Una guida incompleta sul NON ESSERE RACCAPRICCIANTI

Quando ho letto i commenti a questo post sulla pagina di Abbatto i Muri mi e’ tornato in mente questo bell’articolo di John Scalzi, e ho pensato che tradurlo avrebbe potuto contribuire al dibattito.

Nel mondo anglofono, le persone che approcciano il prossimo in maniera troppo insistente e senza tenere conto dell’altrui rifiuto piu’ o meno esplicito, come il 60enne del post, vengono definiti dispregiativamente “creepy” (raccapricciante, losco, inquietante) o “creeper” (colui che evoca sensazioni di disgusto e orrore). In mancanza di un adeguato corrispondente italiano, ho tradotto con “viscido” e “inquietante”, “mettere a disagio” e “inquietare”.
Non entro nel merito della polemica anglofona che ruota intorno a questo insulto, che non riguarda la scena italiana. Ho trovato interessanti i concetti espressi in questo articolo, concetti che si possono estendere alla vita di tutti i giorni e a qualsiasi ambito sociale. Si parla di convention e raduni, ma le regole qui espresse valgono perfettamente anche nei contesti lavorativi, per strada, in metro, nei locali pubblici… ovunque ci siano persone che si sentono autorizzate ad essere creepy solo perche’ pensano sia legittimo farlo.
Spero sia una lettura interessante anche per voi.

Enjoy!

— Manu

>>>^^^<<<

Il mondo nerd [geekdom] ha attraversato un periodo davvero interessante negli ultimi due mesi: ha dovuto prendere atto che ci sono un sacco di stronzi inquietanti fra le sue fila, e che non e’ affatto il piu’ accogliente dei luoghi quando si parla di donne. [si riferisce al gamergate, n.d.t.]
A questo proposito, un fan delle convention di fumetto mi ha inviato questa mail qualche giorno fa:

Hai qualche consiglio da darmi per non essere un viscido? Io ci provo a non esserlo, ma non so se sono la persona piu’ adatta a esprimere un giudizio in merito.

Per cominciare, diamo una corretta definizione del termine. Diciamo che, in questo caso, un “viscido” e’ colui che si comporta in modo tale da mettere a disagio l’altr@, arrivando talvolta al punto da farl@ sentire in pericolo.
Viscidi possono essere sia uomini che donne, e possono prendere di mira sia uomini che donne, ma dobbiamo riconoscere che per la maggior parte del tempo sono gli uomini a comportarsi in maniera inquietante con le donne. Cio’ puo’ accadere in qualsiasi luogo e in qualsiasi contesto sociale, ma nel mondo nerd ne vediamo moltissimi esempi alle conventions e nei grandi raduni.
Vorrei anche porre l’accento sul fatto che questa e’ una guida incompleta perche’
a) E’ impensabile prendere in considerazione ogni possibile caso
b) Il mio punto di vista e’ quello di qualcuno a cui non e’ capitato spesso di essere inquietato da un@ viscid@ (praticamente non mi e’ mai successo); anche qualora accada posso difendermi facilmente, grazie al mio genere / eta’ / temperamento / fama, etc. Altri a cui cio’ e’ capitato non hanno il mio stesso vantaggio, le donne in particolare. I consigli che do li do partendo dal mio punto di vista, non dal loro, e per questo saranno di certo incompleti (anche se spero non sbagliati). Insomma, il mio e’ solo uno spunto e di certo altri avranno una visione diversa e piu’ accurata del problema.

Detto cio’, queste sono le regole che seguo quando conosco persone nuove, donne in particolare, e/o con coloro che trovo in qualche modo attraenti. Perche’ si, mi capita di conoscere un sacco di persone e/o di trovare attraenti persone conosciute per caso. L’ultima cosa che voglio e’ che loro pensino che io sia un viscido coglione, e questo e’ cio’ che faccio per evitarlo.
Tieni comunque presente che il seguire queste regole non fara’ di te un “bravo ragazzo”. Ti renderanno soltanto un po’ meno viscido, si spera. Sono una forma di prevenzione, e devono essere viste come tali.

Ci siamo? Bene, cominciamo dalle piu’ importanti.

