorrere alla parrucca, alla parrucchiera che qualche anno dopo dichiarò con brutale franchezza di non poter “fare niente” con i miseri capelli che mi ritrovavo. Per non parlare dei colloqui di lavoro dove ti liquidano alla prima occhiata, anche per posti dove la “bella presenza” non è un requisito (non sono così idiota da candidarmi come aspirante indossatrice o ragazza immagine! Per fortuna il problema del lavoro col tempo l’ho risolto – almeno temporaneamente -, dando valore a quello che mi piace e che so fare, ma ho passato due anni di totale sbandamento e credo che l’inestetismo di cui soffro abbia fatto la sua parte).

E poi ci sono i canoni di bellezza: ci sono e ci condizionano (o almeno, “mi” condizionano, ma oso pensare di non essere l’unica). Sono ancora piuttosto rigidi e ce li ritroviamo sbandierati ovunque: dai giornali a internet, dal cinema alla pubblicità del bicarbonato. Seguo con interesse su questo blog e su altri la discussione sugli stereotipi e noto con dispiacere che c’è ancora chi stenta a vedere, ad esempio, in una ragazza “grassa” un possibile esempio di bellezza. Perché? “Perché la salute, l’obesità, lo sport, la dieta, ecc…”, risponderanno alcuni con fare condiscendente. Ma la risposta più corretta a mio avviso sarebbe: “Perché quasi tutte le modelle, le attrici, le donne che lavorano nel campo dello spettacolo e che quindi sono più esposte all’attenzione mediatica – diventando così, anche involontariamente, dei modelli estetici – sono magre”. Quasi tutte, ovvio che ci sono delle eccezioni: ma l’eccezione fatica a diventare non dico la regola (si passerebbe così all’imposizione di un nuovo canone), ma una possibile e accettabile alternativa.

Poi c’è anche chi afferma: “Eh, ma la bellezza non è per tutti. E’ un dono, e se non ce l’hai è inutile che protesti, accusando ingiustamente la società di essere conformista. E’ un problema tuo: non è vero che siamo tutti belli così come siamo e va bene così”. Certo (a parte che sul concetto di bello ci sarebbe parecchio da discutere). Vorrei solo far capire a questi campioni di sensibilità che chi, come me, si sente a disagio col proprio corpo non vorrebbe essere considerato bello. Vorrebbe solo prendersi un giorno di vacanza dalle proprie paure e sentirsi per una volta bene accetto, adeguato, felice nei suoi chili “di troppo”, nei suoi occhiali da “sfigato”, nella sua “antiestetica” cellulite, con i suoi denti da “castoro” o magari, nel mio caso, con i suoi radi capelli al vento e la “pelata” in bella vista. Senza vergogna. Senza sensi di colpa. Guardarsi allo specchio e dire: “Ciao, non sarai Belèn Rodriguez né Scarlett Johasson, ma per oggi puoi uscire senza troppe paranoie, evitando di specchiarti in ogni finestrino di automobile per controllare costantemente la corretta distribuzione dei capelli sulla pelle del cranio”. Solo questo.

E dire che i canoni estetici non c’entrano niente con il malessere che provo quotidianamente a causa dell’alopecia – e che, immagino, molti altri provano a causa di mille altri difetti – è voler negare l’evidenza.
Gli stereotipi condizionano in modo sottile, ma finiscono con il limitare gli orizzonti e le prospettive di ogni essere umano. Suggeriscono indirettamente – ma pesantemente – quello che ciascuno dovrebbe essere per sentirsi perfettamente inserito: una ragazza dovrebbe essere graziosa, dolce, gentile, svolgere lavori di cura, sognare la maternità, non aspirare a diventare ingegnere, ecc…Un ragazzo dovrebbe essere forte, competitivo, protettivo, mostrare i muscoli, non piangere, aspirare a diventare ingegnere, ecc… Sembrano sciocchezze e banalità, ma chi può dire di essere totalmente libero da questi luoghi comuni?

