Surrogacy, isteria collettiva, l’utero è tuo e lo gestisco io

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Questo post potremmo definirlo un “uffa!” collettivo della crew di Abbatto i Muri. C’eravamo lasciati con le femministe della differenza che portano avanti la crociata del no alla surrogacy perché l’utero e mio ma lo gestiscono loro. Sono arrivate ora anche le Snoq, o meglio, la parte che pensavamo defunta di Snoq dopo la scissione tra le vip di quel “movimento” (vicine a partiti di governo) e la base, ovvero le femministe che fanno lotte sui territori, riunite sotto la sigla Snoq Factory.

Le Snoq vip, in formato Lazzaro, hanno deciso che questa è la lotta giusta per l’umore di donne che da sempre spingono per formare gruppi trasversali, dove ci metti dentro di tutto, femministe, non femministe, gente di centro e di destra, e ora si potranno associare anche alcun* omofobi che forse pensano che la surrogacy deriva dalla cultura “omosessualista”, ci sono anche le antiabortiste e quelle che non approvano la procreazione medicalmente assistita.

Sostanzialmente il gruppo che ha deciso di rivendicare il controllo dei nostri uteri, a partire da Snoq (libere? di essere come loro ordinano?), continua con una strategia che sottrae discussioni serie, fatte tra femministe, per arrivare a sintesi striminzite e banalissime in cui sei con loro o contro di loro.

Vi passo alcuni link per aggiornarvi sulla discussione in atto. Intanto la comunicazione di Snoq Factory che prende le distanze dalle iniziative delle Snoq Vip. Poi vi suggerisco di leggere una meravigliosa Chiara Lalli che gliele suona come si deve. Snoq Vip ha ovviamente trovato Repubblica al suo fianco. Quando Snoq chiama Repubblica c’è sempre. Raccoglierà firme anche in questo caso? Si andrà avanti con questa pantomima fino ad arrivare ad una manifestazione per l’otto marzo in cui dovremo scendere in piazza con gli uteri incatenati?

Io, sul serio, molto semplicemente, non capisco. L’utero è mio e lo uso per le motivazioni che voglio io. Tutto potevo immaginare meno che vi fosse un gruppo di sedicenti femministe che gira armato di lucchetti (vogliamo la cintura di castità per legge?) affinché nessuna possa fare un figlio per una coppia gay. Dietro c’è la catastrofica e orribile considerazione per cui tutte le donne sono vittime. E io dico che in questo momento sul serio siamo tutte vittime. Siamo vittime delle stronzate che alcune ci rifilano, vanificando anni di battaglie politiche per vedere limitato oggi l’esercizio dell’autodeterminazione.

Si può essere più autoritarie ed egoiste al punto di decidere il destino in sostituzione ad altre donne? Sul serio tu vorresti decidere per me? E allora dimmi: che differenza c’è tra te e un patriarca che pensava di sapere, lui da solo, quel che era meglio per me?

Vorrei passare oltre e rispondere con una pernacchia a queste signore proibizioniste che stanno affrontando la questione al limite dell’isteria collettiva. Evviva l’esercito della salvezza. A quando la perquisizione delle case per verificare la moralità delle fanciulle?

Il problema imminente non è la nostra precarietà ma la surrogacy. Il problema per loro sono le coppie gay, le famiglie omogenitoriali, e che le donne sterili si fottano, o che si fottano tutti quanti perché l’utero è mio ma lo gestisce Snoq. Sensibilità da uno a dieci? Direi che dimostrano un – 320.

Aggiornatemi, vi prego, giusto per aiutarmi a dare vita ad un personaggio in satira che racconterà questo scenario paradossale.

Un ultimo appunto che mi è stato suggerito da un’amica: qual è la differenza tra la surrogacy e le adozioni? Con i divieti che le varie snoqqe vorrebbero imporre non c’è il rischio di alimentare un mercato clandestino di bambini? Non eravate voi a dire che al limite le coppie gay potevano adottare? E adottare chi, di grazia? Dove sta il supermercato presso cui si trovano gli infanti adottabili?

L’ipocrisia regna sovrana e più di tutto il vero punto è che tu non puoi impormi nulla. Il mio corpo mi appartiene. Uno stato laico non può imporre divieti per accontentare la visione morale di donne spaventate tanto quanto gli omofobi dell’anti/gender. La regola di massima deve sempre essere quella che riguarda l’aborto. Tu sei libera di non abortire ma io sono libera di farlo e devo essere assistita in questo. Dunque, se torniamo indietro, quando si parla di gestione autodeterminata del corpo, chi porrà freni agli antiabortisti che dalla gestione del nostro utero consegnata (dalle femministe) allo Stato trarrà un pretesto per minare ancor di più il nostro diritto alla libertà di scelta?

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Comments

  1. Animal Farm.

  2. Per come la penso io il problema non sono le donne, che liberamente scelgono di affittare l’utero o le famiglie arcobaleno. Il problema è che di fatto scegli di dare ad un bambino un destino diverso da quello che avrebbe sulla base di uno scambio economico. Una madre può non volere il figlio ma il figlio, almeno da neonato, vuole sempre la madre, se ne frega di chi lo ha ‘commissionato’, etero o omosessuale che sia. Non è più un feto come a 3 mesi, è un bambino che cerca il seno, cerca chi ha sentito vicino per 9 mesi. Semmai è vergognoso che l’adozione sia così complicata e ostacolata, specie se consideriamo il mondo sovrappopolato in cui viviamo. Mi pare assurdo continuare a far nascere bambini. Almeno io la vedo così.

Trackbacks

  1. […] dalla spinta morale in là verso il divino che le induce a pensare di poter gestire i corpi altrui, fanno un gran baccano a partire dai propri blog o i quotidiani di riferimento, Repubblica, Famiglia Cristiana, Avvenire, a proposito del tema della Gpa […]

  2. […] A margine di questo mio intervento, consiglio la lettura dell’articolo di Chiara Lalli, pubblicato da Internazionale, e quello di Eretica. […]

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