Non permettete a nessuno di dirvi come dovreste vivere

Lei scrive:

Ciao eretica, […] sono una ragazza di quasi 26 anni e vorrei raccontarti della mia anomala educazione sentimentale.
Sono una ragazza carina, per alcuni bella, diciamo normale. Il mio problema è che sono selettiva, molto; prima del mio raziocinio lo è il mio subconscio. Tradotto: mi sono sempre sentita attratta da pochissimi ragazzi (direi che finora sono stati 5, a livello di interesse; solo con uno ci sono stata). Non conosco mezze misure: un tipo o mi fa impazzire, o non mi dice niente. Questo “problema” non ce l’ho perché cerco un uomo esteticamente perfetto o che mi ricopra di attenzioni di chissà quale tipo. Non ho mai avuto nessun particolare mito relativo a fidanzamento, matrimonio e famiglia. Questa mia scarsa predisposizione alle cotte mi rendeva difficile immaginare anche semplicemente di avere delle belle relazioni.

Inutile dire che al liceo ero silenziosamente insofferente nel sentire tutti i racconti sessuali/sentimentali delle mie compagne. Non ne potevo più di sentirmi “indietro”, e quindi mi IMPOSI una relazione.
Mi si presentò un’occasione di un ragazzo (per comodità Giulio) che mi corteggiava, per cui io non provavo niente di che. Avevamo 17 anni, qualche gusto musicale in comune, nulla di più. Non mi faceva particolarmente impazzire sotto nessun punto di vista. Ma mi imposi di starci perché io dovevo fare quell’esperienza. Così con lui ebbi il primo bacio, e dopo qualche mese la prima volta. Tralasciando il fatto che i primi tentativi furono terribili perché avevo una noce al posto della vagina (evidentemente il mio corpo sapeva ben di più di quanto non volesse accettare la mia mente), dopo che ebbi perso la verginità, che vivevo come un fardello, il sesso diventò il tappeto sotto cui nascondere la polvere. La mia polvere, naturalmente: il fatto che non amavo e non avevo mai amato Giulio.
Questa relazione è durata tre anni e mezzo. Tergiversai un sacco prima di lasciarlo e a volte mi sento ancora in colpa perché lui, a differenza di me, era davvero affezionato. Ma anche io, in realtà, mi ero affezionata. Quando passi con una persona anni di appuntamenti, le prime volte e tutto, è normale volersi bene. Non che non ci fossero proprio zero problemi: Giulio era il classico tipo super geloso. Non potevo andare in discoteca, se ero scollata storceva il naso, se mi scrivevo troppi messaggi col mio migliore amico pure. E in fondo mi dava fastidio il fatto che, forse, con me gli bastava il fatto di sentirsi “sistemato”. Nonostante io gli avessi detto più volte che non mi sentivo innamorata di lui, avevo l’impressione che fosse più importante l’essere incanalati verso il naturale destino della “vita di coppia” che non il reale sentimento tra di noi.

Eppure il sesso con lui era meccanicamente molto gradevole, raggiungevo l’orgasmo con la penetrazione quasi sempre. Pazzesco, se penso che con l’unico uomo che ho amato con cui ho fatto l’amore raggiungere l’orgasmo in quel modo era molto più difficile (per comodità questo lo chiamerò Marco). Forse c’entrava il fatto che lo facevamo in posti scomodi, tipo in macchina a dicembre con zero gradi fuori. Al momento sto ancora raccogliendo i pezzi di questa mia ultima storia, naturalmente finita male, nove mesi fa. Marco è impegnato. Molto impegnato. Ha un anello particolare all’anulare sinistro, diciamo. Ma la storia con lui è stata la prima (nonché unica, finora) relazione corrisposta della mia vita.
Che poi, mica una relazione è solo soddisfazione sessuale. Magari. E poi cos’è la soddisfazione sessuale? Solo un orgasmo? Io e Giulio saremmo stati la coppia più felice del mondo, e sarebbe un attimo tornare felice. Così non era, così non è. Con lui ero nervosa ogni giorno. E di certo non mi cambierebbe la vita ora una relazione così.

Il messaggio di fondo che voglio dare è un ragionamento esistenziale. Veniamo educat* pensando che avremo relazioni felici e momenti meravigliosi. La gente se sei single da un po’ inizia a renderti oggetto di battute idiote e a volerti accoppiare anche con un albero, come se non fossi normale. La (mia) verità è che la nostra vita sentimentale è affidata al 90% al caso. Non esagero, e sarò più precisa: non parlo di far funzionare una storia, in cui conta sicuramente molto il nostro impegno e il nostro comportamento, parlo di farla iniziare. Perché è esattamente quello il “problema” che ho sempre avuto io. Se nessuno ti interessa, cosa fai iniziare? Se chi ti piace è impegnato, che cosa fai? In queste circostanze non è normale stare da soli? Io non ho particolari rimpianti, per ora: non ho rifiutato nessuno che mi piacesse (Marco). Ho rifiutato però, questo sì, tutti quelli che non mi piacevano. E la cosa mi sembra semplicemente coerente.

Ovviamente il mio discorso non ha alcun intento moralista verso chi, al contrario di me, si sente attratta da molti ragazzi e ha la fortuna di combinare qualcosa con tutti o quasi. Invidio queste ragazze, perché vorrei anch’io provare attrazione per un uomo su dieci e non uno su cento. La mia è solo una difesa di quella particolare categoria di persone che si vivono la vita avendo accettato il fatto che per loro costruirsi una relazione è più difficile, perché quello che dovrebbe scattare, diciamo, non scatta quasi mai. Perché un’altra verità, per me, è che al di là dell’assoluta naturalezza e bellezza del sesso, viviamo in un mondo in cui, per essere considerat* normale, devi dimostrare a tutti i costi di farlo. Con gente a caso di cui non te ne frega niente, creando sofferenze o malintesi, magari, ma devi farlo. Come bere due litri d’acqua al giorno o fare una passeggiata.

Al di là della mia storia, non permettete a nessuno di dirvi come dovreste vivere e cosa dovreste fare per vivere meglio. Ognuno di noi ha un vissuto e sa perché è ad un certo punto e non ad un altro. Ognuno di noi, non gli altri.

Grazie.

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Comments

  1. Grazie, moltissimi grazie a chi scrive. Ho ben 10 anni di più e ancora mi sento inadeguata, non tanto perchè ormai sono single da anni (ogni tanto si, qualche scopata con più o meno sconosciuti, più o meno interessanti), ma quanto perchè anche a me piace uno su 100 (o forse uno su 1000). Allora mi sforzo, mi dico che il sesso mi fa bene e cerco qualcuno che mi dia la medicina. Questo post mi ha fatto riflettere che forse non mi servono medicine…sono solo fatta così (e non sono sola)!

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