Di quando mi facevo la pipì addosso

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Quando ero piccola bagnavo spesso il letto. Non riuscivo a trattenerla e me la sono fatta addosso anche più tardi. Ricordo che mi veniva di farla quand’ero in strada, dopo la scuola e prima di andare a casa mi ero già bagnata i jeans. Migliorai, con gli anni, ma nonostante varie visite, consulti presso specialisti e insonnia per farla il più tardi possibile così da non bagnare il letto, a 17 anni mi sentivo una vecchia costretta com’ero a farla nel pannolone.

Non vi dico quante umiliazioni ho subito per questo scherzetto che mi ha fatto il corpo. Da piccola ero capricciosa, pigra e viziata. Questo era il giudizio urlato dai miei. Più grande ero seriamente malata e dato che non si poteva individuare una causa tangibile l’attribuirono alla mia folle mente. Farsi la pipì addosso era anche un terribile impiccio a freno della socializzazione. Perché uscire se prima o poi innaffierò di pipì la strada? E anche se non la facevo tutta comunque avevo mutande e pantaloni inzuppati e portavo con me sempre una giacchetta da usare per coprire il culo, sempre che il piscio non riuscisse a bagnarmi anche la parte davanti. Con la gonna era anche peggio perché quel che non incontrava un tessuto da inzuppare scivolava giù sulle gambe fino alle caviglie. Mortificante non è la parola giusta per descrivere quello che provavo. Era molto peggio.

Ero restìa ad uscire con qualcuno, e temevo anche l’approccio sessuale perché per quanto fossi attenta temevo di puzzare di pipì e avrei dovuto portarmi dietro un cesso ambulante per risolvere. Come avrei desiderato la libertà di chinarmi ovunque io volessi per farla quando arrivava.

Mi innamorai di Vittorio quando avevo 21 anni. Da circa tre anni, cioè da quando mi ero separata dai miei per andare all’università, non me la facevo addosso. Potevo uscire, stare fuori fino a tardi, farmi toccare e toccare senza provare disagio. Vittorio lo incontrai una sera, ad una festa, ci ritrovammo insieme a parlare, aspettare l’alba e fare l’amore con trasporto. Ci siamo piaciuti subito e nessuno dei due aveva un impegno. Con lui mi sentivo tranquilla e un bel giorno gli dissi tutto quanto. Mi disse che pisciona o meno gli piacevo lo stesso e se fosse stato necessario avrebbe fatto sesso con me in una vasca piena d’acqua per farmi sentire pulita e protetta.

Quando tornavo a casa il mio disagio un po’ tornava ma non ero mai tornata così a lungo come quando portai con me Vittorio per fargli conoscere la mia famiglia. Dopo un paio di settimane, inevitabilmente, bagnai il letto. Mi resi subito conto di quello che avevo fatto e avevo il terrore che lui potesse svegliarsi sul bagnato. La macchia di piscio fu coperta con un paio di asciugamani e sopra posizionai un altro lenzuolo sperando che lui non si fosse reso conto di nulla. La mattina invece lo vidi esplorare sotto il mio culo e mi chiese perché mai non l’avessi svegliato. Avevo dormito sul mio piscio invece di chiedergli di alzarsi per poter girare il materasso e cambiare le lenzuola.

C’erano state discussioni in casa. Se resti tanto quanto basta per vedere innescate le stesse dinamiche alla fine ne resti coinvolta. Così è stato per me, credo. Vittorio capì subito che il problema non ero io ma quella famiglia priva di interesse e tatto nei confronti di una bambina fragile che da adulta doveva ancora sentirsi sfottuta per la pipì sul letto. Andammo via quel giorno stesso inventando una balla. Da allora in poi quando torniamo a trovare i miei affittiamo sempre un piccolo appartamento per dormirci e separarci da quella famiglia tanto quanto bastava a me per stare bene.

Fino a quel momento avevo vissuto con un gran senso di colpa. Provavo solo vergogna e la mia autostima cedeva così come la mia sicurezza. Tornavo ad essere una bambina piccola, disperata, sempre a disagio con chiunque. Non mi sono fatta la pipì addosso da allora ma volevo ricordarlo per dire che certi problemi possono nascere e crescere in seno alla famiglia e che la famiglia può non essere una cura. Non la sua presenza almeno. E’ la distanza, nel mio caso, che mi ha reso un po’ d’orgoglio per me stessa e mi ha impedito di annegare nella mia stessa urina. Perciò, per tutte le persone che sottovalutano alcuni sintomi che si manifestano nei bambini, ricordate che i bambini possono essere tante cose: dispettosi, viziati, anche aggressivi, ma se c’è qualcosa che non va credo vadano presi sul serio. Meglio dar credito ad un figlio invece che lasciarlo solo ad affrontare un disagio psicologico che probabilmente è la famiglia stessa ad aver indotto. Anche a costo di dargli ragione quando ha torto. Anche a costo di.

ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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