Le 9 verità che distruggono i grandi stereotipi sulle persone grasse

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Sotto quasi ogni articolo che celebra le diversità dei corpi, è molto probabile trovare commenti come questi:

“Non pensi di fare pubblicità ad uno stile di vita malsano?”

“Io sono d’accordo con l’avere stima di sè, ma questo non è sano”

“Io non trovo attraenti le persone grasse, e ciò non fa di me una brutta persona”

“Non provo alcuna compassione per loro, sono causa del loro stesso male”

“Pensate ai bambini!”

Questo si chiama concern trolling, e deve essere fermato.

[concern trolling: la pratica di deragliare la conversazione introducendo una preoccupazione fuori luogo e/o fuori contesto, n.d.t.]

Le problematiche intersezionali della taglia, della salute e della perdita di peso sono molto più complesse di ciò che credevamo, e a causa di questa mancata comprensione la discriminazione basata sul peso è diventata un problema serio in tutto il mondo. Il diffuso pregiudizio contro il grasso nasce solitamente da luoghi comuni errati sulla salute, il peso e la body positivity, ed ha un’influenza negativa sulla vita di milioni di persone ogni giorno.

[body positivity: accettare il corpo così com’è per permettere a chiunque di sentirsi a proprio agio nella sua pelle]

Ognuno è libero di decidere come vuole del proprio corpo, ma dobbiamo cominciare a trattare le persone con rispetto a prescindere dal loro peso. Possiamo iniziare facendo un pò di chiarezza e fornendo alcune informazioni mediche corrette a proposito del sovrappeso.

  1. L’indice di massa corporea è una stronzata

“I muscoli pesano più del grasso”. Questo è il motto di ogni body-builder del mondo. La massa muscolare (massa magra) è più compatta della massa grassa, quindi vale la pena ribadirlo: la massa muscolare può avere un’influenza notevole sul peso.
Allo stato attuale, tuttavia, il calcolo dell’Indice di Massa Corporea (IMC) non fa distinzione fra massa magra e massa grassa, e non tiene affatto conto di cose come la corporatura. Ciò che invece fa è creare una netta e arbitraria distinzione fra coloro che devono essere considerati normali, sovrappeso o obesi, sebbene persone con un’imponente massa muscolare e una scarsa massa grassa possano rientrare in queste categorie. (O, viceversa, persone con un IMC basso possono avere pochi muscoli e un’alta percentuale di grasso corporeo, pur facendo parte della categoria considerata “sana”).

Contrariamente alla sua fama, l’IMC non ti dice quanto sei in forma. Il suo inventore, il matematico belga Adolphe Quetelet, l’ha formulato nel 1832 come risorsa statistica per permettere al governo una migliore ridistribuzione delle risorse – non per calcolare il grasso in eccesso di un individuo.

Eppure, molti dottori continuano a rifarsi all’IMC (definito dalla NPR come “un giochetto numerico vecchio di 200 anni e sviluppato da un matematico che non aveva idea nemmeno di quel poco che si conosceva all’epoca sul corpo umano”) come se fosse un autorevole indicatore dello stato di salute. Sarà forse utile usarlo per determinare a grandi linee come classificare il corpo di una persona in relazione a quello di altri con la medesima altezza, ma è importante ricordare che lo scenario presentato dall’IMC è tutt’altro che completo.

  1. Non tutte le persone grasse mangiano male o non fanno esercizio fisico.

Il mondo è pieno di persone che hanno abitudini alimentari ben al di sotto dell’ideale raccomandato e si, alcune di loro possono pesare più degli altri. Ma è importante ricordare che per molti non è così. Essere grasso non significa necessariamente essere uno che si abbuffa, o contrario all’esercizio fisico.

