Incontro-intervista con Anne, figlia della surrogacy: uno schiaffo salutare

annetoday

dal blog di Papà Jerry. Traduzione di Antonella.

Warning: il testo che segue è ad altissimo contenuto GGIENDER! E’ tratto dal sito/blog di Jerry Mahoney “Mommy man, Avventure di un Superpapà Gay”. Jerry e il compagno Drew nell’agosto del 2009 sono diventati genitori quando la sorella di Drew (con il contributo dello sperma di Jerry) ha dato alla luce i loro due gemellini, Bennet e Sutton. 

Incontro-intervista con Anne, figlia della surrogacy: uno schiaffo salutare (Parte I) 

Il mese scorso ho avuto la fortuna di essere invitato a parlare al primo meeting di Press Publish sponsorizzato da WordPress, a Portland, Oregon. Nell’occasione ho incontrato molte persone straordinarie, ma quella che con tutta probabilità mi ha colpito di più è stata questa giovane donna di nome Anne che è venuta a parlare con me dopo il mio intervento. Voleva farmi sapere che lei stessa era nata attraverso la surrogata. Era curiosa di incontrare i miei figli, perché non aveva mai incontrato prima qualcuno nat* attraverso la surrogacy.

Anne è una persona meravigliosa: intelligente, educata, alla mano. Abbiamo fatto una bella chiacchierata. Le ho promesso che l’avrei messa in contatto con qualcuno che avrebbe potuto aiutarla a trovare e conoscere altre persone della sua età nate attraverso la surrogacy e lei mi ha lasciato il suo biglietto da visita.

Ma non riuscivo a smettere di pensare a lei, soprattutto perché mi chiedo spesso cosa i miei figli penseranno della storia della loro nascita una volta che saranno grandi. Ne saranno confusi? Frustrati? Annoiati a morte? Anne era stata così positive rispetto alla sua nascita che decisi di scriverle una email per chiederle se potevo intervistarla per questo sito. Ed ecco a voi, in onore del Surrogate and Egg Donor Day (conosciuto anche come Other’s Day), che la mia famiglia celebra ogni anno il giorno precedente la Festa della Mamma, le sue oneste, sincere ed illuminanti risposte.

Prima di iniziare voglio specificare che Anne mi ha dato il permesso di essere brusco e sfacciato e di chiederle quel tipo di domande che mi avrebbero normalmente fatto guadagnare una sberla. Di contro io le ho dato il permesso di rispondermi “Schifoso bastardo!” a qualunque domanda che lei considerasse particolarmente sgradita e quindi semplicemente andarsene. Normalmente non sarei così diretto con qualcuno con una storia di nascita non tradizionale, né tantomeno vi suggerisco di fare altrettanto. (…) Per evitare ogni confusione, inoltre, va detto che quando farò riferimento alla “mamma” o alla “madre” di Anne nelle domande poste, intendo riferirmi alla donna che l’ha cresciuta. Quando invece farò riferimento alla sua surrogata, userò il termine “surrogata”.

* * *

Ciao Anne, prima di tutto puoi parlarmi della tua famiglia e su come sei stata concepita?E’ stato attraverso una surrogata tradizionale, giusto? Nel senso che la surrogata ha usato i suoi ovuli con lo sperma di tuo padre?

Si, sono il risultato di una surrogata tradizionale. Mia mamma ha avuto problemi di fertilità che l’hanno portata a prendere in considerazione la surrogata. Attraverso il Centro per i Genitori Surrogati, hanno incontrato la mia mamma biologica. Il primo tentativo si concluse con un aborto spontaneo, dopo di che ci vollero altri 4 anni prima di avere me.

Prima della mia seconda domanda, voglio scusarmi perché nessuno dovrebbe avere a che fare –o dover ascoltare- una frase con “lo sperma di tuo padre. La maggior parte delle persone ha il privilegio di non doversi mai porre il problema di come i nostri genitori ci abbiano creato – che si sia trattato di una appassionata luna di miele o di un preservativo rotto o di una serata da sbronzi o chissà che altro. Non so niente del genere che riguardi me e non ci tengo a saperlo, a dire il vero. Ti secca che la gente sia interessata alla storia della tua nascita o il dover rispondere a domande relativamente a questo argomento?

