Lui è un master e io la sottomessa: solo nel sesso e non nella vita!

Lei scrive:

Ciao eretica, (…) vorrei chiedere consiglio a tutte voi in merito alla mia attuale situazione: sono una sottomessa! Detto questo, provo a raccontare brevemente la mia storia. Circa due anni e mezzo fa, conobbi in discoteca, tramite amici in comune, un ragazzo, quello stesso ragazzo che poi diventerà il mio ‘master’. Più grande di me di sei anni, bello, intelligente e tremendamente sexy. Mi colpì subito. All’epoca, di anni ne avevo 21, mentre lui 27. Io, studentessa di giurisprudenza (e lo sono ancora), lui dottorando in ingegneria. Iniziammo a frequentarci, a sentirci e a vederci costantemente, nonostante le difficoltà dovute alla distanza (ci vedevamo solo il week end, studiando entramb* in due città diverse), al suo lavoro, che lo portava a viaggiare molto, essendo alla fine un ricercatore, e al mio carattere, inizialmente, e al suo carattere poi.

Mi spiego meglio. Inizialmente, io assunsi nei suoi riguardi un atteggiamento freddo e distaccato, consapevole della situazione e, soprattutto, del fatto di non poter costruire con lui una stabile relazione, essendo il classico ragazzo benestante e totalmente fuori controllo. Eppure, nonostante la mia freddezza, lui CON ME era impeccabile. Mai una volta che dimenticasse la buonanotte o il buongiorno; mai una volta che dimenticasse un mio esame, o di farmi gli auguri e poi chiedermi l’esito. Mi scriveva quando partiva per un altro paese, chiedendomi sempre di seguirlo e di andare con lui, cosa che mai feci. Insomma, per farla breve, era presissimo, e io, nonostante il mio atteggiamento da stronza, ne ero felice. Ero felice di tutte quelle attenzioni, ero felice di aver conquistato uno come lui.

La sera di capodanno 2013/2014, dopo cinque mesi di frequentazione, mi scrisse per farmi gli auguri (lui a Roma, io a casa di amici) e aggiunse una frase che mi spiazzò: <sono amante del bdsm, e voglio che tu sia la mia schiava!>. Io, non sapendo all’epoca neanche di cosa si trattasse, chiesi spiegazioni. Lui me le diede e io, inizialmente, rifiutai. A fronte di questo mio categorico rifiuto, la nostra frequentazione procedette normalmente. Il sesso con lui era fantastico, e mai violento. Sicchè, chiedendomi come fosse possibile che un amante del mondo bdsm potesse scindere così bene l’aspetto dolce dall’aspetto violento, gli sottoposi la questione e lui mi rispose che, senza il mio consenso, non avrebbe mai fatto nulla.

Tuttavia, io ho sempre creduto che lui scherzasse, perché, tra il prenderti a frustate e il non darti neanche una pacca sul sedere durante il sesso, c’è pur sempre una via di mezzo! La nostra regolare frequentazione durò sino ad aprile 2014, mese in cui lui partì per gli Usa causa lavoro. 6 mesi di distacco. Mesi in cui, tra alti e bassi, non smettemmo mai di sentirci. E lui, di cercarmi. Tornato in Italia, mi chiedette di rivederci. Accettai. Ci vedemmo due volte, poi sparì. E io non lo cercai. La lunga lontananza decretò la fine del nostro rapporto, un rapporto tuttavia altalenante. Tornò dal viaggio freddo e distaccato, captai segnali di allontanamento ma non feci nulla per riavvicinarlo a me. Finchè sparì, e io accettai la sua scelta, adottata in silenzio.

Nonostante ciò, stetti molto male, non per la fine della relazione, ma per il suo silenzio. Nel frattempo, andai con altri uomini. Scopai con altri uomini. Tutte esperienze vuote. Era lui quello che volevo, ma ero incapace di cercarlo e dirglielo. Lo cercò una mia amica per me. Forse esasperata dalle mie continue lamentele. A maggio di quest’anno, ricominciammo dunque a sentirci, come prima. Non gli chiesi spiegazioni, di errori ne avevo fatti anche io. Forse, più di lui. Ci rivedemmo e, come da copione, finimmo a letto. Pian piano, iniziò a riparlarmi della sua passione, di questo suo desiderio e di come desiderasse sottomettermi. Io, spinta dalla curiosità, alimentata dalle sue continue provocazione, accettai. Giocammo qualche volta e, con mio stupore, l’eccitazione fu tanta.