È assolutemente possibile che una persona naturalmente magra sia pantofolaia, e che una persona più grassa corra otto chilometri al giorno e abbia un debole per i cavoli, perchè ogni corpo è diverso (cosa davvero fantastica, per inciso), e perchè la relazione fra peso e salute è complessa. Fattori come l’età, la genetica, malattie pregresse e i trascorsi alimetari contribuiscono a quel numero che ci mostra l’IMC, e non si può mai dire con certezza quali siano le abitudini alimentari e lo stile di vita di qualcuno semplicemente guardandolo.

Cosa ancora più importante, fare congetture sulla dieta di qualcuno – che sia una persona grassa che “mangia male” o una persona magra che “non mangia affatto” – può scatenare dolore e ricadute in coloro che hanno effettivamente problemi col cibo o disturbi alimentari. E questo non aiuta nessuno.

La relazione che abbiamo col cibo non dovrebbe definire chi siamo, e distruggere l’autostima di qualcuno in nome della “salute” non giova alla salute di nessuno.

  1. Il grasso di per sè non è malsano.

Se essere grassi fosse di per sè un male, allora dimagrire dovrebbe portarci innumerevoli benefici. Ma non è sempre così: numerosi studi hanno dimostrato che c’è una relazione scarsa se non inesistente fra la perdita di peso e la riduzione del rischio di mortalità.

In realtà, alcuni studi dimostrano che le persone grasse hanno maggiori possibilità di sopravvivere a un’attacco di cuore e che essere sovrappeso può influenzare positivamente la longevità. Inoltre perdere peso è molto difficile, e anche le diete altalenanti possono causare molti problemi di salute.

Senza parlare del fatto che la diatriba sui rischi del sovrappeso non prende altrettanto in considerazione i problemi di salute che possono riguardare le persone magre o sottopeso.

Entrambi gli estremi sono rischiosi, e nessuno mette in dubbio che una dieta bilanciata e il regolare esercizio fisico sono importanti. Ma il peso non è il problema di per sè. Il problema è mangiare troppo cibo spazzatura e avere uno stile di vita sedentario, a prescindere dal peso.

  1. Essere grassi non è sintomo di mancanza di volontà 

Anche se il grasso fosse davvero un’emergenza sanitaria, la ricerca prova che la maggior parte delle diete semplicemente non funzionano a lungo termine – sbugiardando la credenza popolare che essere grassi sia sinonimo di pigrizia.

L’incremento dell’incidenza del sovrappeso non può essere semplicemente derubricato ad un’individuale mancanza di motivazione. Così scrive il direttore dell’ International Journal of Obesity nel 2005: “credere che l’obesità sia semplicemente il risultato di una mancanza di volontà o di un’incapacità a disciplinare le proprie abitudini alimentari non è più accettabile.”

La neuroscienziata Sandra Aamodt, in una recente conferenza su TedTalk, porta alla nostra attenzione il fatto che ognuno ha una personale “soglia critica” per quanto riguarda il peso. Perdere peso al di fuori di questa soglia critica è davvero molto, molto difficile, e attribuire il fallimento alla “forza di volontà” è irrispettoso e da ignoranti. Per mettere le cose in prospettiva: il 95-98% di coloro che si sottopongono ad una dieta, riprendono tutto il peso che avevano perso (e a volte anche di più) nell’arco di tre anni. Riflettete: A. Janet Tomiyama della California University ha detto che “se seguire una dieta funzionasse davvero, non sarebbe un mercato da 60 miliardi di dollari l’anno” e che la genetica influisce sul nostro peso “quasi tanto quanto” influisce sulla nostra altezza.

La verità è che ancora non sappiamo esattamente come perdere peso in maniera sana e mantenerlo a lungo termine. Come ha scritto Paul F. Campus sul LA Times, “il corpo umano è un meccanismo molto più complesso del motore di una macchina. La semplice logica secondo la quale basta mangiare di meno e fare più esercizio per perdere peso, non è semplice. È irrimediabilmente semplicistica.”

