Avere diciassette anni e dover ricorrere all’aborto clandestino

Questo è un farmaco per l'ulcera usato incoscientemente come antiabortivo. Non lo usate, perché potreste morire.

Questo è un farmaco per l’ulcera usato incoscientemente come antiabortivo. Non lo usate, perché potreste morire.

 

Lei scrive:

Ho letto la storia della ragazza di 17 anni che ha abortito con il Cytotec. Da tempo quel farmaco viene usato soprattutto dalle donne straniere assieme ad altri metodi altrettanto rischiosi per la propria vita. Nessuno però si ferma a pensare che se l’aborto clandestino è diventato nuovamente un enorme rischio per le donne si deve all’assenza di educazione sessuale, ai troppi obiettori di coscienza e alla disinformazione sull’aborto. Davvero le ragazze sanno che si può abortire legalmente solo entro le prime dodici settimane, che diventano 21 in caso di aborto terapeutico? Le ragazze sanno che i metodi contraccettivi più sicuri deve consigliarteli qualcuno in un consultorio? Chi sa se i minorenni possono o non possono farsi prescrivere contraccettivi, pillole del giorno dopo  o possono abortire? Perché una ragazza di 17 anni e anche il ragazzo hanno avuto paura di dirlo agli adulti?

Io sono molto scossa da questa vicenda perché è accaduto anche a me. E’ stato un po’ diverso ma io capisco le paure e capisco come quella ragazza sia arrivata a farsi comprare un farmaco dannoso per abortire senza dirlo a nessuno. Quello che non ho capito da come viene trattata la notizia è perché lui si sia beccato una denuncia per procurato aborto se anche lei era d’accordo. Lei è minorenne e lui un ventenne, ma cosa cambia?

Avevo sedici anni quando ingenuamente ebbi rapporti non protetti con il mio ragazzo che allora aveva diciotto anni. Sono rimasta incinta e quando è saltato il ciclo ho fatto il test. Ero più o meno di tre settimane e ci prese il panico. I miei genitori non erano così aperti e disponibili. Non raccontavo niente della mia vita perché anche solo per aver perso la verginità mi avrebbero punita per il resto della vita. I genitori del mio ragazzo erano separati e lui non parlava con nessuno dei due e viveva con sua nonna, troppo anziana per aiutarlo. Dopo aver cercato di capire se ci fosse un metodo legale che mi autorizzasse ad abortire senza dirlo ai miei alla fine il mio ragazzo fece un viaggio e con l’aiuto di un’amica comune che viveva in un’altra nazione comprò il farmaco antiabortivo, l’ru486, che lì si poteva comprare in farmacia.

Adottai tutte le precauzioni che consigliavano su alcuni siti online e tuttavia sono stata molto male. Non ho rischiato di morire ma ho interpretato alcuni dolori come pericolosi per la mia salute. Quando lo dissi a mia madre lei mi urlò contro tutto il male possibile e diede anche lei la colpa al mio ragazzo, perché si resta incinte per incoscienza di colui che ti penetra e non di quella penetrata, questa è la convinzione errata di molte persone. Mio padre lo prese a pugni e lo cacciò via quando lui si presentò dai miei per assumersi le sue responsabilità. Voleva scusarsi con loro per aver messo a rischio la mia vita, anche se non era vero, e si scusò per non aver pensato ad un metodo contraccettivo che mi evitasse quel dolore. Mio padre lo cacciò a pedate e fui costretta a non vederlo per un po’ di tempo. Convinsi i miei a non denunciarlo e ancora adesso lui non è visto benissimo da mio padre. Quando mi sono laureata io e lui ci siamo sposati e ora abbiamo due splendidi bambini.

Credo di essere una buona madre e lui è di sicuro un buon padre. Siamo genitori di due figli voluti e non siamo pentiti di quell’aborto fatto di comune accordo quando eravamo troppo giovani per assumercene la responsabilità.

Allora mi chiedo perché tante cattiverie dette contro la ragazza, o contro quel ragazzo che è stato di certo incosciente ma al di là del reato, per cui deciderà un giudice, mi chiedo perché sono così in tanti quelli che si sgravano di qualunque responsabilità attribuendo il danno a questi due ragazzi invece che cercare di capire come evitarlo. Invece che condannare due capriespiatori di una situazione difficilissima che riguarda tante donne in Italia perché non si rivolge l’attenzione a chi o cosa – obiettori, regole assurde, disinformazione voluta, paura dell’educazione sessuale –  potrebbe averli costretti a quella scelta?

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Comments

  1. Due situazioni che ho vissuto in prima persona,lavorando in ambito sanitario:
    – In un periodo in cui lavoravo in un Consultorio ero abbastanza solita ricevere la visita di coppie di fidanzati minorenni. Mi chiedevano , gratuitamente come un Consultorio dovrebbe dare,dei profilattici. Gratuitamente perché i profilattici hanno un loro costo,seppur minimo.Chiaro che due studenti che vivono della paghetta dei genitori e che hanno due genitori che “Mi raccomando ,fate i bravi,testa sulle spalle” col cavolo che vanno dai genitori a chiedere “Scusa ,mi puoi dare i soldi per comprarmi i profilattici?” (Implicito:testa sulle spalle vuol dire non aver rapporti sessuali) .Di punto in bianco il Consultorio per cui lavoravo non ha più erogato profilattici. Lo smarrimento dei ragazzi soliti riceverli ed il mio imbarazzo nel non poterli dare credo fosse pari.
    – Anni dopo , in una Psichiatria , mi trovo una ragazza con tutta una serie di problemi di autolesionismo . Analizzata e stra analizzata , niente , non si capisce proprio il perché di questo autolesionismo. Vado a leggermi l’Anamnesi,quella storia Clinica che ti fanno in qualsiasi reparto Ospedaliero al momento del ricovero. Leggo: Gravidanze1,Aborti 1. Chiedo allo Psichiatra che l’ha in cura se , secondo lui , può esserci un nesso tra il periodo presunto inizio autolesionismo e la data dell’aborto , temporalmente di poco precedente. Mi dice no,era una ragazzina , cosa vuoi che abbia capito?
    Leggo questi due episodi , avvenuti in sedi diverse ed in periodi diversi , come una volontaria ommessa presa di cura delle persone. Un po’ come ” Non hai un problema,sei il problema”.
    Questo link mi ha riportata a tutta una serie di situazioni che vedo scorrere non troppo lontane dalla mia vita e mi chiedo,seriamente : Ma vogliamo deciderci a fare le persone adulte che devono crescere e tutelare le generazioni nate dopo la nostra ?

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