  1. Renditi conto del fatto che sei responsabile delle tue azioni. Tu sei (probabilmente) un adulto del tutto funzionale. Sei presumibilmente in grado di fare un sacco di cose da solo, grazie all’uso del tuo personale discernimento. Questo comprende il modo in cui ti relazioni e interagisci col prossimo, inclusi coloro verso cui nutri interesse o desiderio. Ora, c’e’ la possibilita’ che tu sia socialmente imbranato, o che tu abbia difficolta’ a capire le altrui emozioni e intenzioni. Ma questo e’ un tuo problema ed e’ compito tuo risolverlo. Tuo e di nessun altro. Non e’ una scusa o una giustificazione per essere viscido col prossimo. Se te ne fai scudo, ti mancano i piu’ elementari principi dell’umana decenza. Questo vale per tutti.
  2. Renditi conto che non sei tu a decidere se e quanto le altre persone sono a loro agio con te. Questo significa che non ha importanza quanto tu ti stia impegnando per essere interessante, intrigante o divertente, puoi comunque risultare inquietante per qualcuno. Lo so, questo non e’ bello per te. Ma sai che c’e’? Per loro e’ ancora peggio, perche’ le stai inquetando e mettendo profondamente a disagio. Ti sembrera’ ingiusto che loro pensino che tu sei viscido, ma: SORPRESA! Non ha alcuna importanza, e se cerchi di convincerle che sei un tipo a posto e che il problema sono loro, non tu, passi dall’essere un viscido all’essere un perfetto stronzo. Puo’ capitare che tu non piaccia a quancuno, o che quel qualcuno non voglia averti intorno. E’ cosi’ e basta.
  3. Renditi conto che nessuno ha il dovere di dirti se ti stai comportando in maniera inquietante, o aiutarti a correggere il tuo comportamento. E’ bello quando le persone si prendono la briga di dirti se stai sbagliando e perche’, ma sai cosa? Nessuno te lo deve. Specialmente in una convention o in altri raduni, dove la gente va per divertirsi e stare in compagnia, e non per fare ad uno sconosciuto un corso intensivo su come non mettere a disagio il prossimo. Se sei viscido, gli altri hanno tutto il diritto di ignorarti, evitarti ed escluderti, senza spiegartene il perche’. Lo ripeto: si presume che tu sia un adulto perfettamente funzionale. E’ qualcosa che devi essere in grado di gestire da solo.

Riassunto: e’ compito tuo non essere inquietante e stare attento a come le persone reagiscono ai tuoi comportamenti.

Altro punto cruciale:

  1. Renditi conto che gli altri non esistono solo per il tuo intrattenimento / interesse / desiderio / uso e consumo. Lo so che lo sai. Ma, strano a dirsi, c’e’ un’enorme differenza fra saperlo e crederci veramente – o capire cosa implichi in un contesto sociale ampio. Le persone vanno alle conventions e ai raduni per incontrare altre persone, ma non necessariamente (o anche per nulla) col fine di incontrare te. La donna che indossa quel corsetto steampunk quasi certamente lo fa perche’ le piace almeno in parte essere vista con quel corsetto – ma altrettanto certamente non lo sta indossando per te. Tu non sei la persona che lei stava aspettando, la ragione per cui lei e’ li’, o il motivo della sua partecipazione all’evento. La probabilita’ che tu risulti essere viscido e inquietante sale esponenzialmente quando ti comporti come se fosse cosi’, o come se lei sia o debba essere un mero oggetto del tuo intrattenimento / interesse / desiderio / uso e consumo. Non e’ un insulto verso nessuno se loro non vogliono interpretare questo ruolo per te. Non e’ per questo che sono li’.

Questi sono alcuni dei concetti generali da assimilare bene. Ora qualche esempio pratico.

