Sulle donne che mi chiamano sgualdrina se indosso gli shorts

riso-amaro

Lei scrive:

Ciao Eretica,

(…) ho 16 anni e mentre leggevo la tua pagina ho trovato questo. Sono rimasta male nel leggere commenti di donne che giudicavano le ragazze con i pantaloncini. Mi ha ricordato l’articolo di un uomo che ha chiamato “sgualdrine” le quattordicenni in shorts.

Poi ci sono stati gli articoli sulla sessualità delle adolescenti ai quali tu hai dato una magnifica risposta e mi ricordo del fatto che ci fu una campagna in cui tante ragazze si sono fotografate con gli shorts. Io li indosso, corti, anche sopra la fine dei glutei, perché mi piacciono e non ci vedo niente di male.

Mi sono sentita dire che vestita così me la cerco, che non devo vestirmi da puttana. Mi hanno detto che sono schiava dell’opinione dei ragazzi, e io non so se è vero o no, ancora non capisco tutto quanto ma non vedo niente di male nel cercare di piacere ai ragazzi. Nessuno rimprovera i ragazzi che cercano di piacere alle ragazze.

Non capisco poi perché se la prendono con le madri, come se il mio abbigliamento dipendesse da mia madre mentre mio padre non ne sa niente. Mia madre e mio padre non sono così retrogradi e mi hanno insegnato che se d’estate fa caldo non c’è niente di male a indossare gli shorts. Ho letto anche che qualcuno diceva che non è giusto per i bambini. Ma che gliene frega ai bambini dei miei vestiti? Forse sono gli adulti che si scandalizzano e non vogliono confessarlo perché sono moralisti.

Lo so che sono giovane ma non per questo devo sopportare il punto di vista di chi mi dice che devo stare attenta a come mi vesto perché altrimenti mi può succedere qualcosa di brutto. Dovrebbero dirmi che sono libera di vestirmi come voglio e che se mi succede qualcosa di brutto la colpa è di chi mi fa male e non mia. Io penso che anche quelle che si dicono dalla parte delle donne hanno le idee molto confuse.

Se tutto quello che sanno fare è giudicarmi e dirmi come devo vestire per non essere stuprata e per non essere chiamata sgualdrina mi chiedo a cosa hanno portato tante lotte. Che vi definite a fare femministe se continuate ad ammorbarci con limitazioni della nostra libertà? Si, mi piacciono gli shorts e non mi importa se mi chiamano “ragazza facile” o “sgualdrina” perché ho imparato che chi mi chiama così è uno stronzo e non posso di certo dipendere dal suo giudizio. E se questo lo capisco io che ho 16 anni perché non lo capiscono le donne che ne hanno molti più di me?

Grazie per lo spazio e complimenti per la pagina e per il blog.

T.

Comments

  1. letizia del bubba says:

    Né puttane né madonne siamo solo donne!

  2. Patroclo (gpg) says:

    E però il dibattito sotto la foto postata da cui parte questa bella riflessione non riguardava la sacrosanta libertà di ciascun* di vestirsi come crede. Almeno non certo per me. E non sarebbe un fraintendimento da poco, penso. Perché là in questione era una pubblicità, ovvero una foto in posa fatta per intercettare e rispondere a un certo gusto e a un certo sguardo tipiacente maschili… e imperanti. Ovvio che sia da sottoporre a critica (in senso culturale, non morale) soprattutto quello sguardo, perché oggettificante, escludenre etc, e certo non le ragazze che hanno preso parte alla foto. Semmai per loro è legittimo chiedersi se e quanto abbiano incorporato del suddetto sguardo. Di quel modo di vedere che magari potrebbe essere per loro frutto di una qualche mortificazione. Che di sicuro lo è per qualcuno. Dal porsi questo genere di domande, a fare un’irrispettosa condanna di chicchessia il passo è lungo. Mi auguro che quelle ragazze vivano con ironia, distacco e sincero piacere questo genere di cose. Ma non credo che sia per tutt* così (e per il fatto di essere un uomo non credo di avere meno o meno oppressivi abiti culturali da cui guardarmi). Infine ricordo che una foto commerciale come quella è il prodotto di una messa in scena, dietro cui c’è uno sguardo, ovvero un’estetica, dei principi regolatori che selezionano, creano una scala di loro valori. Su questo mi parrebbe interessante confrontarsi. E non ha niente a che vedere con la libertà di andare al giro vestiti come meglio si crede, si desidera o ci aggrada. Almeno così vorrei sperare.