Ahah ahaha! Accidenti… in un certo senso mi sento invece fortunata che la mia nascita abbia richiesto così TANTA progettazione. Mi VOLEVANO così tanto che hanno dovuto intraprendere e sostenere un processo complicatissimo per avere me. Sinceramente mi secca molto di più avere a che fare con gente che fa finta di nulla, che si comporta come se io non avessi detto nulla a proposito della surrogata quando mi trovo a parlarne, piuttosto che con quelli che mi vedono come una specie di interessante esperimento biologico. “Ah, bello – che fai questo weekend?” mi fa sentire molto peggio di “Ma dai? E da quanto tempo lo sai?!”. Se non ne voglio parlare non ne parlo. D’altro canto, la maggior parte delle volte in cui mi ritrovo a parlarne o che si parla di famiglia, i risultarti della conversazione sono spesso divertenti.

Che tipo di comunicazione avete con la tua surrogata e come la chiami? E’ la tua “madre surrogata” o eviti la parola con la emme, come facciamo nella nostra famiglia?

La chiamo col suo nome in effetti. Se la sto descrivendo a qualcuno mi serve un secondo per decidere. Direi madre biologica, come ora. Comunque quando ero più piccola avevo problemi di pronuncia, tipo quando avevo 9 anni e dicevo “ho una madve suvvoggattaah” e suonava più come se avessi una malattia.

Crescendo non ho più molti rapporti con lei. Se mi guardo indietro mi rendo conto che forse avrei voluto di più da lei, ma aveva la sua vita e stava tentando di dare ai miei genitori la distanza necessaria per crescermi. Mi ricordo di aver ricevuto biglietti per Natale e compleanno di tanto in tanto. Quando avevo 12 anni l’ho incontrata per la prima volta. Sembra che le organizzazioni che si occupano di surrogacy pensino che 12 sia l’età giusta.. Brevemente: pensare a quando avevi dodici anni e incontri un tuo genitore per la prima volta. Mi spiazzò, certo. A 12 anni semplicemente sei imbarazzata e timida ed è normale. Siamo solo andate fuori a cena e i miei genitori sono stati con noi tutto il tempo. Mi ricordo che ho parlato poco, perché in fondo che hai da dire quando hai 12 anni?

Dopo quella volta sono arrivata a un punto, credo al mio primo o secondo anno di college, in cui ho spiato nella posta di mio padre per trovare il suo indirizzo email. I social media erano agli inizi con tutto quel che ne seguì e io ero determinata a ritrovarla. Trovai il suo indirizzo email e la rintracciai su Facebook. Per farla breve, siamo diventate amiche su Facebook e lei ha messo like praticamente su ogni mio post per un bel po’.

A metà del mio percorso nel college ho realizzato che se qualcosa fosse successo alla mia mamma biologica e io non l’avessi mai incontrata da adulta non me lo sarei mai perdonato. Così decisi di fare un viaggio per incontrarla. Mi trascinai dietro una delle mie migliori amiche nel viaggio e fu la cosa migliore che potessi fare perché io ero troppo nervosa per guidare fino a tardi da sola. Ci incontrammo con lei e suo marito e cenammo insieme. Da quella volta ci sentiamo di tanto in tanto via messaggio, ma ho in programma di andarla nuovamente a trovare tipo il prossimo anno. Il mio rapporto con lei è qualcosa che senz’altro ho intenzione di portare avanti e mi sento fortunata ad avere una comunicazione così aperta con lei.

wholefamily

Quando è stato che i tuoi genitori ti hanno detto per la prima volta che eri stata concepita con la surrogacy e quale è stata la tua reazione immediata? Ti senti una strana per questo o una specie di superfiglia o una via di mezzo?

