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Denuncia per “istigazione al favoreggiamento della prostituzione” (?) contro proposta di Zoning a Milano

Succede che l’avviso di esposto/denuncia da parte di un gruppo di abolizioniste della prostituzione nei confronti di persone che hanno proposto lo zoning, per i/le sex workers, a Milano, si è concretizzato il 25 Novembre. Tre associazioni di donne hanno depositato un’incredibile denuncia per istigazione al favoreggiamento della prostituzione (?) compiuto, secondo la loro opinione, da “chiunque”, a questo punto e se ho capito bene, parli di sex working a partire da un punto di vista non abolizionista. Non so se lo stesso tipo di denuncia potrebbe riguardare, per esempio, Amnesty, contro la quale di recente si è celebrata una campagna orribile per via della sua decisione che promuove la decriminalizzazione della prostituzione. O potrebbe riguardare, chi lo sa, anche media che danno voce a sex workers che si raccontano e spiegano di aver scelto liberamente quella professione. Potrebbe riguardare ogni parlamentare che presenta una proposta di legge non abolizionista sullo stesso tema. Potrebbe riguardare il Comitato per la difesa dei diritti civili delle prostitute, presieduto da Pia Covre, perché schierato in una battaglia sostenuta, per l’appunto, non solo da molte femministe, ricercatrici e associazioni, ma anche dall’Associazione Certi Diritti. Quel che a me preme dire è che se e quando un dibattito politico delega al tribunale la decisione su chi ha ragione e chi ha torto significa che non ci sono più argomenti. Mi amareggia molto questa notizia, perché speravo ancora che nel movimento femminista, anche con donne che la pensano in modo tanto diverso, ci fosse spazio per una sana e aperta, benché conflittuale, discussione politica. Lo speravo, per quanto fossi già consapevole del fatto che esprimere un’idea, sulla regolarizzazione del sex working, a partire dalle stesse rivendicazioni di tant* sex workers, è veramente molto difficile o, per meglio dire, quasi impossibile. Evidentemente non sbagliavo.

Ben lieta dunque di lottare per la libertà di opinione. Tanta solidarietà a “chiunque” sia in qualche modo colpit@ da questo esposto/denuncia. Solidarietà, principalmente a Yuri Guaiana e all’Associazione Certi Diritti. Dimenticavo: all’insegna del “siamo tutt* querelabili” mi sono iscritta all’associazione e spero di poter dare un contributo in questa ed altre battaglie libertarie.

Quello che ora vi invito a leggere è il testo del Comunicato Stampa dell’associazione Radicale Certi Diritti e più giù trovate il testo del Comunicato Stampa diffuso dalle associazioni di donne e quello della querela da scaricare in pdf. Buona lettura!

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MILANO/ZONING: ASSURDA DENUNCIA PER ISTIGAZIONE AL FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE A MOZIONE VOTATA IN ZONA 2.

sex-work

Comunicato stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Milano, 27 novembre 2015

Un comunicato di ieri di tre associazioni napoletane informa che, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, è stato depositato presso la Procura di Napoli l’esposto denuncia “contro chiunque sarà ritenuto responsabile” del reato di “istigazione al favoreggiamento della prostituzione”.

Istigazione al favoreggiamento della prostituzione? Ma che reato è? E chi lo avrebbe commesso? Leggendo il testo della denuncia, allegato al comunicato, si capisce che le associazioni ce l’hanno niente meno che con la mozione radicale sulla zonizzazione votata dal Consiglio di Zona 2 di Milano.

Ma come, ci si chiederà, si denuncia l’attività politica di un consigliere che presenta una mozione sgradita? Peggio si denuncia l’intero consiglio che avrebbe votato una mozione sgradita? Non solo, è la risposta, perché si va a caccia di chiunque sia ritenuto responsabile: il consiglio di zona, il consigliere che l’ha presentata, le associazioni che lo hanno coadiuvato, colei (a no dev’essere per forza colui, nella logica delle nuove paladine della pubblica morale) che ha avuto l’idea è anche, perché no, il comune di Venezia a cui tutti questi criminali si sono ispirati avendo adottato un provvedimento analogo a quello proposto in Zona 2 sin dal 2001. Praticamente tutti e tutte coloro che non la pensano come le denuncianti.

Ma poi, queste paladine del buon costume hanno letto davvero la mozione? Forse sì, ma la stravolgono completamente mettendo in primo e secondo piano ciò che a loro fa più comodo e arrivando ad accusare la mozione di cose inesistenti come il ripristino di “controlli di autorità […] sanitarie” giustamente abrogati dalla legge Merlin perché lesivi, questi sì della dignità di lavoratori e lavoratrici sessuali.