  1. Non toccare. Sul serio. Non hai otto anni, che hai bisogno di allungare le mani su tutto, non hai un problema di autocontrollo dei tuoi muscoli. Tieni le tue mani, braccia, gambe, e tutto il resto, per te. Non e’ difficile. Ecco un’idea: hai presente la persona che vorresti toccare? Ecco, lascia che sia lei a decidere se farlo o meno. E’ tutto qui, lascia che sia lei a decidere se intraprendere o meno un qualsiasi tipo di contatto fisico, e a sceglierne i tempi e le modalita’ – e accetta che c’e’ un’altissima probabilita’ che cio’ non avverra’. Questo e’ cio’ che devi fare la prima volta che la incontri. Questo e’ cio’ che devi fare anche dopo averla incontrata 25 volte. Questo e’ cio’ che devi fare come regola generale. Inoltre, un suggerimento amichevole: se tocchi qualcuno e quel qualcuno dice “non toccarmi”, o ti fa capire in qualsiasi altro modo che non dovevi farlo, la risposta corretta e’: “Scusami. Mi spiace se ti ho messo a disagio”. E poi togliti dai piedi. Sparisci.
  2. Rispetta lo spazio altrui. Prova cosi’: stendi le braccia dritto davanti a te, vedi dove sono le tue dita? Questo e’ un buon esempio di distanza minima da tenere con qualcuno che hai appena incontrato e non conosci particolarmente bene. Va bene anche con le persone che conosci gia’. Invadere questo spazio di solito mette la persone a disagio, e perche’ dovresti farlo? E’ da viscidi. E’ da viscidi anche avvicinarsi di soppiatto, o entrare nel loro spazio personale senza che se ne accorgano. Se sei in un posto affollato e hai necessita’ di intrufolarti, restituisci lo spazio personale appena puoi: non e’ una scusa per indugiarvi. E a proposito di questo:
  3. Non “intrappolare” le persone. Chiudere qualcuno in un angolo, o rendergli in qualche modo difficile andarsene senza che tu abbia la possibilita’ di bloccarle fa di te uno stronzo. Ti do un indizio: se qualcuno e’ realmente interessato a te, non hai bisogno di chiuderlo in un angolo.
  4. Quella divertente allusione sessuale? Non e’ cosi’ divertente. Se non riesci a fare conversazione senza infilarci in mezzo allusioni sessuali o argomenti legati al sesso, sai che c’e’? Non sai fare conversazione affatto.
    Tieni anche presente che giocare la carta dell’allusione sessuale troppo presto e troppo spesso e’ come scriversi in fronte “sono una persona noiosa, non ho altre carte da giocare”. Questa e’ un’altra occasione in cui la migliore strategia e’ aspettare che sia l’altra persona a fare la prima mossa, e a decidere in che misura l’argomento sesso entrera’ nella conversazione.
  5. Qualcuno vuole andarsene? Non seguirlo. Ossia: se una persona cerca di tirarsi fuori dalla conversazione con te andandosene via, di’ “arrivederci” e lasciala andare. Se lascia la stanza, non prenderlo come un invito a seguirla da lontano e spuntare fuori piu’ tardi come se fosse un caso che vi troviate di nuovo insieme. A proposito di questo: se perdi tempo ed energie cercando di trovarti nello stesso posto della persona che ti interessa, sei dannatamente inquietante. Stessa cosa se ti infili in un gruppo solo per starle vicino. Amico, e’ evidente. Ed e’ disgustoso.
  6. Una persona non ti vuole fra i piedi? Vattene.
    Ecco qualche indizio: quando ti avvicini non ti guarda negli occhi. Quando e’ in gruppo, il gruppo si stringe o ti volta le spalle. Se intervieni nella conversazione, le persone non ti considerano o non rispondono. Un amico/a della persona a cui sei interessato si frappone fra te e lei. E cosi’ via.
    Quando accadono cose come queste, indovina? Non sei il benvenuto. Ecco cosa fare in questi casi: vattene. Se vuoi lamentarti della loro scortesia o chessoio, fallo fra te e te e solo fra te e te. E fallo lontano da loro. Ricorda che non e’ tuo compito decidere se e quanto le persone sono a loro agio con te. Ricorda che non sono obbligate a spiegartene i motivi. E per l’amor di dio, se ti spiegano perche’ non ti vogliono intorno, ascoltale!

Ribadisco: non e’ un manuale completo su come non essere un viscido. Ma e’ un ragionevole punto di partenza, spero.

 

NOTA PUBBLICATA IL GIORNO DOPO (originale qui).