Questa è una domanda a cui è difficile dare risposta perché non riesco a ricordare se c’è stato un tempo in cui non l’ho saputo. La mia famiglia ne ha sempre parlato. Mai nel senso di “sei differente” quanto piuttosto in termini di “siamo stati così fortunati ad averti!”. Per quanto riguarda come mi sento, in effetti c’è stato un tempo in cui mi sono sentita un po’ diversa. Ma aveva a che fare più con me stessa e sul fatto che non conoscevo la mia mamma biologica. Credo fossi portata a pensare se non mi stavo perdendo qualcosa. So che di tanto in tanto mi sono sentita fuori posto con la mia famiglia. Mi ricordo che fantasticavo parecchio sull’incontrare la mia madre biologica e su cosa avrei detto o cosa sarebbe accaduto se non fossimo andate d’accordo. Ma più di tutto mi ricordo che mi chiedevo se ci assomigliassimo. Ne ho anche scritto un po’ su un vecchio blog di cui ti passo qualche estratto:

“l’altra mia sorella mi ha mandato un messaggio poco fa chiedendomi di andare in vacanza insieme o almeno di incontrarci. Non è strano? Non è dolcissima? Mi piace. Mi piace proprio. E’ strano che ci sia qualcuno geneticamente correlato a me che vive la sua vita e fa le sue cose e io sono solo qualcuno lontano su Facebook. Lo stesso con la mia mamma biologica: la conoscerò mai? Saprò mai come è la sua faccia quando è arrabbiata o felice? La sua canzone preferita? Il dolce preferito? Il suo piatto preferito? A che ora va a dormire. Come taglia una bistecca. Il suono della sua risata. Le piccole cose. (31 dicembre 2012)”

“Ho visto la mia mamma biologica circa due settimane fa. Sono al lavoro e non posso scrivere troppo al riguardo, ma va detto almeno che il contatto è stato finalmente stabilito. La sinapsi è completa. Posso finalmente pensare alla mia mamma biologica e nel farlo i miei pensieri hanno un approdo. Meno domande. Più pace. E’ stato straordinario vedere me stessa in lei. Sedersi di fronte a lei e sentirsi così calma. Non ero preoccupata sul cosa stessi dicendo o facendo. Ero e basta. E’ stato meno spaventoso di quanto credessi sarebbe stato e molto più naturale. (5 Novembre 2013)”

Questi due pezzi rendono l’idea su come mi sentissi prima e come mi sento ora. Se penso a lei ora non c’è quella sensazione assillante che dovessi assolutamente vederla. C’è un gran senso di calma e pace invece.

Crescendo, quanti dei tuoi amici hanno saputo della tua singolare storia di nascita? (…) Gli altri bambini ti hanno mai preso in giro riguardo la tua famiglia?

Non riesco a ricordare di essere mai stata presa in giro ma mi ricordo di essermi rivelata, per così dire, come bimba da una surrogata quando una mia amica che era stata adottata era stata presa di mira. Credo che gli altri bambini rimasero così scioccati da quello che dissi loro che smisero di prendersela con lei. Ho ricordi della scuola elementare di me che lo dico, ma era una cosa che veniva pressoché ignorata. Mia mamma recentemente mi ha detto che ci furono genitori che andarono da lei a chiederle informazioni, così da poterlo spiegare un poco meglio ai propri figli. Verso le scuole medie mi ricordo che cominciai a parlarne più spesso, era uno di quei “segreti” che venivano fuori dopo un po’. Al college mi è capitato di dirlo di tanto in tanto, se saltava fuori in un argomento sulla famiglia o cose così. Ne ho parlato incidentalmente con un autista che mi raccontava di aver vissuto una sola settimana nel luogo in cui è nato. Se capita l’occasione per parlarne dico qualcosa in proposito, diversamente non si può dire che sia qualcosa che infili naturalmente in qualunque conversazione.

Ti senti diversa dai tuoi amici che hanno famiglie più tradizionali e hai mai desiderato di avere una famiglia “normale come chiunque altro?

Ho alcuni ricordi buffissimi di una visita dal dottore, avevo forse 6 anni, e dissi a lui qualcosa di veramente anomalo riguardo al fatto che non doveva permettere al sangue di mia mamma di finire nel mio perché noi non eravamo veramente imparentate. Certamente ho avuto dei momenti in cui ho sentito che mio fratello aveva maggiore vicinanza con mia mamma. Mio papà ed io abbia gli stessi gusti di caramelle, ci svegliamo presto la mattina, abbiamo atteggiamenti simili eccetera. Mi sentivo come in grado di percepire una maggiore relazione biologica rispetto a mia mamma. Ma come provarlo? Se non avessi saputo di essere una bimba da surrogata, avrei mai notato niente del genere? Sono straconvinta che no.