  1. La discriminazione delle persone a causa della loro taglia è reale.

Secondo la National Association to Advance Fat Acceptance, il sizeism [pregiudizio sulla taglia di una persona, n.d.t.] è al quarto posto fra le maggiori forme di discriminazione negli USA. Eppure solo sei città hanno legiferato a riguardo.

Gli stereotipi esistono per ogni tipologia corporea – bassi, magri, alti, etc. – ma quelli riservati ai corpi grassi sono particolarmente feroci. La grassezza è spesso associata a pigrizia, mancanza di igiene e stupidità, pregiudizi che possono avere serie conseguenze sia a livello personale che sociale.

Nel mondo del lavoro, gli impiegati grassi ricevono meno promozioni e guadagnano meno dei loro colleghi magri. A scuola gli studenti grassi hanno meno possibilità di essere ammessi al college, a parità di risultati scolastici, e spesso gli insegnanti si aspettano meno da loro. Le persone grasse devono avere a che fare con i pregiudizi negativi anche in tribunale (è stato dimostrato che i giurati maschi tendono a giudicare più spesso le donne grasse come “criminali recidive” e “consapevoli del loro crimine”); e in ambito medico quegli stessi pregiudizi possono influenzare negativamente la qualità del trattamento che ricevono come pazienti.

Ma probabilmente la peggiore forma di discriminazione per le persone grasse è il bullismo: questo studio dimostra che i bambini obesi hanno il 65% di possibilità in più di essere vittima di bullismo rispetto ai loro coetanei normopeso.

Per dirla con le parole di Madelyn Fernstrom, curatrice di health and diet per NBC News: “Sembra che gli obesi siano l’ultima categoria rimasta che si possa ancora impunemente deridere”.

  1. Il fat shaming non aiuta

Il fat shaming, seppure crudele, è un’altra forma di bullismo a cui spesso non si cerca di porre rimedio perchè le persone pensano che possa spronare le vittime a perdere peso e (secondo la logica comune) essere “più sani”. Questo è un errore prima di tutto perchè non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nell’essere grassi (vedi punto 3); e poi perchè, se anche fosse, il fat shaming non aiuta le persone a perdere peso.

Secondo i ricercatori, coloro che sono vittima di discriminazioni a causa del peso hanno più probabilità di rimanere o diventare obesi. Anche semplicemente chiamare qualcuno “grasso” può avere questo effetto: uno studio a lungo termine condotto dall’Università della California ha scoperto che le giovani che sono state definite grasse dalle persone loro vicine intorno ai 10 anni d’età hanno più probabilità di diventare obese da adulte.

Ciò non deve affatto sorprendere. Come fa notare il coautore dello studio Jeffrey Hunger, “essere definite grasse porta le persone ad avere paura di poter incorrere nello stigma e nella discriminazione sociale che subiscono le persone sovrappeso”, e questo potrebbe comportare “fenomeni di sovranutrizione causati dallo stress”.

Rebecca Puhl, direttrice generale del Rudd Center for Food Policy and Obesity all’Università di Yale, ha espresso gli stessi concetti in un’intervista della NBC News a proposito di uno studio precedente che era giunto a conclusioni simili: “lo stigma e la discriminazione sono una reale fonte di stress […] e noi sappiamo che mangiare è una reazione frequente allo stress e all’ansia”.

  1. Le persone grasse non sono sentimentalmente disperate

Le persone grasse hanno una vita affettiva appagante esattamente come tutti gli altri. Avere una determinata taglia non priva nessuno del diritto di essere amato e rispettato dal proprio partner. Fine della storia.

  1. Non tutti vogliono essere magri.

A marzo, Mindy Kaling ha orgogliosamente dichiarato su Vogue “Cerco continuamente di perdere sette chili. Ma non ho bisogno di essere secca. Io non voglio essere secca. Cerco sempre di migliorarmi, ma non mi ci danno l’anima.”
Non è l’unica. La bellezza è soggettiva, e anche se essere magri può essere bellissimo, essere bellissimi non implica necessariamente essere magri.