[…] Ho notato che le regole postate ieri sono le quelle che io stesso seguo quando cerco di non essere inquietante con le persone che incontro. Sono stato anche io un tipo strano e inquietante un tempo, ma nonostante avessi un’esperienza personale particolarmente calzante da raccontare non l’ho riportata perche’ non avevo ancora avuto un chiarimento con l’altra persona coinvolta.
Ora ne abbiamo parlato, quindi ve la raccontero’.
Nel 2006, al Readercon [convention di fantascienza che si tiene negli USA, n.d.t.] stavo facendo un giro nella stanza delle bancarelle quando ho visto J. J. Adams parlare con una donna che non conoscevo. Conoscevo JJA superficialmente, quindi mi sono avvicinato per salutare. La donna con cui stava parlando era Mary Robinette Kowall, direttrice artistica dello Shimmer Magazine. JJA ci presento’ e cominciammo a chiacchierare. In capo a cinque minuti mi resi conto di essere fortemente attratto da lei, talmente tanto che quasi mi spaventava; ero sicuro che fosse immediatamente e chiaramente ovvio, e probabilmente alla stessa maniera inquietante.
Quindi ecco cosa ho fatto. Dopo un paio di minuti, mi sono scusato e me ne sono andato, perche’ stavo lavorando su una mia teoria: se temo di sembrare inquietante, effettivamente lo sono. E non volevo che cio’ accadesse, sia per una mia inclinazione personale, sia perche’ la donna che avevo appena incontrato non aveva fatto nulla per meritarsi un trattamento del genere. Piu’ tardi l’ho vista parlare con un gruppo di persone che non conoscevo, e non mi sono unito alla conversazione perche’ sapevo che la sola ragione per farlo sarebbe stata di avvicinarmi a lei, e questo e’ un po’ viscido.
Dopo un po’ l’ho vista in chiacchierare con persone che conoscevo e con cui mi piace discutere, mi sono unito al gruppo assicurandomi pero’ di non focalizzarmi troppo su di lei; ho potuto conoscerla meglio ascoltando cosa aveva da dire, e parlando con lei nella stessa misura in cui parlavo con gli altri. Non le sono stato addosso. Di certo non le ho messo le mani addosso. Non ho cercato di monopolizzare tutto il suo tempo. Quando poi ho avuto modo si parlare a quattr’occhi con lei, ho tenuto conto di quanto tempo le stavo impegnando, e mi sono premurato di prestare attenzione alle sue reazioni per essere certo di non approfittare troppo della sua disponibilita’. E cosi’ via. Dopo un giorno, la mia mente si e’ placata, era tutto a posto e il mio Momento Potenzialmente Viscido era svanito, con mio grande sollievo.
Chiunque conosca me e Mary sa com’e’ andata a finire: considero Mary una delle mie migliori amiche, e sono sicuro che e’ cosi’ anche per lei. Sono anche sicuro che, se io non avessi fatto uno sforzo cosciente per evitare di essere inquietante con lei al nostro primo incontro, c’e’ un’altissima brobabilita’ che ora non saremmo amici. Mary non e’ il tipo che scende a patti con queste cose, ne’ dovrebbe esserlo. Il premio per essermi impegnato a tenere sotto controllo i cattivi istinti e’ un’amicizia alla quale tengo moltissimo. E direi che e’ stato un’ottimo investimento.
Ho voluto raccontare questa storia per due ragioni. Uno, per provare che le mie linee guida funzionano (o che quantomeno hanno funzionato per me). Due, per dimostrare quanto sia stupido pensare che solo certi tipi di uomini – i brutti, i sociopatici, gli imbranati, quelli che non vogliono prestare attenzione ai consigli – siano potenzialmente viscidi.
Salve gente, io sono considerato un tipo socievole, con la testa a posto, un ragazzo per bene. E oh mio dio, avrei potuto essere anche io un viscido coglione con Mary, uno fra tanti. Ma non lo sono stato, perche’ sono responsabile delle mie azioni e mi rendo conto che nessuno merita di essere inquietato da me quando la parte piu’ atavica del mio cervello mi ulula PRENDILA! PRENDILA! PRENDILA!. E alla fin fine, l’essere un viscido stronzo non dipende da chi sei, ma da quello che fai.

Traduzione: Manu
Revisione: Eddie

 

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