Annunci

Abbatto i Muri: un bilancio Eretico e intimo

10391580_10153889000854525_632079101535924880_n

Riflettevo. È il mio bilancio per capire qual è l’utilità del tempo speso su questo blog o sulla pagina facebook di Abbatto i Muri. Tempo che non è rubato alla vita perché quel che faccio qui io lo considero un modo di vivere in sintonia con storie e persone che altrimenti non potrei proprio conoscere. A volte mi sento emotivamente affaticata perché non è facile farsi carico di tante intime confessioni, ed io che non sono un prete e neanche una psicoterapeuta, mischio la mia storia, precaria, umana, imperfetta, a quella di tante altre persone che alla fine mi ringraziano e io non so davvero per cosa. Ma è davvero così complicato trovare uno spazio in cui poter parlare senza che nessuno ci/vi giudichi? È così stravagante, bizzarro, raro, il pensiero di trovare luoghi in cui la nostra/vostra voce sia ascoltata?

Quello che ho appreso è che ci sono tante persone che hanno bisogno di ascolto, di una rete di riferimento, di un’alternativa alla solitudine sociale. Tante persone che a partire da qualunque posto raccontano la propria, intima, imperfezione. Cose che non racconterebbero a nessuno, perché è più facile dire al mondo quel che pensi se ti è estraneo. E poi scopro che, sebbene a distanza, senza mai esserci conosciut*, ci sono persone che mi sono diventate care e io sono diventata importante per loro. L’una nella vita dell’altr@, senza aver programmato niente, senza esserci dett* altro che la nostra reciproca fragilità.

Dicevo a una donna – conosciuta attraverso il web e ora mia intima, sebbene lontana, e grande amica – che un mio grande desiderio è sempre stato quello di realizzare una casa come quella di Antonia. La casa di Antonia (reale, piuttosto che virtuale) per tutte le persone che sapranno come utilizzarla, come contribuire alla reciproca resistenza e come partecipare a una dimensione in cui si lenisce il dolore, le esperienze diventano ricchezza e non carico pesante dei singoli individui, e le violenze subite sono sentite in egual modo da chiunque vi abiti. Un luogo in cui si realizza una cosa che oramai non va più di moda ma che ancora chiamiamo “solidarietà”. Dove si dà valore alla qualità della persona e non alla quantità di prodotti realizzati al servizio di una economia capitalista.

Dove tu puoi smettere di preoccuparti e fare finta di essere ciò che non sei. Così si può dire basta nascondersi per quello in cui credi, per i pensieri che ti passano per la testa, per quel che vuoi indossare, per il genere che vuoi ti appartenga e per il senso di inadeguatezza che riguarda il tuo corpo. Un luogo in cui non si insulta chi è divers@, grass@, magr@, donna, uomo, gay, lesbica, trans, straniero, di religioni altre, di altri mestieri che non siano quelli che praticano le persone perbene. Un luogo in cui ci si presenta con tutto il carico di complessità che ci portiamo dietro. Così il mio bilancio è positivo. Non so quale sia il vostro ma vorrei tanto saperlo, conoscere la vostra opinione e prendere nota di quello che avverto, l’enorme umanità nelle relazioni tra persone che gravitano sulla pagina o sul blog. Persone che si parlano, appunto, da persone e che non smettono di provare a guardare il mondo con gli occhi di altr*.

Allora quello che vorrei dire, anche se può sembrare banalissimo, è che per ogni mail ricevuta, per ogni messaggio letto, il calcolo delle solitudini è diventato un po’ diverso. Si è trasformato in una quantità di intrecci, mani, sorrisi, sguardi, che hanno provato e provano davvero ad abbattere dei muri. Intanto quelli che separano l’un l’altr@, perché provenienti da diverse esperienze, superando la tentazione di leggere l’altr@ proiettando le proprie convinzioni, e poi molti altri muri che si ergono continuamente per isolare, marginalizzare, imprigionare persone che riteniamo diverse da noi. Persone demonizzate, patologizzate, oppresse da stigmi atroci, descritte con parole false e spesso semplicistiche, perché è il terrore che ci tiene lontan* ed è chi manipola la ricetta del terrore che poi governa gli altri diventati sottoposti, inchinandosi al cospetto di chi dice che li/le “curerà” o “proteggerà”.