Parte del problema è che i media divulgano una rappresentazione estremamente parziale di come le persone appaiono, e i corpi che vediamo allo schermo influenzano fortemente la nostra percezione dei corpi nel mondo reale.

Ma le persone possono essere di ogni forma e taglia. Nessuno dovrebbe sacrificare ogni momento disponibile nel tentativo di trasformare il proprio corpo in qualcosa che non è, solo per sentirsi attraente. Se fossimo maggiormente esposti alla rappresentazione della diversità di cui la realtà è fatta, forse potremmo accorgerci che più di un modo di essere belli.

  1. La parola “grasso” non è un insulto

Il fat shaming di certo non aiuta, ma questo non vuol dire che dobbiamo bandire la parola “grasso/a” dal nostro vocabolario. Grasso/a dovrebbe essere trattato come un aggettivo qualunque.
Sfortunatamente, però, la parola “grasso/a” può offendere e ferire. E continuerà ad essere così, finchè la società continuerà a considerare la grassezza come qualcosa da sbeffeggiare e a perpetuare il mito che essa sia una condizione estremamente indesiderabile.

Non lasciate che ciò accada.

Per smantellare i preconcetti legati all’essere grasso, e necessario anche far sì che la parola “grasso” perda la sua carica negativa; grasso non deve essere un insulto, perchè non c’è nulla di sbagliato nell’esserlo.

Siccome dobbiamo ancora eliminare lo stigma che investe questa parola, è ovvio che le persone debbano potersi definire come meglio credono. Ma un giorno, forse, dire “grasso” non sarà molto diverso da dire “biondo” o “con gli occhi castani”.

 

Articolo originale qui.

Traduzione: Manu
Revisione: Eddie

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Comments

  1. Esaustivo e diretto! Grazie! Veicolare questo tipo di messaggio è molto complesso. Io ci provo da tempo. L’obiettivo è “smantellare” lo stereotipo, Ma le persone dovrebbero rendersi conto che esiste uno stereotipo e che esiste la fatfhobia* e bisognerebbe iniziare nel nostro bagno, davanti al nostro specchio e nei nostri jeans.
    *L’avversione al grasso e alle persone grasse ha un nome: la fatfhobia/gordofobia. Riuscire a far entrare nel linguaggio comune questa parola spingerebbe ad una riflessione che oggi risulta necessaria.

  2. L’ha ribloggato su Chocohop.

  3. Allora, pieno appoggio sul lato fat shaming. Ma: le diete funzionano tutte, ci sono ampi studi comparativi in merito. Altrimenti non avrebbe senso dire che dopo tre anni la maggior parte delle persone riprende peso. Il peso lo si riprende proprio perché lo si era perso. Il punto è che le persone fanno una dieta e poi tornano alle abitudini di prima. Ciò che manca è l’educazione alimentare di base. Ma il problema maggiore è il punto della salute. Dire che il peso in sé non è un problema è un modo per eludere la questione. Il punto è a cosa è dovuto quel peso e cosa comporta. Dire che il problema è il cibo spazzatura significa dira la stessa cosa. Se mangi tot cibo spazzatura ci sono tot probabilità di diventare obeso. Se non fai movimento ci sono tot probabilità di diventare, rimanere obeso. La cosa non può prescindere dal peso, poiché uno che fa molto movimento in media non è obeso (fare esempi contrari con atleti non ha molto senso). Il peso è una cosenguenza, un indicatore delle proprie azioni, per questo va tenuto d’occhio. E a questo serve uno strumento, non completo (ma chi mai lo ha spacciato per completo?) come l’IMC. Dire di non preoccuparsi del proprio peso, ma di quello che si mangia e di quanto ci si muove è solo un modo per chiamare la stessa cosa con un altro nome. Se stai attento a quello che mangi e ti muovi il giusto, molto probabilmente non sarai obeso. Poi ognuno farà le sue scelte in base a vari fattori.

