Caccia alle streghe, islamofobia e lutto obbligatorio

Tra le tante cacce alle streghe partite in questi giorni c’è quella che individua una scuola superiore dove alcune ragazze, di religione musulmana, non avrebbero aderito al minuto di silenzio per le vittime di Parigi e addirittura sarebbero uscite fuori dalla classe. Senza approfondire, senza chiedere cosa realmente fosse successo, le ragazze erano già state condannate al rogo e così anche la preside dell’istituto che nulla avrebbe fatto per obbligare le ragazze a restare in classe. In realtà le cose sono andate in modo un po’ diverso. Ad uscire dalla classe sono stati in tanti, di tutte le fedi o di nessuna, e il punto messo in discussione era il dubbio che si ricordassero soltanto certe vittime e non tutte quelle perite in azioni di terrorismo un po’ dovunque al mondo. E’ lecito dire che se si dimenticano i morti di altri luoghi e altre fedi forse il problema non è di quelle poche partecipanti musulmane ma evidentemente è dei media che hanno immediatamente approfittato dell’occasione per mettere alla gogna sei ragazze dipinte come mostri ed è anche di terribili commentatori e commentatrici che hanno ritenuto di dover propinarci il solito copione farcito di razzismi, intolleranza ed empatia selettiva. In nome delle vittime parigine si può dire o fare di tutto e si può perfino attribuire una ipotesi di reato ai danni di chi ha voluto applicare il proprio senso critico ad una discussione che non li coinvolge.

In questi giorni perciò, a parte vedere chi impone l’uso del crocifisso nelle classi per far vedere chi comanda, abbiamo a che fare con il lutto obbligatorio. Se non piangi al meno un po’ c’è il rischio che t’arrestano. Immaginate di veder violata la vostra privacy e vedere i vostri nomi scritti ovunque perché, ad esempio, sui social network non avete mostrato intenso e profondissimo cordoglio. Immaginate che qualcuno vi denunci perché non avete pubblicato la tour eiffel sul vostro profilo, o non vi siete dipinti il viso con i colori della bandiera francese. Perché il delirio, l’isteria collettiva, arriva a questo punto. Perciò solidarizzo con queste ragazze e con la preside che giustamente ha difeso il loro diritto di dissentire.

Leggete un po’ che pensierini hanno dedicato alle ragazze:

scuolamusulmanebis

scuolamusulmane4bis

scuolamusulmane3bis

scuolamusulmane2bis

 

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Comments

  1. Ormai l’idiozia da bar e da social dilaga

  2. anche la mia solidarietà.
    purtroppo si prospettano tempi veramente duri per chi conserva un pò di senso critico.

  3. Gridano e condannano senza approfondire: e dire che il punto delle alunne “dissidenti” – e dei loro compagn* – è quanto di più lontano dal settarismo dei terroristi – e di certo utenti dei social…

  4. Sono solidale con le ragazze e ho espresso anch’io il mio disappunto in questi giorni, non ho scritto messaggi su FB o cambiato la mia immagine del profilo anzi, però ho notato che il giorno successivo alla strage il centro della mia città era strapieno di persone addolorate e impaurite. Comunque nessuno ha mosso un dito o ha fatto una marcia per le vittime degli attentati di quest’anno in Kenya o in Tunisia o nelle varie parti del mondo dove le persone muoiono senza saperne il motivo. Ciò non toglie che i fatti di Parigi siano da condannare senza se e senza ma!

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