Sei femmina e vuoi solo sesso? Allora sei una di facili costumi!

Bh0_cYqCQAAr9OV.jpg-smallLa guardo mentre si spoglia e le dico che è bella, cazzo, è veramente bella. Vado al cesso perché altrimenti me la faccio addosso. Lei ha lasciato in bella vista un assorbente insanguinato. Non so perché ma lo raccolgo e lo avvicino al naso. Mi dice mia madre che l’odore del mestruo cambia da donna a donna. Il mio, ad esempio, puzza di muffa. Il suo sa più di uovo marcio. E dire che sono certa di aver fatto il bidè tutti i giorni della mia vita. E penso che anche lei faccia lo stesso.

Chissà perché le donne devono diventare così fetide nei giorni più celebrati dall’universo. Lì c’è la vita, c’è la gloria, e altre inutili citazioni tra il mistico e il feticista. Lei si è cambiata e io propongo di andare al bar di sotto a prendere un po’ di gelato. Fa un freddo cane ma ne ho voglia e lei mi accontenta. Come si fa con i matti. Apre la porta, scendiamo quei dieci gradini che ci separano dalla strada e siamo fuori, sul marciapiedi. Dall’altra parte c’è il bar e accanto a noi c’è un gruppo di ragazzi nordafricani che ci guardano come se non avessero mai visto una donna in vita loro.

Ci fanno complimenti e battute delle quali non capisco il significato. Ho sempre voglia di mostrare il culo, in queste occasioni, perché mi sembra il modo più diretto per dirgli che quello è il posto in cui devono andare, non nel mio culo ma nel proprio, per capirci. L’amica mi strattona e arriviamo al bar con la richiesta del gelato fatta ad alta voce. La moglie prende i nostri soldi e il marito ci consegna due porzioni di gelato. Torniamo a casa e lei telefona al suo ragazzo con il quale di sicuro scoperanno per tutta la sera mentre io resterò da sola a mangiare il mio gelato.

Non mi va proprio di fare quella fine e provo a cercare compagnia anch’io. Niente da fare. L’unico che non mi direbbe no è il mio ex e l’ultima volta che l’ho visto l’ho consumato prima di cacciarlo via. Buoni i preliminari, buono il sesso, ma poi gli ho detto che non volevo più vederlo. Gli ho sganciato un paio di balle ma la verità è che non mi piace avere intorno proprio nessuno per tanto tempo. L’ideale sarebbe una scopata ogni tanto, senza pretese, “come una troia qualsiasi”, mi direbbe il mio ex, e io avrei dovuto dirgli subito che sono troia e me ne vanto.

Consumo l’ultima traccia di pudore e scendo giù raggiungendo la comitiva i ragazzi che parlavano forte nella loro lingua. Chiedo una sigaretta e mi fanno accendere. Resto un po’ con loro e poi scelgo il più carino e chiedo se vuole salire a bere una cosa. Ho ancora del gelato, dico, e lui non se lo fa dire due volte e pianta in asso gli altri che salutano con gesti eloquentemente augurali per la scopata prossima ventura.

Siamo rimasti sul divano per un po’ e poi lo porto nella mia camera. Ricordo gli insulti che fanno i fascisti quando alle donne vogliono augurare ogni male. Che ti sodomizzi uno di loro, dicono. Che ti stupri quel nero. E si evoca sempre lo stupro, come se ‘sti uomini non sapessero scopare se non con la forza. È che gli stereotipi razzisti resistono ancora oggi e io di certo non mi sento un’eroina chiedendo di scoparmi un nordafricano.

Quel che noto subito è la bocca. Bella, morbida. E poi il suo odore. Mi piace e chiedo quanti anni ha. Venticinque, dice. E io ne ho trentaquattro. Mi chiede come mai non ho un fidanzato e non sono già sposata. Nella sua terra alla mia età le donne sono sposate. Dico che sicuramente non tutte lo saranno e poi gli chiedo se ha problemi a stare con una della mia età. Mi dice che non ne ha e che in realtà da quando è arrivato in Italia è piuttosto solo. Non può contare sulla privacy, fa un lavoro pesante e dorme con altri compagni.

La notte con me è la prima, dopo tanto tempo, in cui riesce ad ascoltare il suo respiro, subito dopo il mio. Si aggrappa alla mia pelle come se non volesse più lasciarla e io già penso alle mille tragedie che ha superato per arrivare qui. Chiedo notizie e lui dice che anche quello a volte può essere un clichè. In realtà lui è arrivato per andare all’università e poi si è messo a lavorare perché la famiglia non poteva più aiutarlo. È egiziano, e non torna dai suoi almeno da tre anni. Ha una voce dura, fa eco nonostante lui tenti di addolcirla. Si spoglia come per andare a letto, a dormire. Mette a posto scarpe, pantaloni ripiegati su una sedia, un maglione sopra una maglietta. Sente freddo e mi trascina sotto le coperte.