Ora, la storia continua. Io sono la sua sottomessa, e lui il mio master. Di lui mi fido. Ho messo nelle sue mani la mia incolumità. Non è un ragazzo violento, e io non ho paura. Lo so perché, quando mi faccio legare e ammanettare, non ho paura. Tuttavia, nonostante la mia scelta convinta e consapevole, i dubbi e le incertezze non mancano. In un primo momento, affrontai la questione con le mie due migliori amiche. Mi additarono come cagna (scusate il termine), come donna priva di dignità, per cui lasciai perdere. Attualmente, ne parlo e mi sfogo solo con il mio migliore amico, un UOMO, l’unico che mi capisce appieno, che non mi giudica e che mi sostiene, a patto che io sia felice e che stia attenta.

Ora mi chiedo, è possibile che io trovi così eccitante rivestire il ruolo di sottomessa in ambito sessuale, pur non essendo sottomessa per natura? Vedo che tanti confondono i due aspetti. Come se il fatto che a me piaccia farmi comandare a letto significa anche che a me piaccia farmi comandare nella vita! E, invece, no! A 23 anni so cosa voglio per me. Voglio divenire un magistrato. Voglio far carriera, essere indipendente e non ho in programma né di sposarmi né di avere un figlio. Passo le giornate a leggere e a studiare. Credo fortemente che la cultura renda liberi e che sia l’unico modo per combattere i pregiudizi e la chiusura mentale. Forse, ho sbagliato a risentirlo e a riandarci a letto, ma l’ho fatto perché mi fa stare bene, nonostante tutto, e perché, alla fine, mi sono resa conto che altro non potevo offrirgli. Io devo pensare alla mia vita, e lui alla sua. Perché rinunciare a qualcuno che ti fa stare bene, quando ti sei resa conto che quello che vuoi alla fine neanche tu puoi darlo?

Ho chiesto a lui di mantenere il riserbo, per paura dei giudizi. Sono bastati i giudizi delle mie amiche per destabilizzarmi, nonostante la mia sicurezza e la mia forza nel portare avanti le mie scelte. I dubbi ci sono. Sto facendo la cosa giusta? Lo faccio anche per me, o sto regalando soddisfazione solo al suo ego? L’epiteto troia non mi urta più di tanto, per tutti lo sono sempre stata. Ho sempre vissuto la mia vita come volevo, senza riserve e andando a letto con chi volessi. Mi dà fastidio, però, che si pensi che io sia una pazza o che la sottomissione nell’ambito di un gioco sia segno di sottomissione anche nella vita. Insomma <anni e anni di battaglie femminili..> oppure <sei contro la violenza alle donne e poi a letto vuoi farti picchiare!!>. E no, diamine! Continuerò a sostenere il mio pensiero, a lottare per la mia libertà di autodeterminazione, a condannare la VIOLENZA nella sua accezione più ampia, e non solo di genere, a condannare il maschilismo, la misoginia e qualsiasi forma di abuso che comprometta la libertà di scelta. TUTTAVIA, continuerò anche ad essere una sottomessa. Perché l’uno non esclude l’altro! E il fatto che io a letto, CON IL MIO CONSENSO E DALL’UOMO CHE IO HO SCELTO, accetti uno schiaffo non significa che debba accettarlo e lo accetti anche nella vita. Scusate la lunghezza. Un saluto.

Comments

  1. Essere il sottomesso è dura agli occhi altrui, ma altrettanto difficile, se non maggiormente, lo è per il maschio. Purtroppo è la società che, per ignoranza e per “pudore”, preferisce non peccare per non sentire commenti e pregiudizi.
    Ti stimo perché fai quello che vuoi, nonostante a letto tu sia sottomessa per piacere, ti stimo perché pochi si espongono.
    Un abbraccio.
    Un sottomesso.

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