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Star Wars VII: come il marketing normalizzò il femminismo

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Star Wars, il risveglio della forza, secondo me non è poi tutta sta gran cosa femminista. Anzi prende il femminismo e lo normalizza, lo norma, dirigendolo in una sola, unica, chiara, traiettoria. Ci sono delle novità rispetto alle puntate precedenti ma nulla che non sia già noto agli/alle amanti delle saghe fantascientifiche. Non lo è più di quanto lo sia stata la protagonista di Mad Max Fury Road. Proverò a non spoilerare e cerco di fare solo alcune considerazioni sul perché sia stato venduto come prodotto femminista (gran bella dose di pinkwashing targata Disney) anche se in realtà non introduce chissà quali novità.

Rey è quella che è stata scelta come eroina della forza, un@ Jedi, pronta a maneggiare la spada laser più di chiunque altro. Non ha bisogno che qualcuno le dia la mano per trottare in giro e salva più volte uomini in difficoltà. Sa pilotare qualunque cosa di pilotabile, è agile come una che è agile e combatte come una che sa combattere. Quel che non torna sulla descrizione della lei femminista è il fatto che sia descritta come “più empatica”, perché è donna, invece gli uomini rischiano di finire come gli stormtropper o Kylo Ren. Rey riesce perfino a rieducare Finn, ex stormtropper, latitante e voglioso di fuga e invece ricondotto a più eroici intenti per salvare come sempre la squadra dei buoni.

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Ora vi spiego cosa mi stona di tutta questa storia e della protagonista. Lei è orfanella, aspetta la famiglia e nel frattempo vende roba raccattata tra i rifiuti. Non ha sensualità, mi pare sia allergica anche al sesso e a primo acchitto la leggo più come una giovanna d’arco vergine e abitante di un altro pianeta. E’ fatta di bontà, sentimenti malinconici, l’attesa familiare, ché una donna che sputa sulla famiglia non s’ha da vedere, e non ha, come altri bei personaggi di storie di fantascienza, un passato di ribellione o criminalità. Questo film è quello che la rende eroina, giusta, perfetta, tipo Candy Candy di un altro pianeta, una che non sbaglia mai, vincitrice morale senza nessuna sfumatura di complessità.

Altri splendidi personaggi che io ho molto amato, di altre storie, uomini o donne che siano, sovvertivano l’idea di eroe puro. C’era l’antieroe a vincere, ovvero colui il quale non poteva godere di riconoscimento morale perché delinquente, criminale, vizioso, fatto di droghe o di altre svariate esperienze. In ogni caso non si trattava di pelle vergine quanto piuttosto di sguardi disincantati sulla realtà. La versione forzuta e virile è quella solitamente spacciata in film di grande diffusione dove lui, a prescindere dal fatto che sia buono cattivo, comunque finisce poi per redimersi e dare alla patria il giusto motivo d’orgoglio. Altrimenti c’è la versione dello strafatto delinquenziale – che io preferisco di più – e si ritrova a salvare gente per puro caso e poi scompare nella notte .

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Quando si parla di personaggi femminili, eroine cosiddette “femministe”, non arrivano di certo da trascorsi truculenti. Le trovi melanconiche e nostalgiche di ruolo materno. Qualcuno ha strappato il figlio dal loro grembo, le hanno cresciute peggio che dalle suore orsoline, le hanno addomesticate per perseguire sempre la linea della giustezza e quindi diventano quel che giustamente ha parodiato in Kill Bill (volumi 1 e 2) Quentin Tarantino. Se questo è femminismo io non saprei, sicuramente so che può corrispondere al femminismo della differenza con la riaffermazione dei ruoli di genere diversi per sesso, per cui lui sarà sempre uno stronzo recuperato il quale (spesso da una donna, oltre che da una causa) solo poi diventerà eroe e lei sarà colei che viene spinta all’eroismo dalla morte del figlio, alla ricerca della famiglia, dal fatto che non può più avere figli, ché non può essere in grado di farsi una famiglia regolare e dunque, al limite, e perdonate lo spoiler, può essere eroica come la protagonista di Hunger Games la cui conclusione la vede a fine adolescenza a diventare donna in maniera convenzionale. Gira che ti rigira sempre lì finiamo.

Quello che a me piacerebbe è il fatto che si raccontassero le donne e gli uomini, senza stereotipi di genere e quindi senza sottolineature di parentesi femministe, ché se fosse femminista non ci sarebbe stato il bisogno neanche di dirlo, la lotta assieme, senza sostituirsi l’uno all’altro. Senza prevalere l’uno sull’altro. Fianco a Fianco. Comunque sia staremo a vedere. Voi dite che nelle prossime puntate a Rey sarà comunque attribuito un ruolo riproduttivo? Diventerà anche lei madre di qualche figlio che finirà come Kylo Ren? Chissà. C’è di fatto che le “donne” non è detto che si identifichino in un ruolo da “buona” spacciato per femminista, perché in fondo non si fa che determinare una ulteriore traccia normativa per le donne in direzione di ciò che è perfetto, buono, giusto, femminile, eccetera. E se invece volessero immedesimarsi nei ruoli sporchi, ma forse anche più interessanti, dei/delle cattive? Sul serio: se io vi dicessi in che ruolo vi immedesimate di più, che so, tra quella smielatissima cuoricinomane di Biancaneve e la sensualissima, streghissima, matrigna, voi chi scegliereste?

Per inciso, al fatto che le ragazze possono fare quello che vogliono in tante c’erano già arrivate. Senza il permesso e la legittimazione di nessuno. Di più: le ragazze hanno perfino voglia di diventare Darth Vader. Notevole, no?

 

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Comments

  1. Stavolta non condivido una sola parola 😀 A parte che Finn (che è poi l’unica vera novità del film) si rieduca autonomamente, Rey è insopportabilmente perfetta perché così sono tutti gli jedi: Yoda, Qui-Gon Jinn, Obi-Wan Kenobi, Luke Skywalker, Mace Windu. L’etica jedi è ispirata a quel poco di macedonia di valori orientali annusati dall’Occidente: nessuno spazio per la rabbia, la vendetta e le emozioni negative, né tanto meno per ego troppo grossi e individualisti, solo positività e, in ultima analisi, distacco emotivo (Anakin passa definitivamente al Lato Oscuro quando Yoda gli consiglia di staccarsi da Padme e accettarne la morte imminente). Gli jedi sembrano non sapere cosa sia il dubbio. Gli unici che si scostano da questo profilo sono Anakin Skywalker e Ben Solo, che infatti finiscono male! In un universo immaginario la cui unica pecca è la piattezza di TUTTI i personaggi e dove il sesso non esiste (il più grande latin lover della saga, Han Solo, rimane comunque parecchio impacciato; l’amore di Anakin per Padme è morboso, più che carnale), Rey è esattamente come doveva essere. Anzi, dirò di più: nella folla di jedi biondini e fighettini, la mercante di rottami Rey è l’unica ad avere una componente un po’ grezza e selvatica, per nulla stereotipata. Non trovo “femminista” che la protagonista di “The Force Awakens” sia una donna, lo trovo semplicemente normale.

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