    • #concerntolling sotto un articolo contro il #concerntrolling . Complimenti per la tua capiacita’ di analisi.

      • Perché? non mi sembra di aver espresso alcuna preoccupazione, né di star deragliando la conversazione con argomenti fuori contesto. Ho letto l’articolo, mi trova d’accordo su quasi tutto, non su alcuni punti. Ho espresso dissenso su questi punti. L’articolo propone 9 verità, per me alcune non sono vere. Mi pare abbastanza in tema. Se poi mi sbaglio potresti dirmi in cosa mi sbaglio.

        • Troppo difficile: qui molti non comprendono la differenza tra concerntrolling e le sensate considerazioni che fai.

        • Stefano Says
          Ci saranno pure molte probabilità di non essere obesi facendo movimento e mangiando sano, ma qui non si parla solo di obesi; le 9 verità parlano delle persone grasse e viene detto che (come tra l’altro confermi nelle tue frasi) non sempre uno che fa attività fisica e mangia bene è magro o normopeso. L’IMC è, infatti, incompleto (e anche questo lo ammetti). Non si capisce cosa dovrebbe esserci di sbagliato, dunque, nell’articolo. Ciò che si tenta di eliminare sono proprio atteggiamenti come il tuo che nonostante non dimostri nulla (alla fine le tue frasi confermano quelle espresse nell’articolo) sembri dover screziare un po i grassi perché se facessero tutti sport e mangiassero bene sarebbero magri -ma non tutti perché come sai e come c’è scritto nell’articolo queste cose non sono in assoluta e necessaria connessione-. Insomma, immagino sarai riuscito ad offendere chi è tra quelli che non può perdere peso nel modo generalmente ritenuto valido (come ben sai) o chi può farlo solo con sforzi molto maggiori (magari proprio rispetto a te, chi lo sa, che magari sei in forma).
          Inoltre è stato ampiamente spiegato (ma mi sa che non l’hai capito) che essere grassi NON è SBAGLIATO A PRIORI ! Probabilmente avere uno strato di grasso è utile (rischi meno di morire di infarto ad es., o di farti male per qualsiasi percussione imprevista), e chi è magro è sicuramente più debole di chi si nutre abbondantemente. La donna abbondante infatti è simbolo di prosperità, quella magra magra di debolezza.

          PS: la questione delle diete, avendone tu esposta una versione molto diversa da chi ha scritto l’articolo, sarebbe da argomentare meglio con qualche dato alla mano; magari si scopre che ste diete sono fatte in modo da non poter essere seguite a lungo, oppure non so, se l’autrice dell’articolo ha scritto così si sarà informata bene, tu..?

        • Stefano, chi non condivide il tuo disaccordo potrebbe articolare un pensiero per motivare la sua opinione, un po’ come hai fatto tu in un modo comprensibile e rispettoso di chi ha scritto l’articolo. Non mi esprimo sul contenuto né del tuo commento né dell’articolo, mi limito a sottolineare la correttezza nel tuo modo di esporre un’opinione.

    • Io mangio spesso cibo spazzatura, faccio relativamente poco movimento e sono magrissima. Come la vogliamo mettere??

  4. 👍🏻👍🏻👍🏻.
    Quel che dice Stefano è giusto secondo me. Poi l’importante è che ognuno si senta bene con se stesso!

  5. francescaepona says:

