Storia di un uomo “velenoso”

Lui scrive:

Sono le storie pubblicate di recente che mi hanno fatto venir voglia di scrivere questo pezzo, le stesse storie che io sento a me così vicine, e che mi fanno sentire al tempo stesso meno solo, più capito e comunque fanno bruciare i ricordi nello stomaco. Mi fanno ripensare a un pomeriggio, a una calda giornata al mare, alla volta in cui finalmente, vincendo l’ansia e la paura, decisi di chiederle di uscire.
Leggeva “Tropico del Cancro” seduta sul divano a casa di amici e io ricordo di averla fatta arrossire, mentre la prendevo in giro. “Guarda che legge, questa”, la punzecchiavo e intanto mi sedevo accanto a lei (“Che vorrebbe dire? È un classico!”, sbottava divertita), le mani congelate dall’ansia e la mente un po’ assente.

Lei mi sorride ma è solo dopo che la faccio parlare un po’ che si rilassa e mette via il libro. Allora io le chiedo, “Ma se uscissimo io e te, qualche volta?”
Di queste domande a bruciapelo ne ho sempre fatte così tante che quasi non capisco cosa sia stato a farmi schizzare così di colpo il cuore in gola, questa volta. Lei mi osserva al di là dei suoi grandi occhiali da vista a goccia dalla montatura nera. Passa il pollice fra le pagine, e mi chiede se può essere sincera a rispondermi. Nemmeno annuisco, ma come si dice, no? Chi tace,.. Mi dice di no. Mi dice che sono così bello e brillante, che sono spiritoso e intelligente e le piace tanto stare con me, “Ma l’ho visto io come tratti le ragazze. Le tradisci. Ti ci fidanzi e poi scrivi alle altre, lo sanno tutti. Le lasci e dopo un po’ passi subito a un’altra, come se non ti importasse nulla. Per me questo ti rende proprio..”
Ci pensa un momento.

“Velenoso”. Per un po’ non parla, poi fa spallucce e dice che le dispiace tanto. No, lo capisco. Lo capisco perché è vero. Non sono innocente di nulla. E non voglio far pena a nessuno. Io le ho sempre trattate di merda le donne. Entravo in queste relazioni sane e le riuscivo a far marcire, infettandole di bugie e messaggi in piena notte a numeri diversi, a flirt in uffici, scopate frettolose con altre che mi lasciavano profumi diversi addosso. Non so perché, mi diverte. Mi abbaglia. È una sensazione che non saprei spiegare, una tentazione così irrefrenabile da farsi dolorosa. Ho bisogno di più, sempre di più, una, due, tre, non mi basta mai e mi ha sempre eccitato l’idea di avere dei segreti, di dover aggirare sempre gli ostacoli e quando alla fine venivo scoperto era solo un male di poco conto, e mi tiravo sempre fuori.

Con gli anni tutto questo turbinio di sentimenti si è fuso a un divertimento perverso e dopo mesi di relazione, quando il sentimento andava a esaurirsi e pure i tradimenti, e venivo scoperto, i “Allora lasciamoci” hanno ben presto fatto posto a i “Allora lasciami”, soltanto per vedere fino a che punto riuscissi a piegare la persona di fronte a me. Quindi, come dicevo, lo capisco. Sono velenoso e lo so davvero ma per qualche ragione che non so spiegare, speravo che lei non l’avesse capito. Speravo che a lei non sarebbe importato. Per qualche ragione che non so spiegare, speravo che avrebbe detto solo sì. Forse, sì, forse è perché l’avevo trovata a una festa a casa d’amici e mi era piaciuta proprio da subito, con quei tacchi alti e i capelli lunghi fin sotto le spalle, con quell’aria da bambina che la faceva sembrare ancora più giovane di quanto in realtà non fosse e che mi faceva venir voglia di stringere i suoi fianchi, insegnarle tutto, fra precipitare il mondo sotto noi.