Chiede il permesso di togliermi quel che ho addosso. Mi piace, la sua maniera di fare, il suo modo ironico di guardarmi. Probabilmente pensa che sono una puttana, per di più zitella, che scende in strada a rimorchiare senza alcun pudore. Il sesso è bello, mi è piaciuto e avrei voluto restare sola, dormire senza di lui ma penso che glielo devo. Gli dovevo una notte trascorsa in un letto differente. Per colazione scende e porta cornetti caldi. Scopro così che un suo amico lavora in un panificio. Mi chiede se può tornare la sera stessa, dopo il lavoro, promettendo di cucinare per me e per la mia amica, per ringraziarci, non so per cosa.

Non so dirgli di no e mi sento terribilmente a disagio perché mi sento una donna-scialuppa o almeno è quello che penso di essere per lui. Lavoro pensando che dopo aver cacciato il mio ex ho trovato un insistente convivente. Vuole dormire con me. Mi basta un piccolo spazio, dice. Posso dormire anche nel sacco a pelo, lì per terra. La mia stanza ha un letto singolo anche se è una piazza e mezza. Ci stiamo in due e lui consuma la distanza tra me e lui perché mi abbraccia, mi tiene stretta, come non volesse lasciarmi andare via.

Ha avuto una ragazza italiana, racconta, ed è finita perché l’ha lasciata lui. Non oso chiedergli come mai. Non voglio conoscere tutta la vita. Non mi interessa e in realtà non so neppure come mai siano già trascorsi tre giorni e lui sia ancora qui a farci da mangiare facendo ingrassare me e la mia amica. Con lei va già d’accordo. L’amica mi fa cenno che ho trovato un uomo bello e gentile. È bellissimo, dice, ed è strano perché non l’avevo notato. Continua a parlare con la sua ingombrante voce che riempie l’aria che respiro. Gli chiedo per una sera di stare zitto e ascoltare. Riesco a dirgli che non lo voglio a casa e che se vuole stare in un posto simile al mio posso presentargli degli amici e vedere se hanno un letto libero nel loro appartamento.

Lui si offende. Chiede se ha fatto qualcosa di sbagliato e capisco che è stato lì a tentare di ingraziarsi me e la mia amica per restare, perché teme di essere abbandonato, cacciato via. Si sente solo e la mia pelle gli è utile per respirare. Però io diffido di chi dipende da me. Mi piace avere accanto una persona autonoma che c’è ma non resta. È presente ma può perfettamente fare a meno di me. Temo la possessività, la gelosia, e forse lo giudico troppo presto ma ho una cattiva sensazione che non mi abbandona neanche nei momenti in cui mi eccita e soddisfa i miei desideri.

Gli do un ultimatum. Può restare ancora per qualche giorno e poi deve andare via. Lui accetta e non parla più così tanto, non disturba, respira a malapena e io mi sento una gran merda. Fosse stato un uomo a rimorchiarmi per strada se ne sarebbe andato e non ci sarebbe stato nulla di strano se non mi avesse più cercata. Io invece ho i sensi di colpa perché usare un uomo, sessualmente, non si può. Non si può senza essere travolta dalla sua condizione emotiva, senza vedersi delegata la sua necessità di cura, attenzione. Combatto con me stessa e mi sento doppiamente una merda perché voglio lasciare un uomo e perché lui è un immigrato. Mi pare di fargli un torto troppo grande e di avere il dovere di consolarlo per qualcosa che non so. Trascorsi altri quattro giorni infine lui va via. Finalmente posso dormire da sola. Non ho il dovere di gradire quello che mi cucina, di temere che lui sia troppo deluso da me. Non devo nulla a nessuno se non a me stessa.

Dopo un mese penso che un po’ mi manca ma chiamarlo non se ne parla. Lo dico scherzando alla mia amica e lei mi dice che non mi capisce. Dice che sono autodistruttiva e che è normale per una donna sviluppare un attaccamento quando facciamo sesso. Noi non siamo come gli uomini, mi dice, e io chiedo di che cazzo sta parlando. E perché mai deve farmi venire i sensi di colpa. Litighiamo e lei non mi sembra più così bella. Non ci parliamo da giorni e io mi chiedo: ma è mai possibile che se non agisci nella norma tutti, perfino le amiche più care, sono pronti a giudicarti male?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Comments