  3. Credo profondamente nella libertà di scelta personale, fintanto che questa non vada a ledere gli altri. Scegliere di indossare pantaloncini di sicuro non causa danno a nessuno, in quanto quelli che ne risentono perché si “scandalizzano” stanno facendo tutto da soli/e. Fosse per me, e se vivessimo in una società priva di pregiudizi e con spirito “guardone” (al fine di giudicare), ognuno di noi sarebbe libero di essere chi e come crede, andando in giro nudo, vestito in un modo o in un altro. Quindi, per questa prima considerazione sul giudizio degli altri, la mia opinione è che possono pure andare a quel paese (per dirla senza volgarità). C’è poi un secondo punto, che è molto complesso da discutere in quanto i punti di vista variano dal pratico all’ideologico, e che è quello del “te le vai a cercare”. Essendo uomo ho la tendenza a vedere le cose innanzitutto dal lato pratico. Purtroppo la triste realtà è fatta anche da persone violente e senza ritegno che, “attivati” da quel che vedono possono comportarsi male. Per fare un esempio stupido (essendo uomo questo e’ quel che posso offrire): se devo camminare in zona stazione alle 3 di notte evito di mettere in mostra catenine d’oro, rolex, e portafogli con banconote che straboccano. Se lo faccio sono a rischio di venire rapinato. Poco conta che io dica “ho il diritto di camminare con beni preziosi in vista”, certo che ne ho il diritto, ma questo non ferma il ladro dal derubarmi. Gli slogan tristissimi che leggo, in cui dicono “insegnate agli uomini a non violentarci, e non a noi a coprirci” presumono due cose profondamente sbagliate: 1) che tutti gli uomini siano dei molestatori, e 2) che un problema lo si risolva spostandone la responsabilità ad altri. Purtroppo non possiamo cambiare gli altri, per quanto sbagliati essi siano. Non posso “insegnare” al ladro a non rubare, tantomeno dire “se rischio di venire derubato è una sua responsabilità, io continuo a girare con la catena d’oro in bella vista in quanto io sono la vittima e non ho colpe”. I criminali (uomini, donne, ladri/e, stupratori/trici) non hanno un tatuaggio in fronte che li contraddistingue e, facendo più “rumore” un comportamento sbagliato di uno buono, basta un ladro di una certa nazionalità per rendere tutti gli i suoi connazionali ladri oppure un uomo “maiale” per rendere tutti gli uomini potenziali maiali 🙂 Fortunatamente non è così, ma dobbiamo prenderci personalmente la responsabilità della nostra incolumità valutando molto bene i rischi a cui ci esponiamo con le nostre libere scelte di essere ed apparire come a noi fa più piacere!

    (NOTA: ho avuto 16 anni pure io, posso capire bene come ci si sente. Ne ho ora 25 di più – sarebbe a dire che ne ho 41 – e ti offro col cuore le mie riflessioni dati questi anni di esperienza in più!)

    R

    • Come d’altra parte son solita io tenere la borsa chiusa e stretta a me quando sono sui mezzi pubblici ( Essendo donna ho la tendenza a vedere le cose innanzitutto dal lato pratico 😀 ) . Non credo però che un potenziale stupratore valuti l’abbigliamento della vittima . ( Ricordo,in questo senso,la quasi assoluzione di un uomo che stuprò una donna perché,secondo i Giudici, lo stupro era impossibile in quanto la donna indossava un paio di Jeans , assoluzione in un secondo tempo non data – sì insomma , un potenziale stupratore stupra anche una donna che indossa i jeans ) . Anch’io,come questa ragazza “me la vado a cercare ” perché in estate giro con i pantaloncini corti o con le minigonne. In Inverno no,non me la vado a cercare. A girare per strada con le gambe scoperte gelerei dal freddo. ( NOTA : ho avuto anch’io 41 anni,posso capire come ci si sente . Ora ne ho di più , 42 , e ti offro con tutto il cuore le mie riflessioni dato questo anno di esperienza in più ! 😛 )

