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La difficoltà di scegliere tra le idee e la carne

Il mio corpo è libero. Vedo allo specchio carne consumata ma ancora resistente. Le smagliature disegnano percorsi paralleli con gallerie e confini appuntiti. La cellulite crea solchi e colli e in qualche modo, io penso, anche la terra deve avere lo stesso tratto caratteristico. Ho una cicatrice sulla bocca, ricordo d’infanzia, mentre correvo con un cugino e poi mi spinse giù a sbattere su un gradino.

I muscoli sono rilassati, la pancia è morbida e il culo non ha le forme di un tempo ma non me ne frega niente. Mi godo il sole d’estate con le mie tette penzolanti che fanno da testimoni al tempo che è trascorso. Ho gli occhi fissi al cielo e un po’ mi affascina il sorriso di quel sole che mi rende piena di euforia. Succede che incontro un uomo molto bello. Capelli bianchi, il corpo di un atleta per diletto e un libro sempre in mano che gli racconta filosofie di vita che per lui sono ancora estranee.

Ci avviciniamo l’uno all’altro e quando chiede se uso un contraccettivo dico che sono in menopausa e che il mio tempo è fatto, finito, chiuso. Posso scopare senza dovermi preoccupare di niente a parte assicurarmi che lui non abbia malattie. Non so com’è successo ma ad un certo punto mi sono ritrovata a misurargli i testicoli per capire se avesse qualcosa di contagioso o giù di lì. Gli guardo attraverso quei lembi di pelle mentre siamo ancora in spiaggia. Lui si vergogna ma in giro non c’è proprio nessuno a parte noi e dunque placa la sua ribellione.

È un po’ superstizioso, credo, perché mi dice due o tre motivi per cui non dovremmo toccarci lì. Chiedo se ci sono varianti che gli faranno cascare l’uccello. Mi dice che è piuttosto dubbioso su questa maniera di conoscerci e subito di stare insieme, toccandoci. Gli chiedo se gli piaccio, perché se non gli piaccio ecco spiegata tanta ritrosia, diversamente non capisco. Lo so che sono un po’ autoreferenziale ma se quello è il momento in cui si rivela una grande intimità perché non vivercela in maniera semplice, d’impulso, senza uccidere la spontaneità.

Ad un certo punto apre la bocca per parlare e mentre io gli accarezzo il viso lui dice che non crede possa funzionare tra noi due. Sapevo che c’era qualcosa che non quadrava, sembrava tutto troppo bello per esser vero, perciò gli chiedo di tacere e fottermi senza dire nulla che possa rovinare quel momento. Credo si sia accorto, dal mio modo di fare, che sono una di quelle che è fedele agli ideali. Mi dice che è uno sbirro in pensione e che sicuramente non ha le mie stesse idee. Praticamente si rivela un fascistone che ha dedicato un plauso per ogni carica ai manifestanti, ogni ferito, colpito, mutilato a Genova. La mia coscienza mi impedisce di andare oltre e per fortuna lui mi ha fermata.

Ora è lui che ha un’espressione soddisfatta, come se la mia reazione gli valesse già un orgasmo, mentre io mi sento proprio nuda e fra me e me mi chiedo se non sia stato lui a colpirmi quella volta o a intossicarmi con i lacromogeni. Avrei voglia di giungere a qualche compromesso perché la carne chiama e allora potrei chiedergli se quel tal giorno c’era o se in realtà non si occupasse d’altro. Evito di fare domande perché temo le risposte. Lui mi guarda per capire se resto o vado via. Io opto per una terza via. Corro verso il mare e nuoto, nuoto, sperando che per lui arrivi il tempo di rientrare. Invece è lì che aspetta e io ho le mani ormai squamose e devo proprio uscire dall’acqua. È in piedi e mi offre un telo da mare per asciugarmi. Ora è lì che mi accarezza la nuca. Sta asciugando i miei capelli e dice che oramai è tardi e fuori dal mare è troppo freddo.

Mi indica la casa dove sta d’estate e dice che altre volte mi ha vista passare, curioso, e che è disposto a litigare con me quando io voglio. Potrò insultarlo, potrò urlargli contro il mio disprezzo e poi, forse riusciremo e trovare un punto di incontro, per poter stare insieme almeno per le giornate estive.

Gli dico che può andare a farsi benedire. Mi sento stupida e lui mi fa sentire peggio. Pensavo di segnare un punto per la mia disinvoltura e la totale assenza di pudore e invece lui ha trovato il modo di rendermi dubbiosa, a combattere con me stessa, se deve vincere il richiamo della carne o quello che ho in testa. Mi piace ma poi mi odierò sicuramente. Lo mando a quel paese e vado via. Il giorno dopo sono seduta ancora sulla spiaggia e arriva lui che mette il telo proprio vicino al mio. Chiede il permesso e io lo guardo male, poi dice che la spiaggia è di tutti e dunque. Dunque cosa, rispondo, e lui si stende a leggere il giornale. Commenta tra se e se una notizia e io scappo e di nuovo vado a fare un bagno.

Esco e sistemo il mio telo a un paio di metri dal suo. Lui si avvicina e dice che lo scherzo è durato abbastanza. Dice che effettivamente è uno sbirro in pensione ma non ha mai picchiato nessuno e che non ha mai fatto servizio d’ordine. Mi dice che disapprova certi metodi e che però gli spiace per quel che io non ho saputo dire o fare per chiarire meglio. Lo stigma è una roba feroce, dice, e tu me l’hai piazzato sulla schiena, un bel punto nero per indicare agli altri dove poter colpire.

Non so perché ma un po’ lenisce il mio dolore. Gli dico delle manifestazioni fatte, delle mie convinzioni e ripeto quel che penso sugli sbirri violentissimi. La fine del discorso si determina attraverso un’azione, così pare abbia letto lui da qualche parte. Finiamo a letto, nel suo alloggio, e resto lì almeno per una settimana. Felice. Sazia. Eccitata. Mi pare in ogni caso di aver tradito le mie idee, i miei principi, perciò quando lui parte gli dico che non ci sentiremo più. Mai più. Poi torno a casa e ricomincia il mio inverno faticoso. Ora mi vergogno a parlare della mia storia alle amiche e quasi desidero che lui mi raggiunga, che mi telefoni. Sarò una completa deficiente? E voi? Cosa fareste al posto mio?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Un ideale che impedisce addirittura di provare ad avvicinarsi a qualcuno per cui si prova attrazione, per di più disponibile ad confronto civile, visto che ce lo chiedi, è per me un idesle o vissuto male o triste e fanatico. Ancora peggio se spinge ad essere più fedeli al gruppetto d’appartenenza che ai propri desideri…

  2. Sono d’accordo con Gps , anche se io il “vissuto male” “triste” “fanatico” lo riassumerei in “Tristezza infinita”. Pienamente d’accordo circa gli “sbirri cattivi” , ma esistono anche i “poliziotti bravi” . Se poi chi ha scritto questo post identifica una persona in base al suo lavoro,ripeto, “Tristezza infinita”.

  3. La religione è una brutta bestia. Anche quando è atea e viene chiamata “ideale”.

  4. La questione ricade nell’intimamente personale, dove praticamente tutto diventa opinabile. Precisato questo, credo che le idee (a livello d’impianto di base, quindi il discorso taglia fuori a priori chi come ideale ha quello della banderuola che ruota d’indirizzo a seconda di dove tira il vento dell’interesse) restino, mentre la carne passi.
    Personalmente, con chi sta dall’altra parte della barricata non riuscirei a lasciarmi andare.

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