E lei mi dice con un sorriso, le ginocchia strette in petto, che il rifiuto la farà sembrare una chimera, “Ma è solo un’illusione. Potresti averne quante vuoi come me”, e mentre lo dice la sua espressione serena incontra una qualche incongruenza e a me pare quasi che tutte quelle che potrei avere ai suoi occhi sembrino solo vacche spedite al macello, lì pronte per mio uso e consumo e mi risento terribilmente per quanto vera è questa cosa. Le dico che forse si sbaglia, lei a me piace davvero. La tratterei bene.

Ma non riesco a sembrare convincente. “Non è vero”, risponde. “Non posso farlo. Io voglio qualcuno che sia buono con me”. Quel suo modo schietto e innocente di parlare, quella sua voce con cui dice che vorrebbe essere accarezzata e vorrebbe qualcuno che la facesse star bene dopo tanto dolore, che non vuole più piangere, mi commuovono. Ha gli occhi cerchiati di rosso, lucidi, mi fissa seria. Dice che in me va tutto bene, solo che sono così. Siamo tutti fatti in un modo e non sta a lei giudicare. E che comunque, me lo promette: “Non lo dirò a nessuno che mi hai chiesto questa cosa”. È di parola. Sono passati cinque mesi, ancora nessuno sa che un pomeriggio d’estate mi sono alzato da un divano rosso dopo essere stato rifiutato, lasciando che lei riprendesse le sue letture. Esco ancora con lei e siamo amici proprio come prima di quel pomeriggio, almeno in apparenza. Ridiamo, scherziamo, continuiamo a parlare e lei non è imbarazzata.

Io leggo le storie pubblicate su questa pagina, scorci su relazioni monogame e tradimenti, che a lei, e già me la immagino, farebbero subito rizzare i capelli. Che, e ora più che mai posso dire di esserne certo, la farebbero morire di dolore e delusione, proprio come se fosse lei a venir tradita. Io ci penso e reagisco sempre nello stesso modo: mi posso sentire meno solo ma mai meno stronzo. Alla fine lei si è messa con un idiota tutto gambe e niente busto che la guarda come se fosse magia e a me verrebbe voglia di piantarmi le unghie in faccia quando penso che lei lo lascia fare, si lascia toccare da quelle mani tozze, che non capisco cosa ci possa essere di così bello in uno così, che nemmeno mi sembra poi così sagace o intelligente o intuitivo.

Si è messa con un idiota che però la tratta bene e le compra i fiori e che non le dà buca agli appuntamenti, che non scrive alle altre su facebook, che non prenota stanze di motel e ci si ficca dentro con la tipa che fa palestra con lui. Si è messa con un idiota che quando la sente piangere non fa finta di nulla, ma la tiene con sé e l’abbraccia. E io sarei voluto essere quell’idiota, per lei. Ma sono velenoso e lo capisco e mentre leggo di queste storie penso al fatto che vorrei avere la stessa pace nell’anima, ma se non altro posso consolarmi pensando che forse aveva ragione lei. Che forse l’avrei trattata allo stesso modo in cui ho trattato tutte le altre. Che alla fine l’avrei fatta piangere e che non sarei stata buono con lei. Che avrei smesso presto di portarle fiori o di guardarla come se fosse magia. Che forse non sarei riuscito a essere quell’idiota, per lei.

E non so bene dove voglio andare a parare con questo discorso, se voglio solo pulire il mio karma, sperando che qualcosa di speciale avvenga, non so se è un modo come un altro per dire che non vorrei essere come sono, che non vorrei aver fatto le cose che ho fatto e a conti fatti non so nemmeno se tutta questa storia si collega troppo bene alle altre che ho letto. Solo, a volte la guardo mentre legge ad alta voce per quell’idiota e prende il suo viso fra le mani, quel viso da idiota, e lo bacia sulle guance ridendo felice come una bambina e io non vorrei essere così velenoso e dirle che è da quando mi ha detto no che cerco di essere buono come lei mi vorrebbe con tutte quelle ragazze come lei che non sono mai lei, che mi aveva detto che potevo avere in uno schiocco di dita, ma so che tanto, ormai, non servirebbe più a nulla. Perché sono velenoso e questa è la mia punizione.