Non siete sol*, ecco tutto. Quando il vostro problema diventa pubblico voi diventate prezios* testimoni di un tempo, un luogo, una generazione, e infine è il personale che diventa politico e dunque parte di un coro, di una narrazione e una rivendicazione collettiva. Questo era un po’ il senso delle lotte e lo è ancora, quando ci si mette insieme per scendere in piazza a dire che non è colpa nostra, la precarietà, l’autoritarismo subito, la violenza, la povertà, il colore della pelle, il nostro genere, il mestiere che facciamo. Non è colpa nostra se non vogliamo fare da madri, o se vogliamo esserlo per sempre, o fare tanto sesso o non farlo affatto, lasciarsi irretire da voci dominanti o non temere di ribellarsi per cancellare secoli di subordinazione. Non è colpa nostra se siamo produttivissimi o non lo siamo per niente, secondo le norme del capitalismo. Non è colpa nostra se siamo san* o malat*, se abbiamo bisogno di aiuto o se proviamo a salvarci l’un l’altr@. Non è colpa nostra se siamo belli, brutti, grassi, magri, di buon umore, depressi, irriconoscenti o grati per i ruoli che ci vengono imposti. Non è colpa vostra, mia, tua, nostra.

Perciò se quel che faccio ha contribuito anche solo per un attimo ad abbattere qualche muro per fare venir fuori storie di persone chiuse da tempo, in se stesse, in casa propria, in relazioni sofferte, in ruoli imposti, in impieghi precari e in schiavitù difficili da sradicare. Se quel che faccio ha aperto umanamente anche un solo minuscolo spiraglio, non per cambiare la vita di nessun@, perché non si potrebbe, non potrei, non è facile per nessun@, ma aver evitato che per una volta le tue/vostre/nostre parole rimbalzassero su una parete rigida per poi tornarci indietro ancora più cariche di merda, allora, oggi, posso dire che un po’ mi sento bene. Lo devo a voi. Perciò grazie. Grazie assai.

Vostra
Eretica

Annunci

Comments

  1. Cara Eretica,
    seguo questo blog da poco più di un anno, poco dopo aver cambiato – faticosamente e dolorosamente – vita.
    Senza mezzi termini: “Abbatto i muri” è diventato un punto di riferimento.
    Non voglio farti sentire in ansia da prestazione, ovviamente, è solo l’esternazione della mia personale gratitudine verso te e tutte le persone che qui raccontano la propria storia.
    Pur se normale e banale sotto molti aspetti anche la mia vita, come la vita di tutti, ha scontato il prezzo dell’ignoranza su tante questioni che il pudore e la paura ha tenuto nascoste dentro i canali tradizionali della crescita, della formazione e della vita di coppia “normale”.
    Spesso viviamo male perché i muri da abbattere per vivere secondo noi stessi sono tanti e sacri e sono talmente forti che a volte nemmeno li vediamo come tali.
    Ho imparato a farmi molte domande.
    Ho appreso ed imparato molte cose che ho scoperto mie e che vedo nelle esperienze delle persone che frequento. Qui mi sono nutrito di storie, riflessioni ed approfondimenti che mi hanno dato modo di capire e vivere meglio l’intreccio delle relazioni con tutte le persone con cui condivido la mia esistenza.
    Immagino sia un lavoro faticoso, il tuo, ma in questo momento e in questo Paese rappresenta uno squarcio necessario: le persone sono meravigliosamente più complesse degli standard funzionali all’ingegneria sociale e leggerci vicendevolmente attraverso le storie e le riflessioni di questo blog ci dà gli strumenti per capirlo e uscire dalla solitudine dell’inadeguatezza.

    Se pensi che tutto questo impegno (da parte tua e di chi scrive qui) è “solo” per poter essere sé stessi e vivere in pace diventa subito evidente quanto sia importante questa comunità anonima che semplicemente raccontandosi fa capire quanto ci sia da lottare per poter vivere “secondo sé stessi”. Lottare con le proprie vite, anche “solo” affermandosi.
    I muri ci nascondono l’un l’altro e non sappiamo di essere un “noi”, ci isolano e ci rendono mansueti e infelici.
    Quanto è terribile?