      • Ste, giuste considerazioni. Non sono nel cervello di uno stupratore, quindi non ho idea di come ragionino, non so se esista un unico metodo mentale o diverse tipologie di stupratori/molestatori, etc… Da uomo “normale” devo dire che, nella superficialità di uno sguardo, cado pienamente nella trappola del vestiario/makeup ed il mio sguardo si prolunga laddove c’è qualcosa da vedere. Inconsciamente il mio ragionamento si è sviluppato (forse erroneamente, di sicuro non valido in maniera generica) sulla base del fatto che quegli uomini (quelli senza il controllo dei loro istinti) reagiscano a stimoli visivi piuttosto che sulla base di altri ragionamenti. Ricordo la storia dei jeans. Penso che la quantità di ignoranza in un simile giudizio (almeno per quanto riportato dai media, visto che non ho partecipato alle udienze in tribunale), sia quantomeno sconcertante. Il/la giudice che ha sentenziato tale sciocchezza non deve essersi mai trovato/a paralizzato dalla paura, o accomodante della volontà di qualcuno violento e pericoloso. Come dire che non posso essere vittima di un furto in quanto ho aperto la cassaforte e lasciato che il ladro ne prendesse il contenuto, senza tenere conto che l’ho fatto per evitare che il ladro mi ammazzasse o continuasse a picchiarmi. Va beh, di sicuro analogia non valida (una violenza non può paragonarsi ad un furto), ma era per fare il punto. Resta il fatto che, secondo me, un fattore di stimolo o motivazione serva, ad uno stupratore, nel scegliere una vittima piuttosto che un altra. Se è un crimine pianificato, se la vittima è qualcuno che il criminale ha scelto da tempo, allora l’apparenza nel momento del crimine (gioielli in vista o vestiario “provocante”) diventano irrilevanti, in quanto il malfattore ha già maturato le ragioni per la sua scelta, ma se l’urgenza di commettere il crimine pone una scelta sbrigativa, allora – forse – il messaggio che il criminale percepisce dello studiare le potenziali vittime è un fattore di scelta. Nella casistica di criminali che vanno dai ritardati mentali, i quali potrebbero addirittura non rendersi conto di star commettendo un crimine, ai super intelligenti che possono pianificare a puntino un crimine per diverso tempo, di sicuro le metodologie e le ragioni possono essere le più svariate. Non esporsi non vuol dire essere al sicuro, ma di sicuro essere meno a rischio. Tu che tieni la borsetta stretta a te nei mezzi pubblici sei di sicuro meno a rischio di chi la tiene aperta con il portafogli in vista. Nessuna delle due scelte garantisce 100% di sicurezza, ma una ne offre più dell’altra. Comunque apprezzo il tuo anno in più di esperienza, e ne faccio tesoro. Gente che commette questo tipo di crimini è gente non apposto con la testa, quindi una analisi razionale del comportamento è da prendere come viene, che chissà cosa gli passa in testa a questi 🙂

        Buon Natale e buone feste. Auguri per un 2016 libero da oppressioni e rischi 🙂

        R

        • Io (uomo) la vedo in modo simile a capodieci.
          Ciascuno dovrebbe avere il diritto di vestirsi come vuole, e l’abbigliamento non giustifica in alcun modo aggressioni o insulti.
          Ma una cosa è la valutazione morale (ciascuno ha il diritto di vestirsi come vuole), un’altra è quella del rischio, e credo anch’io che l’abbigliamento possa aumentare il rischio (anche se non è l’unico fattore).
          Ci sono tante cose che di diritto sono garantite, ma di fatto non lo sono. Ovviamente bisogna combattere perché i diritti vengano garantiti, ma finché ciò non avviene non consiglierei di ignorare la realtà per una questione di principio.

  4. L’innocenza e la sincerità con cui scrivi parla da se. Vivi come meglio credi cara T. che fai benissimo, e crescerai forte e molto più in grado di difenderti di tutt* * moralist*! Ti mando un bacio

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