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Comments

  1. Boh. Vorrei dire all’autore di questo testo: non so quanti anni hai, ma se ammetti di essere fatto così mi sembra che in fondo ti stia bene e che tu non voglia davvero cambiare…
    E vacci piano a dare dell’idiota a quel poveretto solo perchè ne sei geloso. Lo si sa da quando è nato il mondo, che ciò che non si può avere ci sembra sempre più bello (la storia della volpe e l’uva…). Datti pace e vivi le tue relazioni brevi con serenità e magari un po’ più di sincerità 🙂

    • lacrime di coccodrillo e non capisco questo ululare alla luna a fatto compiuto.
      se è una catarsi dell’anima o una vanagloria.
      potresti essere più preciso?

  2. Sbaglio o qui c è un attimino di narcisismo di troppo?

  3. La differenza tra stronzi “normali”, come siamo tutti a volte nella vita, e stronzi “patologici” da cui fuggire a gambe levate, è tutta meravigliosamente racchiusa nell’ambiguità melensa, autoindulgente e fumosa di questa lettera, che cerca di camuffare cose terrificanti con l’autocommiserazione e il romanticismo, quando di base non c’è alcuna volontà di cambiamento. Sfrondiamola di questi due elementi, e vediamo cosa ne rimane:

    “Entravo in queste relazioni sane e le riuscivo a far marcire…Non so perché, mi diverte..Mi abbaglia…soltanto per vedere fino a che punto riuscissi a piegare la persona di fronte a me… (ma) speravo che lei non l’avesse capito… Cerco di essere buono, ma ormai non servirebbe più a nulla”

    Sarei pronta a scommettere 1000 euro che l’ha scritta per farla arrivare alla tipa e farle cambiare idea, per ricordarle quanto è *speciale* e quanto lei è *diversa* , come solo lei possa averlo mandato in crisi mistica-psico-esistenziale (“..se voglio solo pulire il mio karma sperando che qualcosa di speciale avvenga”…E lo scappellamento a destra come fosse Antani no?). Fortuna che lei a intelligenza gli dà le piste a questo qui.

    Grazie di averla scritta amico tormentato, molto educativa affinché ci siano ancora “meno vacche spedite al macello” (che metafora adorabile per definire le tue potenziali future partner)!

  4. Scusate se faccio un po’ la voce fuori dal coro con questa domanda spiritosella, ma volevo sapere.. Tutte quelle persone che facevano quadrato alle donne che confessavano i loro tradimenti dove sono finite? Perché, e ve lo voglio confessare, a me fa un po’ sorridere vedere l’autore di questo brano praticamente sul punto di essere crocifisso sulla pubblica piazza, mentre mi basta tornare alla home di questo blog e ricercarmi le storie delle donne che mettevano cesti di corna a destra e a manca per leggere gli entusiasti commenti di gente che quasi le applaudiva, facendole passare come eroine contemporanee pronte a sfidare a spada tratta questa società dai rigidissimi parametri e l’idea ormai superata della vita di coppia.
    I commenti più incattiviti che ho letto assomigliavano a pacchine sulla testa, come per dire “va bene, dai, l’hai fatto, ora però scusati, eh”.

    E non mi fraintendete. Io so che la vita non è semplice e le relazioni sono un vero casino e so bene che a volte tante cose possono succedere, che ci si può innamorare di altre persone, che si può essere insoddisfatti o via dicendo e nella maniera più assoluta mi potrebbe venire in mente di giustificare o peggio, di romanticizzare relazioni abusive o malate. Io qui non mi permetto di far altro che esprimere un mero parere. E questo è che secondo me, l’unica colpa dell’autore di questo brano è che lui ha scelto per la sua storia parole più crude, e taglienti, senza darci nessuna spiegazione, a differenza delle donne delle altre storie che impalcavano intere storie d’amore, tutto un bel background psicologico, e i dettagli dei loro incontri clandestini, e le loro giustificazioni.