E chi è riuscito a orientare la propria vita in base a scelte veramente autentiche, a che prezzo e con quanta fatica lo ha fatto?
In definitiva, il mio sogno non è quello di vedere un domani una donna affetta da alopecia campeggiare sulla copertina di Vanity Fair quale nuova icona di bellezza, ma è solo quello – forse ancora più utopistico – di vivere in un mondo ricco di possibilità, di molteplici modi di essere, tutti ugualmente accettati e valorizzati, dove sia possibile sperimentare, incontrando il proprio sguardo nello specchio e quello degli altri per strada, un caloroso senso di accoglienza e di benvenuto.
Ti ringrazio di avermi letta fin qui e dello spazio che eventualmente vorrai dedicarmi. Se non ti dispiace mi firmerei (e spero che Ionesco non si offenda)

La Cantatrice Spelacchiata

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Comments

  1. Non lo so, forse abbiamo modi di vedere ed intendere la vita decisamente diversi, ma io ho smesso da tempo di farmi problemi estetici. Quando vado in giro non vedo persone brutte, persone basse, troppo grasse o troppo magre, con troppi o pochi capelli. Vedo solo persone, con i loro pregi e i loro difetti. E’ vero che c’è chi è esteticamente bello di natura, ma la bellezza è solo una delle tante qualità che una persona può avere. Tra l’altro siamo poprio noi i primi che devono superare certi limiti sociali che ci vengono imposti, esattamente come le donne devono essere le prime a portare avanti il femminismo.
    I giudizi puramente estetici io li lascerei alle persone superficiali, no?

    • Cantatrice Spelacchiata says:

      Misha, grazie per il tuo commento! Hai toccato un punto importante: siamo proprio noi a dover superare gli stereotipi e i luoghi comuni imposti dalla società. Il primo e più severo giudice delle mie imperfezioni estetiche sono io: subisco il condizionamento sociale e ne sono consapevole. Mi fa davvero piacere sapere che ci sono persone, come te, che hanno smesso di giudicare se stessi e gli altri in base a valori superficiali e puramente estetici: lo vorrei tanto anch’io, ma per il momento non ci riesco, anche se immagino che la strada per costruire la società cui aspiro sia proprio quella. Con questa lettera (e ringrazio Eretica per averla pubblicata) ho solo tentato di dare voce prima di tutto al mio attuale disagio e poi a quelle persone che ancora non riescono a “guardare oltre” e si sentono schiacciate. Purtroppo non è facile liberarsi da immagini e (pre)concetti cui siamo quotidianamente esposti dalla nascita, o almeno non lo è per me. Ti ammiro molto per esserci riuscita e spero di riuscirci anch’io.

      • E’ proprio una vergogna, guarda io trovo affascinanti i capelli corti nelle donne e perchè no, anche la rasatura, certo magari non è facilissimo portarla con stile (vale anche per noi uomini). Sarà che poi che questo interessa anche me, come uomo. Ma prescindere che possa piacermi o no, è la mancanza di rispetto e di inclusione nei confronti di chi e “non attreante” soprattutto se è donna, che è vergognoso. Se la “bella presenza”, che secondo me dovrebbe prescindere già dall’aspetto, figuriamoci dai capelli, al limite dalla cura personale, è un requisito fondamentale, che diano almeno assegni di invalidità!

  2. Capisco benissimo l’articolo. Sono stata cresciuta con una madre molto bella che mi ha continuamente fatto pressione per essere bella, cosa che mi ha anche portato a dei problemi alimentari durante la prima adolescenza. La cosa ironica, e’ che ho tutte quelle caratteristiche che la nostra societa’ considera “desiderabili”: 170, taglia 42, naso piccolino, occhi grandi, gambe lunghe. No, non lo scrivo per fare invidia o per “tirarmela”: lo scrivo perche’ nonostante questo sono dovuta arrivare ai trent’anni per sentirmi “normale”, prima era un continuo non essere bella abbastanza, sentirmi inadeguata, provare ad essere piu’ carina o piu’ “a posto”. C’era sempre un chilo da perdere o un taglio di capelli sbagliato. Solo ora sto iniziando a capire quanto sia la nostra societa’ ad essere sbagliata e quanto essere donna spesso risulti nel sentirsi “inadeguate”, a prescindere dalle caratteristiche che abbiamo. Con questo ti voglio fare i complimenti per la tua lettera e ti auguro tutto il bene e di incontrare solo le persone migliori.

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