Insomma siamo arrivati al punto in cui non solo non si rispetta più la libertà di espressione e di pensiero dei cittadini e dei loro rappresentanti istituzionali, ma si arriva a denunciare penalmente tutti coloro che non sono abolizionisti. Ma quel che è peggio è che si tenta di usare la leva penale per fare dei proclami abolizionisti, come se non bastassero tutte le platee a cui già lorsignore hanno accesso. Tutti coloro che pensano che la zonizzazione possa essere uno strumento del governo del fenomeno si preparino a difendere le proprie opinioni non in un dibattito, ma in un tribunale. Questa è l’idea di democrazia che hanno certe femministe che evocano senza pudore persino il T. U. di Pubblica Sicurezza fascista del 1931.

“Non è difficile trovare il responsabile della mozione approvata da Consiglio di Zona 2, basta leggerla sino in fondo e vedere chi è stato il primo firmatario, sono stato io e non mi lascio certo intimorire da una denuncia assurda che fa solo proclami abolizionisti. Io vado avanti per la mia strada continuando ad esprimere le mie idee e a fare politica sulla base di esse per garantire i diritti di tutte e tutti, a partire da quelli di lavoratrici e lavoratori sessuali sino a quelli dei residenti, e per tentare di governare i fenomeni sociali che si manifestano nelle nostre città”, afferma Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti e vicepresidente di Zona 2.

“Nel giorno contro la violenza sulle donne le femministe abolizioniste prendono una iniziativa a danno di altre donne. Un vergognoso attacco contro la libertà e il diritto di integrazione di ogni persona che pratica sesso in cambio di denaro. Sostenere il teorema che comprare servizi sessuali sia in se una violenza e’ un falso ideologico. Alla fine il risultato e’ cucire la veste di vittima addosso ad ogni donna negando l’autodeterminazione per tutte. Nessuno nega che esista la tratta ma voler dimostrare che la prostituzione ne sia la causa principale e unica è palesemente una mistificazione”, aggiunge Pia Covre del direttivo dell’Associazione Radicale Certi Diritti e presidente del Comitato per i diritti civili delle prostitute.

“Ho presentato lo stesso testo in Consiglio comunale. Dopo questa denuncia imbecille ho una ragione in più per difendere la proposta” ha concluso Marco Cappato, consigliere comunale a Milano e presidente del Gruppo Radicale-Federalista Europeo.

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Comunicato Stampa

Ieri 25 Novembre 2015, è stato depositato presso la Procura di Napoli l’esposto denuncia avente per oggetto le palesi violazioni, con rilevanza penale, delle leggi che puniscono e perseguono lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione. Tanto le dichiarazioni pubbliche quanto le iniziative sul territorio nazionale, che a vario titolo mirano a legalizzare le attività criminali che mercificano “le prestazioni sessuali”, costituiscono inoltre un grave ostacolo alle politiche antitratta di esseri umani: sono pubblici i dati che dimostrano, sul territorio Europeo, l’inclusione violenta, per inganno e coercizione, di donne non native, ridotte in schiavitù, nella forza lavoro del mercato prostitutivo criminale. La denuncia allegata dettaglia gli estremi delle violazioni, finora impunite, a leggi dello Stato pienamente vigenti che nel garantire le cittadine salvaguardano la loro libertà.

A nome delle firmatarie: Elvira Reale (Salute donna) – Clara Pappalardo (Arcidonna Napoli) – Stefania Cantatore (Udi di Napoli)

—>>> Testo esposto denuncia QUI

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Comments

  1. L’ha ribloggato su Alessio Barbani.

  2. Hai ragione non ci sono argomenti. Da una parte chi difende la libertà e dall’altra chi la nega. Loro hanno torto e lo avranno sempre.Anche se qualche giudice dovesse dar loro ragione avranno sempre torto perché negare il diritto alla propria libertà è una cosa vergognosa.

  3. Ma le femministe anti-prostituzione sono antiproibizioniste almeno riguardo all’aborto? Io presumerei di si. Ed allora perchè sono antiproibizioniste in fatto di aborto e, nello stesso tempo, proibizioniste in fatto di prostituzione? Perchè nel caso della prostituzione il cosiddetto “peccato” dovrebbe coincidere con il reato? Identificare il “peccato” con il reato non è in linea con la laicità dello stato.

    • Eric Lauder says:

      La teoria è che il vendere servizi sessuali sia una forma di violenza maschile contro le donne. In teoria la donna ha così poca auto-determinazione che non è in grado di decidere in piena libertà se vendere o no le proprie prestazioni sessuali. La parte moralista non è tanto questa, quanto quella che considera il sesso un’attività “speciale”: lo stesso principio infatti, NON si applica ad un qualsiasi altro lavoro. Sarebbe invece interessante affermare che lavori quali lavorare in un fast good od in un call center sono sempre esploitazioni dell’individuo (e si noti che nei call center vengono assunte – e sfruttate – in larga maggioranza donne) e che nessun* sceglie tale carriera liberamente ma solo in seguito a pressioni economiche. In pratica, con un minimo di buon senso, si capisce bene che in contesti regolamentati sul modello neozelandese, in realtà, fare la sex worker può essere un lavoro assai migliore che lavorare in un call center.

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