    Però credete davvero che questo faccia la differenza? Pensate davvero che i patner di quelle donne, se scoprissero gli affairs delle rispettive mogli, starebbero meglio nel sapere che “sì caro, ti ho proprio tradito! Ma sappi che l’ho fatto per amore! Amore di un altro”?
    Io non penso proprio.
    Per me, sia lui che loro stanno tutti sullo stesso piano.
    Un tradimento è sempre un tradimento. Per quante volte tu lo possa rigirare, per tutte le luci sotto cui tu lo possa esaminare, per tutte le giustificazioni che puoi addurre al caso, resta tradimento. Chi tradisce sa cosa fa. E lo fa lo stesso. Non ho pietà per questo genere di persone, mai. E mi fa sorridere che sia bastato che uno usasse due parole più spinte rispetto alle altre storie per fargli vincere Award per il Peggior Stronzo 2014/2015.

    Perché, fidatevi, se le sue sono lacrime di coccodrillo, se lui fa pena, e fa schifo, pure quelle donne, eh. Ma non mi sembra di aver letto di una simile indignazione, sotto le loro storie.
    E va bb, quindi nulla che vi devo dire..
    Concludo limitandomi a dire che mi viene da sorridere di fronte tutto questo.
    E che, per quanta rabbia mi possano far montare queste persone, preferisco reagire nel
    solito modo in cui reagisco sempre quando ascolto o so di storie in cui qualcuno tradisce qualcun’altro: che pezzo di zero. Ma.. Speriamo che cambi. Davvero.

    E nella stessa maniera mi rivolgo all’autore di questo brano. Mi verrebbe proprio da dirti che sei un vero pezzo di schifo, ma non ti conosco e quindi posso solo sperare che tu cambi in qualcosa di meglio. Non solo per le donne con cui ti metterai in futuro, ma pure per te stesso.

    Cià.

    P. S: ah, e ai commentatori del brano dico invece: vedo il macabro scintillio delle vostre torce infiammate da quaggiù e vi volevo dire che, o le spengete del tutto, o andate a cazziare pure tutti gli altri mostri di Frankenstein. Grazie.

    • Scusa, non so se ti riferisci a me; a me questa storia ha infastidito parecchio e l’ho commentata, sia qui sia su FB con molta durezza perché mi ha ricordato umiliazioni e successive giustificazioni subite personalmente. Quindi nessun “doppio standard” maschile o femminile, e poi, comunque , io cazzio chi mi pare e piace!

      Riguardo ai post delle donne che tradiscono gli uomini, non ho mai ritenuto che fossero paladine della libertà. Non ho mai commentato “positivamente” al riguardo. La mia idea è che in un rapporto che si è deciso monogamo, l’onestà è a garanzia dell’autodeterminazione e del consenso informato dell’altro, per cui chi tradisce mentendo si mette in una zona etica grigia.

      Sono anche del’idea però, che non tutti i tradimenti sono uguali. Ci sono dei tradimenti che sono spie di rapporti non più funzionanti, e ce ne sono altri aggravati dell’aggressività con la quale si rivendica il proprio operato considerando il partner come un oggetto, un giocattolo “rotto” che non funziona più. Nel primo caso siamo nell’ambito dell’errore umano; nel secondo, per me siamo nella violenza psicologica. Il tuo commento mi sembra un pò fuori luogo nel senso che quando queste storie vengono pubblicate, non mi pare raccolgano tutti i consensi positivi che dici tu, tanto che qualcuno se ne lamenta pure.