    Tralascio gli ultimi punti sui quali mi trovo d’accordo ma i primi 4 sono zeppi di cherry picking:
    1-il bmi è vero che non tiene conto della massa magra ma a parte una stretta fetta di sportivi, tendenzialmente chi ha un bmi alto lo ha perché è grasso, non perché è muscoloso. E se anche lo fosse, esiste la misurazione delle pliche cutanee, dalla tricipitale a quella sui fianchi, oltre alla misurazione della circonferenza del polso e della caviglia ( quest’ultima utile per le donne visto che in fase mestruale c’è una componente più o meno importante di edema che falsifica le misurazioni): questo per dire che chi prescrive una dieta non calcola solo il bmi ma anzi, rileva molti altri parametri.
    2- è vero che esistono magri sedentari e grassi che si muovono di più, il punto è che evidentemente quei magri mangiano e si muovono quanto gli serve per rimanere tali, i grassi mangiano troppo e/o non si muovono abbastanza ( e parliamo soprattutto di esercizio aerobico, quindi ininterrotto per almeno 45 minuti)
    3- cherry picking: che senso ha parlare di lunga storia di diabete di tipo due e dimagrimento? Nessuna: il diabete è una patologia cronica, se dopo 20 anni di diabete ci si mette a dieta non si annullano gli effetti devastanti dei 20 anni di sovrappeso e di diabete precedente: bisogna mettersi a dieta subito e non solo non bisogna arrivare all’obesità ma anzi, non bisogna nemmeno essere sovrappeso: il mantenimento del peso corretto è parte integrante e fondamentale della terapia. Certo la genetica conta, ma si può vincere la battaglia trattandosi bene ( altrimenti mandiamo a quel paese anche le campagne antifumo, tanto esistono centenari fumatori)
    4-la dieta di X tempo non basta, la dieta è parte del cambiamento dello stile di vita: è impensabile mettersi a dieta per X tempo o fare esercizio fisico per X tempo e poi tornare a comportarsi come prima pensando di non rimettere su peso. È biochimica. Di sicuro esiste chi mette su peso facilmente il punto è arrivare a bilanciare le entrate e le uscite, cosa faticosa in alcuni casi ma possibilissima, altrimenti anche i nostri antenati di 100 anni fa sarebbero stati grassi.
    Negli ultimi 50-70 anni abbiamo cambiato radicalmente alimentazione, i nostri nonni lavoravano 10 ore al giorno nei campi e la carne rossa, lavorata la vedevano 4 volte l’anno, noi passiamo la vita in ufficio e mangiamo una quantità spropositata di cibo. Non esiste nessun animale ( a parte quelli domestici) obeso o sovrappeso, parimenti non esiste un maratoneta grasso.
    Body shaming no, ma nemmeno disinformazione.

  6. “numerosi studi hanno dimostrato che c’è una relazione scarsa se non inesistente fra la perdita di peso e la riduzione del rischio di mortalità”

    Solo un appunto, avete preso come un esempio uno studio che parla di malati di diabete di tipo 2, cioè dice che il rischio di malattie cardiovascolari non diminuisce dimagrando se sei già un diabetico da molto tempo (non ho verificato ulterioriormente se la metodologia dello studio era corretta). È un po’ diverso da come la mettete voi.
    Comunque l’argomento mi interessa.
    Gli altri studi linkati, appena ho tempo, li controllerò, per vedere cosa dicono effettivamente, se sono fatti bene (non vorrei trovare di nuovo quello studio che confrontava gli obesi con chi introduceva meno di 1000 kcal al giorno concludendo che i grassi erano più in salute) e cosa dicono tutti gli altri studi a riguardo (un solo studio non fa primavera).