A un certo punto, comunque, quando stavo crescendo, ho realizzato che avere una visione poco chiara della definizione di famiglia mi permetteva di essere più inclusiva con le persone. Credo che questo modo di vedere le cose mi abbia aiutata a non preoccuparmi troppo rispetto a cosa si presume debba essere una “normale” famiglia. Inoltre, nel momento in cui parli davvero con qualcuno della famiglia, capisci che la normalità non esiste.

Dimmi qualcosa su tuo fratello. Mentre i tuoi genitori erano presi dal tentativo di averti con la surrogata, riuscirono a concepire naturalmente e nacque tuo fratello, è così?

Si, giusto. Mio fratello fondamentalmente è un figlio del miracolo. Mia mamma smise con i trattamenti per la fertilità e si ritrovò incinta di lui!

Per cui, se lo scopo dei tuoi genitori era di avere un bambino, perché continuarono a seguire la strada della surrogata, dopo che avevano avuto un figlio biologico per conto loro? Credo che questa cosa potrebbe mandare in confusione un po’ di gente.

Per farla semplice: volevano due bambini! Penso che avere un bambino fosse già un gran miracolo, ma l’opportunità di averne due… non potevano lasciarla andare. Penso fossero al punto di essere davvero tanto coinvolti nella surrogacy che decisero di proseguire.

Ti sei mai sentita diversa da tuo fratello, tipo che lui aveva una sorta di legame con tua mamma che tu non avevi? Hai mai sentito che i vostri genitori vi trattavano in maniera differente? E sii sincera, prima o poi ti sarà capitato di dire – come a chiunque altro abbia fratelli o sorelle – “Vuoi più bene a lui che a me!”.

Sono quanto di più diverso da mio fratello ci possa essere. Siamo due testa di cavolo, ma sembra che io abbia preso su di me tutte le possibili emozioni. Direi inoltre che nonostante i migliori sforzi da parte dei miei genitori siamo stati trattati diversamente. Avere una genetica diversa abbia significato che dovevo essere trattata diversamente Sono molto più emotiva di mio fratello e ho bisogno di un certo tipo di risposte in certe situazioni. Ho parlato di questo ai miei genitori un paio di anni fa e mi hanno detto che non avevano mai pensato in questi termini. Ma io ho visto che certe cose sono state fatte diversamente.

Quando pensi a tutto quello che i tuoi genitori hanno passato ti chiedi mai “Perché non hanno semplicemente scelto l’adozione?” Qualcuno lo avrà chiesto, no? (Mio marito ed io di tanto in tanto ci imbattiamo in quella domanda quando diciamo di aver fatto ricordo alla surrogata).

Credo che i miei genitori avrebbero avuto grossi problemi ad adottare, piuttosto che ad accedere alla surrogata. Io ho 22 anni e mia mamma ha compiuto 70 anni la settimana scorsa, mentre mio papà ne ha 60.

Ho appena chiamato mia mamma per chiederglielo ed ecco un riassunto della sua risposta: “abbiamo provato di tutto. Abbiamo iniziato con l’adozione e non è facile dopo una certa età. Perché oggi come allora le madri biologiche hanno grande voce in capitolo ed io ero probabilmente più vecchia delle loro madri. La risposta più breve è che abbiamo provato e quando i risparmi sono stati abbastanza per provare con la surrogacy ci abbiamo provato. E provare la surrogacy significava avere molto più di una vaga speranza di avere un bambino e che ci sarebbe stato un minimo legame genetico. E’ stata uno sviluppo, una possibilità. Non un “o questo o quello”.

Come ulteriore scenario c’è da dire che la differenza d’età è qualcosa che ha creato questioni, ma oggi che sono più grande e un tantino più saggia, sono così FELICE di avere avuto genitori più anziani che hanno reso tutto questo processo molto più semplice. Riguardo al fatto di altre persone che provano ad adottare: non mi sono mai posta il problema!

Parte II (di prossima traduzione)

http://jerry-mahoney.com/2015/05/15/my-interview-with-anne-a-child-of-surrogacy-part-2/

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