      Quando su questa pagina sono apparse storie di donne che arrogantemente rivendicavano la loro disonestà come un diritto, ho sempre espresso il mio parere. Non nego che tra alcune di loro si potessero celare soggetti simili a questo, mentre magari altre sono “solo” persone molto egocentriche. Ma questa lettera per me ha un qualcosa di ancora diverso; ci trovo qualcosa di veramente disturbante che sta proprio nell’autocommiserazione; è lo stile narrativo subdolo e distorto del perpetratore che si piange addosso e crede pure a ciò che sta dicendo, che per me personalmente (e quindi siamo ovviamente nel campo della soggettività) rappresenta l’insulto più grande, che è quello di una persona che mentre tira ceffoni a destra e manca, piange e grida: AHIA! al posto degli altri .

      In sostanza, qui a differenza degli altri casi il problema non è il tradimento. E’ il piacere di far male, sapendo di farlo, e il cercare simpatia per questo commiserandosi, che è un tipico “stile” relazionale da abuser.

      Le mie considerazioni nascono da una lunga frequentazione di questi meccanismi e non da un istinto forcaiolo dell’ultima ora. Quindi, per me non c’è nessun doppio standard di genere; questa storia mi è solo particolarmente indigesta e non perché si tratta di un uomo.

  5. Carini questi commenti.
    Scommetto 100 a 1 che per almeno la metà se lo stesso post l’avesse scritto una donna ci sarebbero stati elogi a profusione per la meravigliosa indipendenza e emancipazione raggiunta.

    • dove?
      tradire la fiducia è tradire la fiducia e non ha gender

      • @zagaro ti consiglio vivamente di ricercarti le storie di tradimenti scritte da delle donne su questo blog e ti sfido a trovare la metà dei commenti aspri e incattiviti che trovo qui. Anzi. Per scrupolo sono andata a ricontrollare e ebbene sì. Commenti su donne sposate che tradivano i propri mariti adducendo a mille giustificazioni e arrampicandosi su tutti gli specchi del caso che venivano manca poco applaudite. Quando, boh, non mi sono mai reputata bigotta, ma penso che il tradimento, comunque lo si voglia rigirare, sia proprio una carognata. E che appunto questo atteggiamento non abbia gender. Ma a quanto pare qualcuno segue la logica del “un peso, due misure”..

        • questo potrebbe dipendere dal fatto che i commenti offensivi vengono sottoposti a moderazione, perciò non ne vedi, a meno che non siano argomentati. ma se cerchi sulla pagina abbatto i muri in corrispondenza degli stessi post vedi che tanta gente le ha insultate malamente.

          • esprimo le mie riserve.
            le legittime critiche possono essere aspre, crude,irriverenti?
            oppure le legittime critiche devono essere solo ossequiose?

  6. Ci vorrebbero più “idioti” a questo mondo.
    E’ difficile provare empatia per l’autore della lettera perché anche se può sembrare onesto nelle sue affernazioni, rimane il dubbio che questa onestà sia più un modo per autocommiserarsi piuttosto che per cercare di cambiare qualcosa di sé.
    Capisco che cambiare in questo caso significhi mettersi in una posizione di debolezza ma fossi in quella ragazza leggendo una lettera del genere mi verrebbe da pensare che preferisce rimpiangermi piuttosto che avermi e che quello che vuole è un’ideale di donna irraggiungibile perché dire “Domina non sum dignus” è sempre meno impagnativo di “Diamoci una regolata per piantarla di fare lo stronzo”. E impegnarsi non significa giocare a fare la persona “corretta” con gente che considera “vacche da macello” rispetto a lei, significa che magari deve provare a stare da solo e a pensare a quello che vuol cambiare di se stesso in primo luogo per sé, cominciare a provare un po’ di empatia (che rende vulnerabili ma umani) per gli altri e a sapere cosa vuole veramente. Sempre se è questo quello che vuole.

