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Se una femminista perde la verginità a 25 anni

Lei scrive:

Cara Eretica,
ho seguito il “dibattito” sulla verginità, sulla difficoltà a “perderla” e i blocchi psicologici che certe situazioni possono creare. Ti scrivo per condividere la mia storia perché da poco sono passata “dall’altra parte della barricata” e credo che, come molte prima di me hanno fatto, possa essere utile per qualcun* e possa scaturire delle riflessioni personali in qualcun*.

Ho 25 anni e non ho mai avuto una storia che durasse più di un paio di mesi… e forse sono anche tanti due mesi. Al liceo vedevo tutte le mie amiche fidanzarsi e, in pieno stile Moccia, “fare l’amore” dopo mesi di patimento da parte dei partner, più grandi e già sessualmente attivi. Se a qualcuna del giro largo capitava di farlo la prima volta con qualcuno che poi la mollava, scattava il compatimento, la pena, e corali “poveriiiiina” che mi mettevano in imbarazzo. Il motivo è che non mi sentivo pronta per una storia seria, una di quelle da anni da passare insieme, le abitudini e tutto. Volevo sentirmi amata, certo, volevo anche provare il sesso, ovvio, ma non credevo di dover stare almeno due anni con una persona per avere tutto questo.

Non mi sono mai sentita bella, e tutt’ora ho un rapporto col mio corpo molto strano, cosa che, insieme alle considerazioni di sopra, mi ha sempre spinta a stare in un angolo: chi mai mi vorrebbe senza conoscermi a fondo? Sapevo di avere una certa personalità, una certa profondità… ma conoscere una come me, grassottella, con l’acne, i fianchi larghi…insomma.

All’università prendo coscienza di me. Forgio un carattere molto deciso e forte, naturalmente per “proteggermi”, qualsiasi cosa significhi. Inizio a frequentare i collettivi, presto divento una “giovane dei centri sociali occupati”. Mi evolvo in una donna (sì, credo di essere diventata una donna ancora prima di fare sesso) piena di contraddizioni: tanto sicura, spavalda, anche arrogante cazzo, piena di responsabilità nei contesti della politica antagonista, quanto insicura nell’intimità della mia vita privata, ancora legata ad un corpo che non mi piace, anche se più snello e anche di tanto, ma che continuo tutt’oggi a vedere flaccido e pieno di cellulite che non sopporto. Ho sempre spronato la gente, le mie compagne e i miei compagni ad andare oltre certe cose e poi io… eh bè, non sono mai stata coerente, mi scuserai per questo.

Chiunque si approcciasse a me aveva davanti una giovane donna sicura e mai nessuno si sarebbe aspettato che io fossi vergine. Per quanto quindi l’idea romantica della relazione a tutti costi ero pronta a metterla da parte e anche a rivendicare con orgoglio un fantastico primo-sesso-occasionale, erano subentrati l’orgoglio di ammettere agli eventuali partner (tutti compagni ovviamente) quello che avevo iniziato a vivere come un handicap: compà, sono vergine. Come avrei potuto mantenere il mio ruolo dentro alle assemblee, agli spazi occupati… come? E poi, quella maledetta cellulite… come faccio anche a spiegare che non mi piace nonostante mi riempia la bocca del contrario. Un disastro, assoluto.

La mia consolazione, per modo di dire, era la masturbazione. Credo di essermi masturbata la prima volta a 13 anni e non ho mai smesso. Per tutto il periodo del liceo mi sentivo in colpa, sporca, una “peccatrice” (per quanto abbia smesso di credere in dio a 15 anni… pazzesco anche questo no?!). Per un periodo durante l’adolescenza avevo anche provato a smettere… ma il mio corpo cercava piacere e non riuscivo a negarmelo. Naturalmente le amiche storiche, per quanto molto spregiudicate e molto tranquille nel raccontarsi i minimi dettagli delle varie scopate e a scambiarsi anche tecniche per un pompino perfetto, non lo hanno mai saputo (anche se forse lo hanno immaginato). Solo una volta arrivata all’università ho smesso di sentirmi in colpa e, anzi, ho proprio migliorato il modo per procurami piacere.

Comunque, arrivo così, a 25 anni, con mille e uno blocchi in testa: oddio sono vergine e non vorrei esserlo; oddio il mio corpo fa schifo, non lo farò vedere mai a nessuno; oddio coi compagni non potrò mai scopare perché è una questione di orgoglio (e di posizione/ruolo, faticosamente conquistati)… ma visto che la mia vita è politica praticamente allora non scoperò mai… e si ritorna al punto di principio. Tutto ritornava a quella prima-maledetta-volta. Tutto. Era non dico un’ossessione ma un pensiero permanente, sempre sullo sfondo. Mi mancava questa parte di me.