  7. In realtà non è solo la tv e internet ad influenzarci sull’esistenza di una perfezione corporea. Ovunque ti muovi, qualsiasi cosa tu faccia, c’è sempre qualcosa che ti ricorda che il tuo corpo non è perfetto. Faccio un esempio. Io non sono grassa, neanche anoressica, porto una 42 e mi considero un peso normale. Basta andare in un qualsiasi negozio d’abbigliamento, provare addosso una maglia, e sembrare un prosciutto avvolto con dello spago. Non ho un ventre piatto, ma neanche grosso, ma con questo tipo d’abbigliamento, della mia taglia 42, finisco per sembrare più in carne di quella che sono. Esteticamente sono normale, al momento della prova di un qualcosa, appaio goffa e deforme. Sono costretta a scegliere la taglia più grande che, ovviamente calzerà malissimo perchè no coincideranno tutte le misure. Ora. Io non ne faccio un problema. So che la moda impone le slim fit e se hai il difetto di una pancetta non proprio soda, ti ritrovi con delle pellicole da mortadella addosso. Il problema è se io davvero prendessi a male il fatto che per rimanere con la taglia 42 devo ridurre il mio peso perchè la moda dello slim fit fa apparire la mia reale taglia di una – due misure più grandi. Insomma, sapere di portare una 42 e ritrovarsi a provare una 44 o una 46 può demoralizzare, può indurti ad avere squilibri alimentari, dato che tutto ciò che ci circonda è solo una parvenza. Le taglie che spesso si vendono non sono quelle reali, come non lo sono le taglie di reggiseno con le coppe, che acquisti una terza e in realtà sono una prima scarsa. Come non lo sono gli outifit di marca ma anche quelli del mercato.

  8. Mia madre, che è sempre stata sovrappeso, è andata via via peggiorando fino a diventare obesa e a nulla sono valsi tentativi di dieta, discorsi costruttivi, sfoghi, ecc.
    Noi, come sua famiglia, non vogliamo imporle un dogma estetico sbagliato, ma temiamo molto per la sua salute e di perderla prematuramente. Rimpiangerò per sempre tutte le attività che avremmo potuto fare assieme, fin da quando ero piccola, e che ho vissuto solo con mio padre e i miei fratelli. Quindi il discorso dell’apprezzare le persone “grasse” per le loro capacità, la loro sensibilità eccetera mi va benissimo, ma quando la situazione si fa preoccupante (rischi maggiormente infarti, fratture in caso di caduta, sei oggettivamente molto più limitato nei movimenti e in varie attività, dipendi molto di più dagli altri, ecc.) penso che una persona avrebbe il dovere di pensare un po’ anche a chi le sta attorno, e non solo a sé stessa.
    Certo possono esserci vari motivi per cui una persona è grassa, ma ricordatevi che ad Auschwitz nessuno lo era. Quindi a mio avviso se qualcuno SCEGLIE consapevolmente di essere grasso e rimanerlo, ok (e tanto peggio per i poveri familiari o amici che ne subiranno le conseguenze), ma ce ne sono tanti che si nascondono dietro a scuse, ghiandole, e giustificazioni varie.

    • Sì, però sto paragone dei campi di sterminio, a me fa un po’ ribrezzo. Primo, non ci siete stati, per vostra fortuna. Poi, è ovvio che se uno muore di fame, dimagrisce. Se è per quello,anche da morti si diventa scheletri. Non mi sembrano però condizioni da augurare a nessuno. Io direi che certi discorsi si potrebbero pure evitare, anche per rispetto delle vittime.

  9. Io porto la 42 e i ragazzi mi dicono che sono obesa. Anche ad alcune mie amiche taglia 40 i ragazzi hanno chiesto di dimagrire. Poi però vedo ragazze come quella in foto che sono felicemente fidanzate.
    Personalmente, i ragazzi mi rifiutano perchè, nonostante NON sono obesa (la 42 non è obesa), ho la quinta di reggiseno e con indosso i vestiti i ragazzi non fanno sforzi per cercare di capire com’è fatta veramente una persona: percepiscono il mio seno come grasso (e quindi non è vero che il seno piace, agli uomini piace il seno piccolo) e quindi non vogliono conoscermi. E per colpa del mio seno non credono che porto la 42 ma pensano che porto minimo 3 taglie in più.
    A me non interessa sfilare, neanche diventare campionessa di qualche sport…ma voglio un fidanzato con cui costruire una famiglia, dato che ho superato abbondantemente i 30 anni…
    Mi sa che al giorno d’oggi non puoi fidanzarti se porti una taglia più grossa della 36, quindi mi toccherà andare all’Istituto dei ciechi e cercarmi un fidanzato non vedente…

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