  7. Facendo parte di quelli che vengono considerati idioti e che, quasi sempre, alla fine fanno la fine dell’idiota per davvero(e quante lacrime e quanti pensieri e poi si ricomincia con qualche cicatrice nuova), non posso che essere contento sia per l’idiota che per la ragazza e faccio il partigiano. P.s.: forse quello che viene chiamato idiota si comporta in modo così lontano da chi scrive la lettera, che lo scrittore neanche riesce a vedere il suo valore… “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

  8. Buonasera…mi sento di risponderti direttamente…non sono per niente come te o meglio, non ho mai infranto le righi in un rapporto di qualsiasi natura esso sia.ho letto con attenzione e quello che salta agli occhi e che e’stato quel”no”a crearti tutte queste aspettative su questa ragazza.proprio per il fatto che lei ti abbia rifiutato a scatenato in te la sfida,l interesse verso di lei…ma la cosa si ferma li a mio parere.La sfida.Non ti giudicherei mai e non ti conosco ma io penso che ancora non incontri la Donna speciale che fa realmente al caso tuo…perche se era lei penso che avresti drasticamente cambiato atteggiamento e ti saresti fatto in 4 per averla e tenertela…quindi non preoccuparti..in bocca al lupo!

    • Purtroppo le persone, specialmente se hanno problemi relazionali, non cambiano MAI “per qualcuno” o quando incontrano “la persona giusta”. Ci tengo a specificarlo perché questo è uno dei miti che favorisce le relazioni tossiche, abusive, violente, chiamatele come ve pare. Uno dei primi atti nel copione di queste relazioni malate è il partner che dice all’altro: “prima di te ero un pezzo di merda, ho fatto cose terribili, ecc, ma ora ci sei tu,è tutto diverso, perché tu sei diversa”. Nella mente di chi dice queste cose, c’è la pericolosa credenza che quando il proprio comportamento (inevitabilmente) ritorna quello abituale, il problema non sia suo ma della partner “sbagliata” che inizia quindi ad essere presa di mira come inadeguata, svalutata, punita, ecc. Nella mente della partner, si crea l’idea che la responsabilità del comportamento (malato) del partner sia sua, perché se lei fosse “quella giusta” dell’inizio allora lui non farebbe schifo.
      Questa mentalità è la ricetta per un’apocalisse relazionale.
      Si cambia solo se si vuole cambiare per se stessi.
      Se uno vi dice “devo trovare la persona giusta per cambiare/Tu sei quella persona”, scappate più veloce della luce.

  9. c’è molta differenza tra questa storia e quelle citate:

    da una parte persone con un piccolo numero di storie vissute con intensità, e con una qualche forma di rispetto per tutte le persone coinvolte, anche se non con la completa onestà verso il compagno iniziale che pensa di essere in un rapporto monogamo (“ti tradisco ma non perché non ti amo, voglio sia te che l’altro perché mi date cose diverse”).
    sono rapporti che sarebbero sani in una onesta cornice poliamorosa.

    dall’altra una persona che che si imbarca in storie poco sensate in modo seriale, apparentemente per il solo gusto delle conferme che riceve. e che, con tutto il narcisismo paraculo che ci si può ragionevolmente leggere, riconosce che la sua vita relazionale è patologica. dal punto di vista di chi lo subisce è un abusatore, e infatti la sua fama lo precede, e lo obbliga a confrontarsi con gli effetti del suo comportamento. dal suo punto di vista è una vittima della propria compulsione.

    • Concordo che per certi versi queste personalità sono delle vittime di loro stessi, il motivo per cui non mi suscitano (più) alcuna compassione è che è molto comune che usino questa loro “consapevolezza” in maniera retorica per giustificare il loro abuso e la loro impossibilità di compiere scelte diverse, rendendo quindi la coscienza della loro condizione una parte integrante del loro abuso a tutti gli effetti, approfittandosi della compassione altrui. Sono le persone che ti calpestano nei tuoi diritti fondamentali e poi chiedono di essere consolate per averlo fatto, perché sono anime tormentate (spesso aggiungendo “se tu non avessi fatto questo io non avrei mai”). Credo esistano poche altre cose su questo pianeta che mi fanno perdere la fiducia negli esseri umani al pari di questa roba.

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