Ho cambiato città un po’ di tempo fa (ovviamente non per scopare eh!). Faticoso, molto. Ma ho deciso di vivere questo cambiamento come un’opportunità. Per quanto mi ero ripromessa di evitare di diventare quella che è decisa, spavalda e tutto… l’ho in parte rifatto, cretina. Ho mollato nel bel mezzo del petting diversi ragazzi, perché non ce la facevo. Avevo paura.

Improvvisamente una sera è successo, complice l’alcol e un ragazzo, anzi proprio un compagno del collettivo che frequento nella nuova città, che mi fa una corte spietata da mesi. È stata una scelta razionale, nonostante l’alcol. Sapevo e volevo che succedesse quella sera, con lui, ho bevuto un bicchiere in più perché avevo bisogno di quel coraggio per denudarmi. Lui non sa che era la prima volta per me. E non so nemmeno se se ne è accorto. È stato sesso non da prima volta. Ero piena di lividi l’indomani. Non mi ha fatto particolarmente male né è uscito il famoso sangue da rottura dell’imene (con mia somma felicità). Mi è piaciuto. E rifarei questa scelta mille e una volta. Ho scelto la persona giusta, con cui ho dormito nuda nello stesso letto per tutta la notte, abbracciati e sudaticci, che ha toccato le mie chiappe piene di cellulite e che godeva mentre stava con me e i miei fianchi pieni e flaccidi.

Ho ancora mille e uno problemi col sesso (lui continua ad essere il mio unico partner) e lo stare nudi in compagnia eh. Mi sento un’incapace e mi preoccupo costantemente di fare le cose per bene. Ma lui non sa ancora di quella famosa prima volta e non ho intenzione di dirglielo. È una cosa mia. Desidero molto continuare a fare sesso con lui e scoprire non solo come raggiungere il piacere con l’aiuto di qualcuno ma anche come darlo.

Quindi al contrario di quanto pensavo, continuo ad avere dei blocchi che ricadono sulla mia vita sessuale non indifferenti e non si sono risolti dopo la prima volta. Però, ripensando a tutte le pippe che mi facevo, alla voglia di perdere la verginità e al tempo che passava, aspetterei ancora fino ai 25 anni. Perché sono arrivata a quella notte con una conoscenza del mio corpo approfondita, con una familiarità con la mia vagina bellissima, con la capacità di prendere una scelta razionale e scegliere, davvero scegliere senza accontentarsi del primo che passa, la persona giusta (con cui, per inciso, appunto perché giusta, non ho una relazione esclusiva, anzi).

Ho capito che non è la prima volta a fare la differenza, ma sei tu, come persona. Non dico che non dire o parlare col proprio partner di quello che si passa sia la scelta giusta (anche perché, credimi, se non avessi avuto una vagina già abituata credo che come prima penetrazione quella sera mi sarei fatta molto male laggiù, davvero, rovinando la bella esperienza che è stata), però è stata la scelta giusta per me. Funzioniamo in maniera straordinariamente diversa, tutte e tutti. E se i contesti in cui abiti e formi la tua personalità ti dicono che le cose vanno in un certo modo, non è vero. Guardami (o leggimi) Eretica: ho fatto sesso per la prima volta a 25 anni con un ragazzo con cui non ho una relazione, ero vergine dentro i centri sociali occupati dove trombarsi a vicenda è automatico e, da brava donna con dei ruoli ben specifici, ci si aspettava da me che ne cambiassi uno a sera, come minimo garantito proprio; credo di essere femminista… o quello che è insomma, e odio il mio corpo… insomma, la contraddizione fa parte di noi.

O comunque fa parte di me. E quando si impara ad accettare questa cosa forse dei piccoli blocchi riusciranno a sciogliersi e sarà possibile di fare la scelta giusta per sé stessi, che può significare anche continuare a rimanere vergini eh. Chissene.
Nel dubbio, intanto… avere un vibratore e scoprire il proprio corpo non guasta!
Credo sia tutto.
E’ una storia sciocca, forse non è nemmeno una storia, ma visto che spesso mi è capitato di riflettere su me stessa leggendo il tuo blog e le storie che altri e altre hanno deciso di condividere, ho pensato che questo piccolo tassello della mia vita andava condiviso, se anche tu che leggi lo vorrai e lo divulgherai.
Bè, che dire, anche se vedi benissimo chi sono dalla mia mail, ti chiedo di rimanere anonima… non sono totalmente pronta per fare outing (un passo alla volta, uno alla volta).
Grazie.

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