Una famiglia naturale… contro-natura

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Lei scrive:

Ciao Eretica,

seguo da tempo il tuo blog, trovando spesso spunti di riflessione interessanti sulla società di oggi, il ruolo delle donne, gli stereotipi di genere e molto altro.

Vedo che hai dedicato parecchio spazio al tema della famiglia, delle sue diverse forme, dei pregiudizi che molti nutrono nei confronti di ciò che non è la canonica coppia uomo-donna con figli. Personalmente, sono convinta che le diverse “famiglie” possano convivere, e che l’etichetta di “contro natura” che in tanti ancora affibbiano, ad esempio, alle famiglie allargate o omogenitoriali sia in realtà molto più opinabile di quanto si possa pensare.

Ti voglio raccontare la storia mia e della mia famiglia.

Una famiglia all’apparenza così tradizionale che più tradizionale non si può.

Papà e mamma, sposati dopo anni di fidanzamento “in casa”.

Lui al lavoro, lei idem soltanto finché non sono nata io – e poi casalinga.

Viviamo in una casa ereditata da parenti, non ci sono debiti, né gravi malattie, né dipendenze.

Però.

La nostra vita familiare è sempre stata rigidamente determinata dalle esigenze – capricci? – di mia nonna paterna.

La dittatura di questa donna sulla propria famiglia ha origini molto lontane, e ha schiacciato, prima di noi, i bisnonni, i prozii, e il nonno, mancato nove anni fa.

Ma vorrei soffermarmi appunto sul periodo post-vedovanza.

Servita e riverita dal marito per quasi 50 anni, e quasi totalmente incapace di provvedere a se stessa, all’età di 71 anni ha nondimeno deciso di mantenere la propria vecchia, troppo grande, casa, riservardosi il diritto a tempo indeterminato di cenare e pernottare a casa nostra.

Inutile dire che le tensioni sono cominciate subito: fra lei e il figlio, oppresso da continue sciocche richieste; fra lei e nostra madre, fra lei e me, nipote sempre accusata di non tributarle i dovuti onori, anche se appena rincasata da una giornata di studio, sport e, più avanti, anche di lavoro, e rea di non ascoltare con interesse le solite tre chiacchiere incentrate su acciacchi di infima entità, pettegolezzi vecchi di mezzo secolo e pregiudizi dell’anteguerra.

Fra babbo e mamma, che si rimproveravano rispettivamente sudditanza e insofferenza nei confronti dell’augusta nonna.

Infine, fra me i miei genitori, che hanno sempre preteso un’obbedienza “usa a tacere”.

Il fondo è stato toccato un anno fa, quando il babbo mi ha chiesto del denaro per coprire alcune spese della nonna, sempre ostinata nel mantenere una casa vuota, in cui ormai non vive pressoché più.

Al di là del fatto che a oggi non mi sia stato restituito, quel denaro non è servito a fronteggiare una reale emergenza, ma a finanziare un capriccio della vecchia, che invece di ringraziarmi ha saputo solo dire che quei 2000 euro le erano dovuti, perché “ha speso tanto per la mia istruzione” (cosa peraltro NON vera).

Ed ecco come sono oggi: ho 24 anni, sono neo-laureata e alla ricerca di un primo impiego stabile dopo una pletora di lavoretti mal pagati svolti durante l’università.

Ho pochi contatti sociali, dovuti a una forma di iperprotezione familiare attuata nei miei confronti fin dall’infanzia, secondo l’assunto che i pericoli esistono soltanto fuori di casa, sostenuto con forza dalla nonna e sempre assecondato dai miei genitori (la prima uscita di casa da sola a 14 anni, per frequentare il liceo in una città vicina: e non immagini le raccomandazioni e i pianti, nemmeno mi fossi arruolata!).

I miei genitori pretendono che faccia da dama di compagnia/badante alla nonna, ora 80enne e non del tutto autosufficiente, e a ogni mia minima rimostranza usano l’arma del ricatto affettivo, ma più spesso rinfacciandomi in modo meschino la mancanza di lavoro – a 3 mesi dalla laurea, non 3 anni, e dopo essermi sempre data da fare nel periodo universitario.

Mi piace paragonare la mia famiglia a un organismo deviato, in cui alle cellule nuove è sottratta linfa per alimentare un ramo ormai inaridito.

Siamo una famiglia qualunque: mamma, papà, figlia e nonna.

Coppia etero sposata in chiesa, figlia nata due anni dopo le nozze, tutti i sacramenti fatti.

Ma sbaglio a definirci una famiglia “contro natura”?

Ti ringrazio fin d’ora se vorrai leggere la mia storia e condividerla sul blog.

XXXXXXXXX

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