  1. Hai fatto bene a prenderti i tuoi spazi, solo tu sai di cosa hai bisogno.

  2. Non lo so in che misura i comportamenti di un uomo e di una donna siano uguali o differenti in certe situazioni, e quanto sia giusto che lo siano.
    Sicuro è che ci si aspetta che lo siano. Sicuro è il fatto che secoli e millenni di convivenza si è costruita un immagine dell’uno e dell’altro alla quale si fa sempre riferimento, e che una stonatura nel coro genera fastidio ed urgenza di incasellare in qualche categoria creata ad hoc l’eccezione, per poter continuare a preservare l’idea che si aveva della regola.
    Il dubbio che più mi rimbalza in testa è quanto dei comportamenti che ci si aspetta vengano da una donna o da un uomo sia veramente spontaneo, e quanto invece questi siano influenzati dalla società in cui viviamo e dalle cose che essa si aspetta; dalle richieste di amici, genitori, e di tutte le persone con le quali intratteniamo delle relazioni.
    E’ come la domanda: quanto di quello che facciamo tutti i giorni, dei nostri comportamenti, sia influenzato da film e televisione e social network, e quanto invece questi siano influenzati dalla nostra vita reale. Sicuramente sarà uno scambio continuo e reciproco, anche se sempre di più siamo dediti a quella che una proiezione della nostra vita piuttosto che a quella che lo è veramente.

  3. Non capisco proprio per quale motivo avresti dovuto desiderare che restasse solo perchè lui ne aveva bisogno o aveva trovato un dolcissimo approdo. L’unica ragione sarebbe stata se anche tu fossi rimasta colpita da lui e la sua assenza ti avesse cominciato a pesare.

    baci

  4. non so ancora se ti invidio oppure no. il sesso senza attaccamento. ci sono passata anch’io un paio di anni fa, mi piaceva perché avevo l’impressione di poter controllare la situazione, dopo una storia lunga 6 anni non avevo voglia di legami, ma di sesso ne avevo bisogno, e allora scopavo come un uomo, o così dicono. ovviamente i commenti negativi delle amiche si sprecavano, per fortuna non di tutte le amiche.
    ora, per me il punto non è la libertà di fare ciò che una ha voglia di fare. sacrosanta. ma l’attaccamento. dopo qualche uomo ne ho incontrato uno con cui fare sesso era un’esperienza mai provata in vita mia, il mio corpo rispondeva in una maniera a me sconosciuta, letteralmente mi scioglievo. e proprio dell’ultima persona al mondo con la quale avrei dovuto sviluppare un attaccamento emotivo di qualunque genere (il tipico uomo sbagliato, che triste cliché), mi sono innamorata. non lo so se era amore o solo brivido per l’impossibile, come al solito, sta di fatto che ci sono rimasta sotto, due anni di depressione stanno passando ora. ero diventata io quella che dipendeva, come dici tu. quella più fragile, che chiedeva di più, anche poco in realtà, ma non più solo sesso. ed era terribile trovarsi davanti un muro freddo.
    ora, lasciando da parte l’infinito capitolo che non è un caso se una si cerca sempre gli uomini sbagliati, come si fa a fermarsi prima? se uno ti prende in pancia, come fai poi a staccarti? riesci sempre a mantenere il controllo della situazione? il sesso con gli altri non era così, era sicuro perché non coinvolgente, ma nemmeno lontanamente paragonabile, e non è una questione spirituale, ma PREPOTENTEMENTE fisica

  5. “Non mi va proprio di fare quella fine e provo a cercare compagnia anch’io. Niente da fare. L’unico che non mi direbbe no è il mio ex e l’ultima volta che l’ho visto l’ho consumato prima di cacciarlo via. Buoni i preliminari, buono il sesso, ma poi gli ho detto che non volevo più vederlo.” Al netto di qualsiasi considerazione sull’emancipazione sessuale dell’autrice, trovo questa cosa aberrante.

  6. ho cercato e trovato approdi e salvezza in piu’di un uomo (e anche donne) che mi si sono approcciati con modalitá simili alle tue. ho vissuto la loro aria, mangiato nelle loro cucine, osservato i loro spostamenti da un angolo della casa, come un gatto stanco. io sono quella che finisce a letto di qualcuno per annullarsi nell’abbraccio e finalmente sentirsi a casa. sono romance addicted, anche se ci provo le mie storie di sesso finiscono sempre con me col cuore spezzato che mangio il gelato da sola in casa, senza invitare nessuno che staziona al bar sottocasa. che ti devo dire, saro’ forse quel prototipo di donna modellata dal patriarcato che quando apre le gambe apre anche un pezzetto di cuore. non che mi piaccia, anzi. se potessi mi cambierei con te, pero’ tant’é. per questo non l’avrei mai e mai fatto.ma questa sono io, io che credo nel dharma e in tutte quelle cazzate che mi rendono la vita complicata, piu’ complicata di sicuro della tua.

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