    Quindi ti ringrazio molto. Continuerò a seguire con interesse – e anche con affetto, ormai – quello che succede qui.
    Grazie 🙂

    P.S. ti faccio una pubblicità spudorata 🙂 (ma meritatissima)

  2. Anch ‘ io , come Francesco,ho iniziato a seguire questo blog ” Poco dopo aver cambiato – faticosamente e dolorosamente – vita” . E la vita “nuova” , per quanto voluta , mi ha spiazzata . Ho perso tutti i miei punti fermi . Malsani ma certi. Ho cominciato a cercare situazioni / luoghi/ persone , un qualcosa che mi facesse sentire bene. Questo posto virtuale è uno dei luoghi in cui sto bene . Dove non c è il marito perfetto,la casa perfetta ,il cane perfetto,manca solo il figlio perfetto. Ma assicurati i genitori perfetti. Quella del “perfetto” era la mia vecchia vita,dove io ero quella “sbagliata”. Cosa mi ha dato questo blog … più sicurezza in me stessa . Il senso di “sbagliata” “inadeguata” l’ho perso un po’ anche grazie a questo blog. Ho scoperto , qui e uscendo di casa ( sì, anche grazie a questo blog ho preso il coraggio di uscire di casa), quanto le persone abbiano bisogno di raccontarsi ,e quanto ci costruiamo finte cose importanti da fare per non ascoltare ed ascoltarci. Ho imparato ( Ma in questo faccio ancora parecchia fatica , a volte) a mostrarmi per quella che sono. Ho avuto persone che han deciso di raccontarmi cose molto intime , private . Non perché io poi sia quella che sa cosa rispondere,ma perchè son quella che mi dicono, non giudica. E’ una sensazione strana quella del ” lo so che tu non mi giudichi ” , però , lasciatelo dire, è fighissima 😀 .
    A non giudicare ( Almeno, a evitare di cadere nella trappola del giudicare)l’ho imparato un po’ qui , perché se da una parte è vero che ho sempre provato un certo fastidio per chi pretendeva di capire la vita altrui , schematizzando le emozioni delle persone , è pur vero che non riuscivo a togliermi di dosso questa idea che è un nostro diritto sapere degli altri. Qui l’ho capito. E ho capito la fortuna che ho nel fare la parte “Confessionale” delle emozioni degli altri fuori da questo blog. Ho imparato tanto , mi è servito ,son cresciuta , e voglio imparare ancora . Siamo persone complesse , infinite sfumature , diversissime tra di noi . Una cosa ci accomuna sempre : il bisogno di essere importante per qualcuno , e il sapere di avere qualcuno. Io ci sto riuscendo., grazie a questo blog che mi ha spiegato un po’ di me e mi ha dato la voglia di scoprire sempre di più altre persone. Quindi grazie!
    Stavo rileggendo il mio commento prima di inviarlo: e ho scoperto di essere femminista. Mia madre , che si è sempre parecchio vantata di essere una femminista,mi aveva spiegato che le femministe son quelle che “bruciavano i reggiseni”. Detto così , il femminismo mi è sempre sembrato un po’ stupido . Ora ho capito che son donna , e femminista , insieme ai miei reggiseni 🙂

  3. Sei grande!, il tuo blog è un punto di riferimento, e precisamente perché la gente ci può esprimere tutto quello che è censurato e ripudiato altrove!

  4. Cara Eretica, sei uno spunto, uno spazio, una possibilità, un confronto. Seguo il tuo blog per avere un riscontro sui miei pensieri, per allontanarmi dalla realtà ‘edulcorata’, perchè seppure esistono persone che si ritrovano in essa, la accettano perchè dona ‘sicurezza’ ed evita il doloroso cammino nel capire chi siamo e cosa veramente vogliamo, preferisco ‘abbattere i muri’ che ci creiamo e ci hanno creato intorno con le pseudo ‘verità’. Take care!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: