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Le mie “allegre” feste di natale

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Lei scrive:

Cara Eretica,

vorrei raccontare anch’io la bellezza del Natale, gli incontri con quei familiari che non vedevi da tanto tempo, e se non li avevi visti prima c’era di sicuro un buon motivo, e infine la rabbia per il fatto di vedere realizzarsi tutte le dinamiche che nella tua mente pensavi defunte nel momento in cui idealizzavi la famiglia lontana. Si sa, la nostalgia gioca brutti scherzi. Poi arrivi a casa e allora tutto torna uguale e d’improvviso capisci perché te ne eri andata un po’ di anni prima.

Tanto ti sei emancipata nella tua nuova residenza e tanto torni ad essere una femmina tutta cucina e lavori di casa quando fai ritorno in famiglia. Sorridi alle battute sessiste di tuo zio, riesci perfino a non vomitare quando l’altro zio ti spiega perché ha votato il centro destra, poi ti sorbisci il catechismo improvvisato della zia che vorrebbe esorcizzarti lì seduta stante perché non vai più in chiesa, convivi con uno che nessuno chiama per nome, nonostante un nome l’abbia sempre avuto, poi senti tua madre che si fa testimone, non autorizzata, di momenti del tuo privato che hai raccontato solo a lei. Ma figuriamoci se può stare zitta e rispettare la sua privacy. Poi nota che la guardi storto e dice “che c’è?” come se non capisse quel che pensi e conclude con un “devo stare zitta perché a lei non piace raccontare queste cose”. Tristezza ed espressione rammaricata, non già per avermi fatto un torto ma per averle sottratto un ottimo argomento di conversazione.

Ti lasci trascinare in una discussione pregna di pettegolezzi, sulla vicina, la figlia della vicina, la figlia della figlia della vicina e via di questo passo. Ovviamente sono tutte un po’ più zoccole di te e poi ci sono quelle che non eguaglierai mai. La laureata con 110 e lode, la sposata con due figli perfetti e un marito perfetto, la figlia benedetta che è tornata apposta per badare alla mamma malata, e in tutto ciò scorrono i sottintesi. Perché il tuo punteggio è stato più modesto, di matrimonio e figli non se ne parla e di tornare a fare la martire soccorrendo la madre ipocondriaca non me te lo sogni.

C’è anche il cugino con il quale avevi litigato tempo prima perché ti aveva dato uno schiaffo dopo averti visto camminare con un compagno di scuola. C’è il parente fascistone che parla di crocifissi, e dice che non possiamo accettare che i figli dei terroristi dell’Isis frequentino le scuole dei “nostri figli”. Da notare che lui non ha figli e non è neppure accoppiato. Chissà perché. Quando vedono spuntare il mio compagno che fa capolino dalla camera da letto, dopo aver dormito abbastanza, chiedono se va da un parrucchiere per donne, e ridono. Il mio compagno finge di farsi una gran risata e, mentre zio gli dice di stare con i maschi e di lasciare che le femmine badino alla cucina, lui marcia dritto ad apparecchiare la tavola e dopo pranzo mi aiuta a lavare i piatti. Inutile dire che l’hanno preso tutti per un mezzo uomo, uno che si fa “comandare” dalla femmina.

Mi chiedo cosa potrebbe mai succedere se portassi a casa mia, per le feste, qualche mio amico gay. Finita la giornata ne avevo abbastanza per i successivi cinque anni, nella speranza di poter fare a meno di tornare, con la scusa del lavoro, malattie varie, inventarsi una bronchite è un attimo ed è sempre utile. Mi chiedo chi cazzo me l’ha fatto fare, e l’hanno prossimo col piffero che mi vedono, e perché mai l’ultima cosa che provo a dire è che del ponte sullo stretto non me ne frega niente. Ma le parole restano sospese perché nella mia testa penso che tanto è tutto inutile e allora mi avvilisco perché se loro, la mia famiglia, non riesco proprio a cambiarla, come posso cambiare le tante persone estranee con le quali vengo a contatto giorno dopo giorno? Chi lo sa.

E buone e allegre feste a tutt*, eh.

—>>>Altri racconti di “Natale” QUI e QUI e QUI e QUI e QUI e QUI

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Comments

  1. un lassativo nel bicchiere dei parenti no? XD

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